Jeff Buckley. So real nelle foto di Merri Cyr

Un libro, una mostra e le fotografie di Merri Cyr, per andare alla scoperta di uno dei miti più tragici e misteriosi della storia della musica

Se non avete mai sentito il canto di un angelo, non avete mai ascoltato la voce intensa, dolce e dolorosamente graffiante di Jeff Buckley.

Il leggendario artista capace di dare un ritmo inconfondibile a cover illustri e nuovo senso a "Halleluja" di Leonard Cohen, diventando un mito con la sublime 'grazia' del suo unico disco, mai scomparso dalle classifiche discografiche del mondo intero, nonostante la misteriosa e prematura morte di Buckley.

Un disco uscito nel 2004 che lascia ancora senza fiato, con la struggente intensità delle ballate mistiche ed eleganti di “Grace” e “Lover”, “Ethernal Life” e “Dream Borother”, quanto la grazia del bellissimo volto scelto per la copertina, ritratto dalla fotografa e amica Merri Cyr che, prima e meglio di altri, ha documentato la breve ma intensa vita on the road e la straordinaria ascesa alla fama di questo artista a dir poco unico.

And I couldn't awake from the nightmare
that sucked me in and pulled me under       
Pulled me under     
Oh... that was so real
I love you, but i'm afraid to love you
'Jeff Buckley. So real'

La stessa che ha festeggiato il primo ventennio di Grace con la selezione di fotografie di Jeff Buckley. So real (si proprio come il brano), iconiche, rare e in alcuni casi inedite, in mostra alla Wall Of Sound Gallery di Guido Harari con il libro catalogo, fornito dello stesso titolo, i materiali selezionati da Merri Cyr per A Wished-for Song, suo primo libro dedicato a Buckley da tempo fuori catalogo, ma con una selezione di immagini più ampia.

copertina-3d-quadrate2.jpg

Una selezione operata della stessa fotografa con Guido Harari che, oltre ad essere artefice e anima musicale della galleria, a distanza di anni ha avuto modo di fotografare sia Jeff Buckley che suo padre Tim, dal talento forse più geniale del figlio e un medesimo temperamento disperatamente fragile che ne ha determinato la prematura scomparsa e segnato il figlio, non solo musicalmente.

Ora che l'album You And I esce con le rivisitazioni di “Just Like A Woman” di Dylan, “Everyday People” di Sly Stone, “Don’t Let The Sun Catch You Cryin’” di Louis Jordan e “I Know It’s Over” degli Smiths, la Wall Of Sound Gallery presenta di nuovo Jeff Buckley. So Real, in un altro piccolo antro delle meraviglie fotograficamente piene di ritmo come la ONO Arte Contemporanea di Bologna, mentre per i curiosi ho preparato un testo biografico di approfondimento su Jeff Buckley nel box a scomparsa che segue (si apre con un click).

Jeff Buckley: un mistero con la voce da angelo


Il cantautore e chitarrista statunitense Jeffrey (Scott) Buckley, è nato nel californiano Orange County di Anaheim il 17 novembre 1966, dalla violoncellista Mary Guibert (in seguito risposata con Ron Moorhead) e Tim Buckley che li lascia dopo pochi mesi dalla nascita, per incidere il suo primo disco e iniziare la breve carriera stroncata a solo 28 anni da overdose che non gli impedirà di diventare uno dei più grandi cantanti e compositori della storia del rock, segnando la vita e la carriera del figlio che vide per la prima volta poche settimane prima di morire.

Il triste destino di Jeff Buckley sembra quindi già segnato, a partire dalla musica che suona in diversi locali di Los Angeles tra il 1986 e 1990, prima di esibirsi come lista a Manhattan e sui palchi del Sin-é e l'East Village, con un repertorio di cover che tocca folk e rock, jazz e blues, spingendosi da Nina Simone a Led Zeppelin, da Bob Dylan a Édith Piaf, The Smiths o Leonard Cohen, senza mai dimenticare il padre p l'interpretazione di “Once I Was” (da “Goodbye and Hello”).

Nel 1992, il direttore della rivista «Paper», per cui Merri Cyr stava lavorando, le commissiona un servizio per un breve articolo su Buckely, artista che a lei era praticamente sconosciuto.


“Emanava un fascino e un’empatia così immediati che ritrarlo era fantastico. Fin da subito ho percepito in lui una propensione al gioco e alla sperimentazione che rendeva il servizio fotografico una specie di avventura. (…)”.

Così Merri descrive quella prima session nell’appartamento di Jeff nel Lower East Side, che per Jeff era stata sufficiente a reclutarla come fotografa ufficiale dei suoi dischi e delle sue tournée.

In poco tempo, armata di macchina fotografica, Merri fu libera di fotografare ogni istante di quella vita on the road. Le sue immagini riflettono la volontà di Buckley di documentare la propria esistenza, oltre alla sua totale devozione nei confronti della musica e all’intensità con cui bruciava una vita spesso sormontata dal mito di un padre musicista che a malapena aveva conosciuto. Da questo rapporto ha preso vita una delle collaborazioni artistiche tra le più solide nella storia della musica, all’insegna della fiducia reciproca.

Nel 1993, Jeff ha la possibilità di registrare con la Columbia il suo primo disco, inciso dal vivo, proprio nel "suo" club. Live at Sin-E', con i suoi "Mojo Pin" ed "Eternal Life", una cover di Edith Piaf e una di Van Morrison.

La promozione del disco porta Jeff e la sua band in tournée nel Nord America e in Europa e il discreto successo ottenuto, spinge la sua casa discografica alla campagna promozionale per il suo primo disco completo "Grace", pubblicato negli Usa nell'agosto del 1994 con dieci tracce: tre composte da Jeff, due in collaborazione con l'amico Gary Lucas, una con Michael Tighe e una con Mick Grondahl e Matt Johnson, più tre cover che contano l'indimenticabile "Halleluja" di Cohen.

nell'album Jeff Buckley suona chitarra, harmonium, organo e dulcimer, accompagnato da Mick Grondahl al basso, Matt Johnson alla batteria e percussioni, Michael Tighe e l'amico Gary Lucas alle chitarre.

Nel 1997 viene avviato anche il progetto per la realizzazione del nuovo disco My sweetheart the drunk, uscito postumo e incompleto, con il titolo di Sketches (for my sweetheart the drunk).

La notte del 29 maggio, il trentenne Jeff, decide di fare una nuotata tutto vestito, cantando il brano dei Led Zeppelin 'Whole Lotta Love' 8e non aveva assunto nemmeno un goccio di alcol), nel Wolf River Harbor, un canale del Mississippi a Memphis, ma qualche minuto pi tardi scompare, a quanto pare nella scia del rimorchiatore di una barca di passaggio, per riapparire ormai senza vita, solo il 4 giugno, vicino alla ben nota Beale Street Area.

Fino alla prematura scomparsa di Jeff, le foto di Merri Cyr hanno tracciato la sua ascesa verso il successo e documentato la sua rapidissima carriera, offrendo una visione sorprendentemente personale di una delle più misteriose leggende musicali di tutti i tempi.

Nel 2000, la Columbia, con la supervisione di Michael Tighe e della madre di Jeff, ha pubblicato su su dvd e vhs la raccolta live Mistery White Boy, mentre nel 2001, esce Live à l'Olimpya, con brani del primo disco, qualche cover e il ritratto del giovane Jeff a Parigi.

L'11 marzo 2016, Columbia e Legacy Recordings pubblicano You and I, dieci tracce con le prime vere e proprie registrazioni in studio di Jeff Buckley per Columbia Records, mixate nello studio Shelter Island Sound di Steve Addabbo nel Febbraio 1993, praticamente mai ascoltate per vent’anni e riscoperte negli archivi Sony Music durante le ricerche per il 20esimo anniversario dell’album Grace.

Just Like A Woman (Bob Dylan cover)
Everyday People (Sly & The Family Stone cover)
Don’t Let The Sun Catch You Cryin’ (First recorded by Louis Jordan)
Grace (original)
Calling You (Jevetta Steele cover)
Dream Of You And I (original)
The Boy With The Thorn In His Side (The Smiths cover)
Poor Boy Long Way From Home (traditional blues song, Bukka White cover)
Night Flight (Led Zeppelin cover)
I Know It’s Over (The Smiths cover)

Jeff Buckley So Real
12 maggio - 11 giugno 2016
Inaugurazione: giovedì 12 maggio 2016, ore 18.30
ONO arte contemporanea
via santa margherita, 10
Bologna

Foto | Jeff Buckley So Real © Merri Cyr Photography, Courtesy Wall Of Sound Gallery

  • shares
  • Mail