Il sensore fotografico: cos'è e a cosa serve

sensore fotografico

Fotografare vuol dire scrivere con la luce. Nella fotografia analogica la luce colpiva una pellicola fotosensibile che dava vita alla foto, nel digitale al posto della pellicola c’è il sensore, un rettangolino sensibile alla luce. Il sensore fotografico è in grado di convertire la luce in carica elettrica e di tradurla in segnali elettronici, è realizzato in semiconduttori in silicio e presenta vari milioni di pixel e ognuno di questi recettore di fotoni, il processore della fotocamera calcola quanti fotoni sono stati catturati da ogni pixel e il risultato è indicato come profondità di bit.

Per avere le foto a colori, ogni pixel è rivestito di un filtro "Bayer" con uno dei tre colori primari (Rosso o Verde o Blu) nella proporzione di: 50% verde, 25% rosso, 25% blu. I sensori più comuni sono il CCD e il CMOS. Il CMOS è il più utilizzato perché è più economico da produrre, si può miniaturizzare più facilmente e impiega circa 1/100 del consumo energetico di un CCD.

I sensori digitali si dividono per dimensioni in:

  • full-frame (pieno formato) di 36.0 x 24.0 mm
  • APS-C : 22.5 x 15.0 mm, circa il 38% del full frame (fattore 1.6X)
  • 4/3'': 18 x 13,5mm
  • 2/3'': 8,8 x 6,6mm
  • 1/1,8'': 7,2 x 5,3mm

A determinare la qualità del sensore non è il numero dei megapixel, ma la sua grandezza. Un sensore grande con un numero ragionevole di pixel (e quindi di fotodiodi) si comporta meglio di uno più piccolo con il medesimo numero di pixel. Più i pixel sono pieni di fotodiodi, più questi sono piccoli e meno capaci di catturare la luce ed evitare di generare immagini piene di rumore.

Fonte | chrysis

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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