Saul Leiter sulla strada alla ricerca della bellezza

... coltivando il "privilegio" di essere ignorato per vedere ciò che altri non vedono, imparando a guardare e ad apprezzare ciò che vedi...

La vita è un'opera d'arte di inestimabile valore che alcuni sanno vivere e valorizzare meglio di altri, senza necessariamente immolare i frutti della propria ricerca e sperimentazione ai ritmi (frenetici) del successo o i meccanismi (perversi) del mercato.

Per questa ragione e milioni di altre connesse al bisogno di vivere l'arte nel modo più umile e pervasivo del termine, Saul Leiter resta tra i fotografi più singolari del XX secolo e anche quello apprezzato tardivamente per il contributo pionieristico fornito all'uso del colore, sperimentato con pellicole Kodachrome (spesso economiche e scadute) sin dal 1948, almeno due decenni prima della "William Eggleston’s Guide" (1974) in mostra al MoMA di New York nel 1976 che decreta ufficialmente l'entrata della fotografia a colori nel mondo dell’arte (abbandonando pregiudizi che appartenevano a quello della moda e della pubblicità).

La gestualità rituale di un vecchio spazzino al lavoro, le ombre di borse sul marciapiede, ombrelli rossi che celano passaggi sulla neve sporca, il dorso della mano di un passeggero assicurato alla maniglia del taxi in corsa, la vitalità della folla che emerge da una piccola porzione di inquadratura, che ispira a vivere e creare prendendo una pausa dal rumore e il ritmo paralizzante della città.

Visioni morbidamente luminose del flusso di vita quotidiano che attraversa le strade di New York a due passi da casa, restituite da frammentazioni, astrazioni e rifrazioni del reale, filtrate da lenti, vetri appannati, vetrine, finestrini (la pellicola modificata, virata e alterata) con uno sguardo attento alla poesia e l'eleganza distillata dai ritmi incessanti della grande mela.

Uno sguardo cresciuto a Pittsburgh, coltivando la passione per la pittura da autodidatta e tradendo le aspettative del padre studioso del Talmūd, quando lascia la scuola di teologia in Pennsylvania per trasferirsi a New York, dove si imbatte nelle astrazioni pittoriche e sperimentazioni fotografiche dell'espressionista Richard Pousette-Dart.

È l'amicizia con Richard Pousette-Dart e W. Eugene Smith ad incoraggiare il crescente interesse per la fotografia del giovane pittore, scattando in bianco e nero con la Leica 35 millimetri acquistata grazie ad un paio di stampe di W. Eugene Smith e poi con Rolleiflex, frequentando mostre come quella di Henri Cartier-Bresson ospitata al Museum of Modern Art nel 1947.

Privo di formazione ma non di talento, riconosciuto subito da Edward Steichen, il suo modo inconsueto di inquadrare e interpretare la realtà, già con i primi scatti delle strade di New York entra a far parte di Always the Young Stranger al MoMA nel 1953, mentre con fotografi contemporanei e amici del calibro di Robert Frank e Diane Arbus contribuisce ad animare la cosiddetta Scuola di New York e il libro “The New York School: Photographs, 1936-1963” di Jane Livingston, curatrice della Corcoran Gallery of Art di Washington.

A parte queste rare occasioni, Leiter tiene le sue foto per se, qualche amico, Soames Bantry (sue compagna per molti anni e anche modella per servizi di moda), disseminate con il resto nel suo affollato appartamento dell'East Village, abitato dal 1952 alla morte, sopraggiunta poco prima del suo 90° compleanno nel 2013. Leiter scompare gradualmente dalla scena pubblica fino al 2005, quando la sua prima fotografia a colori viene esposta dalla Howard Greenberg Gallery di Manhattan.

"Ancora oggi, non ho perso il piacere di osservare le cose e ammirarle e scattare fotografie o dipingere. A volte, mi sveglio nel mezzo della notte e prendo un libro di Matisse, o di Cézanne o Sotatsu. Un dettaglio che non avevo notato prima, di colpo attrae la mia attenzione. Dipingere è magnifico. Quando mi stendo sul letto penso alla pittura. Amo fotografare ma la pittura è un’altra cosa. Ho sempre fotografato in modo molto libero, senza avere in testa nessuna particolare immagine, fotografia o dipinto, che sia. Chi vede i miei dipinti pensa che esiste una relazione tra l’uso del colore nei miei quadri e nelle fotografie. … Cerco di rispettare determinate nozioni di bellezza anche se per qualcuno si tratta di concetti vecchio stile. Certi fotografi pensano che fotografando la miseria umana, puntano i riflettori su problemi seri. Io non penso che la miseria sia più profonda della felicità. "

Saul Leiter

La sua ricerca del bello mossa da puro piacere personale, il temperamento attento all'eleganza della composizione e la vitalità dell'atmosfera, arricchita da senso dell'umorismo e la suddetta sensibilità pittorica (insieme a segni grafici, profondità di campo e colore), hanno però portato Saul Leiter a lavorare per un ventennio come fotografo di moda per testate come Harper Bazaar, Elle o Vogue UK, collezionando scatti tali da essere inclusi nella mostra curata da Martin Harrison al Victoria and Albert Museum di Londra nel 1991.

"Ho iniziato come fotografo di moda. Non posso dire di ersere diventato famoso, ma c'era abbastanza lavoro per tenermi impegnato. Ho collaborato con Harper's Bazaar e altre riviste. Ho lavorato e mi sono guadagnato da vivere. Nel contempo, ho scattato le mie fotografie" 

Saul Leiter

Una sensibilità che ha continuato a nutrire con pittura e fotografia, arrivando a dipingere scatti di nudo con strati di tempera, caseina e acquerello, continuando ad approfittare del privilegio di essere ignorato, per vedere ciò che altri non vedono, imparando a guardare e ad apprezzare ciò che vedi.

"Ho passato gran parte della mia vita da sconosciuto. Sono sempre stato molto felice così. Essere ignorati è un gran privilegio. Così penso ho imparato quello che gli altri non vedono e a reagire alle situazioni in modo diverso. Ho guardato semplicemente il mondo, non preparato veramente a nulla" 

Saul Leiter

Le sue opere si trovano oggi nelle collezioni del Museum of Fine Arts di Houston, the Art Institute of Chicago, the Baltimore Museum of Art, the Victoria and Albert Museum the National Gallery of Australia, the Whitney Museum of American Art, the Milwaukee Art Museum, the Yale University Art Gallery e prestigiose collezioni pubbliche e private.

leiter-color-cover-book.jpg

Per approfondire la conoscenza di opere e filosofia di vita di Saul Leiterm consiglio le pagine di "Early Color" di Saul Leiter e Martin Harrison edito da Steidl, quanto la visione del documentario "In No Great Hurry" (13 lesson in life with Saul Leiterm, 2012) di Tomas Leach.

In anticipo sul 2016 ma mai abbastanza sul tempo che serve per organizzare un viaggio, segnalo anche la prossima mostra organizzata con Deichtorhallen Hamburg - House of Photography, ovvero "Leiter: Retrospective" a cura di Ingo Taubhorn e Brigitte Woischnik, ospitata dal prossimo gennaio negli spazi della londinese The Photographers 'Gallery.

Saul Leiter: Retrospective 
22 gennaio - 3 aprile 2016
The Photographers 'Gallery
16-18 Ramillies St
Londra 

La retrospettiva dedicata al notevole contributo di Saul Leiter, non solo al colore, dall'autunno sarà in mostra anche al FOMU foto museum di Anversa, curata da Rein Deslé, Roger Szmulewicz, Ingo Taubhorn e Brigitte Woischnik.

Saul Leiter: Retrospective
18 ottobre 2016 - 29 gennaio 2017
FOMU - Fotomuseum provincie Antwerpen
Waalsekaai 47
Antwerpen

Foto | Saul Leiter Retrospective © Saul Leiter Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

  • shares
  • Mail