Diane Arbus: in the beginning 

Scatti inediti dei primi approcci alla fotografia empatica e dirompente di Diane Arbus, attenta alle sfumature più freaks' dell'esistenza

«La Fotografia è un segreto intorno ad un segreto: quanto più ti dice, tanto meno riesci a capire»

Diane Arbus

Vero ancora di più, quando la fotografia scruta nella personalità inquieta, emancipata e sovversiva di Diane Arbus e il suo linguaggio intimo e raffinato, sensibile ai soggetti 'più disturbanti' che avvicina instaurando reciproca fiducia e accettazione, con una forte empatia non sentimentale.

La donna di 'buona famiglia' che si libera dei perbenismi ipocriti ed opprimenti dell'american way of life degli anni '50, del rigore formale e della perfezione tecnica affinata accanto al marito con anni di fotografia di moda, per esplorare l'universo più 'freaks' dell'esistenza e la sua "deformità" più fisicamente palese e congenita, o più segreta, come quella annidata nelle pieghe più impeccabili della quotidianità borghese.

Il controverso universo popolato da travestiti, tatuati, ermafroditi, albini, giganti, nudisti, folli, deformi e quei “personaggi per fiabe da adulti” immortalati con il “medio formato” dal 1962 in poi, dei quali esiste un'ampia documentazione, mentre a fornire uno sguardo più esteso al suo approccio elogiato, criticato e copiato in tutto il mondo, provvede "Diane Arbus: in the beginning" e il centinaio di scatti, in gran parte mai esposti o pubblicati, realizzati a New York tra il 1956 e il 1962.

Fotografie granulose di donne glamour lungo la Fifth Avenue, con guanti bianchi e ansia in volto e bagnanti con cappello e calzini, ragazzine con cartella e cappello a punta sui marciapiedi di New York e piccoli uomini che mordono il seno di donnoni divertiti da tanta famelica ammirazione, tra bambini che si prendono in giro assumendo espressioni buffe, mangiafuoco, tassisti e vecchie signore che fanno il bagno a Coney Island.


Diane Arbus: in the beginning
, curata da Jeff L. Rosenheim e Brian Butterfield, frutto della donazione fatta al Metropolitan dalle figlie della Arbus, resa possibile dalla Alfred Stieglitz Society e il supporto fornito dall'Art Mentor Foundation Lucerna, resta al Met Breuer di New York fino al 27 novembre 2016, per raggiungere poi il SFMOMA di San Francisco da gennaio ad aprile 2017.

La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato, con saggi di Jeff L. Rosenheim e di Karan Rinaldo, senior Research Assistant, pubblicato da The Metropolitan Museum of Art e distribuito da Yale University Press (copertina rigida, $ 50). 

Tra Workshop e visite guidate, la mostra è ulteriormente arricchita da una selezione di opere realizzate dalla Arbus nel 1970 e 1971, insieme a quella riservata a predecessori e contemporanei di Arbus, tra cui August Sander, Lisette Model, Walker Evans , Helen Levitt, Robert Frank, William Klein, Garry Winogrand e Lee Friedlander. 

Diane Arbus: in the beginning
12 luglio - 27 novembre 2016
The Met Breuer (Piano 2)
945 Madison Avenue
New York

21 Gennaio - 30 aprile 2017
SFMOMA
151 Third Street
San Francisco

Diane Arbus: la biografia

Diane Arbus nasce Diane Nemerov, a New York il 14 marzo 1923, da una ricca famiglia ebrea di origine polacca, proprietaria della celebre catena di negozi di pellicce "Russek's", dal nome del fondatore, nonno materno di Diane.

La piccola Diane cresce tra gli agi e le attenzioni delle bambinaie, seconda di tre figli, tra il maggiore, Howard destinato a diventare uno dei più apprezzati poeti contemporanei americani, e la minore Renée che diventerà una nota scultrice.

Frequenta la Culture Ethical School, seguita fino alla dodicesima classe dalla Fieldstone School, scuole private, dal metodo pedagogico attento al "nutrimento spirituale" della creatività, mentre il suo precoce talento artistico viene incoraggiato dal padre con le lezioni di disegno di Dorothy Thompson, allieva di George Grosz, che produrranno soggetti pittorici insoliti e provocatori.

All'età di quattordici anni Dine incontra Allan Arbus, commesso in uno dei negozi di famiglia, lo sposa appena compie diciotto anni, nonostante l'opposizione della famiglia per il suo livello sociale inferiore, e con lui mette al mondo le figlie, Doon ed Amy.

La passione comune per la fotografia li porta ad aprire uno studio di fotografia commerciale, realizzando, lui come fotografo e lei come art director, numerosi servizi di moda per riviste come Vogue, Harper's Bazaar e Glamour.

In quel periodo Diane Arbus incontra ogni genere di personaggio, da Robert Frank e Louis Faurer che la influenzeranno più di altri, al giovane fotografo Stanley Kubrick, che più tardi da regista in "Shining" renderà a Diane l'omaggio una celebre "citazione", nell'allucinatoria apparizione di due minacciose gemelline.

Nel 1957 con il matrimonio in crisi da un po', Diane mette fine anche alla collaborazione artistica con il marito, lasciando lo studio Arbus per dedicarsi ad una ricerca più personale che l'aveva in passato portata per poco a studiare con Berenice Abbott.

Ha una risposta cristallina per chi le chiede come mai si è dedicata alla fotografia solo a partire dai 38 anni:

«Perché una donna passa la prima parte della sua vita a cercare un marito, a imparare ad essere una moglie e una madre, e a tentare di svolgere questi ruoli nel modo migliore. Non le resta il tempo di fare altro»

Si iscrive ad un seminario di Alexey Brodovitch, già art director di Harper's Bazaar, ma sentendo la sua spettacolarità fotografia lontana dalle sue corde, inizia a frequentare le lezioni della fotografa austriaca Lisette Model alla New School, attratta dalle sue immagini notturne, i ritratti realistici e l'eleganza spudorata, incoraggiata a cercare soggetti e uno stile tutto suo.

«Quando iniziai a fotografare, ero solita fare cose molto granulose. Ero affascinata da quello che faceva la grana, perché realizzava una sorta di arazzo con tutti quei piccoli puntini e tutto veniva tradotto in questo mezzo espressivo di punti. La pelle era uguale all’acqua che era uguale al cielo e si aveva a che fare per lo più con il buio e la luce, non tanto con la carne e il sangue… Fu la mia insegnante, Lisette Model, che alla fine mi chiarì che più si è specifici, più il risultato sarà generale… » In Diane Arbus: An Aperture Monograph (1972)

Il primo rullino lo realizza con una fotocamera Nikon 35 mm e lo archivia come #1: tutti i rullini successivi, migliaia, sono nominati rispettando la sequenza. Nel 1962 passa alla Rolleiflex e le stampe quadrate che l’hanno resa una delle fotografe più amate e celebrate del novecento.

Diane Arbus si dedica instancabile ad una sua ricerca, esplorando quei luoghi fisici e mentali, vietati dalla sua rigida educazione, dalla povertà dei sobborghi a quella morale, dagli spettacoli di travestitismo al Museo di mostri Hubert con gli spettacoli da baraccone, assecondando la profonda attrazione che prova per l'universo dei "freaks" e le sue "meraviglie della natura".

Con il sostegno e l'incoraggiamento di amici come Marvin Israel, Richard Avedon e in seguito Walker Evans contro la maggioranza di critici del suo lavoro, Arbus inizia a muoversi fra nani, giganti, travestiti, omosessuali, nudisti, ritardati mentali e gemelli, così come tra la gente comune colta in atteggiamenti incongrui.

Con macchine 6×6, Rolleiflex o Mamiya dal mirino a pozzetto, il passaggio al “medio formato”, a partire dal 1962 rivoluziona totalmente il suo approccio alla fotografia, appagando la nuove esigenze espressive, con una chiarezza dell’immagine ed una definizione a prova di ingrandimento e quel formato/spazio quadrato, simmetrico, che avrebbe dato massima importanza al soggetto, posto frontalmente al centro della fotografia.

«Stavo pedalando la mia bicicletta sulla Terza Strada e lei era con una sua amica. Erano enormi, entrambe, alte circa 1 metro e 85, e grasse. Pensai che fossero grandi lesbiche. Entrarono in un piccolo ristorante e le seguii e chiesi loro se potevo fotografarle. Dissero: "Si, domani mattina". Successivamente, a quanto pare furono arrestate e trascorsero la notte in carcere, nei guai. Così la mattina dopo andai a casa loro intorno alle 11… La prima cosa che dissero fu: "Penso che dovremmo dirtelo (non so perché si sentissero così obbligate) siamo uomini"». In Diane Arbus: An Aperture Monograph (1972)»

Nel 1963 riceve una borsa di studio dalla fondazione Guggenheim, seguita da una seconda nel 1966. Nonostante l'accoglienza riservata alle sue fotografie, riesce a pubblicarle su riviste come Esquire, Bazaar, New York Times, Newsweek e il londinese Sunday Times.

In una lettera del 1960 indirizzata al fratello Howard, in poche righe Diane manifesta chiaramente il suo pressante desiderio di fotografare quelli che le persone ordinarie etichettano sotto lo sprezzante titolo di freak:

«Sto lavorando a qualcosa ora, gli eccentrici ai quali ho pensato a lungo, o piuttosto persone che visibilmente credono in qualcosa di cui tutti gli altri dubitano, e ricordandomi di A Commodity of Dreams, mi domandavo se ce ne fossero alcuni del genere da qualche parte nelle tue vicinanze, così avrei una scusa e un’opportunità per farti visita… Qualsiasi impostore, o persone con barbe incredibilmente lunghe, o quelli che credono nell’imminente fine del mondo, o sono reincarnazioni o tengono leoni nei loro salotti o imbalsamano corpi o perfino scheletri, o hanno sviluppato abilità speciali come una donna in Florida che si dice mangi e dorma sott’acqua, o che riguarda costumi degni di nota, o colleziona cose fino alla taccagneria? Non crearti problemi e non preoccuparti di rispondere, a meno che quando alzi gli occhi dalla pagina il Messiah arriva errante fuori dai boschi…»

Le aspre polemiche che solleva accompagnano nel 1965 anche "Acquisizioni recenti", la mostra al Museum of Modern Art di New York che espone alcune sue opere, ritenute troppo forti e perfino offensive, accanto a quelle di Winogrand e Friedlander.

Pur senza qualche polemica, una migliore accoglienza riceve la personale "Nuovi Documenti" nel marzo del 1967, sempre al Museum of Modern Art di New York.

A partire dal 1965 inizia ad insegnare in diverse scuole, continuando a combattere le frequenti crisi depressive, insieme all'epatite contratta in quegli anni e l'uso massiccio di antidepressivi che minano anche il fisico.

Nel 1970 prova la Pentax 6x7 del suo amico fotografo Hiro e ne resta tanto entusiasta che per poterla acquistare organizza un corso di fotografia, con 28 dei giovani fotografi per cui lei è già un mito, fra questi anche Eva Rubinstein, figlia del grande pianista Arthur Rubinstein e destinata a diventare anche lei una grande fotografa.

Nel 1970 Art Forum pubblica le sue foto, nonostante sia molto insolito per un mensile che si occupa prevalentemente di arte astratta.

Nel 1970 la Arbus inizia a fotografare anche prostitute e i clienti di alcuni bordelli sadomaso dei quali sono noti pochi scatti, mentre quelli scattati ai disabili di un istituto frequentato in diverse occasioni, diventano note dopo la sua morte come "Untitled".

La Arbus confiderà a Lisette Model di aver cambiato idea sui risultati ottenuti. ("Inizialmente ne era molto contenta, ma ora le sembrava di avere perso il controllo della situazione", Lisette Model)

La depressione di cui ha sempre sofferto, aggravata dalla critica e il carico di responsabilità connesso al successo, si tramuta in inquietudine e angoscia, come rivelato, due anni prima di togliersi la vita, in una lettera all’amica Carlotta Marshall:


«Suppongo che la libertà sia un po’ inquietante. È quello che voglio ma qualcosa dentro di me tenta di fingere che io non possa. E c’è così tanto lavoro da fare che ci sono momenti e momenti, in cui mi fermo e mi guardo attorno e sembra troppo arduo andare avanti. Non lo è, ovviamente. Ma è per questo che le persone hanno un lavoro e pagano i conti… aiuta a tenerti lontano dalle domande a cui non si può dare risposta»

Diane Arbus si toglie la vita il 26 luglio 1971, ingerendo una forte dose di barbiturici e tagliandosi le vene dei polsi, ma il suo corpo senza vita viene trovato solo un paio di giorni dopo.

Nel 1972, l’anno dopo il suo suicidio, il Moma le dedicò una grande retrospettiva e la monografia che accompagnava la mostra è diventato il libro di fotografia più venduto della storia.

La sua consacrazione inizia nel 1972, con la grande retrospettiva del MoMA, la Monografia di Aperture che la accomagna, diventata il libro più venduto della storia della fotografia, la Biennale di Venezia che ospita per la prima volta un fotografo americano e la

Fra le grandi mostre che la ricordano dopo la sua scomparsa, anche "Diane Arbus Revelations" che nel 2004, per la prima volta, rende disponibile al pubblico una grande quantità di documenti biografici e molte foto inedite.

Nell'ottobre del 2006 esce al cinema Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus di Steven Shainberg, ispirato a "Diane Arbus: Una biografia" (non autorizzata) di Patricia Bosworth e la vita della fotografa interpretata da Nicole Kidman.

Revelations di Doon Arbus è la prima e finora unica biografia ufficiale della Arbus, ma sono dedicate alla Arbus anche le pagine del saggio Della fotografia trasgressiva di Pino Bertell, Diane Arbus Magazine works e Diane Arbus di Idea Books, con la traduzione italiana della monografia di Aperture del 1972.

La mostra Diane Arbus: in the beginning è il risultato della donazione del figlie della fotografa, fatta nel 2007 al Museo Metropolitan di New York, e frutto dell'intenso lavoro realizzato dai curatori a partire dal quel momento.

La mostra arriva poco dopo la pubblicazione di "Diane Arbus: Portrait of a Photographer”, la biografia non autorizzato di Arthur Lubow, collaboratore del The New York Times, frutto di interviste inedite di amici, materiale d'archivio e diverse pubblicazioni.

Foto | Diane Arbus: in the beginning © The Estate of Diane Arbus, LLC. All Rights Reserved

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