Al confine del Parco con il collettivo Synap(see)

I fotografi del collettivo Synap(see) esplorano definizione e confine di Parco, con i progetti in mostra a Verona e nelle pagine del magazine dedicato

Io non mi perdo facilmente, non credo sia una questione di orientamento quanto di temperamento, ma vagando nei parchi tendo a smarrire i confini dei miei orizzonti, per entrare in sintonia con coordinate percettive differenti.

Mi succede lo stesso con le fotografia, anche quando non si avventura nel parco, con un potenziale di attrazione enorme quando lo fa, come Inhabitants di Andrea Buzzichelli e le immagini delle foto trappole usate dalla Guardia Forestale, elaborate per guardare oltre il confine del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, della notte, della fotografia, della nostra visione e percezione.

Un progetto che estende la sua valenza esplorativa, in quanto parte dell'indagine sul territorio italiano portata avanti insieme ai fotografi del collettivo Synap(see), partendo da una serie di interrogativi sul significato di parco e sulla fragilità del concetto di confine.

Interrogativi che Stefano Parrini spinge "Beyond the Border" puntando l'obiettivo sulle vette aguzze del Parco Regionale delle Alpi Apuane toscane, celate dalla bruma e dal degrado del paesaggio, eroso delle attività estrattive delle cave di marmo e il turismo attirato dal  Marmo di Carrara.

Un degrado analogo a quello che minaccia i confini del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, galleggiando con i resti Pop e colorati delle ‘Isole di plastica’ e la nostra arte di inquinare, messa a fuoco da Giovanni Presutti.

L'esplorazione di Paola Fiorini con Erto = Ripido si spinge nel Parco Naturale Dolomiti Friulane, nei pressi di Erto e della valle del Vajont, resa celebre da uno dei peggiori disastri ambientali della storia, accompagnando un gruppo di scout e il loro bisogno di natura, più forte delle illusioni promesse nei depliant, nelle tariffe dei proprietari dei campi, negli orari di visita alla diga e ciò che la natura non ha ancora spazzato via. 

Il labile confine del parco fotografato a più riprese da Antonella Monzoni nel vasto Delta del Po, diviso tra il territorio del parco veneto e quello emiliano che indaga con Delta (Il Parco Regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna), si palesa attraversa l'ambiente plasmato da secoli di attività umane (agricoltura, pesca, saline).

La stessa imprescindibile presenza umana messa a fuoco da Emanuela De Luca, numerando la sinfonia in blu del paesaggio montuoso campano del Parco Regionale del Partenio, insieme a quello interiore che sorvola la «verde Irpinia, terra di lupi, monti, memorie di briganti ed antichi paesini», delimitata solo dall'abbraccio di Madre Natura come i suoi ricordi d'infanzia.

Sei sguardi diversi ed approcci notevoli, per un'indagine collettiva sulle diverse sfumature e complessità del territorio nazionale dei nostri Parchi, raccolta nelle pagine della loro ultima "creatura": PARCO, works and magazine, ben curato da Steve Bisson, prodotto con il guizzo creativo di L'Artiere e presentato sabato 20 febbraio 2016, a partire dalle ore 19, presso la Fonderia 20.9 di Verona (via XX Settembre, 67), dove i progetti restano in mostra, dal 20 febbraio fino al 13 marzo 2016.

"Il progetto ‘Parco’ realizzato dal collettivo Synapsee, nasce con la volontà precisa di indagare la definizione stessa di parco. I parchi italiani rappresentano un arcipelago di territori, ecosistemi, paesaggi assai diversi. Come diverse sono le definizioni che il concetto di parco racchiude: parchi nazionali, regionali, riserve, zone umide, oasi, reti e aree protette. Un immaginario comune tanto ricco quanto complesso, che investe l'intera geografia della penisola, da Nord a Sud. Non solo ambiente ma abitanti, persone, centri di visita, centri di educazione e formazione, scuole e università, diritti e istituzioni. Un brulicare di aspettative e prospettive non sempre coerenti. A partire dall'estate del 2014, il collettivo ha deciso di investigare questa complessità, scegliendo di mettere a fuoco il paradigma del confine. Dove inizia e finisce un parco? Se osserviamo un parco è evidente che le relazioni che esso instaura con il territorio non si esauriscono nella sua delimitazione amministrativa. In qualche modo il futuro, o la salute di un parco, dipendono da ciò che accade dentro e fuori di esso." Steve Bisson

Segue un piccolo approfondimento introduttivo dei progetti di Andrea Buzzichelli, Emanuela De Luca, Paola Fiorini, Antonella Monzoni, Stefano Parrini e Giovanni Presutti del collettivo Synap(see), ma voi non vi accontentate, seguite i link fin dentro al Parco.

Se invece preferite seguire il magazine, lo trovate anche tra le zine fotografiche del Funzilla - Rome Photozine Festival, il 16 e 17 aprile 2016.

Synap(see): un manifesto collettivo


Synap(see) nasce nel 2011 ed è composto da :
Andrea Buzzichelli
Emanuela De Luca
Paola Fiorini
Antonella Monzoni
Stefano Parrini
Giovanni Presutti

Synap(see) è l’incontro di differenti identità, realtà geografiche ed
espressioni stilistiche.
Synap(see) è la convergenza di filosofie, ideali e passioni.
Synap(see) è vedere, oltre.

Sei autori, riuniti in un collettivo fotografico, propongono e
sviluppano progetti partendo da un tema comune.
Il differente approccio visivo si concretizza in lavori eterogenei
come fili che si intrecciano a formare un’unica tela.

La missione di Synap(see) è di operare collettivamente, interpretando e producendo lavori fotografici approfonditi, per proporre la propria visione sulle relazioni tra uomo contemporaneo e il proprio spazio.
Come gruppo vogliamo condividere i nostri studi legati all’immagine, innanzitutto con i membri del collettivo stesso e successivamente con chiunque dimostri interesse.
Vogliamo operare nel rispetto della dignità umana esprimendoci ognuno con la propria visione, siano i nostri progetti di taglio reportagistico o di ricerca.
Il nostro linguaggio si ripropone di rinnovarsi, adeguandosi e accettando la sfida e le infinite possibilità legate all'immagine e alla diffusione di massa della fotografia.
Non siamo contro il mercato della fotografia, ma non vorremmo sottostare esclusivamente alle regole economiche che lo condizionano, per questo motivo, non tutti i lavori, avranno necessariamente come finalità la vendita.
I progetti che trattiamo verranno prodotti nella massima considerazione delle persone e delle cose, rispettando l’obbligo etico del fotografo.
I progetti vengono trattati andando in profondità, tenendo in considerazione tutto ciò che l’idea del collettivo riguarda e che il collettivo può e riesce a trattare con coerenza e professionalità.

magazine-parco-del-collettivo-synapsee-curato-da-steve-bisson-prodotto-da-lartiere-02.jpg

Andrea Buzzichelli: Inhabitants (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi)

«Questa serie di immagini nasce da un lavoro nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi in Toscana, Italia. A partire da materiali di archivio, realizzati dalla Guardia Forestale e dall' associazione Canilupus per il monitoraggio della fauna selvatica, Andrea Buzzichelli costruisce un proprio inventario estetico. Le immagini per nulla descrittive catapultano l'osservatore in una sorta di immaginario proibito, avvicinandolo al lato nascosto e oscuro della natura del parco. Esse rilevano così un senso di potenza intrusiva in un mondo che altrimenti non sarebbe svelato, e una sorta di fascino “voyeuristico” verso la natura stessa. Sono immagini che non hanno tempo. Prive di riferimenti esse non vogliono parlare di ciò che si vede bensì di ciò che si sente. E in questa prospettiva esse rivelano la propria cifra artistica, costituendo allo stesso modo un omaggio al lavoro pioniere del fotografo naturalista George Shiras III».
http://synapseeblog.tumblr.com/andreabuzzichelli

Stefano Parrini: Beyond the Border (Parco Regionale delle Alpi Apuane, Toscana)

«Quando ho deciso di fare un lavoro sui parchi e le aree potette mi sono venuti subito in mente alcuni aspetti che non avevo mai preso in considerazione, eppure sono stato tante volte a fare delle visite all’interno di alcun di queste aree; ma sempre con intenti prettamente turistici. La prima domanda che mi sono posto è forse la più importante: perché abbiamo bisogno di creare queste aree protette? Forse perché l’ambiente naturale normalmente viene distrutto? Quindi i confini dovrebbero essere netti e percepibili e far vedere la differenza tra il territorio protetto e quello non protetto? Da qui altre domande su cosa siano veramente i confini di un parco e su quello che si può fare e non fare all’interno di queste zone. Per questi dubbi quando ho pensato a quale parco indagare ne ho cercato uno che avesse ben evidenti alcuni aspetti critici che si ricollegavano in senso stretto alle mie domande. Senza andare tanto lontano, in Toscana il Parco Regionale delle Alpi Apuane mi offriva una vasta scelta di argomenti discutibili che hanno bisogno di risposte, senza dubbio queste montagne evidenziano, forse meglio di altre zone, il bisogno di protezione di un territorio e la conseguente istituzione di un’area protetta, ma allo stesso tempo evidenziano altrettanto nettamente il bisogno da parte dell’uomo di intervenire con attività commerciali all’interno di un territorio protetto e quindi il bisogno di violare una zona denominata protetta. Questa ambiguità credo sia un aspetto interessante da prendere come esempio per quello che oggi è il rapporto tra l’uomo, il territorio e l’ambiente naturale, un’ambiguità che si presenta non solo nelle aree protette, ma che in alcune di esse è esasperata. Basta pensare che da un censimento effettuato dall’università di Siena nel territorio apuano ci sono più di settecento cave tra attive, non attive e saggi. Basta guardare la mappa satellitare per capire quanto questo territorio abbia bisogno di protezione. Può bastare l’istituzione di un parco a proteggere un territorio oppure anche questa segue le regole della politica e della spartizione che deriva da interessi economici e non serve all’interesse comune che è quello di preservare l’ambiente? Si può considerare un’area protetta un tentativo di riappropriazione sociale e comune di un territorio? Questo è un pò quello che volevo mettere in evidenza con il mio lavoro fotografico. Paesaggi da un’area protetta che non lo sembra, un’ambiguità che faccia da presupposto per capire meglio cosa sono e a cosa servono i parchi e le riserve naturali in relazione a quello che è il rapporto tra l’attività umana, l’ambiente e il territorio e il modo in cui è cambiato nel tempo».
http://synapseeblog.tumblr.com/stefanoparrini

Giovanni Presutti: Isole di plastica (Parco Nazionale Arcipelago Toscano)

«L’Isola d’Elba si trova in Italia, in Toscana, ed è un parco nazionale, ma potrebbe esser ovunque. Rappresenta la sintesi del nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda e in particolar modo col mare. Il “mare nostrum” è pieno di plastica. L’inquinamento in questa zona, forse per le sfavorevoli correnti, da analisi effettuate recentemente raggiunge gli 892.000 microframmenti di plastica per chilometro quadrato, e la realtà a terra non è da meno. Le spiagge, la vegetazione, i boschi sono troppo spesso trattati come discariche. A fronte di panorami di una bellezza incomparabile troviamo inseriti come parassiti i nostri scarti, i segni del nostro passaggio, del degrado della nostra società contemporanea che nulla rispetta pur di consumare»
http://synapseeblog.tumblr.com/giovannipresutti

Paola Fiorini: Erto=Ripido (Parco Naturale Regionale Dolomiti Friulane di Erto)

«Che significato ha la definizione di Parco naturale oggi? 
Un’area naturale protetta, che ha la funzione di mantenere l’equilibrio ambientale di un determinato luogo. Una porzione di territorio quindi, una zona circoscritta e ben delimitata ove i confini talvolta divengono invisibili.

Per la mia indagine ho immaginato sin da subito una ricerca orientata sulle persone che ci lavorano o li frequentano, volevo avere una visione del parco attraverso i loro occhi e le loro esperienze. Nell’estate del 2014 mi si è presentata casualmente l’opportunità di seguire un gruppo scout nel loro campo estivo svoltosi nelle vicinanze di Erto/Valle del Vajont, tristemente nota per il disastro del 1963.
Ho pensato che quella poteva essere l’occasione giusta per indagare i confini e i “limiti” di un parco, di fatto gli scout a mio avviso sono una forma di turismo diversa, non immediata e quindi molto più interessante.

Queste valli scoscese sono state cassa di risonanza soprattutto di silenzi; in attesa che i confini, in termine di relazione tra la sottoscritta e questo gruppo di adolescenti, potessero essere dissolti.
Durante i dieci giorni di campo ho avuto la netta sensazione di esser messa alla prova, di essere sotto osservazione... quelle valli aspre e impervie mi osservavano e pure i ragazzi di comune accordo.
Una sorta di iniziazione silente e senza rituali.
Ho portato a casa un borsone carico di abiti che odoravano di muffa, una manciata di ritratti di questi adolescenti e il depliant fradicio e infangato del Parco Dolomiti Friulane che in copertina recita “WILDERNESS”.
Sfida vinta.»
http://synapseeblog.tumblr.com/paolafiorini

Emanuela De Luca: Partenio (Parco Regionale del Partenio, Campania)

Durante questo lavoro mi sono sentita come un viaggiatore senza meta; ed è certo che ancora non l’abbia trovata…

«Il Parco Regionale del Partenio, 14.870,34 ettari di territorio con una popolazione di 104.481 abitanti,si estende nella parte appenninica della Campania, nella verde Irpinia, terra di lupi, monti, memorie di briganti ed antichi paesini, in cui il tempo sembra quasi essersi fermato. Il Parco è delimitato dal circuito di strade che collegano i 22 Comuni dislocati all’interno dell’area protetta, rendendo percepibili i confini almeno visivamente. Tuttavia, esso non svanisce lì dove c’è l’agglomerato rurale ma uomo e natura riescono a convivere pacificamente, creando un insieme caratteristico di pieni e di vuoti; una tensione dialettica continua tra centri abitati, a loro modo caotici, ed altopiani panoramici e monti imponenti, del tutto estranei ai ritmi frenetici dell’uomo. Se è vero che un paesaggio è uno stato d’animo, le creste montuose del Partenio rappresentano un’oasi di vuoto in un tempo sospeso, divenendo un paesaggio interno in cui ritrovare tracce di una memoria lontana.»
http://synapseeblog.tumblr.com/manudeluca

Antonella Monzoni: Delta (Parco Regionale del Delta del Po, Emilia-Romagna)

«Il Parco Regionale del Delta del Po dell'Emilia-Romagna è una vasta area in cui il denominatore comune è l’equilibrio tra acqua, sabbia e sale, la cui convivenza ha sviluppato e determinato nel corso dei secoli tutte le attività dell’uomo legate alla pesca, all'agricoltura, alla tradizione, all’arte.
Da giugno 2015 questo territorio è stato riconosciuto dall'Unesco "Riserva della Biosfera", ma il Delta più che un'area protetta è una zona "pretesa", pretesa dall’uomo che vuole viverci e lavorarci e che rivendica quotidianamente il suo operato. L’uomo rispetta il Delta, lo teme e lo ama, ed esegue quotidianamente gli stessi rituali, necessari per vivere in questo territorio, come coltivare su terreni sabbiosi e di acqua salmastra, e controllare puntualmente la salinità dell’acqua per irrigare senza danneggiare le coltivazioni. L'agricoltura è fiorente: grano, mais, barbabietole, carote, asparagi, fragole, soia e riso. La pesca è da sempre la principale fonte di sopravvivenza degli abitanti, le acque del Delta sono molto ricche di pesci.
Nella parte meridionale, a Cervia, il sale è l’elemento protagonista dai tempi degli Etruschi, l’oro bianco. Salina Camillone è "l'ultima" salina, al di fuori del presidio industriale, e pochi anziani la lavoravano a scopo dimostrativo, manualmente, e solo con strumenti di legno».
http://synapseeblog.tumblr.com/antonellamonzoni

Foto | Parco collettivo Synap(see), Courtesy autori

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