FoFu Challenge 2015 vinto da Giulia Madiai, in mostra al FoFu Phot'art 2015

Il viaggio delle tracce transumanti di Giulia Madiai, vince il FoFu Challenge 2015 e sarà in mostra al FoFu Phot'art – Fucecchio Foto Festival

A pochi giorni dalla presentazione dei finalisti del FoFu Challenge 2015 , possiamo fare i complimenti a Giulia Madiai, vincitrice del contest e autrice ufficiale del FoFu Phot'art – Fucecchio Foto Festival, con le sue Tracce transumanti.

Un progetto che abbiamo già presentato ma, per chi ancora non lo ha visto, sarà in mostra nelle sale del Museo di Fattoria Corsini, pubblicato nel catalogo ufficiale della manifestazione e promosso da tutti i canali del Festival.

“Tracce transumanti è un viaggio, il mio viaggio con tre degli ultimi pastori nomadi ancora attivi. Questi scatti raccontano quasi un mese di percorso dalle montagne alle vallate spagnole, nel Novembre del 2012, con Juan Manuel, Antonio e Julio. Ho seguito passo per passo il loro cammino lungo più di 420 chilometri, che ogni anno al cambio di stagione percorrono per condurre il numeroso gregge verso luoghi più caldi e pasti più abbondanti per l'inverno.”  

Giulia Madiai

Nella gallery fotografica potete sbirciare anche qualche scatto dei progetti finalisti realizzati da Carmelo Eramo e Filippo Venturi.

Carmelo Eramo con Prima che tutto sia perduto, tra il 2011 e il 2015 è partito alla scoperta-riscoperta della sua terra, con un diario di viaggio nella Puglia che vive e la Basilicata che ama.

Prima che tutto sia perduto

Quattro anni fa ho iniziato questo viaggio di scoperta-riscoperta della mia terra, cominciando un diario di viaggio in Puglia, dove vivo, e in Basilicata, una terra che amo tanto. Qui, provo a catturare, e forse salvare, momenti e scene di ordinaria vita quotidiana, atmosfere, istanti, volti, gesti, sensazioni, cercandoli specialmente tra le strade e i vicoli di piccoli borghi, per raccontare un mondo, una società, attratto soprattutto da quanto di questo mondo si va perdendo e quanto ancora rimane.
In un meridione sempre in bilico tra il passato e un presente contraddittorio e difficile, tra immobilismo e progresso, tra retaggi atavici e speculazioni selvagge, nei vecchi cuori pulsanti e spesso malandati di città che si espandono tra edilizia e sviluppo troppo spesso insostenibili, si perpetuano consuetudini e ritmi di una quotidianità immersa talvolta in un tempo sospeso e immobile.
Pertanto cerco di raccontare un modo di vivere, una condizione esistenziale, incarnati visivamente, nelle mie immagini, nella presenza spesso preponderante delle persone anziane, quelle che rimangono quando tutti gli altri vanno via senza far più ritorno.
Quelle che ti mostrano la loro terra bellissima e impietosa, struggente e avara, su cui troppe mani sbagliate hanno messo le mani nel tempo, sfruttandola e depredandola.
Quelle che sperano disilluse in un futuro possibile ma intanto aspettano una fine che sanno inesorabile. Quelle che si chiedono cosa ci trovi di tanto interessante da fotografare e da cercare in posti sperduti, poco conosciuti e spopolati, ma che sono felici di raccontarti la propria vita e le storie della loro terra, che ti fanno da guida e ti invitano nelle loro case, e ti chiedono se quelle immagini finiranno sul giornale.
E poi ci sono i bambini. Con i loro giochi di strada tra strade troppo spesso ostili e crudeli per loro, tra quartieri difficili dove incontri i loro sguardi diffidenti e divertiti, teneri e sfrontati, di chi spesso la strada la conosce fin troppo bene.
Ma è soprattutto una ricerca personale la mia, un viaggio interiore. Un viaggio ancora in corso e senza fine, attraverso le mie personali visioni di un Sud che è soprattutto un tempo della memoria e un luogo dell'anima. Una dimensione spazio-temporale dalle coordinate intime, oltre che geografiche, dove la fotografia è anche un chiave per (ri)trovare se stessi.
Carmelo Eramo

Filippo Venturi con Made in Korea condivide un resoconto delle trasformazioni vissute dalle Korea per raggiungere l’attuale progresso tecnologico e industriale, mediante una ricerca della perfezione estetica, scolastica e professionale, che ha fatto emergere anche forti effetti collaterali quali stress, alcolismo, isolamento sociale e un malessere diffuso che ha fatto aumentare i casi di suicidio.

Made in Korea

"Made in Korea è il resoconto di un paese che ha puntato tutto sulla rincorsa alla modernità, al progresso tecnologico e industriale, mediante una smisurata competizione, nella ricerca della perfezione estetica, scolastica, professionale, una competizione che ha portato con sé devastanti effetti collaterali: stress, alcolismo, isolamento sociale e un tasso elevatissimo di suicidi."

Made in Korea è l’opera seconda classificata all’edizione 2015 del Premio "Crediamo ai tuoi occhi" (sezione "Percorsi") promosso da Club Fotografico Avis di Bibbiena, Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Comune di Bibbiena e Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF) in occasione del festival FotoConfronti 2015, mentre online potete anche scaricare l'anteprima dell'ebook.

(Aggiornamento 22 settembre 2015)

FoFu Phot'art: 24 Ottobre - 22 Novembre 2015

FoFu Phot'art 2015 porta in toscana muse rinascimentali, Soggetti Fotografici non Identificati con viaggi nel paesaggio architettonico e umano

Il profumo d'autunno è ancora lontano ma la stagione dei festival sembra già pronta a condividere i primi sguardi e progetti che arricchiranno il FoFu Phot'art 2015, ospitato nel villaggio toscano di origine medievale di Fucecchio (Fi), tra le colline del Valdarno Inferiore, dal 24 ottobre al 22 novembre 2015.

Il Fucecchio Foto Festival, giunto alla sua 11° edizione come uno dei più importanti nuovi festival nazionali, infatti promette di continuare ad ampliare la varietà di autori, stimoli e linguaggi che ospita, tra i quali spiccano le re-interpretazioni di famosi quadri fiamminghi e rinascimentali di Elizabeth Kleinveld con “In empathy we trust”, quanto il mistero dei Soggetti Fotografici non Identificati da Mauro Fiorese con “U.Pho.S.

Progetti in mostra, insieme agli scorci di spazi architettonici fotografati da Francesco Paglia e raccolti da “Imago, Volume 1”; le urbanizzazioni controllate degli “Stand Still” di Costanza Mansueti, o le sfumature albine toccate da "Tutti i colori del bianco" di Silvia Amodio.

FoFu Phot'art – Fucecchio Foto Festival 2015: le principali mostre in programma

Elizabeth Kleinveld, “In empathy we trust”
Il lavoro consta di una serie di scatti che rappresentano nuovi “allestimenti” di opere d’arte del passato, in cui l’artista reinterpreta famosi quadri fiamminghi e rinascimentali realizzando una fotografia di “maniera”, classica e legata alla pittura. Le immagini riproducono la ricostruzione minuziosa di scene raffigurate in famosi dipinti, come nel caso del celebre “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di Jan van Eyck o “La ragazza con l’orecchino di perla” di Jan Vermeer.
Il notevole effetto mimetico è raggiunto anche grazie ai costumi indossati da coloro che impersonano i protagonisti dei quadri riprodotti, forniti in parte dal Teatro Nazionale olandese, della cui preziosa collaborazione l’artista si avvale. Il rifacimento dei pezzi antichi, comunque, è sempre caratterizzato dalla manifestazione di uno scarto rispetto all’originale, prodotto talvolta dalla patente dissomiglianza dei modelli con i protagonisti dei dipinti, oppure dalla visibile presenza di dettagli dissimili. Oggetto di imitazione pedissequa, invece, sono le composizioni e l’illuminazione delle opere antiche.

Mauro Fiorese, “U.Pho.S.”
Nel 1997, durante un soggiorno negli Stati Uniti, l’artista Mauro Fiorese entra a contatto con il mondo degli Ufo: è il quarantesimo anniversario della presunta caduta di un Ufo a Roswell, New Mexico. Molti ne parlano fintanto che la notizia è calda poi il gelo, salvo sporadiche curiose trasmissioni televisive. Da allora Fiorese intraprende un viaggio che durerà più di dieci anni alla ricerca di immagini al limite tra il paradossale e lo scientifico, che lo condurranno in molti luoghi lontani sulle tracce di soggetti fino ad allora totalmente ignorati. L’ultimo “suo” avvistamento risale al 14 Marzo 2008 nei pressi di Houston in Texas.

Dopo un lungo periodo di ricerca iconografica, condotto sia su archivi amatoriali on-line che in archivi di Stato recentemente resi pubblici, l’autore ha intrapreso innumerevoli viaggi in remote località del Pianeta con l’intento di produrre il primo archivio ufficiale di Soggetti Fotografici non Identificati. Queste immagini ci parlano di presenza e, contemporaneamente, di assenza: il soggetto fotografato è sempre reale, in quanto esistente dinnanzi al fotografo nel momento dello scatto, ma rimane sempre e misteriosamente difficile da identificare.

Francesco Paglia, “Imago, Volume 1”
Imago è un progetto che prende vita dalla contaminazione tra letteratura e fotografia: non è un insieme di libri di fotografie di architetture ma una raccolta, tutt’ora in corso, ricomposta in volumi che sono loro stessi l’opera d’arte. Ogni volume è il racconto di una giornata in una città immaginaria diversa, costituita da scorci di spazi architettonici reali, catturati in molte città del mondo, ispirati per modalità di esecuzione a quella fotografia denominata “Straight” d’inizio Novecento che mirava alla riproduzione diretta della realtà, e per concetto al romanzo Le città invisibili di Italo Calvino.

Temi delle singole riprese sono i particolari architettonici ad esasperata veduta radente di impianti tecnologici, gli scorci enfaticamente dal basso di edifici, con la loro accentuata fuga di linee, i giochi astratti e geometrici di volumi nello spazio, le sinuose strutture nerbate disegnate dalla tecnologia e dalle dinamiche e fuggenti linee di forza e di tensione del ferro e del cemento armato, nel rigore di un bianco-nero purista ed essenziale, in un attento minimalismo, a tratti con effetti indirettamente surreali.

Stand Still, Costanza Mansueti
Il progetto STAND STILL nasce nel corso del 2013 dall'indagine della fotografa Costanza Mansueti sulla cristallizzazione sincronica degli spazi umani attraverso urbanizzazioni controllate nelle quali proprio l'assenza dell'uomo diviene elemento fondamentale. Progetto in progressiva evoluzione, testimone della crescita interiore dell'artista, STAND STILL si compone di scatti fotografici realizzati tra gli Stati Uniti, il Canada e il Messico. In questi la fissità del paesaggio, intesa nella propria immagine statica, si trasforma in spazio sospeso al limite di una metafisica contemporanea: abitazioni e strade, ombre e detriti abbandonati tramutano la propria natura di appartenenza catturati dal sensore dell'obiettivo, garantendo all'osservatore la sicurezza storica della visione. La codifica di un'idea altra di bellezza viene dominata dal senso di solitudine: non si sottraggono a questa presenza le popolose metropoli del mondo (Città del Messico e San Francisco, Reno e Toronto), ritratte nelle loro silenziose singolarità.

Tutti i colori del bianco, Silvia Amodio
Tutti i colori del bianco è un progetto fotografico realizzato con l’associazione Albinit e patrocinato da Telethon in collaborazione con gli ospedali Niguarda e San Raffaele di Milano col quale l'artista Silvia Amodio volge la propria attenzione alla particolare condizione che contraddistingue le persone affette da albinismo.

Il progetto si propone di far conoscere tale condizione indagandone gli aspetti sociali, antropologici e scientifici a partire proprio dalla rivalutazione positiva della qualità che contraddistingue chi ne è affetto: il carattere di diversità diviene dunque unicità, alimentando l'ideale assoluto di bello e ponendo in evidenza una comune matrice. Alla diffidenza viene a sostituirsi quindi una bellezza eterea e minuziosa, in grado di sovvertire il punto di vista dell'osservatore impegnato nell'accostare tali immagini a una reale condizione di disagio.

Questo ovviamente è solo un piccolo anticipo del ricco programma del Festival, pronto a rivelare anche il vincitore del FoFu Challenge 2015, scelto tra i 3 finalisti che promettono di spingere lo sguardo sulle “Tracce transumanti” impresse sotto la suola delle scarpe e le stampe fotografiche di Giulia Madiai; sugli effetti collaterali dello sviluppo tecnologico intrapreso dalla Corea del sud con "Made in Korea" di Filippo Venturi, e "Prima che tutto sia perduto" alla scoperta-riscoperta della terra del sud (tra Puglia e Basilicata) di Carmelo Eramo, insegnate (di sostegno) e fotografo freelance di Spontanea - Italiano Street Photography.

Foto | 6Glab

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