Piergiorgio Branzi: 50 anni di sguardi per "Il giro dell'occhio"

Viaggio in 50 anni di immagini con lo sguardo di Piergiorgio Branzi

"Potrà sembrare un’affermazione azzardata ma, a mio giudizio, fotografare è un’operazione compromettente. Compromettente perché quel fondo di bicchiere che conosciamo, e che capta quel lampo di luce che racchiude un frammento di realtà, è rivolto verso l’esterno, ma l’immagine proviene dal nostro intimo più profondo e nascosto: e ci racconta e ci smaschera."

Piergiorgio Branzi

Inevitabilmente compromettente per un reporter italiano come Piergiorgio Branzi e il suo linguaggio personale ed intimo, frutto di riflessioni, bilanciamenti e tagli in camera oscura, raccontato e smascherato da un cinquantennio di osservazioni del mondo, raccolte nella monografia più completa mai pubblicata, pronta a compiere Il giro dell’occhio con Contrasto.

Un giro completo con lo sguardo cresciuto nella culla della tradizione figurativa rinascimentale toscana (1928, Signa), lasciando la ricerca formale per il ritratto ambientato, il chiaroscuro toscano per l'esplorazione del Mediterraneo, i paesaggi umani per forme più sperimentali.

Lo sguardo che scopre testi e immagini fotografiche nella Libreria Editrice Fiorentina del padre, sfogliando le pagine de l’Illustration française, prima di imbattersi in Henri Cartier-Bresson in mostra a Palazzo Strozzi e l'acquisto della prima macchina fotografica. Un Condor fatta a Firenze da Officine Galileo, nel quadro della riconversione del dopoguerra, seguita da una Rolleiflex e, da metà degli anni 1950, dalla Leica M usata per oltre mezzo secolo.

Le sue prime fotografie di nature morte, iniziano a dare forma e materia anche ai muri, quelle pareti che ci parlano per Brassaï, quel 'Muro nero' dal quale la ricerca quasi ossessiva della composizione di Branzi, staglia il ritratto bianchissimo del fratello Andrea (ricompensato da ben due coni gelato) insieme all'effetto ottico che sembra imbottigliarlo.

L'inizio di un lungo viaggio alla scoperta di quello che emerge dal contrasto tra i «toni definitivamente neri e bianchi bucati», maturato con nel fotoclub Misa e per un breve periodo con il prestigioso gruppo La Bussola che contava Cavalli e Veronesi, Vender, Finazzi, Fosco Maraini, Ferruccio Ferroni e soprattutto Mario Giacomelli.

“aveva più o meno la mia età, e con lui stabilii un certo sodalizio artistico, perché tutti e due impegnati, in quel momento, a scandagliare le possibilità d’impianto espressionista: toni definitivamente neri e bianchi bucati, mangiati nella ripresa e nella stampa. In accordo definimmo questo segno l’identificazione stessa del fare fotografia, e su questo richiamo alla grafica stabilimmo un rapporto di intesa che contribuì ad avvicinarci anche sul piano dell’amicizia…”

Piergiorgio Branzi

L'osservazione della società continua con il lungo viaggio nelle zone depresse d'Italia con la moto Guzzi 500 del futuro cognato, compiuto nell'estate del 1955 e l'anno successivo in Spagna.

Continua con l’esperienza editoriale de Il Mondo di Mario Pannunzio, i lavori nei Balcani, in India, in Finlandia, prima di entrare in RAI ed essere spedito da Enzo Biagi a Mosca, nel 1962, in piena Guerra Fredda, come primo reporter occidentale nell'Unione Sovietica.

Cinque anni nella capitale russa lo portano a sperimentare con pittura e incisione per riempire le vuote domeniche, mentre la fotografia 'vietata', finisce per nutrire gli «appunti personali» scattati al museo della rivoluzione, il monastero dei vecchi credenti, il negozio d'antiquariato su l'Arbat, la lezione di valzer, l'Università Lomonosov. Appunti visivi che solo dopo 25 anni si trasformano nel Diario Moscovita pubblicato da Il ramo d'oro editore.

Dalla Mosca di Cruščëv alla Parigi della contestazione studentesca, dove si trasferisce come corrispondente, lontano dalla fotografia, prima di rientrare a Roma come conduttore e inviato speciale del Telegiornale, realizzando inchieste e documentari in Europa, Asia, Africa.

Solo nel 1995, rispondendo all'invito di Italo Zannier, Branzi riprende in mano la Leica per 'seguire' in Friuli gli "Itinerari Pasoliniani" con Barbieri, Basilico, Berengo Gardin, Fontana, Gioli e Scianna, tra i tanti.

Per chi a voglia di approfondire il viaggio consiglio di sbiriciare un estratto delle 240 pagine e delle 200 fotografie raccolte dalla monografia, da sfogliare online sul sito di Contrasto con Il giro dell’occhio, introdotto da un contributo di Alessandra Mauro e da un saggio dello stesso Branzi che descrive il proprio rapporto con i “linguaggi dell’immagine”.

Foto | Il giro dell'occhio Courtesy Contrasto

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