Ritorno nel Donbass separatista con crowdfunding

Il crowdfunding per sostenere il reportage di Alfredo Bosco con Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini, pronti a tornare nel Donbass separatista

Il cuore dell'Europa è fragile, anche a causa di conflitti silenti come quello che imperversa nello storico Bacino del Donec, meglio noto come Donbass. Una regione che dal marzo 2014 non fa più parte dell'odierna Ucraina, il cui stato però ne rivendica il territorio, considerando alla stregua di organizzazioni terroristiche le sue repubbliche popolari e la Federazione della Nuova Russia proclamata da un referendum, con tutto quelle che ne consegue per il quotidiano al limite della sopravvivenza di chi ci vive, sottoposto a stenti, violenze e bombardamenti.

Macerie e vittime di una 'crisi Ucraina' in gran parte ignorata che arrivano a noi anche grazie all'ostinazione di fotoreporter come Alfredo Bosco e molti dei suoi colleghi, alle prese con la documentazione di quello che succede oltre le trincee del governo di Kiev, nel cuore del Donbass separatista e per questo minacciati apertamente con l'accusa di collaborare con i ribelli filo-russi, considerati terroristi del Donbass.

Giornalisti, fotografi, cameraman e tecnici in generale, accreditati presso il “Press center” della Dnr di Donetsk per spostarsi e lavorare nel territorio del Donbass controllato dai separatisti, la cui lista completa di nomi, cognomi e molti indirizzi è appena stata trafugata da un gruppo di hacker di Kiev (o chi per loro), e diffusa integralmente su Internet attraverso il portale Mirotvorets.

Un portale che a quanto pare è controllato dall’attuale governatore ucraino dell’Oblast’ di Lugansk, George Tuka, lanciato da mesi nella missione personale di "recensire tutti i terroristi" che "stanno tramando" contro il governo di Kiev e pronto a precisare il rischio che comporta essere in quella lista.

"Il database è in continuo aggiornamento, qualcuno viene aggiunto e (per fortuna) qualcun altro li elimina"

George Tuka

Nonostante le minacce, reporter come Alfredo Bosco, con Andrea Sceresini e Lorenzo Giroffi (già autori di "La Guerra che non c'è" per Baldini&Castoldi) sono pronti a tornare nel Donbass separatista con la redazione Occhi della Guerra, interna a Il Giornale e impegnata sin dal 2013 a sostenere reportage in zone di conflitto, raccogliendo fondi grazie al sostegno diretto dei lettori via crowdfunding.

Alfredo Bosco, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini

Alfredo Bosco
è un reporter italiano nato a San Miniato (PI). Vive e lavora tra Milano e Parigi.
Ha lavorato per l'agenzia fotografica SGP e attualmente è fotografo in collaborazione con l’agenzia fotografica LuzPhoto. Ha realizzato servizi fotografici in Haiti, Uzbekistan, Medio Oriente, Italia, Russia e Ucraina. Nel 2011 è stato insignito della menzione speciale TPW al premio Talento Fnac per il suo reportage a Tashkent, in Uzbekistan, sulla gioventù locale. Nel 2015 ha vinto L’Emerging Talent Awards di LensCulture per il suo reportage sul conflitto ucraino.
È co-fondatore e redattore di MiCiAp-MilanoCittàAperta, magazine online di Urban Photography. 

Lorenzo Giroffi
classe 1986, si laurea prima in filosofia e poi in giornalismo. Vince il premio "Reporter contro l'usura" con l'inchiesta "L'ombra del denaro", gli viene assegnato il premio internazionale di Giornalismo "Maria Grazia Cutuli" ed il Premio giornalistico Ivan Bonfanti. Realizza reportage sulle rivoluzioni in medioriente, sul difficile trapasso istituzionale in Kosovo e sulle frontiere di Siria, Iraq e Turchia. Da quest’ultimo realizza il documentario "Mi chiamo Kurdistan", pubblicato dalla televisione svizzera RSI e dall’inglese Fair Obsever. Realizza reportage per diverse testate internazionali, tra cui Sky, RTL, Mediaset, l’Espresso, RSI, Rai e Rizzoli.
Segue il conflitto nella regione ucraina del Donbass, editando il documentario "Fratello contro Fratello" per uno speciale del Tg2 Dossier. Per Rai 1 lavora allo speciale “Metropolitane”, che è il racconto di tre grandi città italiane. Di recente ha seguito le vicende della rivoluzione e del golpe in Burkina Faso, fino al mercato nero dell’oro e lo sfruttamento nelle miniere. Da quest’esperienza nasce “Burkina Faso: una transizione dorata”, andato in onda su Rai News 24. Ha pubblicato i libri “Visioni Meccaniche” per Con-fine edizione, “Il mio nome è Kurdistan" edito da Villaggio Maori e “Ucraina, la guerra che non c'è" scritto con Andrea Sceresini per “Baldini & Castoldi”.

Andrea Sceresini
(1983), giornalista freelance, è autore di molte inchieste e reportage di guerra per “La Stampa”, “Il Foglio”, “Il Fatto Quotidiano” e “l’Espresso”. Ha vinto il premio Igor Man per le corrispondenze dall’Ucraina. Per Chiarelettere ha curato il libro di Vittorio Dotti L’avvocato del diavolo. È anche autore, con Lorenzo Giroffi, di Ucraina. La guerra che non c’è e, con Maria Elena Scandaliato e Nicola Palma, di “Piazza Fontana, noi sapevamo” e “Il signor Billionaire”. Per Chiarelettere ha scritto con Danilo Pagliaro “Mai avere paura: vita di un legionario non pentito”.

Il crowdfunding per sostenere il reportage sul Ritorno nel Donbass di Alfredo Bosco, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini è online e le ragioni per offrirgli un contributo non mancano a chi crede nei punti di vista di tutti, necessari a restituire complessità e sfumature della storia di uomini e conflitti, soprattutto quelli contemporanei.

Foto | Donbass di Alfredo Bosco, Courtesy autore

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