Nothing is Real. Quando i Beatles incontrarono l’Oriente

Il Museo d’Arte Orientale di Torino ospita il viaggio a oriente dei Beatles e le tracce dell'influenza che ha avuto sul nostro immaginario

Il mondo occidentale e la sua cultura capitalistica, non si sono lasciati sfuggire le sfumature di orientalismo, arrivate dall'India con guru della trascendenza, pratiche ascetiche e meditative come lo Yoga, o i vani tentativi di semplificare la letteratura sanscrita sull'amore del Kāma Sūtra.

All'ormai celebre soggiorno dei Beatles in India, a quanto pare dobbiamo anche molti brani successivamente pubblicati in album come The BeatlesAbbey Road e Let It Be, insieme all'interesse per le dottrine orientali, risvegliato dall'enorme risonanza mediatica dedicata al corso di Meditazione Trascendentale seguito nel 1968 dai 4 ragazzi di Liverpool, nell'ashram indiano di Maharishi Mahesh Yogi, pubblicizzato dai media come "il guru dei Beatles", durante i successivi tour tenuti nel Regno Unito, in Scandinavia, Germania, Italia, Canada e California

In realtà, l'interesse nutrito dai Beatles per gli elementi della tradizione orientale, dietro suggerimento di Pattie, moglie di George Harrison, nell'agosto 1967 li aveva già portati ad assistere ad una lezione tenuta dal guru presso l'Hilton della londinese Park Lane, seguita dal ritiro in Galles di Bangor, con altri 300 iniziati alla pratica della Meditazione Trascendentale, che contavano celebrità come Mick Jagger, Marianne Faithfull e Cilla Black.

Un ogni caso, è il viaggio in India di John Lennon e sua moglie Cynthia, George Harrison con Pattie e la sorella, raggiunti da Paul McCartney e la sua compagna Jane Asher, Ringo Starr e sua moglie Maureen, con il relativo slancio di interesse che alla fine degli anni ’60 ha spinto a oriente la cultura popolare, con musica e letteratura, moda e costume, cinema, fotografia e pubblicistica in generale, ad ispirare Nothing Is Real, la mostra ideata da Luca Beatrice, partendo da Strawberry Fields Forever: qualcosa che sta al di là delle apparenze, la ricerca dell’altro, del diverso, cui approcciarsi con una tensione metafisica e spirituale.

La mostra che da oggi cavalcata le onde del tempo, insieme alle oscillazioni della cultura, nelle undici sale del MAO, il Museo d’Arte Orientale di Torino, spazia dalla memorabilia beatlesiana alle fotografie di Pattie Boyd, fidanzata di George Harrison e poi “amante” di Eric Clapton, dal Siddharta di Herman Hesse che ha avvicinato molti giovani al misticismo, alle prime edizioni di manuali di viaggio, libri, guide utili a raggiungere l’India senza soldi.

La mostra oscilla tra il reportage televisivo di Furio Colombo, trovatosi a Rishikesh negli stessi giorni dei Beatles; allo psichedelico Wonderwall diretto da Joe Massot nel 1968 con musiche di George Harrison; dalle Ceramiche tantriche di Ettore Sottsass alle opere di Alighiero Boetti, Aldo Mondino, Luigi Ontani, Francesco Clemente, con i diversi modi dell’arte contemporanea di avvicinarsi al tema dell’orientalismo.

L'inaugurazione di questo viaggio che torna all'incontro dei Beatles con l’oriente al Museo d’Arte Orientale di Torino, è stata congiunta con quella dedicata a Marilyn Monroe. La donna oltre il mito, ospitata a Palazzo Madama, della quale ho già dedicato una segnalazione sul magazine cinematografico di Blogo, entrambe aperte alle visite da oggi.

Nothing is Real. Quando i Beatles incontrarono l’Oriente
1 giugno – 20 ottobre 2016
Mao Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico, 11
Torino
martedì-domenica, ore 11.00-19.00. Chiuso lunedì.

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Foto | Nothing is Real. Quando i Beatles incontrarono l’Oriente

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