Frida Kahlo nei ritratti di Leo Matiz

Continua il viaggio nell'universo di Frida con i ritratti del fotoreporter colombiano e amico Leo Matiz

Frida Kahlo e quel sorriso che non nasconde l'universo di passioni e sofferenze elevate a forma d'arte vitale e rivoluzionaria, come l'anima del Messico scavata nell'intimo anche nel quartiere natale di Coyoacán, dove il fotoreporter colombiano Leonet Matiz Espinosa, meglio noto come Leo Matiz e figlio della magica Macondo di Gabriel Garcia Marquez, ritrae la donna e l'amica, insieme all'artista, la musa e l'icona dei più importanti fotoreporter del ventesimo secolo.

Scatti a colori e in bianco e nero del suo soggiorno messicano tra il 1940 ed il 1948, pronti a cogliere la dimensione più assolata di un universo privato e irruente capace di mettere in ombra anche il genio del pittore, marito (per due volte) e grande amore tormentato Diego Rivera.

L'universo piccante e saporito delle cose splendide e tragiche che la vita ci riserva, cantato dall'amica e amante Chavela Vargas, in mostra dalle Scuderie del Quirinale di Roma al Palazzo Ducale di Genova, dalla Photology di Milano alla Ono Arte Contemporanea di Bologna, dove Alejandra Matiz presenta “Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz”, dal 14 gennaio al 28 febbraio 2016, prima di trasferirsi a Mantova, capitale italiana della cultura per il 2016, ovvero negli spazi del Mantova Outlet Village, dal 28 marzo al 15 maggio 2016.

In mostra ci saranno anche 4 grafiche realizzate ad hoc (e delle quali sono state realizzate delle tirature limitate colorate a mano) degli schizzi preparatori di "Frida. Operetta amorale a fumetti", la graphic novel a fumetti dell'esplosiva Vanna Vinci, pubblicata nell'autunno 2016 da 24 ORE Cultura.

Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz


ONO Arte Contemporanea in collaborazione con (Fondazione Leo Matiz) Alejandra Matiz presenta Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz, una mostra fotografica del fotografo colombiano Leo Matiz che, con il suo obiettivo, è riuscito a penetrare - al di là delle apparenze -, un’immagine tanto vivida quanto reale dell’artista messicana.
Quando Frida e Diego si incontrano è il 1922. Rivera, pittore già noto in Messico, stava dipingendo un importante murale nell’anfiteatro della Scuola preparatoria che Frida frequentava all’epoca. Ancora lontana dall’incidente che le avrebbe cambiato per sempre la vita, Frida era una ragazza fiera, decisa e emancipata.
A quel tempo l’arte rappresenta per lei solo un divertissment, un gioco che la impegna nei ritagli di tempo dallo studio. Le cose cambiano però il 17 settembre 1925: mentre sta rientrando a casa da scuola, l’autobus su cui viaggia insieme al fidanzato Alejandro, viene travolto da un tram. La spina dorsale le si frattura in diversi punti così come la gamba sinistra e le costole, e il suo corpo viene lacerato da un’asta metallica che le lascerà delle ferite indelebili, sia esteriori che interiori. “Non sono morta e, per di più, ho qualcosa per cui vivere; questo qualcosa è la pittura”. Queste le parole che Frida pronuncia alla madre non appena la incontra dopo l’incidente. Da questo momento l’arte diventa per lei valvola di sfogo e occupazione privilegiata. Grazie a uno specchio appeso sul letto a baldacchino e un apposito dispositivo su cui appendere una tavola di legno per dipingere, la sua immagine, diventa il soggetto preferito dei suoi ritratti – “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio” -. Dopo tre anni, la sua vita torna quasi alla normalità, e nel 1928 incontra nuovamente Rivera. L’amore scoppia, passionale e travolgente, la loro arte si contamina ed evolve. Nell’agosto dello stesso anno si sposano, e dopo qualche tempo si trasferiscono negli Stati Uniti, dove consolidano la loro fama ma anche l’avversione di una parte dell’opinione pubblica che definisce i murali che Rivera realizza per il Detroit Institute of Art “uno spietato inganno ordito ai danni degli stessi capitalisti che li hanno commissionati”. Tornati in Messico, Frida diventa sempre più prolifica e conosciuta, tanto che Breton, il padre del surrealismo, le propone una mostra a Parigi. Siamo ormai nel 1941: per Frida è un anno di cambiamento. Nonostante la dolorosa perdita del padre, raggiunge un’indipendenza sentimentale ed economica che le permettono di “maturare una piena fiducia in se stessa” e di diventare un’artista a tuttotondo che rischia di mettere in ombra, con la sua arte e la sua storia, il genio Rivera. Le immagini di Leo Matiz - fotoreporter colombiano nato nella magica Macondo di Gabriel Garcia Marquez -, raccontano di questa consapevolezza, ma raccontano anche la storia di un Messico assolato e lontano, fatto di rivoluzione e guerra, e al contempo di gioia e speranza, del quale Diego ne dipinge la “bellezza umile” e Frida “l’equivalente interiore”. Le foto in mostra, si soffermano soprattutto sull’immagine di Frida, immortalata nel suo quartiere natale di Coyoacan a Città del Messico, della quale Matiz ce ne restituisce un ritratto intimo ripreso da un punto di vista privilegiato, ossia quello dell’amicizia che per anni li ha legati.

In mostra saranno presenti anche gli schizzi preparatori di Vanna Vinci, lavori di studio per la biografia a fumetti dedicata a Frida Kahlo che 24 ORE Cultura pubblicherà nell’autunno 2016. Oltre ai disegni preparatori del progetto, saranno esposte anche 4 grafiche realizzate ad hoc dall’artista e delle quali sono state realizzate delle tirature limitate.

Il 16 gennaio dalle 18.30, Vanna Vinci sarà presente in galleria e dialogherà con Alberto Sebastiani (giornalista).

La mostra (14 gennaio – 28 febbraio 2016) è composta di 35 fotografie in diversi formati. Con il patrocinio del Comune di Bologna.

Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz
14 gennaio - 28 febbraio 2016
Ono arte contemporanea
via Santa Margherita, 10
Bologna

martedì – giovedì, ore 10–13 e 15–20
venerdì e sabato, ore 10–13 e 15–21
Domenica, ore 16-20
Lunedì chiuso

Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz
Mantova Outlet Village
Via Marco Biagi
Bagnolo San Vito (MN)
Ingresso libero

La mostra è organizzata in collaborazione con la “Fundación Leo Matiz” di Bogotà che ha donato 20 ritratti di Frida Kahlo anche al Museum di Bagheria di Ezio Pagano, esposti anche presso l’Istituto italiano di cultura di Melbourne, dal prossimo 23 febbraio.

Aggiornamento del 15 marzo 2016

La stessa Fondazione pronta a far viaggiare l’anima forte e passionale, dolce e indomabile di Frida Kahlo, fino allo Studio Ar33 di Venezia con le trenta immagini scattate dall'amico e fotografo Leo Matiz, la vittoria della luce sul buio, dell’arte sul dolore e la disabilità, evocata con il tragico incidente di Frida dall'intervento dell’artista siciliano Emanuele Viscuso sui ritratti di Frida Kahlo.

"Il corpo di una bambola rotta e senza forma riposa sul ritratto dipinto con colori caldi. È un forte riferimento alla disabilità prodotta dalla paralisi e alle conseguenze che questo stato fisico ha portato nell’esistenza tragica di Frida. Viscuso ha scelto di rivivere il momento dell’incidente tagliando la carta e inserendo dei piccoli pezzi di legno nelle fenditure, con l’intento di ricordare le ferite che lacerarono il corpo della donna" Chiara Fragalà

La nostra amata Frida, visita quindi per la prima volta la città lagunare con l'amico che ne discende, attraverso la mostra "Frida a Venezia vista attraverso l’obiettivo di Matiz" (Frida en Venecia vista por Matiz) inaugurata da Alejandra Matiz, figlia del fotografo e presidente della Fondazione che ne cura l'eredità, allestita dal 17 giugno al 17 agosto 2016 allo Studio Ar33 (Frezzaria 17/33, Calle dei Barcaroli, San Marco, Venezia).

la Fondazione Leo Matiz ha già comunicato che il giorno 1 aprile 2017 la commemorazione dei 100 anni dalla nascita del fotografo colombiano, in Messico e in America non lesinerà esposizioni, conferenze e pubblicazioni delle opere di questo straordinario artista, considerato uno dei grandi protagonisti della scena fotografica del ventesimo secolo.

Foto | Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz © Eva Alejandra Matiz and “The Leo Matiz Foundation”

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