Modena guarda il mondo con Daido Moriyma, Santu Mofokeng e Alessio Zemoz

La fotografia guarda il mondo dal Foro Boario di Modena con le sfumature del colore di Daido Moriyama e quelle d'identità di Santu Mofokeng e Alessio Zemoz

Dalla piccola Modena la Fondazione Fotografia riesce a condividere sempre grandi sguardi sul mondo, come dimostrano le tre mostre appena inaugurate al Foro Boario, con Daido Moriyama in Color, la personale Santu Mofokeng, una solitudine silenziosa. Fotografie 1982 - 2011 del sudafricano vincitore del Premio Internazionale per la Fotografia 2016, insieme a lo vàco - il vuoto, personale di Alessio Zemoz, vincitore del Premio Fotografia Italiana Under 40.

Da ieri le sfumature più colorate del complesso universo urbano messo a fuoco o volutamente sfocato da Daido Moriyama, sono esposte con quelle profondamente legate all'identità dei vincitori della prima edizione dei due premi nati dalla collaborazione tra Fondazione Fotografia Modena e Sky Arte HD.

L'identità del Sudafrica dilaniato dall'apartheid, raccontata con tematiche e approcci fotografici differenti, dall'impegno instancabile di Santu Mofokeng (1956, Johannesburg, Sudafrica), con un bianco e nero lucido e consapevole.

«La sua è una creatività totalmente aperta, che non si riferisce a un soggetto specifico ma ruota attorno al tema dell’affermazione di un’identità. La varietà di soggetti e la capacità di riuscire ad accostarsi ad essi con lucidità e ragionata asprezza contraddistinguono il suo lavoro»

Un vero outsider del sistema dell’arte con un prestigioso curriculum, scelto dalla giuria internazionale tra artisti affermati come Yasumasa Morimura e autori impegnati in cause rilevanti, come la difesa dei diritti di genere in Sudafrica di Zanele Muholi, o la quarantennale attività tra gli Indios Yanomami dell’Amazzonia di Claudia Andujar, con l'intento di assegnare «Non un riconoscimento celebrativo fra tanti, né tantomeno un premio alla carriera, ma un esempio di qualità».

«Santu Mofokeng è un autore che ha fatto della riservatezza uno stile di vita; non appartiene a nessun sistema e questa libertà gli ha permesso di creare immagini clamorose. La sua è una creatività totalmente aperta, che non si riferisce a un soggetto specifico ma ruota attorno al tema dell’affermazione di un’identità»

Un prestigioso riconoscimento assegnato alla qualità del suo contributo culturale, arricchito dal premio in denaro del valore di 70 mila euro, insieme alla personale accompagnata dal catalogo edito da Skyra e lo speciale televisivo prodotto da Sky Arte HD su tutte le fasi del premio, in onda in tre puntate, lunedì 7, 14 e 21 marzo 2016, alle 20.40.

Al Premio Internazionale si affianca il Premio Fotografia Italiana Under 40 riservato ad artisti emergenti italiani, assegnato all'indagine sui paesaggi abbandonati della Valle d’Aosta di Alessio Zemoz (Aosta, 1985) con il progetto lo vàco - il vuoto. In questo caso il premio in denaro ammonta a 15mila euro e la personale al Foro Boario.

«Tra documentazione, produzione artistica nell’ambito della fotografia contemporanea e ricerca scientifica di matrice antropologica, il lavoro di Zemoz restituisce uno spaccato dell’identità del suo territorio d’origine. Partendo dalla constatazione che non è possibile fotografare il vuoto, l’artista ha cercato di evocarlo attraverso una narrazione che unisce fotografie di paesaggio a fotografie di famiglia, evidenziando la relazione inscindibile tra luoghi e persone che caratterizza i territori alpini della regione. Zemoz, al tempo stesso oggetto e soggetto della ricerca, non cade mai in una rievocazione nostalgica, ma ci indica piuttosto come la progressiva scomparsa del passato conduca anche alla perdita del suo senso».

A selezionare Alessio Zemoz tra i 10 finalisti italiani (Gianni Ferrero Merlino, Eva Frapiccini, Marco Lachi, Tiziano Rossano Mainieri, Angelo Marinelli, Egle Picozzi, Alberto Sinigaglia, Luca Spano, Lorenzo Tugnoli) è stata la medesima giuria del Premio internazionale, composta da Christine Frisinghelli (fondatrice Camera Austria), Shinji Kohmoto (fondatore Parasophia Festival Kyoto), Simon Njami (co-fondatore Revue Noir), Thyago Nogueira (capo dipartimento di Fotografia Instituto Moreira Salles, Brasile) e Filippo Maggia (direttore di Fondazione Fotografia Modena).

Foto | Courtesy Fondazione Fotografia Modena

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