Mario Giacomelli. La Figura Nera aspetta il Bianco

Viaggio in segni, visioni e afflati poetici dei paesaggi amati e trasfigurati da Mario Giacomelli con la grande antologica "Mario Giacomelli. La figura nera aspetta il bianco"

“Il nero e il bianco, quasi una scrittura leggibile, distruggono in parte il realismo che la fotografia potrebbe avere. Nelle mie immagini non c’è niente di astratto, ma solo l’essenziale”.

Mario Giacomelli

La scrittura evocativa e conturbante di segni e significati che lasciano emergere l'essenziale, insieme all'afflato poetico di visioni estreme e primordiali, dalle geografie personali di un fotografo non professionista per scelta, emozionante e intenso per indole, che non credeva nel caso e si definiva un tipografo.

Il nero e il bianco che trafiggono lo sguardo, comunicando con le sfumature più profonde dell'animo umano, in ogni scatto e furore creativo di Mario Giacomelli, come nelle oltre 200 opere, in formato originale, stampe vintage e autografate dall’autore, scelte per il viaggio che si spinge lungo il suo percorso umano e artistico con "Mario Giacomelli - La figura nera aspetta il bianco".

"L'immagine è spirito, materia, tempo, spazio, occasione per lo sguardo. Tracce che sono prove di noi stessi e il segno di una cultura che vive incessantemente i ritmi che reggono la memoria, la storia, le norme del sapere"

Mario Giacomelli

Il viaggio di una grande retrospettiva reduce da un tour internazionale, presentato in anteprima nel tempio della fotografia milanese del FORMA, partendo dall'inizio, sulla spiaggia di Senigallia, quella vigila di Natale del 1953, con la Comet Bencini pagata 800 lire e il movimento delle onde per dar forma a L'approdo, quando scopre la fotografia come mezzo espressivo.

"Fin dal primo rullino mi sono accorto che il mezzo meccanico non conta niente, perché sono sempre riuscito a far fare alla macchina fotografica quello che volevo"

Mario Giacomelli

Soggetti e oggetti da usare per aggiungere qualcosa di se stessi, anche con le serie che strappa Verrà la morte e avrà i tuoi occhi al paesaggio di carne destinato a tornare alla terra.

"Sono andato lì per un anno, nell'ospizio di Senigallia, per ambientarmi, capire, e ho imparato molte cose, poi due anni per fotografare; le cose più importanti sono quelle che non sono riuscito a fotografare, quelle che però mi hanno dato di più. Per esempio c'è l'orario di ingresso, ed in tre anni una vecchietta quando entravano i parenti aspettava il figlio, e guardava ognuno che entrava per vedere se era lui e giustificava sempre il figlio dicendo: poverino, magari chissà quanto ha da lavorare; però in tre anni nessuno è mai andato a farle visita, e questo non potevo fotografarlo. … Dopo avere lottato tutta una vita, perché la fine di una vita deve essere questa? Normalmente si dice che la fotografia vale più di mille parole, ma questa realtà c'è così vicina che le fotografie e le parole perdono valore. Queste immagini sono più realiste anche nella tecnica, le più vere e le più essenziali. Perché più che quello che vedevo, volevo rendere quello che avevo dentro di me: la paura di invecchiare, non di morire, il disgusto per il prezzo da pagare per una vita"

Mario Giacomelli

La rassegna, a cura di Alessandra Mauro e in collaborazione con Simone Giacomelli e l'Archivio Giacomelli di Senigallia che gestisce, torna alle atmosfere fuori dal tempo di Scanno, sfiorando la storia quasi cinematografica di Un uomo, una donna, un amore e i "pretini" di Io non ho mani che mi carezzino il volto ispirata ad una poesia di Padre David Maria Turoldo, intitolata semplicemente Io non ho mani, mentre gli scatti richiesero tempo a Giacomelli, per comprendere a fondo la vita dei seminaristi e conquistare la loro piena fiducia, anche se in seguito i rapporti si incrinarono "per un concorso fotografico sui sigari ho mandato una serie sui preti che fumano in un terrazzo all'aperto pieno di fumo, ed erano sigari che ai preti avevo dato io. Il Rettore mi trovò e mi mandò via. Ho vinto un concorso importante ma nel seminario non sono più entrato".

“Forse non ho mai fotografato il paesaggio, l’ho solo amato”

Mario Giacomelli

Tra i contadini de La buona terra e i paesaggi profondamente amati, la mostra espone per la prima volta anche serie inedite come Ritorno, Territorio del Linguaggio, Il volo lento delle farfalle, insieme alla poetica di Io sono nessuno, con le fotografie di Mario Giacomelli (1994-95)” ispirate dalla lirica di Emily Dickinson, o A Silvia realizzata principalmente a Recanati, nella casa di Leopardi, e all'orfanotrofio di Senigallia, lasciando fluire nei campi, nella camera e lungo la sua strada, il tempo che spaventa e la malinconia.


Io sono nessuno
Tu chi sei?

di Emily Dickinson

Io sono nessuno Tu chi sei?
Sei nessuno anche tu?
Allora siamo in due...
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!

Che grande peso essere Qualcuno!
Così volgare – come una rana
che gracida il tuo nome – tutto giugno
ad un pantano in estasi di lei!

Il libro edito da Contrasto che accompagna la mostra, è arricchito da una biografia dell’artista raccontata dal figlio Simone, con testi e analisi critiche di Roberta Valtorta, Paolo Morello, Ferdinando Scianna, Christian Caujolle, Alistair Crawford, Goffredo Fofi, Alessandra Mauro.

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"Per me che uso la macchina fotografica è interessante uscire dal piano orizzontale della realtà, avere la possibilità di un dialogo stimolante perché le immagini abbiano un respiro irripetibile. Riscrivere le cose cambiando il segno, la conoscenza abituale dell’oggetto, dare alla fotografia una pulsazione emozionale tutta nuova. Il linguaggio diventa traccia, necessità, spirito dove la forma si sprigiona non dall’esterno, ma dall’interno in un processo creativo. Lo sfocato, il mosso, la grana, il bianco mangiato, il nero chiuso sono come esplosione del pensiero che dà durata all’immagine, perché si spiritualizzi in armonia con la materia, con la realtà, per documentare l’interiorità, il dramma della vita. Nelle mie foto vorrei che ci fosse una tensione tra luce e neri ripetuta fino a significare. Prima di ogni scatto c’è uno scambio silenzioso tra oggetto e anima, c’è un accordo perché la realtà non esca come da una fotocopiatrice, ma venga bloccata in un tempo senza tempo per sviluppare all’infinito la poesia dello sguardo che è per me forma e segno dell’inconscio. Il linguaggio è così la coscienza espressiva interna che ha accarezzato la realtà pur rimanendo fuori, è l’attimo originale, testimone di una realtà tutta mia, un prelievo fatto sotto la pelle dell’oggetto, guidato fuori dalle regole per una libertà che è anche allargamento alle possibilità del reale."

Mario Giacomelli

A distanza di anni, diversi approfondimenti e tutti gli aspetti messi a fuoco da diverse retrospettive, il lungo viaggio della grande mostra antologica Mario Giacomelli. La figura nera aspetta il bianco continua ... pronto a far tappa per la prima volta a Roma.

L'appuntamento è al Museo di Roma Palazzo Braschi, a partire da mercoledì 23 marzo, con la mostra promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta da Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con l'Archivio Giacomelli di Senigallia. Mostra che potete sbirciare nella gallery a seguire e consiglio di non perdere.

Mario Giacomelli. La figura nera aspetta il bianco
23 marzo - 29 maggio 2016
Museo di Roma Palazzo Braschi
Ingresso da Piazza Navona, 2
e da Piazza San Pantaleo, 10
Roma

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Foto gallery 1 | Mario Giacomelli. La figura nera aspetta il bianco, Courtesy Contrasto
Foto gallery 1 | Allestimento mostra al Museo di Roma Palazzo Braschi. Foto Simona Marani aka cut-tv's

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