Balthus, la fotografia e nuove prospettive

Le Polaroid usate per i bozzetti preparatori delle ultime tre opere di Balthus e la prospettiva inedita fornita dalla fotografia sull'opera conturbante del grande artista

Autodidatta ed eclettico, Balthus (pseudonimo di Balthasar Kłossowski de Rola) resta uno degli artisti più importanti e controversi del XX secolo, con il suo stile moderno e sovversivo, il realismo misterioso sensibile alle nevrosi dell’uomo del Novecento, l'ambivalenza erotica che pervade gran parte della sua opera e i protagonisti giovanissimi di quelle più disturbanti.

Soggetti innocenti e maliziosi, come la sua ultima musa e modella Anna Wahli, con corpo infantile e sorriso misterioso da Gioconda che, dal 1990, ovvero dagli otto ai sedici anni, ogni mercoledì posava nello studio del pittore con il consenso dei genitori (figlia del medico di famiglia), per gli ultimi dipinti e quei "bozzetti" preparatori realizzati con le quasi duemila Polaroid ritrovate nel sontuoso studio svizzero di Rossinière dopo la sua morte nel febbraio 2001.


"Starting a new project with a model starts with a series of studies. I used to draw but now that my eyesight is failing me and it is no longer possible for me to draw as I used to, I am compelled to do my sketches with a Polaroid camera. This begins an invariably frustrating and exasperating struggle with my camera whose technical idiosyncrasies elude me, decidedly and steadfastly. Once I have somehow managed to prevail, the actual sitting can begin in earnest and I shoot a series of photographs that I use as studies for the future composition."

Balthus


La stessa fotografia scoperta da Balthus negli ultimi dieci anni di vita, quando la fragilità dell'ultraottantenne gli impediva di disegnare ma non di usare le istantanee per avvicinarsi all'opera che aveva in mente, con la stessa ricerca ossessiva della perfezione e l'immediatezza con la quale è arrivato allo spettatore quell'erotismo (o “pruderie ipocrita” se preferite) non mediato dalle allegorie pittoriche, capace di scatenare non poche polemiche, accuse di pedofilia e annullare una mostra al Folkwang Museum di Essen nel 2014.

Per il pittore pre-impressionista ispirato da Piero della Francesca, Mantegna, Courbet e Corot, come da Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll e Cime tempestose di Emily Brontë, "la malizia è in chi la vede" ma la sua collezione di Polaroid usate come studi preliminari hanno sottoposto la sua opera e ossessiva ricerca della bellezza a ben altri filtri e prospettive inedite, insieme alle censure.


Duemila fotografie arrivate a noi con il misterioso rito capace di definire l'immagine mentale del grande artista, raccolte nelle pagine di Balthus - The Last Studies, curato da Nicolas Pages e Benoit Peverelli e pubblicato da Steidl in edizione limitata, in mostra alla Gagosian Gallery di New York, ora anche con la retrospettiva a cura di Cécile Debray, curatrice del Musée National d'Art Moderne/Centre Pompidou.

Una foto pubblicata da @noemibonazzi in data:


La grande retrospettiva dell'opera di Balthus che, a quattordici anni dalla sua morte e dall'ultima esposizione italiana (nel 2001 a Palazzo Grassi di Venezia, organizzata da Jean Clair), si fa in due, come le origini e radici del pittore francese di padre polacco e madre russa, offrendo prospettive nuove sulla sua intrigante opera.

Per l'occasione fino al 31 gennaio 2016 i capolavori più noti restano esposti alle Scuderie del Quirinale di Roma, mentre l’Accademia di Francia di Villa Medici, della quale Balthus è stato direttore dal 1961 al 1977, espone La camera turca (custodita dal Centre Pompidou) a poche decine di metri dalla sala moresca dove la scena è ambientata, visitabile in via eccezionale per l’occasione, dando spazio alla pratica di lavoro nell'atelier, ai procedimenti tipici della sua pittura, il modo di usare i modelli, la scenografia che lo portò a collaborare con un padre del teatro contemporaneo del calibro di Antonin Artaud e ovviamente la fotografia, in mostra con le controverse Polaroid che potete sbirciare anche qui, pronte a fornire nuove prospettive sul processo creativo del pittore.

Circa duecento opere, da La strada del 1933 (MoMA) a Il pittore e la sua modella terminato nel 1981 (Centre Pompidou), tra quadri, disegni, comprese le illustrazioni realizzate per Cime Tempestose di Emily Bronte e per Alice nel Paese delle Meraviglie di Carrol e le fotografie, provenienti dai più importanti musei europei ed americani, come da prestigiose collezioni private, pronte a migrare successivamente al Kunstforum di Vienna, da febbraio a giugno 2016, con la prima monografia austriaca di Balthus.

Balthus. La retrospettiva 
a cura di Cécile Debray
fino al 31 gennaio 2016
Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio, 16
Accademia di Francia a Roma - Villa Medici
Viale Trinità dei Monti, 1
Kunstforum Wien
febbraio 2016 - giugno 2016
Vienna 

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