Andrea Rotili, l'intervista al fotografo del jazz

Ho intervistato Andrea Rotili, il fotografo freelence specializzato nella fotografia di scena che ha vinto l'edizione 2015 del Jazz World Photo

Quando ho rivolto alcune domande a Giovanni Gastel sulla sua autobiografia, mi ha raccontato come Germano Celant, senior curator del Museo Guggenheim di New York, gli avesse detto quanto risulti riduttivo il dover definire "fotografo di qualcosa".

Però la distinzione dei vari generi fotografici è necessaria, in quanto ogni fotografo, per passione o per professione, finisce spesso per specializzarsi, concentrando tempo e risorse nella ricerca di un'interpretazione personale di situazioni ben precise.

I concorsi fotografici si adeguano di conseguenza. Ci sono quindi concorsi fotografici dedicati al paesaggio. Oppure concorsi fotografici dedicati alla fotografia di scena dei concerti jazz, come il Jazz World Photo, che quest'anno ha poi messo sui tre gradini del podio tre italiani.

Sul gradino più alto troviamo il nome di Andrea Rotili, un fotografo freelence specializzato nella fotografia di scena, al quale ho avuto il piacere di sottoporre alcune domande.

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Tre aggettivi per descrivere Andrea Rotili?
Sportivo e dinamico, determinato, leale.

Nella tua vita la fotografia che ruolo ha?
Anche se con alti e bassi è sempre stato un hobby molto importante sin dall’età di 14 anni. Negli ultimi anni si sta trasformando in un lavoro con importanti riconoscimenti e soddisfazioni.

Ti piacerebbe lasciare il tuo lavoro attuale e dedicarti unicamente alla fotografia?
Per ora riesco a seguirli entrambi anche se sta diventando sempre più difficile, ma non nascondo che ne farei il primo lavoro e il secondo quello attuale, mantenendoli comunque entrambi, perché l’esperienza che ho acquisito nel mio attuale lavoro mi è molto d’aiuto nell'ambito fotografico.

Che rapporto c’è tra la musica e la fotografia?
Un legame tra due arti, fatto di momenti, sensazioni ed emozioni. Il musicista esprime il suo stato d’animo con lo strumento e le note, il fotografo, con la sua macchina fotografica, cattura queste sensazioni e le ferma in un’immagine: un connubio sensazionale.

La musica si racconta meglio a colori oppure in bianco e nero?
La musica ci trasmette emozioni, a volte tristi, a volte felici, a volte più o meno profonde, la stessa cosa accade con una foto se proposta a colori o in bianco e nero. Non c’è una regola, come in molti pensano che le foto di musica Jazz debbano essere solo in bianco e nero, è il fotografo che scegliendo il tipo di immagine trasmette al pubblico le sue emozioni: non a caso la mia mostra itinerante si intitola “JAZZ in Black & Color”.

C’è differenza tra fotografare un concerto di musica Jazz ed un concerto di altro genere, come Pop oppure Rock?
Personalmente sento tanta differenza, non dal punto di vista tecnico o di luci in scena, ma dalle emozioni che nascono dentro di me durante lo scatto. Io amo la musica Jazz, fa parte della mia vita, conosco musicisti, brani, libri, fotografi che ruotano intorno al movimento del Jazz mondiale. Con questo non significa che le altre musiche siano precluse dall’ascolto e dalla fotografia, ma l’approccio è diverso. Per carpire e trasmettere un’emozione, è necessario sentirsi totalmente coinvolti dalla scena e dal contesto che si intende rappresentare.

Le tue migliori foto sono sicuramente quelle realizzate stando molto vicino ai musicisti: sei mai stato “mandato a quel paese” da un musicista perché lo stavi disturbando?
No, sinceramente è una delle regole che osservo categoricamente e che trasmetto a chi mi chiede consigli su come scattare: regola numero 1, rispetto dell’artista e del pubblico. Non mi piace l’invadenza prima, durante e dopo un concerto. L’artista sta facendo il suo lavoro e non deve essere disturbato, il pubblico ha pagato per vedere uno spettacolo e non deve avere l’ambiente disturbato da “click” continui o da una selva di fotografi che a volte nascondono i musicisti.

Adesso che hai vinto un premio importante come il Jazz World Photo qual è il tuo obiettivo da raggiungere?
Il premio ottenuto è stato il raggiungimento, la consacrazione e la realizzazione di tanto lavoro svolto con sacrificio, passione e dedizione. È anche un punto di partenza per altri obiettivi e proposte molto interessanti da concretizzare. Si prospetta un 2016 molto ma molto intenso con già quattro mostre da allestire e soprattutto sarò membro della giuria Internazionale del Jazz World Photo 2016. Ho un sogno nel cassetto, ma lo tengo ben stretto nei miei pensieri e desideri, lo scriverò nella letterina a Babbo Natale.

Ci potresti mostrare una tua foto, magari alla quale sei particolarmente legato, e raccontarci la sua storia?
Sono legato e due cose fondamentalmente del mio percorso artistico. Innanzitutto all’associazione Syntonia di S.Elpidio a Mare, nella quale ero uno dei soci fondatori nel 2001 con i primi corsi del Berklee College di Boston e con i quali ho iniziato i primi scatti fotografici in un contesto jazz. Poi al Tam Music con una foto scattata in occasione del concerto di Paolo Fresu ed Uri Caine nel 2011. Venivo da un periodo di stanchezza nella fotografia, non avevo più stimoli e non trovavo spunti necessari per narrare e trasmettere qualcosa. Era anche da tempo che non andavo ad ascoltare musica dal vivo e allora decisi di andare accompagnato dalla mia reflex. Dalla quarta fila ho scattato alcune foto e nel guardarle a casa è scoccata la scintilla, ho sentito emozioni nel vedere gli scatti. Da lì, tutto ha avuto inizio.

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C’è un aneddoto particolare legato alle tue esperienze nel mondo della fotografia che ci vorresti raccontare?
Ti racconto un episodio che mi è rimasto particolarmente impresso e che cito durante le mie serate ed incontri che ho avuto nei vari fotoclub italiani ed esteri. Il noto contrabbassista italiano Massimo Moriconi, dopo aver visionato alcuni scatti, mi ha detto: sei uno dei pochi fotografi che è riuscito a fotografarmi l’anima. Le emozioni provate con quelle parole, mi hanno fatto capire che avevo colto il senso e la missione della mia fotografia: cogliere i sentimenti dei musicisti attraverso uno scatto e trasmetterli a chi osserva le mie foto.

Con quale macchina fotografica hai iniziato a fotografare ed eventualmente a quale sei rimasto più affezionato?
Ho iniziato a fotografare con una analogica Yashica FX-3 con vari obbiettivi ed è quella che ancora conservo con amore. Mi ricorda i primi scatti con cui annotavo in un taccuino i tempi, i diaframmi di esposizione e le varie prove che continuamente sperimentavo. Inoltre tengo a precisare che ho sempre preferito la diapositiva per poi vedere proiettate in grande le mie foto.

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Infine quali consigli vorresti dare a chi volesse dedicarsi alla fotografia di scena?
La fotografia Jazz sta attraversando un periodo molto difficile a causa della crisi economica che ha colpito la nostra società, soprattutto in Italia. Quindi il consiglio è di allargare la fotografia a tutta la scena musicale (jazz, pop, rock, danza, classica), ma soprattutto cercare di esportare la nostra professionalità all'estero, dove sinceramente sto avendo molte soddisfazioni.

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