Il Panorama dei mutamenti indagati da Francesco Jodice

Il panorama di Jodice affaccia sulla globalizzazione geopolitica del mondo, le geografie del dubbio, le mutazioni che hanno investito la coscienza sociale e "democratica" della fotografia e dell'arte.

Fotografo e film maker 'di frontiera', scrittore e architetto fuori dagli schemi, instancabile esploratore e sperimentatore di linguaggi e progettualità multidisciplinari, multimediali, multicontinentali, da un ventennio Francesco Jodice, scruta, indaga e offre uno sguardo spalancato sul “Panorama” della globalizzazione geopolitica del mondo e i mutamenti che si riflettono sul suo tessuto sociale e antropologico, coltivando geografie del dubbio in una condizione disturbante tesa a smontare comode certezze.

Quale panorama state guardando? Sapete sempre cosa state osservando? Ma poi che vedete? Vi chiedete mai di cosa siamo capaci?

Francesco Jodice: biografia alla frontiera del dubbio

Francesco Jodice nasce a Napoli nel 1967. Vive e lavora a Milano.
Laureato in architettura, dal 1995 inizia a lavorare in ambito artistico. Dalle prime ricerche, realizzate in campo prettamente urbanistico, concentra il suo lavoro sull’analisi dei nuovi rapporti fra comportamento sociale e paesaggio urbano nei diversi ambiti geografici.
Nel 2000 è tra i fondatori di Multiplicity, un network internazionale di architetti e artisti che sviluppa ricerche interdisciplinari sui processi di trasformazione della condizione urbana.
Dal 2004 è docente di Teoria e pratica dell’immagine tecnologica presso l’Università di Bolzano e dal 2005 insegna Antropologia urbana visuale presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Ha partecipato alla Documenta, la Biennale di Venezia, la Biennale di Saõ Paulo, alla Triennale dell’ICP di New York e ha esposto alla Tate Modern, al Castello di Rivoli e al Prado.

Tra i progetti principali l’atlante fotografico What We Want, l’archivio di pedinamenti urbani Secret Traces e la trilogia di film sulle nuove forme di urbanesimo Citytellers.

Le collettive si fa fatica a contarle, mentre le sue ultime personali comprendono: American Recordings, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Torino, 2015; Weird Tales, Galleria Michela Rizzo-Palazzo Fortuny, Venezia, 2015; Cronache, Galleria Umberto Di Marino, Napoli, 2015; La notte del Drive In: Milano spara, ex fabbrica Alfa Romeo, Milano, 2013; Francesco Jodice, Podbielski Contemporary, Berlino, 2013; Citytellers, messa in onda, Cinema Giorgione, Venezia, 2012; Umea – Spectaculum Spectatoris, Bildmuseet, Umea, Svezia, 2012; Francesco Jodice, Galleria Michela Rizzo, Venezia, 2012; Prado – Spectaculum Spectatoris, QAGOMA – Queensland Art Gallery, Brisbane, Stati Uniti, 2012.

Partendo dalla coscienza sociale e "democratica" della fotografia, in grado di riempire vuoti, tessere trame, scovare sorprendenti similitudini e spingersi ben oltre limiti e confini del suo stesso linguaggio, con progetti lunghi e in progress, Jodice ha esplorato l'atlante fotografico dell’evoluzione del paesaggio sociale di What We Want in 150 diverse metropoli (in progress dal 1996).

Ha effettuato di nascosto i pedinamenti urbani di The Secret Traces (1997-2007), segnato l'unico confine stabile del Mar Mediterraneo in un'epoca di conflitti e naufragi con Solid Sea (2002), usato i Ritratti di classe (2005-2009) degli studenti delle elementari e medie per realizzare l'album dello stato della cultura e della società italiana.

Esaltando paradossi e incongruenze della realtà, senza mai smettere di considerare l’arte un organo vitale del corpo sociale, Jodice ha osservato gli emblematici contesti geopolitici globali nella trilogia filmica dei casi-studio di Citytellers (2006-2010). Sao Paulo_Citytellers (2006), Aral_Citytellers, Dubai_Citytellers (2010).

Nell'installazione al buio di The Room (2009-2016), realizzata con un anno di pagine di giornali cancellati con una vernice nera che lascia leggibile una sola frase, lascia emergere le parole che raccontano la storia e l'atmosfera di un anno di vita del Paese.

Francesco Jodice: Panorama - I progetti in mostra

What We Want, 1995-2016
Il progetto What We Want è un atlante fotografico realizzato in 150 metropoli di tutto il globo. Le fotografie, realizzate a partire dalla metà degli anni ’90, indagano la capacità della collettività di alterare il paesaggio urbano, trasformandolo a immagine e somiglianza della propria idea di comunità.
Il paesaggio diviene quindi proiezione dei desideri della popolazione tramite l’accumulo infinito di azioni piccole e grandi che trasformano forma e significato dei luoghi. Il nuovo paesaggio urbano non è più comprensibile tramite un unico punto di vista: richiede uno sguardo diverso e un approccio multidisciplinare che includa la topografia, la fotografia umanistica, l’arte concettuale, il montaggio e la scrittura.
Ogni fotografia è affiancata a un breve testo di natura geopolitica, la cui trascrizione sulle pareti espositive viene affidata ai bambini della scuola media più vicina: un rito di iniziazione all’arte e all’impegno civile richiesto dalla società a ciascun individuo.

Ritratti di classe, 2005-2009
Il progetto Ritratti di classe, portato avanti tra il 2005 e il 2009, è un album fotografico che ritrae gli studenti di alcune scuole elementari e medie di Torino, Vicenza, Ischia e Sassuolo. Francesco Jodice si è infatti sostituito ai fotografi incaricati di scattare la rituale foto di classe di fine anno e ha utilizzato questo canone tradizionale per catturare un’immagine dell’Italia futura.
Ripensando al Grand Tour, il lungo viaggio di formazione attraverso l’Europa intrapreso dai giovani nobili a partire dal XVII secolo e che aveva l’Italia come meta privilegiata, Jodice si chiede cosa sia rimasto di quel Paese ammirato in tutto il mondo e quale sia la direzione verso cui stiamo andando. L’artista guarda alle nuove generazioni, dando forma a un’antologia sull’Italia futura e ritraendo il “paesaggio umano” che erediterà il paesaggio italiano, ricostruendo in questo modo un’immagine dei cambiamenti culturali in corso.

Secret Traces, 1997-2007
Secret Traces è una video-installazione sincronizzata su più schermi che indaga il senso di appartenenza alle comunità urbane. Si tratta di una serie di pedinamenti fotografici composti da centinaia di scatti “rubati” tramite una piccola camera nascosta in un marsupio e montati in fotoanimazione, mentre la traccia audio è registrata tramite un microfono direzionale. Ogni persona scelta da Jodice in ciascuna metropoli viene pedinata a sua insaputa nel percorso tra la sua abitazione e la sua destinazione, sconosciuta all’artista quanto allo spettatore.
Con Secret Traces, Jodice investiga il rito della quotidianità e sottolinea le sorprendenti similitudini riscontrabili persino in aree urbane molto distanti tra di loro. Una volta eliminato quello che ci rende simili, ciò che resta è difficilmente riassumibile e classificabile: cosa rende un abitante di Tokyo diverso da un abitante di New York?
Questa ricerca di un carattere connotativo e distintivo dei cittadini delle diverse metropoli globali è il tentativo di definire il rapporto tra la pietra e l’uomo, tra la persona e il luogo, in una narrazione che vede le “vite minime” al centro dell’obiettivo. 
Nell’installazione, composta da più schermi sui quali vengono proiettatti diversi pedinamenti, alcune persone chiudono simultaneamente la porta di casa e si avviano seguite dall’artista. Lo spettatore li accompagna nel loro percorso, comparando gesti e modi di usare la città.
Il passante scelto casualmente diventa il denominatore comune di ogni immagine: lentamente, l’attenzione di chi guarda si allontana dall’uomo o dalla donna seguiti e si concentra sulla realtà urbana che lo circonda, una nuvola di segni e segnali ai margini della figura umana chiamati New York, Buenos Aires, Bologna, Tokyo, Perth, Tarragona, Milano, Oostande, Kitakiushu, Rotterdam, Pristina…

Citytellers, 2006-2010
Il progetto Citytellers è composto da una serie di tre film che indagano i mutamenti nelle maggiori megalopoli contemporanee, con particolare attenzione ai nuovi fenomeni sociali, politici, economici e religiosi. Jodice sceglie São Paulo, Aral e Dubai, tre diverse aree critiche della geopolitica internazionale, come pretesto per osservare le trasformazioni sociali su temi quali l’auto-organizzazione, i disastri ambientali o le nuove forme di schiavismo. I film catturano frammenti della vita quotidiana cittadina, filmati con uno stile che combina i fatti documentati con un taglio cinematografico narrativo.
I tre film di Jodice vestono in modo simulato la forma del documentario per costruire un sistema di vasi comunicanti tra arte contemporanea e comunicazione di massa: i film sono allestiti simultaneamente negli spazi propri dell’arte (biennali, musei, fondazioni) e in quelli della comunicazione di massa (televisioni pubbliche, web, festival) allo scopo di produrre un travaso tra il pubblico dell’arte e quello generalista.
São Paulo (2006, 48’) è un film sulla metropoli brasiliana quale città-laboratorio del futuro e possibile prototipo di postmodernità. Nel film si alternano diverse storie e casi studio legati a fenomeni di auto-organizzazione, che avvengono per compensare la difficoltà di governare questa iper−città. Storie inimmaginabili di luoghi e persone, precorritrici di un nuovo modo di vivere.
Aral (2010, 48’) è un lavoro dedicato al Lago di Aral, al confine tra Uzbekistan e Kazakistan, scenario di uno dei peggiori disastri ecologici causati dall’uomo. La superficie del lago è drasticamente diminuita negli anni ’60 quando il corso dei suoi affluenti, i fiumi Amu Daria e Syr Darya, è stato alterato per fornire acqua alle zone agricole.
L’area è ora desertica e il fondale ormai secco del lago è un cimitero di barche da pesca arrugginite.
Dubai (2010, 57’) si concentra sulle contraddizioni di una metropoli costruita come una cattedrale nel deserto, spinta da uno sviluppo economico insostenibile. La facciata di paradiso del lusso e della ricchezza si scontra con una realtà urbana fatta anche di povertà e miseria, dove i lavoratori immigrati dall’Asia lavorano in condizioni disumane.

Solid Sea, 2002
(un progetto di Multiplicity, agenzia di ricerca territoriale fondata da Stefano Boeri, Maddalena Bregani, Francisca Insulza, Francesco Jodice, Giovanni La Varra, John Palmesino)
Francesco Jodice è tra i fondatori di Multiplicity, collettivo interdisciplinare di ricercatori internazionali nato nel 1999 con lo scopo di attivare un laboratorio di ricerca sulle trasformazioni socio-culturali di un dato territorio. Questo collettivo artistico composto da architetti, artisti, fotografi, giornalisti, film-maker, critici e altri professionisti ha presentato in occasione di DOCUMENTA 22 l’opera Solid Sea, dedicata al Mar Mediterraneo. Il Mare Nostrum, un tempo culla di culture differenti ma profondamente connesse tra di loro, luogo d’incontro di tradizioni e costumi, diventa in questo periodo di incertezza politica globale l’unico confine stabile in aree straziate dal conflitto, uno spazio che da liquido si fa solido e duro, una “terra” solcata da precise strade lungo le quali si muovono flussi di persone, merci, informazioni e denaro in un’atmosfera che è sempre meno quella dell’incontro e sempre più vicina a quella dello scontro.

The Room, 2009-2016
The Room è un’installazione realizzata con pagine di quotidiani cancellati da una vernice nera che lascia scoperta e leggibile una sola frase, non sempre di senso compiuto. La “stanza” è interamente rivestita dal frottage di giornali e il caleidoscopio costituito dalle centinaia di frasi diventa un’istantanea del Paese, una fotografia, realizzata attraverso le parole e non più con le immagini, degli umori dell’Italia di oggi.
The Room è un mosaico di notizie che emergono dal buio di una stanza illuminata solo da una lampadina, simbolo di un contesto dove l’informazione, il sapere e la consapevolezza di ciò che ci accade intorno sembrano essere scomparsi e si perde la possibilità di capire dove siamo e cosa siamo diventati.

Un Panorama non esaustivo dei progetti realizzati da Jodice, ma utile alla ricognizione della sua opera di indagine sulla mutazioni degli scenari, reali e immaginari del contemporaneo, insieme a quelle della progettualità utilizzata per indagarla, protagoniste del Panorama a cura di Francesco Zanot, in mostra a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e del percorso espositivo curato dall'architetto Roberto Murgia, aperto agli stimoli e attento al suo modus operandi con una specifica sezione-laboratorio che sbircia dietro le quinte di ogni opera (da sbirciare nella gallery a seguire).

Francesco JodicePanorama
a cura di Francesco Zanot
fino al 14 agosto 2016
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18
Torino

Foto | Francesco Jodice. Panorama, Courtesy CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia

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