Voto, libertà e suffragette in rare fotografie d'epoca

La parabola storica del movimento inglese per il suffragio femminile, nelle rare immagini degli archivi inglesi Heritages Images, Mary Evans e Top Foto

Associare voto a libertà, in un paese con un Presidente del Consiglio che nessuno ha mai eletto, potrebbe anche strappare qualche sorriso (amaro), ma ritornare a parlare del turbolento movimento inglese che lottò e ottenne il suffragio femminile negli anni '20, un ventennio prima dell'Italia, nella nostra società 'modernamente' sessista e iniqua, potrebbe anche stimolare qualche riflessione costruttiva.

Aspettando le Suffragette cinematografiche e fittizie di Sarah Gavron, nei nostri cinema dal prossimo 3 marzo, approfitto dello sguardo in anteprima sulla storia raccontata dalla fotografia e la mostra che si prepara a seguire la parabola del movimento inglese che si è battuto per il suffragio (diritto di voto) delle donne, attraverso le rare immagini provenienti dagli archivi inglesi Heritages Images, Mary Evans e Top Foto, distribuiti in Italia dall’agenzia giornalistica fotografica A.G.F. di Roma.

Scatto dopo scatto, “Voto e Libertà – Il movimento delle suffragette inglesi” ripercorre i momenti salienti del movimento che nel 1869 vide la luce nel Regno Unito, anche se da un secolo le donne rivendicavano il diritto al voto e solo il 2 luglio 1928 il suffragio fu esteso a tutte le donne del paese, dopo che il Parlamento britannico nel 1918 aveva approvato la proposta di diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia al di sopra dei 30 anni.

Il termine Suffragette, coniato in modo denigratorio dal giornale inglese Daily Mail per designare le militanti del movimento femminile che chiedevano il suffragio, venne abbracciato dalle stesse come appellativo in tutti i paesi di cultura anglosassone, anche se in Inghilterra il movimento si radicalizzo al punto da assumere forme violente di attacco e repressione.

Proteste cruente che non risparmiarono, spranghe e piccoli ordigni esplosivi durante la cosiddetta “Guerra delle Vetrine” di Londra del 1912, incendi di cassette sposali e chiese, la prigione e lo sciopero della fame a molte militanti, mentre la giovane Emily Davinson nel 1913 veniva travolta e uccisa da un cavallo di Re Giorgio V (in una delle foto), mentre cercava di afferrarne le redini durante una manifestazione al Derby di Epsom.

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Suffragette: la storia di termine e movimenti

Con il termine suffragette si indicavano le appartenenti a un movimento di emancipazione femminile nato per ottenere il diritto di voto per le donne (dalla parola "suffragio" nel suo significato di "voto"). In seguito la parola "suffragetta" ha finito per indicare, in senso lato, la donna che lotta o si adopera per ottenere il riconoscimento della piena dignità delle donne, coincidendo in parte quindi con il termine femminista.

In Francia, le assemblee incaricate di eleggere i deputati agli Stati Generali presentarono nel 1789 (all'inizio della rivoluzione francese) all'Assemblea Rivoluzionaria i Cahier de Doléances des femmes, una prima richiesta formale di riconoscimento dei diritti delle donne. Negli stessi anni, sempre in Francia, Olympe de Gouges pubblicò "Le prince philosophe", romanzo che rivendicava i diritti delle donne, ed iniziò ad organizzare gruppi di donne. La sua azione tuttavia fu interrotta quando iniziò a criticare lo stesso Robespierre, e, nel 1793, venne ghigliottinata.

Le donne iniziarono anche nel Regno Unito la lotta per il cambiamento all'interno della società, sin dall'inizio sostenute dal lavoro di personalità fautrici dei diritti delle donne, come John Stuart Mill che propose l'idea del suffragio femminile in un programma presentato agli elettori del Regno Unito nel 1865, ma successivamente venne affiancato da numerosi uomini e donne, pronti a lottare per la stessa causa.

Contemporaneamente a quanto avveniva in Francia, quindi, anche nel Regno Unito si pubblicarono libri a sostegno della tesi dei diritti per le donne. Mary Wollstonecraft pubblicò "A Vindication of the Right of Women" nel 1792, mentre iniziavano a formarsi i primi circoli femminili. Tuttavia le richieste delle donne non ottennero risposte adeguate, sino a quando con la riforma del 1832 e con la legge comunale Corporations Act, del 1835, alle donne venne concesso il diritto di voto, anche se era limitato alle elezioni locali, mentre per quelle nazionali non era possibile.

Il movimento delle suffragette, come movimento nazionale volto a chiedere il suffragio femminile, vide la luce nel Regno Unito solo nel 1869.

È da questa data quindi che fu possibile parlare, a tutti gli effetti, di suffragette, perché solo allora ebbe vita un movimento nazionale per rivendicare il diritto di voto, ancora non riconosciuto, che portò, nel 1897, alla formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile (National Union of Women's Suffrage). La fondatrice, Millicent Fawcett, cercò di convincere anche gli uomini ad aderire al movimento, perché erano i soli, in quel momento storico, che legalmente potessero concedere il diritto di voto, ma ebbe scarso successo. I progressi sul piano del riconoscimento sociale, in quel primo periodo, furono quindi molto limitati, e tale situazione si protrasse sino a circa il 1903.

Sul piano economico e sociale il notevole e crescente benessere dovuto all'industrializzazione intanto aveva cambiato radicalmente la vita delle donne. I movimenti femminili ripresero nuovo vigore quando Emmeline Pankhurst fondò, nel 1903, l'Unione sociale e politica delle donne (Women's Social and Political Union - WSPU), con il preciso intento di far ottenere alle donne il diritto di voto politico, concesso solo agli uomini tranne che per le elezioni ai consigli municipali e per le elezioni di contea.

Le suffragette attuarono azioni dimostrative, incatenandosi a ringhiere, incendiando le cassette postali, rompendo finestre e così via. Una suffragetta, Emily Davison, morì durante i disordini al Derby di Epsom del 1913, e le venne dedicata una edizione speciale del quotidiano The Suffragette. Molte vennero incarcerate e iniziarono lo sciopero della fame emulando Marion Dunlop, la prima suffragetta ad attuare tale forma di protesta.

Il movimento femminile aveva come scopo il raggiungimento di una parità rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico ma anche giuridico ed economico. Le donne volevano poter insegnare nelle scuole superiori, l'uguaglianza dei diritti civili, svolgere le stesse professioni degli uomini e soprattutto godere del diritto elettorale o di suffragio, termine dal quale deriva appunto il nome con il quale si era soliti indicare le partecipanti al movimento: suffragette.

Le aderenti al movimento utilizzavano diffondere le proprie idee attraverso comizi, scritte sui muri o cartelli con slogan del tipo "Votes for women" o contenenti frasi inneggianti alla promotrice della rivolta. Spesso queste manifestazioni venivano soffocate con la violenza da parte delle forze dell'ordine e con l'arresto di molte militantifemministe.

Durante la prima guerra mondiale, con quasi tutti gli uomini validi mandati al fronte, le donne assunsero molti dei tradizionali ruoli maschili, e questo comportò una nuova considerazione delle capacità della donna. La guerra inoltre causò una spaccatura nel movimento delle suffragette del Regno Unito, con Emmeline e Christabel Pankhurst, ed il loroWomen's Social and Political Union, disponibili a sospendere la loro campagna per la durata della guerra, mentre le suffragette più radicali, rappresentata dal Sylvia Pankhurst con il suo Women's Suffrage Federationcontinuò la lotta.

Tuttavia, nonostante le difficoltà e le divisioni, le donne, con le loro organizzazioni, riuscirono ad ottenere ciò per cui lottavano e vinsero così la loro battaglia. Nel 1918 il parlamento del Regno Unito approvò la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni) che furono ammesse al voto politico. Solo più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne del Regno Unito.

Il movimento delle suffragette si sviluppò in forme simili in vari paesi. Il primo paese a riconoscere parzialmente il suffragio femminile fu lo Stato del Wyoming nel 1869, e nello stesso anno, negli Stati Uniti, si verificarono movimenti analoghi a quelli inglesi, ma le donne riuscirono a ottenere il suffragio universale solo nel 1920, dopo la fine della prima guerra mondiale. Tra le leader del movimento statunitense deve essere ricordata Alice Paul.

In Germania le donne ottennero tale diritto nel 1919. In diversi altri paesi la conquista del suffragio universale fu più tortuoso. La Francia, ad esempio, nonostante la prima presa di coscienza durante la rivoluzione, concesse il diritto solo nel 1945, la Svizzera solo nel 1971.

A quanto pare il primo paese nel mondo ad applicare il suffragio femminile fu la Svezia durante l’età della libertà (1718-1771), mentre in Italia il percorso fu in parte rallentato dalla unificazione avvenuta solo nel 1861.

Nel 1919 le donne ottennero l'emancipazione giuridica, e anche papa Benedetto XV si pronunciò pubblicamente favorevole al diritto di voto alle donne. Storicamente, ai primi nuclei femminili organizzati di inizio Novecento, aderirono inizialmente le donne della borghesia, alle quali si affiancarono successivamente cattoliche e socialiste. Tra queste ultime, da ricordare in modo particolare: Giuditta Brambilla, Carlotta Clerici e Anna Kuliscioff.

Fu solo il 30 gennaio 1945, quando l'Italia era ancora in guerra, che il Consiglio dei ministri dell'Italia Libera presieduto da Bonomi approvò il decreto legge Alcide De Gasperi-Togliatti, che prevedeva il diritto di voto esteso a tutti gli italiani che avessero 21 anni compiuti.

Le donne italiane votarono, per la prima volta, nelle elezioni amministrative della primavera del 1946 nonché nel successivo referendum del 2 giugno, per l'elezione dell'Assemblea costituente e per il Referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. Il principio, stabilito dal decreto legge del 1945 e firmato dal Luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia (in seguito Re col nome di Umberto II di Savoia), venne ripreso successivamente dalla Carta costituzionale italiana, entrata in vigore nel 1948 dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

La mostra fotografica, curata da Alessandro Luigi Perna, nell’ambito del progetto History & Photography, prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose e organizzata dall’Assessorato alla Cultura Turismo e Spettacolo del Comune di Sabaudia, si inaugura martedì 8 marzo 2016 alle ore 17.00 al Museo “Emilio Greco” di Sabaudia, dove resterà fino a martedì 15, ma le vostre riflessioni si possono estendere ben oltre.

Voto e Libertà – Il movimento delle suffragette inglesi
8 – 15 marzo 2016
Sala espositiva del Museo “Emilio Greco” 
Ingresso Piazza del Comune
Corte comunale
Sabaudia (LT)

lunedì-venerdì, ore 16-19
sabato e domenica, ore 10-13 e 16-19
Ingresso gratuito

Foto | Voto e Libertà – Il movimento delle suffragette inglesi, Courtesy Alessandro Luigi Perna

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