Pulitzer 2016 per la fotografia: profughi, schiavitù, violenza e ragazzi lupo

I vincitori del prestigioso Premio Pulitzer 2016 per la fotografia, dai profughi del Pulitzer Prize for Breaking News Photography di New York Times e Reuters, al ragazzo lupo del Pulitzer Feature Photography di Jessica Rinaldi per Boston Globe

Il prestigioso Premio Pulitzer, istituito da Joseph Pulitzer e gestito dalla Columbia University sin dal 1917, è appena giunto alla centesima edizione, anche se le onorificenze assegnate ogni anno al contributo del fotogiornalismo, sono cambiate nel corso del tempo.

Il Pulitzer Prize for Photography, assegnato dal 1942 al 1967, a partire dal 1968 divide in due il premio per la fotografia, assegnando il Pulitzer Prize for Feature Photography a una foto, più foto, una sequenza o un album, mentre il Pulitzer Prize for Spot News Photography, diventato dal 2000 Pulitzer Prize for Breaking News Photography, è assegnato a foto riguardanti particolari fatti di cronaca.

Due premi distinti che hanno appena assegnato il Pulitzer Prize for Breaking News Photography 2016 al quotidiano statunitense The New York Times e il britannico Thomson Reuters, per i reportage che, nel corso del 2015, hanno seguito l'odissea dei profughi nel Mediterraneo.

I vincitori del Pulitzer Prize for Breaking News Photography assegnato al New York Times, sono i fotoreporter che hanno raccontato l'esodo dei profughi in fuga dalla guerra in Siria e le zone calde del conflitto in Medio Oriente. Dall'uomo in lacrime che sbarca in Grecia con un bambino in braccio, fotografato da Daniel Etter, al bambino ripescato dalle acqua con la camera d'aria di un pneumatico al collo come salvagente, immortalato da Tyler Hicks.

«Quel fiume di umanità sembrava un esodo biblico. L’effetto delle migrazioni si sentirà per decenni»

Sergey Ponomarev

Con loro, in viaggio per 40 giorni, in treno, autobus, barca, ma soprattutto a piedi, con la famiglia siriana Majid in fuga verso un futuro migliore in Svezia, anche Sergey Ponomarev che ha seguito la prima parte della fuga attraverso la Macedonia e la Serbia, continuata da Belgrado alla svedese Trelleborg nell'obiettivo del fotografo brasiliano Mauricio Lima che porta avanti la sua indagine sulle conseguenze politico-sociali dell’esilio.

Per le suggestive immagini degli sbarchi di migranti lungo la costa greca, è stato lo staff foto a ricevere il riconoscimento di Reuters, l'agenzia di stampa britannica che ha già ricevuto un Pulitzer breaking news photography nel 2008, assegnato ad Adrees Latif per aver ritratto un videoreporter giapponese sdraiato a terra dopo essere stato colpito durante una manifestazione in Birmania, poi di nuovo nel 2014 con international reporting a Jason Szep e Andrew R.C. Marshall, per la copertura della violenta persecuzione di una minoranza musulmana in Birmania.

Per The New York Times, anche Alissa J. Rubin ha vinto il premio Reporting con una storia sulle donne afghane.

Il Washington Post è stato premiato per il suo database sulle uccisioni perpetrate dalla polizia.

Il più prestigioso dei riconoscimenti giornalistici negli Stati Uniti ha conferito la medaglia d’oro ad Associated Press nella categoria public service per l’inchiesta che ha assicurato alla giustizia i responsabili dei gravi abusi perpetrati su 2.000 pescatori asiatici ridotti a lavorare in condizioni di autentica schiavitù nel mercato della fornitura di frutti di mare di supermercati americani e ristoranti.

Premiati anche lo staff del Los Angeles Times nella categoria Breaking news reporting per la copertura della strage di San Bernardino in California e le sue conseguenze.

Nella categoria Investigative Report riconoscimento assegnato a Leonora LaPeter Anton e Anthony Cormier del Tampa Bay Times e Michael Braga del Sarasota Herald-Tribune che hanno realizzato un'inchiesta sulle violenze e l'incuria negli ospedali di Stato per malattie mentali.

Jessica Rinaldi del Boston Globe ha vinto il Pulitzer Prize for Feature Photography per il reportage "The life and time of Strider Wolf" ovvero la storia del piccolo Strider nato in una famiglia povera del Maine (Usa) che a 2 anni, dopo aver rischiato di morire in seguito alle percosse del patrigno, si rifugiò dai nonni altrettanto disagiati, ridotti a vivere in una baraccopoli sgomberata dalla polizia.

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