Boris Mikhailov e l'Ucraina tra utopia comunista e crisi

Riflettendo sulla crisi Ucraina e la precarietà internazionale con la sperimentazione fotografica di Boris Mikhailov

Riflettendo sulla precarietà degli attuali equilibri economici e geopolitici internazionali e sulla crisi Ucraina che li ha resi manifesti, continuo a guardare ad est, approfittando dell'obiettivo di Boris Mikhailov e della sua ricerca artistica, volta a scrutare con notevole acume e un affilato sarcasmo, l'evoluzione e il collasso dell'utopia comunista, a partire dalla sua Ucraina.

Un figlio dell'ex URSS nato a Kharkiv nel 1938, che ha sperimentato e documentato i costi sociali dell'ideologia sovietica, fotografando per oltre un trentennio ideali ed effetti del regime e della sua caduta, con rigore compositivo, lirismo, macabro umorismo e uno sguardo nostalgico blu sottomarino (At Dusk, 1993) sul futuro che sembra promettere solo crisi, povertà e violenza.

Il fotografo autodidatta che scopre la carica soffersiva delle immagini in un paese che le proibiva, realizzando un video sul fondatore della fabbrica di macchine fotografiche dove è impiegato come ingegnere, imparando ad esprimersi "clandestinamente" con la fotografia, anche dopo che il KGB irrompe nel suo studio e trovando foto che ritraggono la moglie nuda (l'equivalente della pornografia per il regime), distrugge 3 anni di lavoro e lo fa licenziare, costringendolo a guadagnarsi da vivere come tecnico in un laboratorio fotografico.

La sperimentazione fotografica non si arresta e nel 1997, tornando nella sua città natale dopo dopo un anno trascorso a Berlino, continua fotografando gli effetti devastanti della Perestrojka e l'avvento del capitalismo nell'Ucraina post-comunista, divisa tra casta incredibilmente abbiente a quella emarginata dei bomzhes (senzatetto).

I bomzhes protagonisti della celebre e controversa messa in scena della realtà di "Case History" (1997–98), dove i senzatetto spogliati e diretti palesano l'oggettificazione sociale di cui sono vittime, mentre lo spettatore diventa complice della degradazione ritratta.

"manipolare le persone con il denaro è la nuova forma di relazione in tutte le aree dell'ex Unione Sovietica. Con questo libro volevo trasmettere la sensazione che in questo luogo ora le persone possono essere legalmente e apertamente manipolate. Per cogliere questo spirito del tempo, ho deciso di riprodurre questa dinamica relazionale della società nel rapporto tra il fotografo e i suoi soggetti".

Mikhailov nell'introduzione del libro 'Case History'

Uno degli sguardi più acuti sulla complessa condizione sociale dell'Ucraina, protagonista di una retrospettiva, pronta ad esplorare l'intera produzione del fotografo in gran parte legata al suo paese, dalle oniriche sovrapposizioni degli esordi (Superimpositions,1968–75) alle stampe di grandi dimensioni, combinate e dipinte delle manifestazioni di Euromaidan (The Theater of War, 2013).

Boris Mikhailov: progetti

Superimpositions (1968–75)
Già nella prima serie con cui si affaccia al mondo dell’arte, Mikhailov compie una radicale revisione del linguaggio che utilizza. Diapositive a colori vengono sovrapposte a due a due per dare vita a immagini oniriche e suggestive. Dalla combinazione tra il caso e la soggettività dell’autore emergono universi impossibili, privati di ogni legge, spesso disturbanti.

Black Archive (1968–79)
La serie, composta da stampe vintage di piccolo formato, ritrae la città di Kharkiv – uno dei fulcri del Costruttivismo Sovietico – e i suoi abitanti nel pieno del regime comunista. Rigore compositivo e lirismo si mescolano al sarcasmo con cui viene articolata una sottile critica politica.

Red Series (1968–75)
Il colore rosso, simbolo del regime comunista ed elemento visivo di immediato richiamo, è il protagonista di questo lavoro. Per molti anni Mikhailov lo riprende ossessivamente, steso sui soggetti più disparati. Le celebrazioni ufficiali del Partito si combinano così con immagini di strada e intimi momenti di vita quotidiana, azzerando ogni differenza di genere in un clima di sospensione tra passato e futuro.

Luriki (1976–81)
Mikhailov rivolge l’attenzione agli stereotipi dell’ideologia sovietica per comporne un ritratto bizzarro e grottesco, enfatizzato dall’applicazione manuale di colore su vecchie immagini fotografiche in bianco e nero.

Crimean Snobbism (1981)
Fotografie virate in una tinta brunastra ritraggono Mikhailov e altre persone a lui vicine sulle spiagge della Crimea mentre posano in costume da bagno, prendendo il sole e compiendo altre attività ricreative. Frutto di una esuberante messinscena, si tratta di una dissacrante parodia della nuova borghesia, i cui divertimenti, ispirati al modello occidentale, appaiono molto lontani dal contesto circostante.

At Dusk (1993)
Realizzata nel periodo immediatamente successivo al collasso dell’Unione Sovietica, la serie volge uno sguardo nostalgico al passato in vista di un futuro che sembra promettere nient’altro che difficoltà, povertà e violenza. Il blu sottomarino in cui ogni immagine è immersa enfatizza il senso di oppressione e le difficoltà nell’individuare una via d’uscita.

Case History (1997–98)
Opera tra le più celebri e controverse di Boris Mikhailov, Case History costituisce un vasto affresco sulla civiltà contemporanea dopo la disgregazione del blocco comunista. Fondata sull’osservazione dei cosiddetti bomzhes, senzatetto a cui l’avvento del capitalismo in Ucraina sembra avere strappato ogni cosa, dagli abiti alla dignità, questa serie colpisce non soltanto per ciò che rappresenta, ma anche per il modo in cu lo fa. Contraddicendo prassi ed etica della fotografia sociale, Mikhailov mette in scena alcune situazioni rappresentate, facendo della realtà uno sterminato teatro.

Tea Coffee Cappuccino (2000–10)
In continuità con Case History, questa serie si concentra sulla dimensione plastica e fittizia della Kharkiv post-sovietica, con un linguaggio, ormai consolidato, carico di macabro umorismo.

The Theater of War (2013) L’ultimo e più recente lavoro di Mikhailov è dedicato alle manifestazioni di Euromaidan, che hanno posto l’Ucraina al centro degli equilibri internazionali, scatenando un vasto interesse mediatico. Composta da stampe di grandi dimensioni, in alcuni casi combinate tra loro e dipinte, la serie costringe il visitatore a immergersi nel caos della contemporaneità.

Oltre 300 opere (e una selezione di pubblicazioni e altri elementi) per un viaggio che si spinge dalla nascita dell’Unione Sovietica alle più recenti rivoluzioni, inaugurando quello del nuovo polo fotografico internazionale di Torino.

L'Ukraine di Boris Mikhailov è infatti una delle prime due mostre di Camera – Centro Italiano per la Fotografia, inaugurata giovedì primo ottobre a Torino e sarà accompagnata dalla pubblicazione di una sorta di diario personale (non un catalogo) dell’autore ucraino che riflette sulla propria patria.

Boris Mikhailov: Ukraine
1 Ottobre 2015 - 10 Gennaio 2016
Camera - Centro Italiano per la fotografia
Via delle Rosine, 18
Torino

Chiuso martedì
€ 8,00 Intero 
€ 5,00 Ridotto maggiore 65 anni; minore 26 anni; possessori di Abbonamento Musei 
Gratuito minore 12 anni 

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Camera aprirà il 1 ottobre con una grande retrospettiva dedicata a Boris Mikhailov, uno tra i più importanti artisti...

Posted by Camera Centro Italiano per la Fotografia on Lunedì 21 settembre 2015

Foto : Ukraine © Boris Mikhailov, Courtesy Camera - Centro Italiano per la Fotografia

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