Paul Strand e la fotografia come arte di comprensione del mondo

Il viaggio di Paul Strand nelle evoluzioni della fotografia come forma d'arte, emblema della modernità e strumento di comprensione del mondo

La storia dell'arte moderna e l'evoluzione espressiva di quella fotografica, come potenti strumenti di comprensione del mondo e cambiamento sociale, devono molto alla lunga e incessante sperimentazione dei linguaggi espressivi intrapresa da Paul Strand, con il suo approccio modernista e rivoluzionario alla fotografia documentaria e alla cinematografia avanguardista.

"Guardate alle cose attorno a voi, nell’immediato mondo attorno a voi. Se siete vivi, se vi interessate alla fotografia quanto basta, e se sapete come usarla, allora vorrete fotografare il significato. Se lasciate che l’altrui visione si frapponga fra il mondo e voi, voi otterrete quella cosa estremamente comune e priva di valore che è una fotografia pittorialista"

Paul Strand

Al fotografo e cineasta americano, affrancato dal pittorialismo e destinato a divenire una figura di riferimento per la «straight photography», nitida, diretta, lontana da ogni manipolazione, dobbiamo gran parte dell'autonomia estetica, tecnica e formale della fotografia che getta le fondamenta per quella documentaria.

Dobbiamo molto a questo eccezionale cronista del Novecento e maestro del realismo in bianco e nero, introdotto alla fotografia dal celebre documentarista sociale Lewis Hine, influenzato dal formidabile intuito di un mentore come Alfred Stieglitz e un temperamento che lo porta a far uso di astrazioni formali e obiettivi nascosti per i ritratti di strada, indugiando sui violenti contrasti urbani delle città e quelli sociali delle comunità rurali.

Il processo di crescita e sperimentazione di Paul Strand, passa dall'alienante gioco di ombre astratte del paesaggio urbano che incombe sulle silhouette anonime dell'individuo nel celebre scatto di “Wall Street”, all'attrazione per il paesaggio naturale; dal ritratto della mendicante cieca che fissa gli standard della moderna fotografia street, alla meticolosa indagine della figura umana densa di significati sociali, mediata da una profonda sintonia con il soggetto.

"Una cosa è fotografare gente, altra cosa è fare che gli altri (i lettori) si interessino ai soggetti, rivelando il cuore della loro umanità"

Paul Strand

Una sensibilità emersa fotografando le tradizioni minacciate nelle Ebridi scozzesi e i cambiamenti politici e sociali intrapresi dalle comunità africane in Egitto, Marocco e Ghana, spingendosi dal Messico ai ritratti di famiglia di “Un Paese”, scattati nella Luzzara di Cesare Zavattini, nella Valle del Po degli anni '50 che non lava via facce sporche di stenti e contraddizioni sociali della ricostruzione.

Paul Strand: dalla New York del 1890 alla Francia del 1976


Paul Strand nasce a New York il 16 ottobre 1890, da una famiglia di origine boema.
I genitori, Jacob e Matilda, regalano al loro figlio la prima macchina fotografica all’età di 12 anni e lui a 17 anni decide di diventare fotografo.

Dopo la scuola pubblica, Paul si iscrive all’Ethical High School di NewYork, dove inizia ad interessarsi di arte e successivamente di fotografia, anche grazie a Lewis Hine, grande fotografo oltre che suo insegnante e maestro che porta gli studenti nella famosa Galleria "291" di Alfred Stieglitz.

“Cercavo di applicare alla fotografia i principi astratti di quegli artisti che allora mi apparivano oltremodo strani. Una volta compresi gli elementi estetici dell’immagine, cercavo di trasferire quella conoscenza alla realtà oggettiva, come in The White Fence e in The Viaduct e in altre fotografie di New York. Né sono più ritornato all’astrazione pura, dal momento che in sé essa non aveva alcun significato per me. E del resto la messe di soggetti attorno a me m’appariva inesauribile. Fu allora che iniziai a fare gli esperimenti con i primi piani ...”

I primi contatti con la fotografia professionale avvengono verso il 1910 ed è proprio in questo periodo che subisce le influenze delle avanguardie storiche.

Nel 1911 trascorre alcune settimane in Europa, lavorando in Italia, Francia, Germania e Inghilterra, successivamente inizia a frequentare la galleria 291 della Fifth Avenue
di New York, entrando in contatto con Alfred Stieglitz e il gruppo dissidente della Photosecession che iniziò la pubblicazione della rivista Camera Work.

L’ultimo numero di Camera Work è interamente dedicato a Paul Strand e la brutale sincerità della sua non-vedente che porta al collo la targhetta con il numero della licenza ufficiale di handicap rilasciata dalla città di New York e la scritta BLIND (cieca). “Una realizzazione essenziale” per Strand che “rifiuta tutto ciò che sia fabbricazione, trucco, manipolazione: ci si arriva soltanto con l’uso dei metodi della fotografia pura”, che ama le forme quasi astratte, le tazze, le rocce, i particolari di case con le loro ombre e accentuava al massimo gli effetti dati dalla precisione tecnica.

Nel 1912 si dedica alla fotografia commerciale.

Negli anni 1914-15, esegue i primi scatti veramente significativi della sua carriera ed inizia il suo impegno in un settore della fotografia di tipo sociologico-politico.

Il 1916 è l’anno della sua prima grande mostra allestita presso la Galleria di Alfred Stieglitz, evento che gli apre le porte della storica rivista Camera Work.

Dal 1918 al 1919 è tecnico radiografico nell’Army Medical Corps.

Nel 1921 produce il film “Manhatta” con il pittore e fotografo Charles Sheeler, salutato come il primo film d'avanguardia che inquadra un giorno a New York, dall'alba al tramonto, punteggiato da linee guida come la poesia di Walt Whitman.

Pur continuando la sua ricerca fotografica, dal 1922 al 1932 svolge anche attività di cameraman.

Nel 1922 sposa Rebecca Salisbury. Nell’estate del 36 si risposa con Virginia Stevens da cui divorzierà per unirsi in matrimonio nel 1951 con Hazel Kingsbury.

Nell'autunno del 1932, nel corso di una crisi personale e su invito di Carlos Chavez, responsabile della cultura presso il Ministero dell'Educazione locale, si trasferisce in Messico, dove l'attrazione reciproca produce una mostra, diventa Responsabile della Fotografia e Cinematografia del Dipartimento delle Belle Arti, incaricato della realizzazione di una serie di lungometraggi, tra i quali "Redes" (The Wave), docu-fiction sugli abitanti del villaggio di Alvarado.

Nel 1935 compie un breve viaggio a Mosca. Al ritorno produce il film “The Plow that Broke the Plains” con R.Steiner e L. Hurwitz.

Dal 1937 al 1942 è Presidente della Frontier Film, ed in questo periodo monta i film “Heart of Spain” e “Native Land” dedicato ai diritti civili.

Nel 1945 Strand and Nancy Newhall cominciano la collaborazione che porterà alla pubblicazione, di “Time in New England” nel 1950, il suo primo libro come fotografo, decisamente “sperimentale” con le sue immagini corredate di parole per dare voce ad un passato di oltre 3 secoli attraverso le testimonianze e la documentazione raccolta dalla Newhall.

Nel 1945 viene allestita la sua prima retrospettiva completa al Museum of Modern Art di New York.

Nel 1948, per sfuggire alla "caccia alle streghe" maccartista, si rifugia nella Francia destinata a diventare la sua seconda patria.

Nel 1949, durante un congresso internazionale di cineasti democratici, conosce a Perugia Cesare Zavattini, nello stesso anno viene premiato al festival di Karlovy Vary per il suo film Native Land.

Nel 1952 esce il libro "La France de profil" con testi di Claude Roy.

Nel 1954 esce "Un Paese" (Einaudi, 1955), con introduzione e didascalie del grande sceneggiatore italiano Cesare Zavattini che gli suggerisce di fotografare Luzzara, il suo paese natale in provincia di Reggio Emilia, località 'rossa' dove lui conosce tutti. Il fotolibro è diventato uno dei più famosi della storia della fotografia, il primo e il più celebre di quella italiana.

Negli anni successivi fotografa molto l’Africa, pubblica "Living Egypt" e "Ghana: An African Portrait".

Agli inizi degli anni settanta si dedica alla raccolta monografia della sua opera.

Nel 1967 Strand vince il premio "David Octavius Hill".

Dal 1971 a gennaio 1972 si svolge al Philadelphia Museum of Art una sua mostra monografica. Le sue opere più importanti vengono esposte nei migliori musei d'America, seguite da un tour per l'Europa.

Tornato in Francia, nella sua casa ad Orvead dove vive con la sua terza moglie, realizza il suo ultimo lavoro “The Garden”.

Paul Strand muore a Orgeval il 13 marzo 1976, all'età di 85 anni a causa dei tumori delle ossa.

Ad un quarantennio dalla scomparsa di Paul Strand, e poco più dalla monografica inaugurata nel 1971 dal Philadelphia Museum of Art, è lo stesso museo della Pennsylvania che conserva la più grande collezione al mondo di opere di Strand, a ripercorrere tutte le fasi della sua eclettica e innovativa produzione artistica con Paul Strand: Master of Modern Photography e il tour internazionale, passato per il Fotomuseum di Winterthur, e la Fundación Mapfre di Madrid, prima di approdate al Victoria and Albert Museum di Londra e per la prima volta nel Regno Unito dopo la sua morte, con Paul Strand: Photography and Film for the 20th Century.

Il tour curato da Peter Barberie con Amanda Bock, organizzato dal Philadelphia Museum of Art, in collaborazione con la Fundación MAPFRE e reso possibile dalla Terra Foundation for American Art, puntando l'attenzione sui principali progetti realizzati da Strand tra gli anni '10 e gli anni '60, mette in evidenza anche il suo forzo costante di usare la fotografia come strumento di comprensione del mondo.

L'esposizione propone circa 250 stampe d'epoca e filmati, tratti in buona parte dalla vasta collezione del Philadelphia Museum of Art, con il contributo di altri fondi pubblici e privati, per un viaggio dagli scatti nel distretto finanziario di Manhattan ai lavori realizzati in Egitto, Marocco e Ghana, nelle Ebridi scozzesi e in Italia.

Il viaggio cronologico e tematico che passa per stampe e libri, quaderni, schizzi e l'attrezzatura che lo ha accompagnato nel corso della vita, muove dalle prime sperimentazioni astratte alle "forme nascoste" nel mondo naturale, dai celebri ritratti di strada, agli esperimenti con l'immagine in movimento di Manhatta (1920-1921), realizzato con il pittore e fotografo Charles Sheeler riprendendo New York dall'alba al tramonto guidati dalla poesia di Walt Whitman, salutato come il primo film d'avanguardia e proiettato nella sua interezza per la prima volta nel Regno Unito.

Quel viaggio nell'evoluzione della società documentato con l'obiettivo, che si conclude con la serie fotografica che esplora la casa e il giardino francese di Orgeval, dove Strand ha vissuto fino alla fine con la sua terza moglie Haze, continua al V&A a partire dal prossimo 19 marzo, mentre il contest Lomo che trovate online, mette in palio biglietti per la mostra, libri e fotocamere Lomo.

Paul Strand: Photography and Film for the 20th Century
19 marzo - 3 luglio 2016
Victoria and Albert Museum
Cromwell Road, South Kensington
Londra

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One of the 20th century’s greatest photographers, Paul Strand’s images have defined how photography is understood today....

Pubblicato da Victoria and Albert Museum su Domenica 28 febbraio 2016

Foto | Paul Strand: Photography and Film for the 20th Century © Paul Strand Archive, Aperture Foundation, Courtesy Victoria and Albert Museum, London

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