Le alchimie fotografiche di Heinz Hajek-Halke

"Due aspetti difficili hanno sempre dominato il mio carattere: provocazione e curiosità; in termini più raffinati: una sete di conoscenza. E così sono diventato un fotografo a dispetto della pittura accademica, ma sono rimasto un pittore a dispetto della fotografia"

Heinz Hajek-Halke

Dai grandi fotografi c'è sempre da imparare, con quelli capaci di usare il processo fotografico per sperimentare la ricerca di nuove forme, visioni e alchimie, si 'rischia' anche di elevare lo sguardo oltre il consueto e le astrazioni dell'immaginario.

Fotografi, a dispetto di tutto e tutti, come Heinz Hajek-Halke, fotoreporter, insegnante, esploratore della tecnica e sperimentatore della forma, sin dagli esordi, arrivando a produrre strutture e negativi che non avevano sempre bisogno della macchina fotografica, pur restando fedeli al processo fotografico.

Uno dei pionieri della fotografia tedesca del XX secolo al quale la Galleria Carla Sozzani di Milano, in collaborazione con l'Archiv der Akademie der Künste e Michael Ruetz di Berlino e la Eric Franck Fine Art di Londra, per la prima volta in Italia, si prepara ad ospitare una selezione delle sue più straordinarie fotografie vintage, manipolazioni di forma, luce e movimento stampate tra gli anni Trenta e gli anni Settanta. 

Heinz Hajek-Halke: (1898-1983) la biografia di un pioniere della sperimentazione fotografica

Heinz Hajek-Halke, nato a Berlino nel 1898, poco conosciuto al grande pubblico, è tra i pionieri della fotografia tedesca del XX secolo che hanno marcato con una forte personalità la trama del secolo scorso. Dopo aver trascorso l’infanzia in Argentina, nel 1910 torna nella sua città natale dove si ricongiunge con il padre Paul Halke, pittore e vignettista, suo primo maestro di disegno, e inizia a studiare arte presso l’Accademia di Belle Arti.

Costretto a lasciare gli studi per arruolarsi nel 1916 nella Prima guerra mondiale, li riprende dopo due anni frequentando prima i corsi del pittore Emil Orlik e quindi le lezioni di Hans Baluschek, da lui ritenute più progressiste e meno convenzionali.

Dal 1923 lavora come fotoreporter per l’agenzia di stampa Press-Photo, sperimentando, fin dai suoi esordi, diverse tecniche: fotomontaggi, doppie esposizioni, collage. Collabora con i grandi fotografi Willi Ruge e Else Neuländer (Yva) allo sviluppo di immagini sempre più complesse. I suoi lavori saranno richiesti dalle riviste più note della Repubblica di Weimar.

Durante la Seconda guerra mondiale si ritira sul Lago di Costanza in Svizzera, dove inizia a occuparsi di fotografia scientifica nel campo della biologia degli insetti. Attraverso un grande banco ottico esplora diverse tecniche di manipolazione chimica, di distorsione della luce e di ingrandimento sui piccoli soggetti.

Nel 1949 diventa membro di "Fotoform", gruppo d’avanguardia dei fotografi della Germania occidentale fondato da Otto Steinert; sei anni più tardi inizia a insegnare fotografia e grafica presso l'Università delle Arti di Berlino. Tra i suoi studenti si contano personalità che hanno segnato la storia della fotografia come Dieter Appelt e Floris Neusüss.

La necessità di sperimentare e di cercare nuove forme dall’ingrandimento di microcosmi, portano Heinz Hajek-Halke a metà degli anni ‘50 a concentrare il suo lavoro in camera oscura, seguendo le orme di Man Ray e László Moholy Nagy.

Halke, senza l’utilizzo della macchina fotografica, inizia a produrre direttamente negativi sovrapponendo su vetro materiali come colla, vernici, fuliggine, fili, lische di pesce, frammenti di vetro. Una serie di “incidenti” guidati dalla conoscenza di tecniche chimiche e meccaniche, lo conducono alla stampa dei negativi di vetro in camera oscura. Le forme generate precedentemente sul supporto, ingrandite, si trasformano in un dettagliato macrocosmo fissato su carta. Questi lavori vengono definiti “Lichtgrafik” dallo storico dell'arte tedesco Franz Roh, in occasione della mostra "Subjektive Fotografie" di Saarbrücken nel 1951.

Con una costante e meticolosa ricerca di forme, Halke costruisce delle strutture con fili flessibili “Drahmontage” che, montate su giradischi, illumina con precisione. Il loro movimento rotazionale, studiato insieme al gioco di luci, restituisce conformazioni complesse nel tempo di uno scatto.

Questi numerosi esperimenti rientrano, in termini di lavorazioni fisico-chimiche, in una ricerca alchemica sperimentale, una sorta di zona grigia tra arte e scienza dove Heinz Hajek-Halke, uomo enigmatico, individualista, anarchico, muove e guida con tecnica e rigore il suo immaginario.

Il suo è un lavoro sistematico, costituito da disegni preparatori, temi ricorrenti e soluzioni precedenti rivalutate e riviste nel tempo per confermarne la validità. In queste ricerche Heinz Hajek-Halke è sempre rimasto un fotografo che ha utilizzato il processo fotogafico come mezzo espressivo per sviluppare i suoi immaginari astratti.

Dieci anni prima della sua morte, avvenuta a Berlino nel 1983, Heinz Hajek-Halke, senza eredi, consegna la sua opera completa al fotografo e amico Michael Ruetz che, dopo una precisa catalogazione, la dona all'Archiv der Akademie der Künste di Berlino.

Due i libri pubblicati in vita: Experimentelle photographie nel 1955 e Lichtgraphik nel 1964.

Nel 2002 il Centre Pompidou di Parigi dedica a Heinz Hajek-Halke la prima grande retrospettiva a cura di Alain Sayag. Nel 2012 l’Akademie der Künste di Berlino gli riserva un'importante antologica curata da Michael Ruetz.Oggi tocca alla Galleria Carla Sozzani di Milano.

Heinz Hajek-Halke
dal 7 febbraio al 3 aprile 2016
Galleria Carla Sozzani
Corso Como, 10
Milano
tutti i giorni, pre 10.30–19.30
mercoledì e giovedì, ore 10.30–21.00

Foto | Heinz Hajek-Halke, Courtesy Galleria Carla Sozzani, Milano

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