LiliRoze tra veleni e vanità

LiliRoze tra veleni e vanità
LiliRoze (dolce diminutivo per Nathalie roze) è una "giovinetta" dallo sguardo incantato e indagatore. Iniziata alla fotografia in tenera età, e animata alla scoperta delle immagini dal padre, ha tracciato la sua strada trasferendosi a Parigi e frequentando L’ENS Louis Lumière, presso il quale si diploma nel 1997. Invitata alle passeggiate fotografiche di quest'estate, ha istillato uno spunto che nella mia memoria non ci ha messo molto a dar vita ad un colorato seguito. Letteralmente catturata dalle bocche rosso ciliegia delle modelle che ritrae, terribilmente accattivata dalle gonnellone purpuree piene di veli e incuriosita da alcuni arditi accostamenti, ho messo il naso nel suo sito personale, ed ecco aprirsi una sfilata di cliché in piena regola, incollati su sfondo di velluto nero.

Facciamo rotta sugli scatti che le sono valsi il Prix pour la meilleure photographie 2011 (categoria moda e bellezza e nature morte) assegnato dall'agenzia specializzata A3PF, un riuscito mélange di sensualità dai tratti gotici e leggera inquietudine, un insieme unico che prende vita attraverso l'esperienza personale di colei che ritrae, per fondersi nell'interpretazione attiva dei soggetti, come ben illustra un estratto della presentazione sul blog delle Promenades Photographiques:

LiliRoze alimenta il suo lavoro attraverso, i colori, le ombre e gli uomini che incrocia per caso con lo sguardo o in incontri inaspettati. In una luce calante, nella vicinanza alla confidenza della sua macchina fotografica, trascende l'intimità come un quadro che ritorna o risorge sul filo dei secoli. "Non si fotografa ciò che si vede, ma quello che si sente". Contorni imprecisi, mossi che risuonano come echi e che riconosciamo come la traccia di un sogno già fatto. Un procedimento vicino all'allucinazione, ai bordi della rivelazione dell'inconscio.

LiliRoze tra veleni e vanità
LiliRoze tra veleni e vanità
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LiliRoze tra veleni e vanità

Via | liliroze.com

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