Nel cuore di un vecchio faro con Alain Roupie


I fari restano un luogo misterioso, custodi delle nostre coste e baluardi di una civiltà millenaria che si oppone con tutte le sue magre forze, supportate da intelligenza e astuzia, alla furia delle acque. Figurine d'infanzia o ricordi di vacanze marine ormai quasi interamente affidati all'egida della tecnologia, sono spesso delle icone che difficilmente si lasciano attraversare e documentare. Il film di 12 minuti che vi presentiamo, realizzato per conto del Musée National de la Marine di Parigi e inserito nella mostra "Phares", segue il racconto di un guardiano ormai in pensione. Le parole di François Jouas Poutrelet, illustrate dalle incredibili immagini di Alain Roupie, sono una melodia triste che sa d'aria marina e di flutti, di interminabile solitudine e di orizzonti lontani.

Un'esistenza intenta a studiare ogni astuzia per sfuggire al sonno, alla perenne ricerca di un'attività manuale capace di strappare i guardiani del far alla noia delle ore silenziose e al pericolo dell'assopimento, come dimostrano i famosi velieri in bottiglia diventati leggenda. Perché nei vecchi fari a petrolio, dal rumore caratteristico, che assomiglia ad un cuore che batte, attraversato dalla respirazione del bruciatore, la vita è scandita dalla rigida monotonia degli orari di accensione e spegnimento, dei piccoli lavori di manutenzione e dalla necessaria attenzione. Abitudini accompagnate da un sottofondo di suoni e di odori caratteristici come l'olio, le meccaniche, il gasolio che alimenta i gruppi elettrogeni e l'umidità che risale tenace lungo i muri di un luogo unico, che unisce la casa alla barca e nella cui hall d'ingresso, che sia in mattonelle o in granito, ci sono sempre degli stivali e dei giubbotti di salvataggio appesi accanto alla porta. Dettagli incrostati nella memoria di un vecchio "uomo di mare" che non esita a svelare l'emozione della sua prima tempesta:

Questa sala di controllo in alto mi ricorda senza dubbio la prima vera tempesta che ho conosciuto. Ero giovane, avevo 21 anni e iniziavo il mestiere. Era il 1974 e mi ricordo che il tempo era talmente cattivo che il guardiano-capo, che si chiamava Pierrot ed era un piccoletto gentile, mi disse che avrei passato il mio turno di osservazione nella lanterna a causa delle condizioni meteo avverse, facendo attenzione a sorvegliare il bruciatore perché bisognava evitare assolutamente che il petrolio s'infiammasse. Mi ricordo che era impressionante. Si dice che un faro si muova, ma io non amo quest'espressione, preferisco dire che vibra sottoposto a delle oscillazioni per le quali è stato costruito, con la sua forma di torre slanciata. Effettivamente non avevo mai provato prima una cosa del genere, potevo sentire tutto l'insieme dell'edificio che incassava le vibrazioni, ogni folata che risaliva fino in alto...

Via | musee-marine.fr

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