Bettina Rheims: 35 anni di fotografia e femminilità ribelle

La grande retrospettiva selezionata e assemblata da Bettina Rheims per andare alla scoperta del suo sguardo audace e ribelle

«L’erotismo non mi interessa. Mi interessano le emozioni e le emozioni possono essere anche sensuali e sessuali»

Bettina Rheims

Le emozioni che la pelle non trattiene, che Bettina Rheims fotografa sin dall'inizio della sua carriera, fulgida e provocatoria, inquadrando le donne, le mille sfumature della forza e fragilità femminile, la bellezza che non teme dettagli imperfetti e ambiguità, l'identità spinta oltre il genere e una nuova estetica.

Un universo complesso e conturbante, di eroine consapevoli e disinibite, madonne velate e ragazzacce impertinenti, messe in mostra e in croce, con corpi svelati e rossetti sbavati, fino al punto di penetrare l'intimità più profonda, stravolgendo la classica iconografia femminile.

Il mondo di ballerina di strip tease e ragazze della porta accanto, adolescenti androgene e icone dello spettacolo, geishe ironiche e detenute nelle prigioni francesi, inquadrate dalla fotografa con una notevole attenzione per la composizione e la scelta cromatica, senza perdere di vista l'anima di ogni soggetto.

Importa poco che si tratti di un volto anonimo o quello di una professionista dello spettacolo, inquadrare la giovanissima Kate Moss in topless o in Christian Lacroix da madonna incoronata. Ritrarre i confini di genere o Sharon Stone che morde diamanti come il frutto del peccato di una moderna Eva, Madonna con il trucco sfatto sulla moquette, oppure il Breakfast di Monica Bellucci in versione Salomé che versa sangue nel piatto (ketchup su spaghetti raffermi). Quello che colpisce di Milla Jovovich vestita di seta è comunque lo sguardo e le gambe da depilare.

Tutto è nato il 18 dicembre 1952 nella parigina Neuilly-sur-Seine, con Bettina (Caroline Germaine) Reims, cresciuta nel mondo dell’arte grazie del padre, Maurice Rheims dell’Académie Française, celebre esperto d’arte e irriducibile playboy.

«Mio padre amava tutte le donne, tranne sua figlia. Non faceva che ripetermi quanto ero brutta. Quando ho cominciato a fotografare le donne, l’ho fatto per compiacerlo»

Bettina Rheims

Un'educazione alla bellezza che porta la giovane Bettina a nascondersi in camera oscura, con la fotografia trascurata per una breve avventura come giornalista e modella, moglie e gallerista, fino all'incontro con il talento letterario di Serge Bramly e l'inizio della lunga collaborazione creativa con quello che è destinato a diventare il suo secondo marito e padre del figlio.

Il suo innato spirito ribelle e lo sguardo influenzato dal padre, quanto da un mentore del calibro di Helmut Newton, alla fine degli anni 70 puntano l'obiettivo della fotografa sulla vita di acrobati e striptease di Pigalle, su set casalinghi allestiti nelle sua camera da letto per la serie Strippers.

Il progetto, pubblicato per la prima volta nel 1980 in Egoiste, viene esposto a Parigi nel 1981 con Portraits al Centre Pompidou e Portraits nus alla Galerie Texbraun.

Incoraggiata dal successo e affascinata da taxidermia, entomologia e quello che si spinge oltre la morte nel museo Maison Deyrolle, nel 1982 la Rheims sposta l'obiettivo sugli sguardi fissi degli animali imbalsamati con gli scatti in bianco e nero di Animal, esposti a Parigi e alla Galleria Daniel Wolf di New York.

Contemporaneamente realizza le prime fotografie di moda, per riviste di moda, copertine di dischi, locandine di film, campagne pubblicitarie (Well e Chanel) e dal 1984 anche i reportage e i ritratti di personalità di spicco in collaborazione con l’agenzia Sygma. 

Nel 1986 gira film pubblicitari, numerosi videoclip, anche i titoli di testa di un lungometraggio, mentre prepara per l’Espace Photographique di Parigi la retrospettiva sui primi 10 anni della sua carriera fotografica, ricevendo non poca attenzione dalla stampa.

Nel 1989, il Musée de l’Elisée di Losanna espone alcune sue fotografie, ma è la pubblicazione di Female Trouble, accompagnato da una mostra allestita in Germania e in Giappone, a raccogliere oltre un decennio dei suoi ritratti femminili.

Nel 1990 scatta a Londra la maggior parte dei ritratti degli adolescenti androgini di Modern Lovers, compresa la tredicenne Kate (Moss) che fotografa senza vestiti, dopo la scuola e aver ottenuto il consenso dei genitori. Sono gli aspetti più androgini della femminilità a diventare oggetto di una mostra per l’apertura della Maison Européenne de la Photographie di Parigi, seguita da altre in Francia, Gran Bretagna e Stati uniti.

La collaborazione con lo scrittore Serge Bramly ha dato vita al successo internazionale di Chambre Close (1992), serie realizzata tra il 1990 e il 1992 fotografando ragazze incontrate per le strade di Parigi (la musa), invitate a seguirla in una camera d’albergo e a spogliarsi per lei senza rinunciare all'ironia.

Nel 1994 le viene assegnato il Grand Prix de la Photographie de la Ville de Paris e nel 1995 realizza anche il ritratto ufficiale del Presidente della Repubblica Francese Jacques Chirac, con l'intenzione di dargli quello che definisce “l'aspetto rilassato dei grandi eroi dei western".

L'impegno non condiziona però il suo linguaggio, tanto meno le impedisce di realizzare una rivisitazione contemporanea e provocatoria della vita di Cristo, dall'Annunciazione fino all'Ascensione, con I.N.R.I. (1998) che dopo aver suscitato indignazione e divieti è stato esposto per la prima volta in Italia con l'edizione del Photolux Festival 2015 dedicata a sacro e profano.

“Come può essere rappresentato il Cristo oggi? Come possono la sua vita, le sue azioni e i suoi insegnamenti essere comunicati attraverso mezzi moderni, parole che conosciamo e che riescano a trasmetterci un senso di immediatezza? In altre parole, come si può trasmettere quel senso di eternità contenuto nelle parole del Vangelo che recitano: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” Abbiamo impostato il nostro lavoro su un’attenta rilettura dei testi, lavorando sulle fonti originali e cercando di combinare la storia e la leggenda, come se entrambe appartenessero a questi tempi confusi che chiamiamo presente e come se le scoprissimo per la prima volta. Abbiamo perciò seguito l’esempio degli artisti del passato che hanno trasposto senza esitazione le storie sacre nel loro tempo, usando, per esempio, i dintorni di Firenze come sfondo.”

da un testo di Serge Bramly e Bettina Rheims

Altrettanto controversi si rivelano i ritratti della 60 giovani modelle che posano nude per la prima volta nell'universo fantastico di X’Mas (2000), seguiti dalla Parigi senza tempo, di nuovo musa per il surrealismo di Rose c’est Paris (2009), ispirato a Man Ray e Caravaggio, Jean- Luc Godard e Dashiell Hammett. 

Il ritratti delle donne che vivono e lavorano a Shanghai (2002) si concentrano sulla coesistenza di tradizioni millenarie e avanguardia, mentre lo studio retrospettivo di More Trouble del 2004 è seguito dalle allegorie della malinconia delle eroine in Héroines (2005).

Esposta nel 2012 a Düsseldorf prima che in altre mostre e un libro, Gender Studies continua ad esplorare le sfumature di genere, sessualità e la transessualità, con 27 ritratti accompagnati da clip sonore di interviste (di Frédéric Sanchez ) di giovani uomini e donne che hanno risposto a una richiesta del fotografo pubblicata su Facebook. Nel 2013 riceve ufficialmente anche la Légion d’honneur dallo stato francese (2006).

«so che più guardo i corpi degli altri, più conosco me stessa: ogni mio scatto è un autoritratto»

Bettina Rheims

Tutti gli autoritratti che intraprendono il “viaggio lungo 35 anni di fotografia” e molte più sfumature della femminilità inquadrata dallo sguardo e l'obiettivo audace e ribelle di Bettina Rheims, protagonista della grande retrospettiva selezionata e assemblata personalmente dalla stessa Rheims.

Oltre 180 stampe a grandezza naturale per il viaggio che ripercorre le fasi salienti e i ritratti più iconici e inediti della sua carriera artistica, allestito nei tre piani della Maison Européenne de la Photographie di Parigi, dall’apertura della settimana dell’haute couture parigina al prossimo 27 marzo 2016, prima di spostarsi al Fotografiska Museet di Stoccolma, dal 15 aprile al 12 giugno 2016.

Un viaggio analogo a quello accompagnato da una selezione di oltre 500 scatti nelle pagine del nuovo volume edito da Taschen, disponibile in edizione limitata di 800 copie numerate e firmate e due edizioni d'arte limitata a 100 copie numerate, accompagnato da una fotografia firmata e numerata.

Foto | Bettina Rheims, Courtesy Maison Européenne de la Photographie

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