Hrair Sarkissian. Back to the Future: fotografia, memoria e identità Armena

Riflettendo su memoria e identità Armena con Hrair Sarkissian, dalla Siria alla sua prima personale italiana, passando per il Leone d'Oro alla Biennale d'Arte di Venezia

C'è ancora tutto il fine settimana per fare un salto sull'isola veneziana di San Lazzaro, a pochi minuti di vaporetto da San Zaccaria, per respirare gli afflati di vitalità culturale del popolo armeno, grazie alla pluralità di voci e stimoli in mostra con "Arménité", nel Padiglione nazionale della Repubblica di Armenia, vincitore del Leone d'Oro per la migliore partecipazione nazionale alla 56. Biennale d'Arte di Venezia.

Contributi allestiti con discrezione nel monastero Mkhitarist che occupa tutta l'isola lagunare sin dagli inizi del 18° secolo, insieme al microcosmo culturale di un popolo disperso dal genocidio ormai centenario, unito dalla ricerca di radici e identità.

Una pluralità di voci e linguaggi diversi che contano anche Hrair Sarkissian e la sua conoscenza del mezzo fotografico, utilizzata per spingere le immagini oltre la documentazione di un’identità sociale, politica, religiosa e culturale da difendere e preservare.

"Utilizzo la fotografia per raccontare vicende che non sono immediatamente visibili in superficie"

Hrair Sarkissian

Un testimone armeno-siriano dei nostri tempi e delle sue variabili meno visibili, figlio di armeni dell’est della Turchia fuggiti dopo il genocidio del 1915, nato nella Damasco del 1973 e cresciuto nel Sarkissian Photo Center, il primo laboratorio fotografico a colori del paese aperto dal padre.

Il luogo che segna lo sguardo e il destino di Hrair Sarkissian, dove apprende la tecnica di ripresa e della stampa fotografica, prima di trasfersi ad Arles e prendere (nel 2010) il diploma in fotografia al Gerrit Rietveld Accademie di Amsterdam.

Dal 2011 Hrair Sarkissian risiede a Londra, viaggiando spesso in Olanda, Giordania e in quella “Madre Armenia” impegnata a lottare per la sopravvivenza facendo i conti con le rovine del sistema sovietico, mentre il suo approccio documentaristica e rigoroso cresce arricchischendosi di toni e sfumature che ne restituoscono i sentimenti.

Uno stile capace di animare il paesaggio con tutto quello che cela, un approccio che inizia a potarlo all'attenzione della critica internazionale già nel 2008, quando la violenza delle piazze di Aleppo, Lattakia e Damasco emerge dalla quiete di “Execution Squares”.

Indagini attente al rapporto degli individui con la storia, la memoria e l’identità dei luoghi , che hanno segnato l’intera produzione artistica di Sarkissian, come hanno fatto con i 45 ritratti dei musulmani osservanti egiziani di “Zebiba” (2007) che portano sul volto l’impronta della devozione causata dal genuflettersi poggiando la fronte sulla Mussallah (Pietra di Dio) e nel tentativo di annullare la propria individualità di fronte a Dio, diventano riconoscibili nel contesto sociale in cui vivono.

Tematiche che emergono dal nero dei luoghi sacri di “Churches" (2009), dismessi e poi trasformati in saloni di ricevimento, discoteche ... mutando la forma senza perdere la memoria del luogo e di icone del passato sociale e politico dell’Armenia.

Un progetto seguito da “Underground” (2009) che entra nella metropolitana di Yerevan costruita in epoca sovietica e le chiare metafore di propaganda politica della sua ingiustificata imponenza.

Architettura che estende lo sguardo con “Stand Still” (2009-2010) ai palazzi nei dintorni di Damasco, abbandonati in fase di costruzione e metafora della depressione economica del paese che porterà successivamente allo scoppio della guerra civile siriana. Una serie che sembra completarsi con “City Fabric” e i cartelloni pubblicitari di edifici residenziali mai ultimati a Yerevan

Lo sguardo di Sarkissian indaga il paesaggio anche con opere seriali come "In Between" (2006), il primo dedicato alla scoperta della sua terra d’origine e quello che è diventata con anni di occupazione sovietica, tra i resti di armamenti abbandonati a seguito del conflitto con l’Azerbaigian, per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh.

Il tentativo di trasmettere frammenti di identità storica, insieme a quella intima e privata dell’artista, danno vita a "Construction" (2010) con 15 vedute affondate nel buio di strutture in legno assemblate partendo da pezzi di legno tutti identici fra loro.

Lo stesso passato di famiglia che anima "Sarkissian Photo Center and My Father" (2010) con vista sul laboratorio fotografico e ritratti di padre e figlio legati da questa tradizione artigiana, quanto sembra fare con "Homesick" (2014)

«video a due canali, della durata di 11 e 7 minuti nei quali il modellino del palazzo di Damasco ove Sarkissian è cresciuto, e dove ancora vivono i genitori dell’artista, viene progressivamente distrutto».

Un lavoro che riflette sulla fragilità e precarietà della realtà e l’aggravarsi della situazione siriana che ha portato i genitori di Sarkissian, come molti altri ormai anziani, a rifiutare l'abbandono dell'appartamento vivendolo come una nuova fuga dopo l’esodo dall’Armenia, mentre il figlio non potendo tornare con la propria famiglia a Damasco, nutre un epilogo tragico per il futuro, destinato a replicare la medesima perdita di ricordi e identità dei suoi nonni.

Frammenti di un viaggio lungo e complesso che hanno già fatto la loro comparsa ai Rencontres d’Arles (2004), allo State Museum of Contemporary Art di Salonicco (2008), alla Biennale di Istanbul (2009), al Mori Art Museum di Tokyo (2012), al New Museum di New York (2014), alla Tate Modern di Londra (2014-2015).

Ad offrire una lettura pressoché esaustiva della ricerca dell’artista armeno-siriano, saranno invece le 86 fotografie e il video di "Back to the Future", la prima mostra personale italiana dell'artista, a cura di Filippo Maggia, ospitata alla Fondazione Carispezia di La Spezia, sin dall'inaugurazione di giovedì 26 novembre 2015, a partire dalla ore 17.30, accompagnata dal catalogo edito da Skira.

La mostra a cura di Filippo Maggia, accompagnata dal catalogo edito da Skira, sarà inaugurata giovedì 26 novembre 2015, a partire dalla ore 17.30.

Hrair Sarkissian. “Back to the Future”
27 novembre 2015 – 21 febbraio 2016
Fondazione Carispezia
via Domenico Chiodo 36
La Spezia
martedì-venerdì, ore 15-19; 
sabato-domenica, ore 10.30-13 e 15-19
Chiuso lunedì.
Ingresso: libero

Foto | Hrair Sarkissian. Back to the Future, Courtesy Fondazione Carispezia

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