"Immagini malgrado tutto" di Georges Didi-Huberman

Immagini malgrado tutto, Anonimo Sonderkommando di Auschwitz agosto 1944 Museo di Stato di Auschwitz Birkenau Oswiecim
Esiste un'etica dello sguardo? Le immagini sono sempre lecite, nel loro necessario scopo documentario, oppure c'è un limite al di là del quale l'orrore deve restare inimmaginabile? E se si propende per questa seconda ipotesi in quale categoria del pensiero possono essere inseriti alcuni imprescindibili documenti della Shoah e dei campi di sterminio? Questi ed ancora tanti altri, gli interrogativi affrontati da Georges Didi-Huberman nel suo libro "Immagini malgrado tutto", per Cortina Editore. E se nel titolo è già implicita la posizione dell'autore, ciò non toglie che quel "malgrado" sopravvive sanguinosamente senza pace alcuna, come dolorosa pietra di scandalo da accettare e giustificare a suon di parole.

Storico dell'arte e filosofo contemporaneo attento alle problematiche più pungenti dell'estetica, Didi-Huberman viaggia sul filo della confutazione per affermare, nonostante tutto, la necessità delle immagini, contro le posizioni di chi vorrebbe che fossero asportate, come un inutile corollario. Gruppi di puntini in bianco e nero che raccontano una storia di morte, sopravvissuta grazie ad alcuni membri dei Sonderkommando che riuscirono, nel luglio del 1944, a scattare e conservare pochi cliché.

A partire da quattro foto stracciate dalle maglie strette della sorveglianza di Auschwitz, il libro ripercorre un lungo arco di approfondimenti sull'orrore e sulla sua realtà visuale. Una riflessione sullo statuto stesso della fotografia e sul suo ruolo sociale, sulle infinite possibilità espressive che si intrecciano con la responsabilità storica e sull'indomabile senso del pudore che avvolge una delle più grandi tragedie del XX° secolo.

Ora, da questo punto di vista, la fotografia manifesta un'attitudine particolare - come illustrano esempi più o meno noti - a contraddire ogni volontà di scomparsa. E' talmente facile scattare una foto. E lo si può fare per le ragioni più diverse, buone o cattive, pubbliche o private, palesi o celate, per violenza o per protesta contro la violenza ecc. Un semplice pezzo di pellicola - tanto piccolo da poterlo nascondere in un tubetto di dentifricio - può dar luogo a un numero infinito di sviluppi e di ingrandimenti d'ogni formato. La fotografia è legata mani e piedi all'immagine e alla memoria: ne possiede l'eminente "potenza epidermica". E per questo è così difficile sradicarla ad Auschwitz, almeno quanto fu difficile sradicare la memoria dai corpi dei prigionieri.

Via | selfproject.it

Immagini malgrado tutto, Auschwitz_Resistance_282_cropped from Wikipedia
Immagini malgrado tutto, copertina testo

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