Mostre fotografiche per il weekend, da Ackerman a Vivian Maier

Come al solito il fine settimana da scorrazzare per mostre fotografiche, arriva con qualche segnalazione sfuggita ad approfondimenti, come quello dedicato all'incontro di Michael Ackerman al caffè dei maledetti fotografi, rimandato a data da definire mentre la mostra resta a LABottega.

Il viaggio che spazia tra generi e regioni d'Italia, tocca Bologna con Jean-Michel Basquiat fotografato da Lee Jaffe, Milano con i fantasmi del genocidio cambogiano di Karl Mancini, Cagli con la notte profondo di Vinicio Drappo, Roma con le opere di pioniere americane della fotografia come Diane Arbus, Margaret Bourke White, Imogen Cunningham, Linda McCartney, Sheila Metzner, Judy Dater, Doris Ulmann, Dorothea Lange, Annie Leibovitz, Lisette Model, Eve Arnold, Mona Kuhn, Cindy Sherman, Nan Goldin, Florence Henry, Lee Mille, Vivian Maier.

Michael Ackerman
fino al 3 luglio 2016
LABottega
viale Apua, 188
Marina di Pietrasanta (LU)

Basquiat x Lee Jaffe

La mostra fotografica ripercorre i primi anni della carriera di uno dei più importanti esponenti della street art, Jean-Michel Basquiat attraverso le immagini di Lee Jaffe artista poliedrico che ha animato la cultura newyorkese anni ‘80.
Dopo aver finito il suo percorso scolastico a soli sedici anni, Jaffe (1950, Bronx, NY) lascia New York per frequentare la Penn State University, dove studia storia dell'arte, filosofia, fotografia e scultura. Dopo aver lasciato la Penn State, nel 1969 Jaffe si trasferisce a Rio de Janeiro e inizia a collaborare con Helio Oiticica e Miguel Rio Branco. Recita anche nel capolavoro del cinema di serie B di Neville D'Almeida "Piranhas do Asfalta" interpretato da Maria Gladys. Successivamente gira un documentario con il leggendario cantante / fisarmonicista Luis Gonzaga nella sua città natale Exu situato all'interno di Pernambuco nel nord-est del Brasile. Insieme agli artisti brasiliani con cui lavorava, Jaffe fu costretto a lasciare il Brasile per aver creato lavori ritenuti sovversivi dalla dittatura militare al potere.
Tornato a New York nel 1971, continua a girare film come "Impact" con l'artista concettuale Vito Acconci e "Brooklyn Bridge" con Gordon Matta - Clark. Nel 1971 il suo lavoro viene anche incluso nella mostra "Projects: Pier 18" presso il Museum of Modern Art di New York, che divenne poi il punto di riferimento per la nascente arte concettuale. Sono quelli gli anni più importanti della sua carriera, anni in cui i confini di demarcazione tra le arti si assottigliano, e Jaffe vive appieno il coacervo culturale della sua città mischiando pittura, scultura, fotografia, video, performance e musica – Jaffe diventa infatti a tutti gli effetti anche membro dei Wailers, il gruppo di Bob Marley che avrebbe fatto conoscere al mondo la cultura giamaicana.
Jaffe incontra Jean - Michel Basquiat nei primi anni Ottanta e lo fotografa nei loro numerosi viaggi in Svizzera, Tailandia o Giappone, così come nel su studio di New York nel quale Basquiat lo filma a sua volta mentre Jaffe realizza la scultura "Inverted Oak". Le fotografie di Jaffe offrono uno sguardo intimo al processo creativo di uno dei più grandi esponenti della street art di tutti i tempi, quando ancora non era nel vortice di popolarità della scena artistica newyorkese in cui di li a poco avrebbe frequentato Andy Warhol, David Bowie e una fidanzata che sarebbe diventata poi Madonna.
Al contempo mostrano come Jaffe, proprio grazie alla sua capacita di passare agilmente da un medium ad un altro, sia un artista che sa catturare l’essenza dell’opera stessa.
Le opere di Jaffe sono presenti nelle collezioni permanenti del MOMA di New York, il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate Gallery, Londra, e L.A. County Museum of Art, tra gli altri.

fino all’11 giugno 2016
ONO arte contemporanea
via santa margherita, 10
Bologna

The Female Portrait: Photography by American Women

La mostra a cura di Denis Curti porta nell'antro di preziosi romano le opere di pioniere americane della fotografia come Diane Arbus, Margaret Bourke White, Imogen Cunningham, Linda McCartney, Sheila Metzner, Judy Dater, Doris Ulmann, Dorothea Lange, Annie Leibovitz, Lisette Model, Eve Arnold, Mona Kuhn, Cindy Sherman, Nan Goldin, Florence Henry, Lee Mille, Vivian Maier.

venerdì 13 maggio, ore 16:30-19:30
Lun-Sab, ore 10:00-19:30
Dom, ore 11:00-19:30

13-29 maggio 2016
Space Gallery Tiffany
Via del Babuino, 118
Roma

GHOSTS FROM THE PAST di Karl Mancini

L’esposizione è curata dalla critica della fotografia Gigliola Foschi e da Mavi Caracuta di Echo photojournalism.
La Cambogia è uno dei paesi con il più alto numero di mine attive (tra i 4 e i 6 milioni) e il più elevato numero di amputati pro capite: più di 30.000 persone – soprattutto bambini e contadini – hanno perso gli arti o sono state gravemente ferite dalle mine o da altri ordigni inesplosi.
A loro è dedicato il progetto fotografico di Karl Mancini. Una ricerca nata non solo per ricordare il genocidio cambogiano, ma anche per rendere consapevoli che non tutte le guerre finiscono con i trattati di pace: simili a fantasmi che emergono dal passato, le mine continuano infatti a mietere vittime anche dopo dieci, venti, trent’anni – in Cambogia, come in tanti altri paesi devastati dai conflitti. Una ricerca, la sua, che non indulge nell’orrore, ma sottolinea il pudore e l’umanità di chi ha avuto la vita segnata da tali perfidi ordigni.

fino al 10 giugno 2016
Spazio Aperto San Fedele
via Hoepli, 3A/B
Milano

Deep Night di Vinicio Drappo

"Sebbene tra digitale, Instagram e profezie varie ed eventuali* sia continuamente data per spacciata, a giudicare da lavori come questo “Deep Night“ di Vinicio Drappo sembra invece che la fotografia sia tutt’altro che defunta, riuscendo persino a destabilizzarci.
Realizzato in uno dei luoghi più controversi della contemporaneità, quella discoteca considerata un “non luogo”, ma al tempo stesso ambito di una possibile socialità, il portfolio di Drappo si impone con una forza espressiva che con Bergson e Deleuze** potremmo definire addirittura violenta: immagini dai tagli esasperati, cariche di tensione ed energia, che ci interrogano nel profondo delle nostre pulsioni più viscerali, scuotendoci dal torpore degli stereotipi visuali confezionati in bella forma.
E se ciascuno nel confronto maturerà la propria riflessione, in un percorso più oggettivo di conferimento di senso ci si accorge di come tutto, nell’articolazione linguistica di queste immagini, appaia estremo, dal rifiuto della facile spettacolarizzazione del colore, che si trasforma in un B/N dai forti contrasti, all’uso diretto del flash senza alcun ammorbidimento.
Emerge così la metafora di una sorta di genius loci che finisce per plasmare comportamenti, ritualità e simbologie: “Deep Night” non è infatti un portfolio sul popolo delle discoteche come potrebbe sembrare a prima vista, bensì sulla discoteca intesa come luogo di sospensione della routine quotidiana, dove ciascuno può essere per qualche ora l’interprete di quel se stesso che “se ne frega di tutto, si!”***.
Muovendosi tra l’afrore dei corpi con l’istinto di un Weegee delle notti da (s)ballo, Drappo suggerisce già dalla ripresa iniziale dall’alto l’accostamento con l’immagine dantesca di un luogo dal fascino dannato, dal cui buio emergono, nella sequenza stroboscopica delle immagini, lampi di vizi capitali.
Volti e gesti sorpresi in un parossismo tribale enfatizzato dalla ripresa ravvicinata che non raccontano una storia, ma si ripetono, uguali, ad ogni fine settimana.
Ed è appunto questa la storia.
di Attilio Lauria

14/15/21/22 maggio 2016
CAGLI PHOTO ART 2016
Rassegna fotografica di reportage
Palazzo Tiranni
Cagli (PU)

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