Mostre fotografiche per il weekend, da Kubrick a Doisneau

Abbiamo già fatto un salto a Bologna che saluta il fine settimana tornando sul set dell'Arancia meccanica di Stanley Kubrick con gli scatti di Dmitri Kasterine, qusi contemporaneamente David Bowie before Ziggy nelle foto di Michael Putland, mentre Monza si prepara ad ospitare Le merveilleux quotidien di Robert Doisneau, ma ci sono anche mostre fotografiche fresche di inaugurazione in tutta Italia, dal cuore nero d'Europa ai codici che fanno eco allo spirito punk, tra Pantonecropolis e impronte di corpi, sinfonie in blu, chiaroscuri e merveilleux quotidien.

La ville noire. The Dark Heart Of Europe – Giovanni Troilo

L'indagine fotografica condotta da Troilo, e la controversa vincitrice del Sony World Photography Awards, porta all'emersione la realtà oscura e sommersa della cittadina belga di Charleroi e dei suoi dintorni, conosciuta ai più per la sua storia fatta di carbone e siderurgia. Ma la realtà che scaturisce dalle immagini va oltre l'immaginario comune. La città belga è oramai un figurativo cumulo di ceneri. La crisi dell'industria del carbone, e conseguentemente quella siderurgica, ha provocato un crollo anche a livello sociale. Disoccupazione e crescente microcriminalità hanno preso il sopravvento unite all'assenza di un’adeguata politica a sostegno sociale e alla perdita di un senso civico ed un'identità condivise

mostra fotografica + workshop
17 marzo - 7 aprile 2016
Whitephotogallery
Via Corte dei Mesagnesi, 45
Lecce

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Pantonecropolis di Alejandro Gómez de Tuddo


Pantonecropolis è un progetto che nasce come un unicum da un'idea panteistica ed onnicomprensiva che prevede in origine l'idea di fusione tra la città, da un lato, intesa come vita e dall'altro il cimitero, quale dormitorio o sala d'attesa per l'esistenza ultraterrena, (koimeterion), non quindi da intendersi necessariamente come morte. Ciò che lo sguardo di Alejandro Gómez de Tuddo cerca e ci offre nella sovrapposizione e assimilazione architettonica di queste due realtà delle sue grandi fotografie panoramiche in bianco e nero è la loro similitudine e il profondo legame che le unisce, a partire dalla struttura cimiteriale come estensione del canone urbanistico, estetico e culturale, caratteristico del proprio modus vivendi delle città. Il progetto di Alejandro Gómez de Tuddo fa riflettere sull’intima natura dei cimiteri come paesaggi culturali altamente organizzati che riflettono la visione sulla vita e la morte dell’umanità: così le fotografie del Cimitero Monumentale di Milano, del vecchio Campo Santo di Napoli, del Cimitero di Dublino, di Tasco in Messico o del Cimitero di Rio de Janeiro tra i tanti, appaiono qui quasi come microcosmi del mondo reale.

A cura di Anna Cestelli Guidi
18 marzo - 01 maggio 2016
AuditoriumArte
Auditorium Parco della Musica
Viale Pietro de Coubertin, 30
Roma
Ingresso libero

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«Il corpo è quello strano oggetto che utilizza le proprie parti come simbolica generale del mondo e attraverso il quale, perciò, noi possiamo “frequentare”, questo mondo, “comprenderlo” e trovargli un significato»

Maurice Merleau-Ponty

L'impronta del corpo di Dario Guarneri

L'impronta del corpo è una mostra fotografica comprendente le opere di Dario Guarneri che si focalizzano sul tema del corpo e sulla sua rappresentazione.
Scorrendo il filo cronologico dai primi agli ultimi risultati, la mostra comprende tre serie fotografiche: Immobile; L'enigma del corpo; Simulacri. Queste tre serie abbracciano un arco di tempo nella produzione artistica di Guarneri, che va dal 2008 ad oggi.
Inaugurazione: 18 marzo, ore 18:30
lunedì-sabato, ore 18-20

18 - 26 marzo 2016
Arvis
via Valenti, 5
Palermo

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“Siate infantili, siate irresponsabili, siate ogni cosa questa società detesta”

Malcolm McLaren

Youth Codes

In occasione delle celebrazioni per i 40 anni dalla nascita del punk, che a Londra si svilupperanno in un fitto calendario di eventi raccolti sotto il comune denominatore di PunkLondon (www.punk.london), la galleria Matèria è lieta di presentare la mostra Youth Codes, a cura di Gianpaolo Arena e Niccolò Fano, che inaugurerà negli spazi di via Tiburtina 149, a Roma, il prossimo 18 marzo alle ore 19.

“Siate infantili, siate irresponsabili, siate ogni cosa questa società detesta”.

Con queste parole fomentava la rivolta Malcolm McLaren, il grande manovratore e carismatico agitatore dell’adrenalinica avventura del movimento inglese, nonché manager dei mitici Sex Pistols che proprio nel 1976 pubblicano il loro primo singolo “Anarchy in the UK”. E mentre il punk imponeva la riaffermazione dell’adolescenza all’interno della cultura, declinata in rabbia distruttiva, in frustrazione, in disincanto, il suo punto di esplosione ha coinciso con quel momento della storia della musica uguale a nessun altro: arrabbiato, ribelle, rumoroso, geniale.

L’esposizione si compone di due corpus d'immagini, che a distanza di dieci anni l'uno dall'altro, analizzano le radici e gli sviluppi di questo fenomeno culturale e di costume, che continua a propagare la sua onda nel tempo.

Nella prima serie: Punks, raccolta nel libro pubblicato da Gost Book nel 2014, Karen Knorr e Olivier Richon hanno documentato la scena punk londinese emergente attorno agli storici clubs Roxy di Covent Garden e Global Village di Charing Cross tra il 1976 e il 1977, seguendo un approccio talvolta più formale rispetto ad altri lavori dedicati alla cultura punk, con l'intento di evidenziarne i simboli e renderla così più leggibile. Per questo le immagini sembrano più intime e dirette, quasi un assaggio di un mondo ancora clandestino con i propri codici di comportamento e di appartenenza.
Gli autori, ancora studenti presso il Polytechnic of Central London (oggi Università di Westminster) all'epoca degli scatti, condividono il loro fascino per le sottoculture fiorenti della città e cercano un confronto diretto con i soggetti ritratti, affermando dichiaratamente la loro presenza con un approccio esplicito e formale, non celato, dove ambientazioni statiche e pose ricercate sono gelate in un infinito istante dall’uso del flash.
Oltre alle più note eroine della scena musicale come Ari Up, Laura Logic, Palmolive, Poly Styrene e Siouxsie Sioux, i soggetti ritratti sono giovani comuni, fans, frequentatori di concerti e sale da ballo, individui annoiati o aggressivi, figure irriverenti e furfanti dickensiani, protagonisti forti e vulnerabili nello stesso tempo, annichiliti o sfrontati.

Le stampe originali in bianco e nero, inizialmente presentate alla Photographers’ Gallery di Londra nel 1978 sono state esposte nel 2012, nella retrospettiva Another London presso la Tate Britain.

La serie Colossal Youth del fotografo tedesco Andreas Weinand, nativo di Rheine in Westphalia, appartiene invece al decennio successivo. Nelle straordinarie mmagini che compongono la serie, siamo investiti e attratti da un rapido susseguirsi di suoni, colori, oggetti, azioni che colpiscono vivamente i sensi e la fantasia.

Uno studio sul lato profondo della ribellione adolescenziale ambientato a Essen (Germania), tra il 1988-1990.
I giovani, ritratti con onestà e schiettezza, esprimono rabbia, gioia, abbandono, trasporto, rassegnazione e sono colti nei rituali di gruppo mentre festeggiano, litigano, bevono, dormono, si innamorano, fino a diventare madri e padri pure loro, come Melanie e Günther per la piccola Fee. Immagini intime, colte in stanze disordinate e sporche o in paesaggi aperti e puri. Weinand, con lo sguardo di un osservatore esterno, attraverso un lungo percorso di avvicinamento empatico con i soggetti, coglie il lato antropologico e comunitario delle situazioni. In modo diaristico, con uno stile e una forma estetici ed espressivi, l’autore rivela e svela i codici autodistruttivi, dissacratori, effimeri rivelatori di stati esistenziali transitori, irrequieti, impulsivi, trasmettendo l’eccitazione incendiaria e profetica di giovani liberi e vitali, la labile speranza della visione, l’esplorazione febbrile e nevrotica dei sensi e l’eccesso nella scoperte e il desiderio incerto di (un) domani.
Tutte le immagini sono state pubblicate nella monografia Colossal Youth da Peperoni Books, nel 2011.
La mostra è visitabile
martedì-sabato, ore 11 - 19


18 marzo - 28 aprile.
Galleria Matèria
via Tiburtina,149
Roma

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Pubblicato da Matèria su Venerdì 11 marzo 2016

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