Giulio Obici, Il flâneur detective in mostra a Venezia nel 2016

Aspettando il 2016 e le sue mostre fotografiche più interessanti, torno lungo la strada delle città di simboli e coordinate percorse da un fotografo e giornalista come Giulio Obici, seguendo le grandi inchieste sul terrorismo, da Piazza Fontana al delitto Moro, indagando i grandi eventi giudiziari e le piccole peculiarità del quotidiano.

"Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitar[la] non fai che registrare i nomi con cui definisce se stessa e tutte le sue parti"

Italo Calvino, Le città invisibili

Città di segni come quelle invisibili di Italo Calvino, capaci di raccontare la storia italiana dagli anni ’80 agli anni 2000, con scatti che tengono traccia di luogo e anno con la loro memoria in bianco e nero, di gambe sospese nelle vetrine di Milano e sedie composte di Gardone Riviera, ombre di gabbie a Cherso e di madonne a Santo Stefano di Cadore.

Visioni figlie di Leica M e stampa in camera oscura eseguita dallo stesso Obici, in mostra con inediti al secondo piano della Casa dei Tre Oci di Venezia con "Giulio Obici, Il flâneur detective", dal 23 gennaio al 28 marzo 2016.

Giulio Obici, Il flâneur detective: una mostra e un libro


Per oltre quarant’anni editorialista e inviato speciale, Obici ha seguito le grandi inchieste sul terrorismo, da Piazza Fontana al delitto Moro, indagando parallelamente i grandi eventi giudiziari.

Il flâneur detective – dal titolo della serie di racconti pubblicata postuma, nel 2015 da Marsilio Editori- riflette il senso dell’osservazione e dell’indagine proprio di Obici.

Nella celebre descrizione offerta da Walter Benjamin il flâneur è colui che attraversa le città per perdervisi, conoscerle, penetrarle dall’interno (Parigi, capitale del XIX secolo: i passages di Parigi). Un flâneur detective che cerca, indaga, coglie e narra i “fatti”.

In mostra circa 70 immagini, tra le quali 50 fotografie inedite, tutte risalenti a un archivio che è venuto formandosi nel corso degli ultimi anni grazie al lavoro del curatore Renato Corsini e di sua figlia Olivia.

Ne è così emerso una sorta di diario dell’Italia, raccontata attraverso particolari angolazioni di cartelloni pubblicitari, tabelloni elettorali inutilizzati e arrugginiti, vetrine, vie, luoghi-non- luoghi modificati dagli usi, dalle réclames, dalla commercializzazione di tutto. Una via di Milano con al centro una lattina di coca cola rovesciata da cui fuoriesce la schiuma nera della bevanda che impregna l’asfalto.

In lontananza uomini, colti di spalle, lasciano la scena (la strada) alla lattina e al suo contenuto, segno tangibile di un rovesciamento del rapporto tra soggetto e oggetto: perché è l’oggetto il soggetto di queste foto, dove l’uomo diviene oggetto tra gli altri oggetti. Analogamente irrompe come protagonista la vetrina di una boutique: gambe di manichini femminili sospese su una pila di giacche. Dai riflessi del vetro s’intravedono volti: una donna, passanti, un uomo che si specchia, tutti ombre-comparse semi-nascoste, esiliate, spazzate vie.

Forte è la percezione della consapevolezza di un senso di decadenza e di mediocrità, di degrado e omologazione verso cui si avviava l’Italia, come l’intuizione di scomparsa ulteriormente dilatata e amplificata dal bianco e nero. Obici del resto fotografava esclusivamente in bianco e nero, con le Leica M, stampando da sé le proprie foto.

Come ha scritto Gianni Berengo Gardin, “le fotografie di Obici lasciano un segno e diventano momento storicizzante”. Ciò che sorprende non è (soltanto) la rappresentazione di questo vuoto e di questa mancanza, ma - come ha sottolineato Franco Loi- l‘intelligenza degli accostamenti, che forniscono approfondimenti e correlazioni di pensiero dalla sola configurazione degli spazi.

"All’inizio del 2013 è iniziata la mia avventura al fianco di Giulio Obici, o meglio, al fianco degli scatti di Giulio Obici. E’ stato quello l’inverno in cui ho iniziato a catalogare il suo archivio rimasto solo un abbozzo in seguito alla sua scomparsa.
L’onore e l’onere sono stati insieme entusiasmanti e intensi. Da quel lungo lavoro è nato il catalogo ragionato della sua opera “Giulio Obici, fotografo” pubblicato in seguito da Zoom Edition. Tralasciando i tecnicismi di un lavoro direi certosino resta da trasmettere l’emozione provata davanti alla costruzione di una narrazione compiuta ma discontinua, che sotto la mia guida e affiancata da esperti testimoni ha trovato il suo filo logico ed è stata definitivamente scritta. Durante questo lavoro in cui il pudore dell’intromissione si è trasformato in curiosità sembrava funzionare tutto, ma continuava a mancarmi la sicurezza di fare bene, l’approvazione del fotografo di cui maneggiavo il lavoro. Questa lacuna si è colmata solo qualche mese dopo, quando mi è stato donato un prezioso dattiloscritto, una sorta di diario ragionato di Giulio in cui ricostruiva la sua lunga storia con la fotografia: il suo primo incontro con la magia di una camera oscura non costruita che svegliava il piccolo bimbo veneziano, nascosto dietro le tapparelle in un periodo storico in cui nascondersi era a volte un obbligo di sopravvivenza.
Da lì l’incontro con un nuovo modo di leggere ciò che lo circonda, affiancando alla scrittura questa “arte gestuale” e immediata. Leggendo quelle pagine ho dialogato con Giulio in modo più profondo che non se lo avessi avuto davanti, probabilmente incapace di domandare cose tanto intime quanto quelle riportate su quelle pagine.
Oggi quel dattiloscritto è diventato uno splendido libro dal titolo “Giulio Obici, un  detective"

Olivia Corsini
Curatrice mostra antologica “Giulio Obici fotografo” presso la Wavephotogallery, ottobre 2013 flâneur pubblicato da Marsilio editori che lontano dal saggio tecnico è una splendida testimonianza dell’incontro

Tre Oci/Tre Mostre, format di successo giunto alla quarta edizione, inaugura la stagione espositiva 2016 venerdì 22 gennaio (vernice stampa 11.00-15.00 e inaugurazione 18.00-21.00) con il percorso di ricerca di Tre Oci/Tre Mostre che contempla:

Giulio Obici
Il flâneur detective

a cura di Renato Corsini
23 gennaio - 28 marzo 2016
Casa dei Tre Oci
Fondamenta delle Zitelle, 43 
Isola della Giudecca 
Venezia

Foto | Giulio Obici. Il flâneur detective, Courtesy Casa dei Tre Oci

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