Henri Cartier-Bresson: The Mind’s Eye

Una nuova occasione per dare uno sguardo a quello di Henri Cartier-Bresson

«È un'illusione che le foto siano fatte con la macchina fotografica... sono fatte con l'occhio, il cuore e la testa»

Henri Cartier-Bresson

Anche volendo lasciare a margine appellativi altisonanti come, l'occhio del secolo, il mestro dell'istante decisivo o quanto coniato per il culto dei miti (prêt-à-porter) della nostra epoca, Henri Cartier-Bresson resta uno dei più grandi fotografi e artisti del Novecento.

La sua appassionata sensibilità e acuta capacità di osservazione, affinata con la pratica dell'arte e l'osservazione della strada, la resistenza ai conflitti e l'esplorazione delle culture del mondo, ha contribuito a renderlo quel pioniere del fotogiornalismo che documenta l'incoronazione di re Giorgio VI inquadrandone la folla, fonda Magnum Photos con un manipolo di ‘avventurieri mossi da un'etica’ e la abbandonata quando questa se ne allontana continuando ad usare la fotografia, per molto tempo una Leica 35 mm con obiettivo di 50mm, e la sua grammatica visiva per fissare l'eternità in quell'attimo decisivo che ha finito per tradursi nella sua filosofia di vita e fotografia, uno dei suoi libri più noti, mostre e svariati omaggi.

«c’è un istante in cui tutti gli elementi che si muovono sono in equilibrio»

Henri Cartier-Bresson

Facendo riferimento al suo "The Mind’s Eye", lucido, attento e mai retorico, anche il secondo piano del PAN di Napoli dedica un viaggio all’intero percorso professionale di Henri Cartier-Bresson, caratterizzato da un notevole talento per la composizione, l'intuizione e capacità di catturare momenti fugaci.

La mostra curata da Simona Perchiazzi, è inserita nel programma di Maggio dei Monumenti 2016 e promossa dall’associazione ACM Arte e Cultura, in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson, Magnum Photos e il Comune di Napoli, mentre la selezione di 54 delle sue opere fotografiche più iconiche e rappresentative del viaggio, offre una buona occasione per dare uno sguardo a quello di Henri Cartier-Bresson.

The Mind's Eye. Henri Cartier-Bresson

fino al 28 luglio 2016
PAN Palazzo delle Arti di Napoli
via dei Mille, 60
Napoli (Italia)

11 agosto - 1 novembre 2016
Salla Posta
Place Renè Soubelet
Urrugne (Francia)

Portrait of the French photographer Henri Cartier Bresson a founder member of MAGNUM Photos on the roof of the Magnum office penthouse of Magnum Photos in Manhattan on West 57th Street.1961

Henri Cartier-Bresson: dalle immagini alle parole

Guardi certi fotografi di oggi: pensano, cercano, vogliono, in loro si avverte la nevrosi della nostra epoca attuale… ma la gioia visiva, quella in loro non la sento. Si sentono delle ossessioni, il lato morboso, a volte, di un mondo suicida…

Per guardare bene, bisognerebbe imparare a diventare sordomuti

Si parla sempre troppo. Si usano troppe parole per non dire niente. La matita e la Leica sono silenziose.

Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto parte della realtà.

Per me la fotografia non è cambiata dalle sue origini, tranne negli aspetti tecnici, che non sono la mia maggiore preoccupazione.

Quando mi interrogano sul ruolo del fotografo ai nostri tempi, sul potere dell’immagine, ecc. non mi va di lanciarmi in spiegazioni, so soltanto che le persone capaci di vedere sono rare quanto quelle capaci di ascoltare.

La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità. […] Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.

Nella fotografia le cose più piccole possono diventare un grande soggetto, un insignificante dettaglio umano può diventare un leit-motiv. Noi vediamo e facciamo vedere come testimoni al mondo intorno a noi l’evento che, nella sua naturale attività, genera un organico ritmo di forme.

La curiosità è essenziale alla fotografia, ma la sua spaventosa controparte è l’indiscrezione, che è una mancanza di pudore.

Una volta, non ricordo più dove, mi hanno chiesto cosa pensavo della Leica e ho detto che poteva essere un bacio bollente e appassionato, poteva essere anche un colpo di rivoltella, poteva essere il lettino dello psicanalista. Si può fare tutto con la Leica.

In ogni caso, sfocata o meno, nitida o meno, una fotografia buona è una questione di proporzioni, di rapporti tra neri e bianchi.

Uno ha un talento o non ce l’ha. Se hai un talento, ne sei responsabile. Ci puoi lavorare sopra.

È attraverso un’economia di mezzi e soprattutto con l’abnegazione di sé che si raggiunge la semplicità espressiva.

Un ritratto è per me la cosa più difficile. Devi provare a mettere la macchina fotografica tra la pelle di una persona e la sua camicia.

Talvolta si centra il punto in pochi secondi, altre volte invece il procedimento richiede ore o giorni. Comunque sia, non esiste un piano standard, nessuno schema di lavoro. Occorre stare sempre all’erta con il cervello, l’occhio e il cuore e avere agilità nel corpo.

È sufficiente che un fotografo si senta a suo agio con la sua macchina e che questa sia adatta al lavoro che vuoi fare. Il modo di usarla, le sue tacche, le sue velocità di esposizioni e tutto il resto dovrebbero diventare automatici, come il cambiare una marcia in automobile.

La mia grande passione è il tiro fotografico, che è poi un disegno accelerato, fatto di intuizione e di riconoscimento di un ordine plastico, frutto della mia frequentazione dei musei e delle gallerie di pittura, della lettura e della curiosità per il mondo. La “tecnica” è importante solo se riesci a controllarla al fine di comunicare quello che vedi. La tua personale “tecnica” devi creartela e adattarla all’unico fine di rendere la tua visione evidente sulla pellicola. Ma solo il risultato conta, e la prova conclusiva è data dalla stampa fotografica; altrimenti non ci può essere un limite agli scatti che, secondo i fotografi, si avvicinerebbero a ciò che stavano per afferrar e che non è altro che la memoria nell’occhio della nostalgia.

Una mano di velluto, un occhio di falco, questi i requisiti che tutti devono avere: non serve farsi avanti a gomitate.

Foto | The Mind’s Eye. Henri Cartier Bresson © Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos, Courtesy PAN

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