Due generazioni di Photoreporter al LuganoPhotoDays 2015

Dopo aver approfittato del contributo di fotografi Magnum come Alex Majoli, Nikos Economopoulos e Antoine d'Agata, insieme alle Impossible Reminiscences di René Burri, la 4a edizione del Festival di Fotografia della Città di Lugano si prepara a rinnovare il suo sguardo sul mondo, dal 16 al 25 ottobre 2015.

Ad animare workshop, esposizioni e iniziative del LuganoPhotoDays 2015 i vincitori dell'ultimo Photo Contest e ben due generazioni di photoreporter, con Pierre Boulat e sua figlia Alexandra, protagonisti di un viaggio nel mondo attraverso cento fotografie che viaggiano nel tempo, dagli anni ’40 sino al 21° secolo.

Si parte venerdì 16 ottobre alle ore 18, con l'inaugurazione arricchita da una conferenza sul fotogiornalismo con Annie Boulat (Cosmos), vedova di Pierre e madre di Alexandra, insieme al fotografo Didier Ruef, moderati dal giornalista Alberto Chollet.

LuganoPhotoDays 2015: programma

Mostra "Pierre e Alexandra Boulat - Due generazioni di photo reporter"

I lavori migliori di Pierre furono fatti nel periodo post bellico e nei successivi gloriosi anni che seguirono. Le sue foto ci raccontano storie di un mondo che stava recuperando la sua "joie de vivre" e allo stesso tempo si stava ricostruendo. Esse prendono in esame sia i disastri naturali che le crisi politiche, ma soprattutto ci mostrano le vite delle persone comuni ed i gesti dei personaggi famosi. Esse riflettono la delicatezza e l'entusiasmo con cui Pierre osservava come vivevano le persone, rivelando allo stesso tempo quei dettagli che solo un fotogiornalista dotato di humor e immaginazione poteva cogliere.
Quando Alexandra fu pronta Pierre le passò il testimone, ma l'era in cui visse lei fu molto diversa da quella di Pierre.
La carriera di Alexandra si sviluppò in un mondo pieno d'angoscia. Il suo talento si focalizzò sulla parte più oscura dell'umanità, dove però cercava di trovare un barlume di luce. Intollerante alla violenza, ma con grande lucidità ed indiscussa onestà, riesce a mostrarci il dolore di quelle persone che hanno sopportato un'immensa sofferenza, che hanno perso tutto ma che allo stesso tempo non si sono mai piegate. Le sue foto, toccanti e piene di compassione, ci mostrano anche le sue convinzioni, il suo intelletto fine ed il suo acuto senso di giustizia.
Questi due artisti furono guidati dalla stessa passione per il loro lavoro, lo stesso rispetto per la vita e la stessa curiosità verso il mondo. Entrambi furono altrettanto determinati ad individuare, scrutare, sorprendere ed osservare il loro soggetto da ogni possibile angolazione per poter catturare "la foto", quella che avrebbe trasmesso la sua essenza e portato lo spettatore fino al cuore dell'azione.
Il marchio di questi artisti è sapersi mettere in discussione, esitare e provare essi stessi l'angoscia. Pierre e Alexandra colgono i loro soggetti in modi che si incrociano e si fondono nella loro volontà di vedere e condividere.

Mostra "Butterflies / Chapter 3" di Scott Typaldos
vincitore Photo Contest 2015 categoria Pro

Butterflies è un progetto a lungo termine e un progetto globale sulle malattie mentali.
Nell’antica Grecia, le anime alla deriva erano spesso rappresentate simbolicamente da farfalle. Questo è stato un collegamento diretto a Psiche, la dea anima, che veniva raffigurata allo stesso modo con delicate ali di lepidotteri.
Quando stavo cercando un titolo per il mio lavoro sulla condizione mentale, volevo una parola che avrebbe elevato le persone al di sopra dei vecchi traumi e delle stigmatizzazioni create dalla società, che hanno rovinato le loro vite.
La parola “Butterflies”, farfalle, si è velocemente imposto come immagine di un delicato ma radiante atto d’essere. Una descrizione di libertà costantemente terrorizzata dal mondo esterno e una condizione di instabilità resa divisibile da una carezza fuori luogo. Questa vulnerabilità anima costantemente immersa nella paura è diventata la mia ossessione principale mentre fotografano gli uomini e le donne in attesa in istituti o centri di guarigione.

Mostra "Kopankas" di Giorgio Bianchi
vincitore Photo Contest 2015 categoria Open

Il conflitto in Donbass tra separatisti filorussi ed esercito Ucraino ha colpito anche uno dei pilastri dell’economia della regione: l’estrazione del carbone.
Le grandi miniere sono quasi tutte chiuse, molte sono state bombardate, le altre hanno cessato la loro attività in attesa di essere nazionalizzate dalle autorità separatiste.
Al loro posto, una miriade di cave illegali, le cosiddette kopankas, dove si svolge una guerra sotterranea che l’Occidente ignora.
In Ucraina controllare il carbone significa controllare il potere.
Lo sanno bene i comandanti separatisti, che negli ultimi mesi si sono gettati sul nuovo business, anche per finanziare la rivolta militare.
Uno dei giacimenti più ricchi, quello di Torez, è presidiato dai miliziani del battaglione Oplot, il cui leader è il neopresidente dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk, Alexander Zakharchenko.
Un buon numero di kopankas sarebbe controllata dall’ex premier ucraino Viktor Yanukovich, che da molti è considerato il padrone occulto del Donbass.
Le kopankas sono per lo più buchi nel terreno, scavati con tecniche rudimentali.
Ci si cala fino a 200 metri di profondità e si estrae utilizzando quasi esclusivamente metodi manuali; tuttavia lavorando a pieno ritmo una squadra di quattro operai può produrre ogni giorno fino a 5 tonnellate di carbone, che vengono immediatamente rivendute sul mercato interno.
I salari sono da terzo mondo: circa 700 grivne a settimana, pari a poco più di 30 euro per 6 ore di lavoro giornaliere 6 giorni su 7.
Le condizioni lavorative sono disumane: i minatori estraggono il carbone dovendo rimanere sdraiati sul terreno per la maggior parte del tempo, sotto il rumore assordante dei martelli pneumatici ed in condizioni di visibilità limitatissima a causa del pulviscolo persistente e della scarsa illuminazione.
Gli incidenti sono frequentissimi anche se non esistono statistiche in merito, così come non esiste una documentazione sull’incidenza dell’ambiente lavorativo sulle malattie ed i decessi dei minatori, di molto al di sopra della media nazionale.
Ma nonostante ciò l’arcipelago delle kopankas è l’unica fonte di sostentamento rimasta per migliaia di famiglie.

Le mostre si potranno visitare da sabato 17 a domenica 25 ottobre,
tutti i giorni dalle 14 alle 18,
oppure di mattina su appuntamento.

LuganoPhotoDays 2015
Il Ciani (ex asilo)
Lugano

Foto | Courtesy LuganoPhotoDays

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