Mostre fotografiche a Roma: estate 2016

Uno sguardo alle mostre fotografiche pronte a rinfrescare lo sguardo durante l'estate 2016 a Roma

Al solstizio d'estate manca ancora qualche giorno e un po' di stabilità meteorologica, ma il calendario delle mostre fotografiche per l'estate romana 2016 è già pronto a lenire lo sguardo da qualsiasi temperatura.

Da oggi all'inizio di luglio, la XII edizione di FotoLeggendo, sempre più trasversale, inclusivo, autoprodotto e aperto alle Contaminazioni, sonda sguardi e confini della fotografia in diverse zone della capitale, dalla 'sognante' riflessione sull'aborto di Luigi Cecconi alla galleria Matèria, inaugurata in anticipo sulle giornate augurali, ai grandi fotografi, pionieri e giovani promettenti che partiranno dalle Officine Fotografiche come David Alan Harvey e George Shiras III.

Un universo di piccole e grandi mostre, personali e collettive intriganti, che si aggiunge a quelle che costellano Roma, dai reportage di Gianni Berengo al Palazzo delle Esposizioni, al realismo giapponese che non risparmia Hiroshima di Domon Ken al Museo dell’Ara Pacis, dalla fotografia naturalistica di di Simone Sbaraglia al Museo Civico di Zoologia, ai migliori obiettivi italiani e stranieri puntati sul paesaggio con la Extraordinary Visions ospsitata dal MAXXI.

Molte, se non tutte, le nostre fotografiche che si potranno visitare durante l'estate, per un calendario in progress...

Gianni Berengo Gardin Vera fotografia. Reportage, immagini, incontri
fino al 28 agosto 2016
Palazzo delle Esposizioni
via Nazionale, 194
Roma

Domon Ken. Il Maestro del Realismo Giapponese
fino al 18 settembre 2016
Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta
Roma

A tu per tu con la Natura
di Simone Sbaraglia

8 luglio - 18 settembre 2016
Museo Civico di Zoologia (Sala della Balena)
Via Ulisse Aldrovandi, 18
Roma

Extraordinary Visions. L'Italia ci guarda
fino al 23 ottobre 2016
MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Galleria 1
Via Guido Reni, 4A
Roma

E ancora...

Fuori era estate di Luigi Cecconi
9-18 giugno 2016
Vernissage: giovedì 9 giugno, ore 19
FotoLeggendo 2016
Matèria
Via Tiburtina, 149
Roma

Tell It Like It Is
10 giungo - 2 luglio
Fotoleggendo 2016
Officine Fotografiche
Via Giuseppe Libetta, 1

George Shiras III. Una luce nel buio
10 giungo - 2 luglio
Fotoleggendo 2016
Officine Fotografiche
Via Giuseppe Libetta, 1

Miki Nitadori. Odyssey
10 giungo - 2 luglio
Fotoleggendo 2016
Loft
Via degli Argonauti, 16

Alisa Resnik. La notte immensa
10 giungo - 2 luglio
Fotoleggendo 2016
Rashomon Club
Via degli Argonauti, 16

Netaphors di Fabrizio Intonti
10 giugno – 19 giugno 2016
Vernissage: venerdì 10 giugno, ore 18.30 (tutti i giorni, ore 11-20)
Palazzo Velli Expo
Piazza di S. Egidio, 10
Roma
Ingresso libero

Massimo Sestini. Orizzonti d'Italia dagli elicotteri della Polizia di Stato

“Orizzonti d’Italia dagli elicotteri della Polizia di Stato” espone 30 scatti fotografici di Massimo Sestini, in formato 125x200, di Lampedusa, Catania, Alcamo, Palermo, Trapani, Stromboli, lo stretto di Messina, Reggio Calabria, Capri, Napoli, Ferrazzano e Campobasso, Roma, Porto Cervo, Assisi, Firenze, Genova, Torino, le Alpi, Milano, Riva del Garda e Torbole, le Dolomiti, Cortina, Venezia, Trieste, Recanati, Taranto.

Massimo Sestini, da trenta anni impegnato nell’arte della fotografia, ha realizzato, da elicotteri in volo, le fotografie in mostra che ritraggono suggestivi paesaggi del nostro Paese durante la fase del crepuscolo. La ripresa perpendicolare, come quella zenitale, è la caratteristica della sua tecnica che offre una prospettiva dimensionale totalmente opposta a quella che si vede dal basso.

Lo zoom di Massimo Sestini quest'anno ha dato vita al calendario della Polizia di Stato 2016. Con la foto di un barcone di migranti tratti in salvo dalle operazioni "Mare Nostrum", Sestini ha vinto il World Press Photo 2015, uno dei premi mondiali più importanti del settore. Nella mostra le foto sono stampate a base due metri su pellicole trasparenti, retroilluminate da luci led diffuse da speciali pannelli studiati per distribuire uniformemente l'illuminazione.

Giorni di apertura: martedì – mercoledì – venerdì – sabato – domenica
Giorni di chiusura: lunedì – giovedì – mercoledì 1° giugno

Orario: dalle ore 10.00 alle 16.00

fino al 12 giugno 2016
Palazzo del Quirinale
Piazza del Quirinale
Roma

Tanti per Tutti. Viaggio nel Volontariato italiano
sabato 11 e domenica 12 giugno 2016
Museo di Roma in Trastevere
Piazza di S. Egidio, 1b
Roma

Patagonica. Paesaggi dalla fine del mondo. Immagini di Luca Bragalli

La rassegna fotografica, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ha ricevuto il patrocinio della Commissione Italiana dell’ Unesco, della Regione Lazio e dell’Ente del Turismo della Patagonia.

E' un ciclo fotografico di immagini in bianco e nero che rappresenta una visione personale dei luoghi, tra i più famosi ed importanti del patrimonio naturale della Patagonia, uno degli ultimi santuari della natura incontaminata.

Luce ed ombra, alla ricerca incessante di una purezza assoluta delle forme della natura. Questa la chiave di lettura della rassegna che si divide in due sezioni: il paesaggio della pietra e del vento e il paesaggio dell’acqua e del gelo.

Sono rappresentate forme di paesaggi naturali, un macrocosmo di elementi dove l’uomo appare irrilevante di fronte alla maestosità degli spazi aperti. Il paesaggio viene mostrato nell’attimo in cui si manifesta, precedendo la rapida mutazione delle condizioni meteorologiche.

L’immagine della natura diventa interpretazione, nella ricerca di una sintesi delle forme geometriche, un mosaico di sensazioni proiettate all’esterno, in uno scambio osmotico tra sogno e realtà. La capacità di analisi lascia posto alla fantasia e all’immaginazione per proiettare l’occhio e la mente in un contesto ambientale estremo dove l’uomo risulta assente. L’energia che viene sprigionata dagli elementi si percepisce nel movimento inesorabile delle masse e dei fluidi, lasciando lo spettatore con un misto senso di impotenza e ammirazione.

La scelta cromatica mette in risalto la profondità delle ombre, il movimento delle nuvole in un cielo in perenne movimento, evidenzia il valore plastico dei volumi delle montagne e accentua la percezione di dinamismo del movimento dei fiumi e dei ghiacciai: la ricerca di un valore assoluto della materia, che accentua ancor più la potenza espressiva della natura, nell’incessante transito degli eventi.

Luca Bragalli, nato a Firenze nel 1972 é architetto paesaggista e fotografo. Si occupa da anni di tematiche legate all'ambiente, dalla progettazione sostenibile alla mitigazione degli impatti dovuti all'urbanizzazione.

fino al 12 giugno 2016
Museo di Roma in Trastevere
Piazza di S. Egidio, 1b
Roma

Il Cadavere Squisito

Il Cadavere Squisito è un evento organizzato dalla Tevere Art Gallery e dall’artista e curatrice Virginia Zeqireya.

In questi incontri mensili la galleria vuole proporsi come un foglio bianco sul quale invitare le menti creative più varie, a lasciare un segno. Così come nel gioco surrealista “Le cadavre exquis” gli artisti si riunivano e affidandosi alla casualità, davano vita ad un componimento poetico o figurativo che si collegasse all’inconscio creativo di ognuno; anche la TAG vuole affidarsi al caso e alla coralità.

Invitiamo dunque artisti di qualsiasi provenienza e livello tecnico a portare un segno della loro creatività in galleria, senza alcuna indicazione tematica o discriminazione tecnica, per dar forma ad una esperienza eterogenea e stimolante; ogni mese, per sua natura, diversa.

L’evento vuole dar luce ad una nuova visione dello spazio espositivo, come un luogo dove scultura, pittura, video, fotografia, performance ed installazioni, si possano incontrare senza regole, come pura manifestazione libera dell’estro creativo degli autori. Una galleria in grado di far incontrare gli artisti tra di loro e al pubblico che a sua volta potrà liberamente entrare a far parte dell’evento, con la possibilità di passare una giornata con gli autori e dire la propria sulla mostra!

Gli ospiti avranno infatti la possibilità di esprimere le proprie preferenze votando il migliore artista della collettiva e il miglior lavoro esposto (autore NON deve coincidere). I primi classificati, di entrambe le categorie, verrano pubblicati sul sito della TAG – Tevere Art Gallery.

Artisti in Mostra a Il Cadavere Squisito #12!
• Re Barbus
• Maria Botticelli
• Stefania De Angelis
• Emanuela de Marinis
• Paola Desideri
• DirtyRebelYell
• Easypop
• Nadia Frabetti
• Françoiz Breut
• Serena Galluzzi
• Maria Teresa Gallo
• Enrico Graziani
• Barbara Lalle
• Ombretta Luciani
• Caterina Marchionne
• May/A
• Adriano Neccici
• Massimo Centaro aka albatros planante
• Silvia Proietti
• Barbara Racioppi
• Tonino Risuleo
• Alessandro Romagnoli
• Tanitzergh
• Giulietta Vulcano

Il Cadavere Squisito #12

domenica 12 giugno 2016, ore 20.00-00.00
TAG - Tevere Art Gallery
Via di Santa Passera, 25
Roma
Ingresso gratuito
il-cadavere-squisito-12.jpg

Stimela di Luca Sola
13-24 giugno 2016
Vernissage: lunedì 13 giugno 2016, ore 19 (lun–ven: ore 10-18)
Fotoleggendo 2016
Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata
Via degli Ausoni, 1
Roma

4 Vision

Quattro visioni sulla fotografia, quattro modi di scattare diversi, quattro suggestioni su temi familiari eppure del tutto originali. La mostra 4 Visioni presenta, dal 7 al 14 giugno, i lavori degli studenti del corso di fotografia base e avanzata tenuto dal fotografo Francesco Amorosino (vincitore quest’anno del Sony world photography award) presso il centro di formazione culturale “Insieme per fare”.

Le lezioni, partendo dalla tecnica fino ad arrivare ai metodi più innovativi di racconto per immagini, hanno affinato lo sguardo degli studenti portandoli a concepire un vero e proprio portfolio fotografico.

Pina Inversi si è dedicata al ritratto di strada, concentrandosi sui turisti che si accalcano presso la Fontana di Trevi. L’acqua, trasformata in uno specchio bianco dalla luce del sole, diventa lo sfondo per selfie surreali, per fotografie in posa rubate che sembrano quasi realizzate in studio, ma sono ricche di una casuale spontaneità.

Il soggetto delle foto di Carla Minio, invece, è uno solo: Lumicina, la sua gatta. Seguendo l’onda dell’ossessione felina della società contemporanea, rende la gatta quasi un elemento astratto, seguendola in una passeggiata casalinga e in un gioco di sguardi che sembra voler indagare il mistero dei pensieri non umani.

Pierluigi Nigro presenta una ricerca sul tema della “forza”, intesa come coraggio di affrontare il mondo, di crescere, di trovare la propria strada. Oggetti comuni, statue, elementi naturali si incontrano e dialogano per restituire un concetto tanto familiare quanto difficile da afferrare.

Andrea Tubertini, infine, ha realizzato due installazioni fotografiche. La prima affronta un tema molto sensibile: quello della “bambolizzazione” delle bambine nell’era della ricerca incessante di una bellezza di plastica. La seconda gioca con la geometria per creare inedite connessioni tra luoghi e oggetti distanti.

Durante l’inaugurazione sarà anche proiettato uno slideshow di altri scatti realizzati durante il corso dell’anno e si terrà un seminario gratuito sul processo creativo tenuto dal docente Francesco Amorosino.

fino al 14 giugno 2016
Insieme Per Fare
Via Pelagosa, 3
(Montesacro), Roma
Ingresso libero

Il cielo in una stanza di Stefano Mirabella

“Il cielo in una stanza”, personale del fotografo Stefano Mirabella, a cura di Giuseppe Prode.

Venti fotografie sono Il cielo in una stanza di Stefano Mirabella, un punto nave del suo percorso professionale: fotografia (di) strada. Questa selezione è lo stato dell’arte di un percorso iniziato nel 2012 e giunto oggi ad uno stadio maturo del fotografo, che racconta e rivela spigolature di una Roma sotto gli occhi di tutti, apparentemente. Una città appena accennata, dettagli non voluti la rivelano in un racconto lieve fatto di sguardi, incontri a distanza ravvicinata, vita vissuta. La mano felice, e la complicità di alcune situazioni danno forza a queste fotografie e invitano chi le guarda a tentare un esercizio di stile quotidiano, ovvero allenare l’occhio all’ovvio e provare ad andare oltre. Attese, capacità di immaginare la giusta inquadratura, scelte dei tempi per entrare in azione, hanno come obiettivo la restituzione di un momento narrante. La strada è una palestra straordinaria che suggerisce e solletica storie e dove il confine tra il didascalico e il suo contrario è pressoché impalpabile. Stefano Mirabella dimostra con queste fotografie, di appartenere a pieno titolo a quel nobile elenco di fotografi che della fotografia di strada ne hanno fatto ragione e stile di approccio.

Martedì-Sabato, ore 10.30 alle 19.30
Per appuntamento: 3485828403

14 giugno - 26 luglio 2016
Vernissage: martedì 14 giugno ore 19.00
Honos Art
via dei Delfini, 35
Roma

Oliver Roller - Immagine e potere
16 giugno – 17 luglio
Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps
via di Sant'Apollinare, 8
Roma

Mediterraneo: fotografie tra terre e mare edizione 2016 a Roma
Sguardo di Donne sulle Donne del Mediterraneo
Galleria LeArtigiane
via Torre Argentina, 72
Circuito Off (Davide Calimani, Christian Minelli, Lorenzo Pesce)
Libreria Fahrenheit 451
Piazza Campo de' Fiori, 44
Roma

“ReportAge” – La linea sottile tra due generazioni di fotoreporter Fotografie di Marcello Geppetti e Giorgio Bianchi

Una selezione di straordinarie fotografie mette in parallelo il Sessantotto italiano e gli scontri in Ucraina, provando a rispondere a una domanda: com’è cambiato il lavoro del fotoreporter in questi decenni?

Lo scopriamo attraverso gli scatti di Marcello Geppetti, (Rieti, 1933 – Roma, 1998), uno dei principali fotografi del Novecento, e di Giorgio Bianchi, fotografo freelance impegnato in Ucraina.
Due diverse generazioni di fotoreporter tenute insieme da una linea sottile.

Da una parte le immagini delle rivolte giovanili del ‘68 e degli anni di piombo, che raccontano un ventennio di “guerra civile a bassa intensità”, dall’altra quelle dell’Ucraina, odierno scenario di scontro.

Incredibile ma vero il parallelismo tra gli scatti dei due fotografi.

Questa staffetta ideale dimostra che anche se le epoche e gli strumenti sono cambiati, il lavoro del reporter resta sempre lo stesso – scegliere l’istante giusto e scattare. E per farlo bisogna sapersi muovere in autonomia e guardare la realtà con occhi diversi. Come diceva Robert Capa: “Se le tue foto non sono abbastanza buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino”.

Oggi come ieri, fotografare significa essere dentro la scena. Che si tratti di una guerriglia, di una partita di calcio o di un evento cinematografico.

Sono le espressioni delle persone a raccontarci la solennità di quel momento e a sottrarci per un attimo al flusso indaffarato delle nostre giornate.

Il fotografo scatta, senza mai andare in cerca di gloria, consapevole che il suo è un mestiere che resta dietro le quinte. A renderlo eterno, bastano le sue immagini; d’altronde essere in grado di cogliere l’attimo è un privilegio riservato a pochi.

fino al 18 giugno 2016
DolceVita Gallery
Via Palermo, 41
Roma

Mister G.
Gilbert Garcin

fino al 18 giugno 2016
Galleria del Cembalo
Largo della Fontanella di Borghese, 19
Roma

Le donne di Picasso
Fotografie di Cristina Vatielli

fino al 18 giugno 2016
Galleria del Cembalo
Largo della Fontanella di Borghese, 19
Roma

Colori profondi del Mediterraneo

A cura di Michela Angiolillo e Marco Pisapia. Fotografie di Simonepietro Canese
Alla scoperta di ambienti e specie che vivono nelle “viscere” del Mediterraneo, tra i 50 e i 400 metri di profondità: questo il tema affascinante e sorprendente della mostra fotografica Colori profondi del Mediterraneo ospitata nella Sala della Balena del Museo Civico di Zoologia.
La mostra rappresenta una selezione delle oltre 100 immagini che i ricercatori ISPRA, l'istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, hanno raccolto nel corso di 50 campagne oceanografiche in 900 punti di immersione, e che sono state raccolte in uno splendido volume presentato lo scorso novembre al Museo. L'intento è di comunicare i risultati di questo lavoro al pubblico, coniugando il rigore scientifico con un linguaggio divulgativo.

Le 32 foto sono raggruppate in sezioni che rappresentano sia gli ambienti esplorati, che rivelano la presenza di veri e propri hotspot di biodiversità, caratterizzati dalle cosiddette “Foreste animali”, sia gli organismi più rappresentativi: coralli (i veri protagonisti di questi ambienti), le spugne (dalle tipiche forme a camino e a calice), i pesci e i crostacei.1Alcuni scatti sono dedicati all'impatto che le attività umane hanno su questi delicati ambienti sottomarini; altri raffigurano le varie fasi di utilizzo del ROV Remotely Operated Vehicle), il piccolo robot pilotato dalla nave d'appoggio e che naviga in prossimità del fondo, acquisendo filmati, foto dell'ambiente circostante e raccogliendo piccoli campioni degli organismi marini presenti. Nel corso della mostra il ROV sarà esposto ai visitatori.

All'interno della mostra sarà proiettato un video in cui alcuni ricercatori dell'ISPRA raccontano la loro esperienza e spiegano in che modo si svolge la loro attività di ricerca. Per la prima volta, inoltre, saranno esposti alcuni reperti delle collezioni del Museo provenienti dal Mediterraneo.

martedì - domenica, ore 09.00-19.00
Entrata: intero € 7, ridotto € 5,50
La biglietteria chiude alle ore 18.00

fino al 19 giugno 2016
Museo Civico di Zoologia
Via Ulisse Aldrovandi, 18
Roma

Io sono Dario/I’m Dario
Vernissage: mercoledì 22 giugno, ore 17
FotoLeggerndo 2016
Decathlon Prenestina
Via Prenestina, 940
Roma

Daniel Hernández-Salazar. Affinché tutti lo sappiano

In mostra le opere del fotografo guatemalteco Daniel Hernández-Salazar. L’esposizione, promossa da Roma Capitale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Svizzera in Italia e riassume oltre venticinque anni di lavoro del fotografo.
La maggior parte delle immagini della mostra fanno parte dell’antologia dell’opera di Daniel Hernández-Salazar (So That All Shall Know/Para que todos lo sepan, University of Texas Press, 2007). Esse rappresentano i tre pilastri sui quali il fotografo basa gran parte della sua creazione artistica: la documentazione dei fatti e della storia, la riflessione profonda su questa documentazione e, come risultato dei due processi precedenti, la sua azione politica e la sua risposta esistenziale alla vita.
Avendo vissuto come foto reporter i fatti tragici della storia del suo Paese, in particolare i difficili anni ‘80, Hernández-Salazar ha dedicato, sin dagli anni ’90, il suo lavoro al tema della vita e della morte in Guatemala. Il suo polittico Esclarecimiento (Chiarimento) composto da 4 elementi, ha illustrato le copertine dei quattro volumi del rapporto Guatemala: Nunca más (Guatemala: Mai più, 1998) che analizza le violazioni dei diritti umani durante il conflitto armato in Guatemala (1962-1996). L’assassinio del vescovo Juan Gerardi, coordinatore del rapporto, ha delineato il destino di uno degli elementi del polittico, Para que todos lo sepan (Affinché tutti lo sappiano) che è divenuto, a partire da quel momento, una vera icona della promozione e del rispetto dei diritti umani, della ricerca della verità storica, della giustizia e della pace.
Questa mostra ha l’obiettivo di presentare, anche se non in maniera esaustiva, l’opera di Daniel Hernández-Salazar e cercare, allo stesso tempo, di restituire una parte della sua traiettoria creativa attraverso la quale cattura, riflette e riproietta le sue preoccupazioni e quelle del suo Paese.
Le foto che compongono la mostra sono state realizzate grazie al sostegno del Dipartimento federale degli affari esteri svizzero - Divisione Sicurezza umana. Attraverso la sua azione e le sue attività di promozione della pace e dei diritti umani, la Svizzera contribuisce, in diversi contesti e paesi nel mondo, a iniziative e progetti concernenti la rielaborazione del passato e la prevenzione delle atrocità.

22 giugno-11 settembre 2016
Museo di Roma in Trastevere
Piazza di Sant'Egidio, 1b
Roma

Dario Coletti. Monte Etna

La Galleria Doozo prosegue il suo ciclo espositivo con la mostra fotografica Cronache dal Monte Etna di Dario Coletti, a cura di Manuela Fugenzi, nella proposta di 14 stampe fotografiche selezionate dal lavoro sul Parco Etna, dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 2013, e parte di una serie di indagini fotografiche commissionate all’autore dal MiBAC sui siti italiani Unesco.

“L'Etna è un viaggio al centro dell'anima, è un viaggio alla scoperta dell'origine dell'universo… La fotografia è uno strumento di ricerca della propria verità, sul senso della vita.”

Lo sguardo di Coletti e la sua qualità di narratore inquieto, sono determinanti nel restituirci una visione emozionante ed enigmatica di questo straordinario territorio. Che viene accolto nella sua potenza, attraverso un movimento di sintesi meditato nell’alchimia della fotografia.

“Affondando lo sguardo tra il bianco dei vapori e il nero della lava ora e qui mi perdo veramente e definitivamente. A quest’altezza il nero predomina ed è la prima riflessione cromatica, il bianco fa il resto con i vapori e le nuvole che anche se scarse riempiono la parte alta del paesaggio creando un confine labile tra cielo e terra. Colpisce questo continuo confronto tra bianco e nero che sfocia in una riflessione dualistica manichea dove tutto e il contrario di tutto si confrontano: il pratico si contrappone all'etereo, il materico all'aereo... Le presenze umane a breve distanza diventano ombre, perdono il loro valore individuale fino e divenire simbolo estremo di una condizione… Vite a disposizione dei capricci della natura, del vulcano che incarna lo sguardo di un dio che toglie e che da senza una logica apparente, consumando le sue decisioni in un’atmosfera tragica ed epica al tempo stesso…”

Una consapevolezza intellettuale ed emotiva matura, che non teme di mettersi in ascolto, guida questo confronto con il vulcano attivo terrestre più alto della Placca euroasiatica, la “muntagna” come lo chiamano i siciliani. L’autore utilizza anche la scrittura, per un intimo dialogo tra se stesso e lo spettatore. “L'emozione è una manifestazione umana necessaria, se s’intende comunicare esperienze. Anche la fotografia è costretta a fare i conti con questo sentimento, ad esempio quando cerca di lenire il dolore della perdita della grazia. L'esigenza di affrontare l'interpretazione della realtà è il motivo della mia la scelta di operare nella fotografia. Un motivo più estetico è quello di onorare lo spirito del viaggio come spostamento interiore, emotivo. La fotografia è una necessità di scoperta, propedeutica a una volontà di crescita. È un ambito dove esercitare le categorie del pensiero e dell’azione. È un gesto pratico e teorico, è un atto che genera un cammino parallelo alla ricerca di libertà, che ti permette, nella sua accezione più alta, di scegliere di vivere e ragionare solo come un assurdo anarchico, un illuminato, un poeta… E alla fine di questo mio tragitto di conoscenza quello che rimane è un senso di smarrimento, una scomposizione temporanea, una decomposizione profumata in attesa del naturale ricongiungimento con una essenza universale. Un sentimento ispirato dal fatto di essere poggiato su terra viva in continua trasformazione, in una condizione che crea assieme all'inquietante percezione di precarietà e d’infinita fragilità, una sensazione di ritorno a casa. Da questo punto di osservazione privilegiato si può contemporaneamente percepire l'abisso e stare di fronte a cielo e spazio.

Dario Coletti è fotografo professionista dalla fine degli anni Ottanta. Collabora con testate giornalistiche, istituzioni e organizzazioni umanitarie italiane e internazionali. Da sempre attento alle tematiche sociali, negli ultimi anni è approdato a una fotografia di più ampio respiro, approfondendo il rapporto con gli aspetti antropologici e sperimentando altri linguaggi. Alla professione affianca l’attività didattica ed è oggi coordinatore del Dipartimento di Fotogiornalismo dell’ISFCI di Roma. Ha partecipato a diversi progetti espositivi collettivi sulla fotografia italiana, tra cui Unesco Italia, del Ministero per i Beni Ambientali e Culturali. Nel 2007 realizza il film documentario La scelta, uomini del buio, sulla vita nelle miniere dell'iglesiente. Ha pubblicato diversi libri fotografici, tra cui: Okeanos & Hades (Postcart, Roma 2011) e Ispantos (Soter editrice, Sassari 2006). L’ultimo suo libro è Il fotografo e lo sciamano (Postcart, Roma 2013), una sorta diario di viaggio tra vita e fotografie, dove parole e immagini si confrontano.

22 giugno - 22 settembre 2016
Doozo Art Book & Sushi
Via Palermo, 51-53
Roma

Sguardi d’Attore di Stefano Guindani

Leica Camera Italia, azienda tedesca leader nella produzione e vendita di apparecchi fotografici e strumenti ottici di precisione, inaugura il 23 giugno il Leica Store Roma– Piazza di Spagna in Via dei Due Macelli N°57 in un’esclusiva e centralissima location adiacente all’omonima Piazza. Il nuovo store va ad affiancarsi agli storici punti vendita già presenti in città, Leica Store Roma di La Placa Group e Sabatini, che da anni costituiscono un punto di riferimento a Roma per fotoamatori e professionisti della fotografia.

Lo spazio, progettato dallo Studio DC10 di Milano, si sviluppa su una superficie di 110mq e rispecchia nell’architettura, nelle forme e nei materiali l’essenzialità e la ricercatezza che da sempre rappresentano i valori del brand.

Leica Store Roma - Piazza di Spagna sarà il luogo ideale per vivere la fotografia a 360°offrendo l’intera gamma di prodotti fotografici Leica: dalle ultime novità come la prima mirrorless professionale Leica SL, la Leica M-D, priva di monitor, ai modelli leggendari, Leica M e M-Monochrom, fino alle fotocamere digitali più “giovani” come la Leica T, Leica X-U e Leica Q. Lo Store fungerà inoltre da spazio per incontri con prestigiosi fotografi, per workshop e letture portfolio e offrirà anche un’area bookshop con una straordinaria selezione di volumi fotografici italiani e internazionali.

Per l’opening del 23 giugno, Leica ha in programma uno speciale evento aperto al pubblico: dalle ore 14.00 alle 18.00, infatti, sarà possibile visitare il nuovo negozio e provare le eccellenze del marchio con il bollino rosso. La giornata sarà poi completata dalla mostra “Sguardi d’Attore” con i ritratti dei divi del cinema e personaggi dello spettacolo immortalati da Stefano Guindani, famoso reporter e fotografo di celebrities e moda internazionale. Le immagini in esposizione saranno in vendita e il ricavato devoluto al Policlinico Gemelli di Roma per la gestione della prima sala cinematografica costruita in un centro sanitario italiano. Un progetto reso possibile da MediCinema Italia Onlus, partner di Rai Cinema.

Inoltre, in occasione di questa importante inaugurazione, Leica offrirà un motivo in più per visitare il nuovo Spazio romano, lancerà infatti un 24h exclusive contest dal tema “Trova il bollino rosso”: basterà presentarsi mercoledì 22 giugno in uno dei Leica Store d’Italia (Milano, Torino, Firenze, Bologna e Roma), ritirare la cartolina e seguire le indicazioni. I partecipanti dovranno immortalare un bollino rosso “Leica inspired” e caricare gli scatti in una pagina dedicata del Leica Lab. Le foto migliori di ogni città avranno poi diritto a un workshop della Leica Akademie Italy e, se scattate con Leica, a un’ulteriore sorpresa.

23 giugno
Vernissage: giovedì 23 giugno, ore 14.00-18.00
Leica Store Roma
Piazza di Spagna
Via dei Due Macelli, 57
Roma

Stefano Canto: Concrete Archive

La personale di Stefano Canto inaugurata il 23 giugno presenterà al pubblico Epoca n°731, 736, un gruppo di opere iniziato nel 2015, e alcuni nuovi lavori del progetto Archeologia dell’Effimero (2016).
 
Oggigiorno l’importanza delle dimensioni del ‘qui’ e ‘ora’ che hanno marchiato a fuoco la generazione dei Millennials, la sindrome del FOMO (Fear of Missing Out), la diffusione di Snapchat, gli status di Facebook “a cosa stai pensando”, sottolineano un’attenzione spasmodica al presente, necessariamente condiviso, e al raggiungimento di un piacere sempre più concentrato, temporaneo, volatile.
 
Il titolo della mostra Concrete Archive resiste al carattere effimero del presente e rafforza l’idea di stabilità e durevolezza del nostro passato. L’immagine di un archivio di cemento se da un lato propone una riflessione sulla nozione di archiviazione, documentazione e registrazione delle azioni dell’uomo, dall’altro suggerisce l’interesse di Stefano Canto nell’approccio architettonico. L’elemento del cemento non solo offre una sua lettura figurativa dell’influenza del tempo che trasforma, smussa, fortifica, ma anche letterale. Alla base della formazione di Canto come architetto, vi è uno spiccato interesse nel concetto di mutazione, e nel rapporto tra artificio e natura, soprattutto con riferimento al paesaggio alterato dalla mano dell’uomo. Nella ricerca di Canto lo spazio è percepito come una griglia, un insieme ordinato di forme geometriche, che si compenetrano e stratificano. Il suo approccio è analitico e scompone il paesaggio in piani, setti e componenti. Lo spazio si trasforma perciò in un reticolato tridimensionale composto da blocchi, forme, moduli che incastrandosi restituiscono allo spettatore la visione di un ambiente totale.
 
Ripensando l’archivio in termini formali e spaziali, Stefano Canto presenta Archeologia dell’Effimero, un gruppo di sculture sperimentato in occasione della residenza artistica di Viafarini a Milano, in cui gli elementi portanti sono l’effetto del tempo e l’interazione tra due materiali afferenti al mondo della natura e della costruzione, il ghiaccio e la polvere di cemento. Il ghiaccio sciogliendosi solca la polvere di cemento e mentre le conferisce consistenza e volume, crea in essa un vuoto, un varco. Tale passaggio, o via di comunicazione tra esterno e interno, consente alla massa informe di acquisire i caratteri di oggetto - un vaso, un’urna, un utensile.
 
L’ossimoro contenuto nel titolo Archeologia dell’Effimero aiuta a comprendere meglio il concetto di transitorietà che l’artista approfondisce a partire dalla lettura del saggio Modernità Liquida (2000) del sociologo polacco Zygmunt Bauman. Nell’idea di esistenza di Bauman, la società attuale si caratterizza per un elevato, quasi schizofrenico dinamismo, nel quale il cambiamento, per natura transitorio, finisce per assumere il carattere di dimensione costante. In quest’ottica, la nozione stessa di passato, evocata dal termine ‘archeologia’ nel titolo dell’opera, perde il suo status di punto di paragone e di riflessione sul presente e sul futuro. Tutto avviene in una continua, repentina, inafferrabile trasformazione, in cui passato e futuro si annullano per divenire eterno presente. L’opera diviene inoltre lo spunto per una riflessione sulle figure dell’archeologo (colui che lavora col passato e riporta in vita l’oggetto artistico) e dell’artista (per natura contemporaneo, che crea l’artefatto).
 
Epoca n°731, 736 è una serie di dieci sculture in cemento, il cui titolo richiama l’omonima rivista  pubblicata in Italia tra il 1950 e il 1997. Questo lavoro combina il processo di stampa con quello della fotografia, e la scultura con l’architettura, ricerche care all’artista. Epoca n°731, 736 è un'azione di archiviazione: l’utilizzo delle immagini originali del periodico riporta in vita la rivista e ne fissa il contenuto per sempre su supporti di cemento. Canto esplora il processo di stampa e focalizza la sua attenzione sull’atto dell’assorbimento e trasferimento di informazioni da un corpo a un altro. Il risultato è una decodificazione, sebbene imperfetta, delle informazioni visive dall’originale alla copia. Il paesaggio appare svuotato e non tutti i colori vengono completamente trasferiti, solo lo scheletro della quadricromia, l’essenza dell’immagine. La lettura dell’inchiostro da parte della polvere di cemento crea una patina sottile e delicata, e conferisce all’immagine un carattere offuscato, passeggero, sabbioso, come se la rappresentazione potesse svanire al primo soffio di vento.
 
Sotto l’egida dell’efficienza, della leggerezza gestionale e della privacy,  Canto riflette su come l’idea di un archivio fisico - pietra miliare del racconto passato, presente e futuro della nostra epoca - sembri avviarsi lentamente e inesorabilmente verso la sua s-materializzazione e trasformazione in un enormi cloud, in balia degli attacchi dell’effimero. Concrete Archive è un tentativo nostalgico di immortalare un presente che vira verso la digitalizzazione nebulosa e propone una lettura controcorrente all’evoluzione del nostro tempo verso l'inafferrabilità del virtuale attraverso slittamenti semantici del significato della parola inglese ‘concrete’ sia come ‘cemento’ sia come archivio ‘concreto’, tangibile, reale, materiale.
 
Testo di Carmen Stolfi
 
 
 
Stefano Canto (1974, Roma). Vive e lavora a Roma.
La ricerca di Canto esplora le connessioni tra il luogo e il tessuto sociale e indaga il rapporto tra uomo e architettura. I suoi lavori sono stati esposti in Italia e all’estero in numerose istituzioni, tra le quali Biennale di Dakar (2016); Viafarini, Milano (2016); American Academy in Rome, Roma (2015); Biennale Kochi Muziris (India 2014); Museo d’Arte Contemporanea Riso (Palermo 2014); Museo Civico del Marmo, Carrara (2013); Corpo 6 Gallery, Berlino (2012); MACRO, Roma (2012); Museo Carandente, Spoleto (2011); Fondazione Rocco Guglielmo, Catanzaro (2011); MAXXI e Tempio di Adriano, Roma (2009). Nel 2005 è stato vincitore del Premio Roma, e nel 2009 del Premio Terna 02

martedì-sabato, ore 11.00-19.00
Ingresso libero

23 giugno - 30 luglio 2016
Matèria
Via Tiburtina, 149
Roma

Tarynn Simon

Questi fiori accompagnavano uomini di potere mentre decidevano le sorti del mondo.
—Taryn Simon

Gagosian Gallery è lieta di presentare la prima personale di Taryn Simon in Italia, la cui apertura segue la presentazione a New York attualmente in corso e la partecipazione dell'artista alla 56esima Biennale di Venezia nel 2015.
Paperwork and the Will of Capital, la più recente serie di Simon, si compone di 12 sculture uniche e 36 fotografie in edizione. Le fotografie—di grande formato, con colori spettacolari, non lontani dalla Pop Art, e cornici artigianali in mogano che richiamano l'arredamento delle sale riunioni—dialogano con l'opulenza della simbologia nazionale e “corporate”; le sculture invece—stilizzate presse di cemento contenenti esemplari floreali preservati e la relativa documentazione—vivono in una sfera discreta e riservata.
Narratrice la cui forza si concentra nell'imprevedibilità della realtà, Simon ha basato il suo lavoro sulla ricerca producendo serie artistiche importanti quali The Innocents (2002); An American Index of the Hidden and Unfamiliar (2007); Contraband (2010); e A Living Man Declared Dead and Other Chapters I–XVIII (2008–11); come anche le più poetiche The Picture Collection (2013), e Birds of the West Indies (2013–14). Per Simon la fotografia è sempre stata il modo di veicolare concetti più ampi: in Paperwork and the Will of Capital avvicina il medium alla pittura attraverso la cura dettagliata degli aspetti estetici e formali, ed esplorando per la prima volta la scultura.
Per questa nuova serie l’indagine di Simon è partita da due spunti di riflessione: le fotografie di archivio di trattati ufficiali e lo studio botanico compiuto nel 19esimo secolo da George Sinclair, contenente campioni di erba essiccata, esperimento sull'evoluzione e la sopravvivenza citato da Charles Darwin nella sua rivoluzionaria ricerca.

In Paperwork and the Will of Capital, Simon esamina accordi, trattati e decreti che hanno influenzato i sistemi del potere e dell'economia, dall'armamento nucleare alle negoziazioni sul petrolio, al commercio dei diamanti. Tutti coinvolgono gli Stati presenti alla Conferenza Monetaria e Finanziaria delle Nazioni Unite tenutasi nel 1944 a Bretton Woods, New Hampshire, in cui si affrontava la globalizzazione economica dopo la Seconda Guerra Mondiale, e che portò alla nascita del Fondo Monetario Internazionale (IMF) e della Banca Mondiale. Le fotografie d'archivio delle firme di questi documenti rappresentano uomini potenti in compagnia di composizioni floreali studiate per sottolineare l'importanza dei presenti e delle occasioni. Nei lavori di Simon, le immagini, insieme alle relative descrizioni, sottolineano il modo in cui la rappresentazione del potere politico ed economico sia creata, messa in scena, pubblicizzata e consolidata.
Ognuna delle riproduzioni di queste composizioni floreali rappresenta un “bouquet impossibile”, un concetto nato nel diciasettesimo secolo nella raffigurazione delle nature morte olandesi parallelamente al boom economico che diede poi inizio allo sviluppo del capitalismo moderno. Mentre allora il “bouquet impossibile” era un insieme di fiori che mai sarebbero potuti sbocciare naturalmente nella stessa stagione o zona geografica, adesso, grazie alla globalizzazione commerciale, è una fantasia diventata realtà sia nelle fotografie originali che in quelle di Simon.
Simon ha esaminato la documentazione d'archivio identificando tutti i fiori con la collaborazione di un botanico. L'artista ha poi importato più di 4000 esemplari da Aalsmeer, in Olanda, la più grande asta floreale del mondo, dove 20 milioni di fiori arrivano e ripartono ogni giorno verso destinazioni internazionali di vendita al dettaglio. Dopo aver ricostituito le decorazioni presenti ad ogni evento, le ha fotografate su straordinari campi bicolore ispirati agli ambienti delle immagini originali, accompagnando ogni composizione con la descrizione del relativo accordo. Per le sculture, invece, alcuni campioni tratti dalle 36 composizioni sono stati essiccati, pressati e cuciti su carta d'archivio. In seguito, un completo set di collage botanici è stato posto in ognuna delle presse di cemento, con lo stesso numero di fotografie e di testi narrativi, sigillati insieme in una corsa contro il tempo.
Paperwork and the Will of Capital esplora tanto l'instabilità del potere e la natura precaria della sopravvivenza, quanto l'affidabilità e la resistenza della documentazione d'archivio: i trattati e i loro effetti su vasta scala, le fotografie di Simon e i campioni botanici conservati nelle presse di cemento, il linguaggio stesso. Le nature morte fotografiche si stagliano vivide in contrasto con quelle scultoree.
Un catalogo illustrato pubblicato da Hatje Cantz e Gagosian include testi di Kate Fowle e Nicholas Kulish, testi botanici di Daniel Atha e un breve racconto di Hanan al-Shaykh.
Taryn Simon (1975) vive e lavora a New York. Si è laureata alla Brown University e ha vinto una Guggenheim Fellowship nel 2001. Il suo lavoro è incluso nelle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, Museum of Modern Art, e del Solomon R. Guggenheim Museum, New York; LACMA, Los Angeles; Tate Modern, Londra; Centre Georges Pompidou, Parigi; e MMK, Francoforte.
Tra le recenti mostre museali si annoverano: “Taryn Simon: An American Index of the Hidden and Unfamiliar”, Whitney Museum of American Art, New York (2007); “A Living Man Declared Dead and Other Chapters I–XVIII”, Tate Modern, Londra (2011, poi alla Neue Nationalgalerie, Berlino, lo stesso anno; Museum of Modern Art, New York, nel 2012; Museum of Contemporary Art Los Angeles, nel 2012–13; Corcoran Gallery of Art, Washington, D.C., e all'Ullens Center for Contemporary Art, Pechino, nel 2013, e altre); e “Rear Views, A Star-forming Nebula, and the Office of Foreign Propaganda”, Galerie nationale du Jeu de Paume, Parigi (2015). Il suo lavoro è stato incluso nella Gwangju Biennale (2008), Singapore Biennial (2011), 2013 Carnegie International, Yokohama Triennale (2014), e nella 56esima Biennale di Venezia (2015).
La serie di Simon Birds of the West Indies I e II (2013–14) sarà in mostra al George Eastman Museum a Rochester, New York dal 13 febbraio al 15 maggio di quest'anno. Paperwork and the Will of Capital sarà esposta in “Action Research: The Stagecraft of Power” al Garage Museum of Contemporary Art, Mosca, dal 17 marzo al 22 maggio e in altre sedi istituzionali durante il 2016–17. Importanti mostre personali sono previste alla Galerie Rudolfinum a Praga e al The Louisiana Museum in Danimarca nel 2016. Dal 21 marzo a gennaio 2017, un capitolo della serie A Living Man Declared Dead and Other Chapters I–XVIII (2011) sarà esposto al Centre Pompidou come parte della mostra “CHERS AMIS”, curata da Christine Macel.
Simon sta inoltre lavorando attualmente alla sua prima opera che include performance dal vivo, commissionatale da Park Avenue Armory, New York, e Artangel, Londra. Questo lavoro ancora senza titolo sarà presentato in anteprima a New York a settembre 2016 prima di spostarsi a Londra nel novembre 2016.
martedì-sabato, ore 10.30-19.00

fino al 24 giugno 2016
Gagosian Gallery
Via Francesco Crispi, 16
Ingresso libero

Valeria Pierini. Stasi o anche porta del sonno

La serie Stasi o anche porta del sonno è parte di Tabula Rasa, più ampio progetto della fotografa umbra Valeria Pierini, attiva dal 2010; l’intero lavoro Tabula Rasa è stato pubblicato lo scorso aprile, in edizione autoprodotta e limitata, e verrà presentato presso i locali del Coworking Monte Testaccio di Roma in occasione del vernissage della mostra.
Stasi o anche porta del sonno sarà esposto per la prima volta e allestito tramite un intervento site specific, in accordo con le caratteristiche dei locali ospitanti.

Il sogno, la vita e lo scambio di fluidi
Se il sonno di Francisco Goya “genera mostri”, il sonno di Valeria Pierini genera infiniti mondi o, più precisamente, frammenti di esso. (…) I luoghi appaiono nelle foto della Pierini come luoghi universali e sospesi, prototipi scenografici, tele bianche… una “Tabula Rasa” appunto, sulla quale intervenire scrivendo storie personali, che appartengono al singolo quanto all’umanità tutta. (...). E’ il viaggio dell'onironauta, di colui che, consapevole di sognare, interviene coscientemente sul proprio mondo dell’assurdo. Il sonno dell’onironauta è rappresentato allegoricamente dalla benda nera sul volto. Ad indossarla, la donna che abbandona ogni distinzione di genere vestendo panni maschili, una donna che rappresenta essenzialmente la creatura umana, al di fuori da ogni schema. La benda nera è la scelta di vivere le vicende del sogno e lasciare fuori la realtà; è l’elemento che permette di affacciarsi da una finestra per godere una vista che non è “altro” da noi, ma una porta sul nostro inconscio, una via di comunicazione che si lascia alle spalle il mondo fenomenico che abitiamo per introdurci, ospiti timorosi, nel nucleo originario nel quale risiede la verità del nostro essere. La prospettiva dell’interiorità è la postazione privilegiata dalla quale possiamo apprezzare il passaggio, doveroso, tra esitazione ed esecuzione, che fa di noi creature agenti nel mondo sensibile.

Roberta D’Intinosante

Valeria Pierini (Assisi, 1984) è un’artista fotografa laureata in Comunicazione di massa. La sua ricerca artistica trae ispirazione dalla letteratura e dalla filosofia, analizzando temi quali quelli del sogno o del doppio, della ricerca interiore e della memoria. Valeria Pierini ha esposto in numerose collettive e personali in Italia e all’estero, tiene workshop in associazioni e scuole; i suoi lavori sono stati selezionati in molti concorsi e festival e ampiamente pubblicati.

Tabula Rasa è il suo primo libro fotografico

lun-ven, ore 10.00 – 13.00 e 14.30 – 18.00

24 giugno – 24 luglio 2016
Coworking Monte Testaccio
Via di Monte Testaccio, 34a
Roma

Marika Saonari: Reticoli

Non sono volti quelli che ricama Marika Saonari in “Reticoli”, né tanto meno parole. Ma come le parole il filo dell’artista punteggia una partitura immaginaria in cui vecchie tradizioni e contemporaneità possono fondersi per creare una sorta di leggero ed ironico spaesamento. Il suo fare artistico è teso ad attualizzare il ruolo della donna nella società odierna attraverso la manipolazione e la trasfigurazione di una sua rappresentazione pregressa, di un corpus fotografico che la ritrae, nei primi decenni del ’900, sottomessa ad una figura maschile che non lasciava spazio ad altro.

Marika conferisce al ricamo sembianze geometriche, studiate e rigorose, che si caricano di tutta la potenza di una porta temporale; un mezzo che serve all’artista per aggiungere al reale dell’immagine un simbolico che la porta nell’attualità.

Dalla chiusura domestica in cui era moglie/madre/padrona di casa la donna si trova ora ad essere lei stessa burattinaia, tessitrice di trame e di reti di potere. In un movimento dal dentro al fuori, anche tramite l’artistizzazione di un rito, il ricamo, prima solo passatempo privato Marika Saonari con “Reticoli”, in maniera ironica e con toni frizzanti, gioca secondo l’arte della decontestualizzazione dello stile trouvè. Vecchie foto trovate ai mercatini e una tecnica dai sapori antichi come il ricamo per dare voce all’attualità, al progressivo mutamento sociale della figura femminile che l’ha condotta, nel tempo, ad impugnare le redini gioco. “Reticoli” è un progetto dalle tinte emotive, intime, ironicamente intelligente, e dalle congiunzioni ramificate come quelle della tela di un ragno.

lunedì - venerdì, ore 16.00-19.00

fino al 24 giugno 2016
Galleria Bruno Lisi - Associazione AOFC58
Via Flaminia, 58
Roma
Ingresso libero

Germano Serafini. Camere Oscure

“Camere Oscure”, un progetto di Germano Serafini a cura di Lorenzo Canova, in cui l’artista attraverserà una parte del suo lavoro sulla fotografia in bianco e nero con un’installazione ideata appositamente per lo spazio espositivo.

“Il titolo Camere Oscure si riferisce infatti, in modo duplice, alle affascinanti sale di Interno 14 che saranno il teatro della mostra e alla vera e propria camera oscura che l’artista allestirà in una di esse per stampare le sue fotografie, che Serafini scatta ancora in pellicola, per comporre un viaggio attraverso la propria opera pensato come un vero e proprio evento performativo, un work in progress dove le immagini verranno alla luce come dati affioranti alla coscienza dal profondo.

Il pubblico si troverà difronte ai risultati ottenuti così come l’artista li ha prodotti, in un allestimento spontaneo nato dalla necessità del momento e non calcolato come si farebbe in una normale mostra in galleria. La camera oscura resterà allestita per offrire la possibilità agli osservatori di vedere l’intimo ambiente di lavoro in cui, nella settimana precedente all’inaugurazione, sono state realizzate le opere.

Le camere di Serafini rappresentano dunque la metafora di una discesa nell’inconscio e nelle sue tenebre per trovare gli archetipi iconici del suo personale dialogo tra memoria e percezione, dove lo sguardo e l’azione dell’artista si fanno strada nell’oscurità per fornirci le coordinate di una possibile ricostruzione del mondo, di una sua forma rinnovata proprio grazie alla fotografia, filo d’Arianna attraverso il labirinto della complessità in cui i paesaggi e gli oggetti del quotidiano vengono non solo fissati dallo scatto, ma in un certo senso trasformati e ricostruiti dalla rigorosa e metamorfica azione dell’artista.

Scrive Serafini: Stampare da sè le proprie fotografie conclude il ciclo della fotografia stessa. Tutto nasce dall’osservazione di un esterno, si evolve nell’emozione percepita e raccolta dallo scatto e termina con la stampa dell’immagine nella camera oscura, che vuol dire, in un certo senso, fotografare all’inverso e restituire alla realtà quella stessa emozione iniziatica.” (Lorenzo Canova)
La mostra è visitabile fino al 26 giugno 2016 su appuntamento: T. +39 338 89 39 661

fino al 26 giugno 2016
Interno 14
Via Carlo Alberto, 63
Roma

Giada Randaccio Skouras Sweeny. Shadows of Time

La galleria 28 Piazza di Pietra presenta dal 29 giugno al 28 luglio Shadows of Time, una personale fotografica della giovanissima Giada Randaccio Skouras-Sweeny.

In esposizione 15 foto, tutte in bianco e nero, un omaggio a Milano e alle sue recenti architetture futuriste, ma anche a Roma, Parigi e Bruxelles.

Scrive Paola Severini nel testo critico che accompagna la mostra: “Conosco Giada Randaccio Skouras-Sweeny dalla fine degli anni ’80. Era allora piccolissima, una bimba appena ,ma, e sembra incredibile affermarlo, guardava già il mondo con uno sguardo "diverso" da tanti altri bambini. Chi ha detto che i bambini non sanno scegliere? Giada aveva deciso, minuscola come era, di "selezionare" in ogni caso e con enorme ostinazione, le cose che le piacevano, insomma aveva già chiaro il suo futuro, anche se poi ci ha messo un po' di tempo per scegliere la sua personale via all’estetica, ossia quello che doveva essere i compito della sua vita:selezionare la bellezza nelle cose e nel comportamento di tutti i giorni. La strada era tracciata, ora bisognava capire come arrivarci.
A Milano come a Bruxelles, a New York come a Parigi, viaggiando per lavoro o per conoscere il mondo, per ritrovare le radici (è una ragazza davvero "global" a motivo dei suoi legami familiari) Giada cercava, e fermava, fotografando "con la mente”.
Doveva,voleva,bloccarla e conservarla questa bellezza. Infatti, anche durante la sua adolescenza aveva lo sguardo di chi vuole fermare l'attimo e catturare il fascino, la preziosità proprio di quell'attimo lì:non a caso una delle sue canzoni preferite è la struggente " Que rest t’il de nous amours" cosa resta dei nostri giorni belli? Una foto, una vecchia foto.
Ora possiamo ammirarle queste foto, né vecchie né nuove: semplicemente giuste.
Le sue foto-rigorosamente in bianco e nero sono senza tempo e restano a testimoniare un lungo percorso interiore, segnali di espressione di una persona giovane anagraficamente ma già tanto matura, non solo perché affermata a livello internazionale. Giada si è sempre gettata nelle sue passioni senza riserve, come faceva quando era bambina: se non avesse partecipato ad un concorso internazionale, attraverso il social network per artisti see.com non avrebbe, così giovane, "illuminato Manhattan" come ha scritto un quotidiano italiano: grazie a questo concorso infatti due sue foto sono state proiettate su un intero palazzo di ventisei piani a Times Square a NY ed è stata vista e apprezzata in un luogo mitico dove passano migliaia e migliaia di persone ogni giorno.
In questa rincorsa per acchiappare le sensazioni e poi trasferirle con generosità agli altri (alla sua famiglia-che adora-alle sue amiche con le quali vive da sempre un rapporto intenso di sorellanza) Giada diventa finalmente "autore" trovando la sua strada vera:l a fotografia.
E ognuna di queste 15 foto sono un pezzo della sua vita, vita vissuta, vita sognata. "Prima sogno i miei dipinti poi dipingo i miei sogni”, diceva Vincent van Gogh; Giada, prima le sogna le sue foto e poi le scatta.
Ognuna di queste foto sono in realtà brevi film: infatti, lei, appassionata di cinema, resta confinata (ma in modo positivo), nel classico: Casablanca e Blade Runner, Citizen Kane...e interpreta con il suo lavoro le sequenze di questi film, con uno stile tutto personale.
Per esempio, se le si chiede, a proposito di Quarto Potere, quale sia la sua Rosebud, il "suo" oggetto trascendentale ebbene l'immagine della finestra, che " è mia nonna”.
Potrebbe essere la dichiarazione di un pittore di still life, più che di un fotografo. Il Santo che si getta nel vuoto dalle guglie del duomo di Milano è certamente la sua interpretazione del replicante impersonato da Rutger Hauer in Blade Runner. E ancora nel film ispirato al romanzo di Philip Dick, i grattaceli di Milano, dove gli uomini non ci sono ma i replicanti forse si. La strada che è invece della vecchia Europa, con l'ombra di un uomo, io la leggo come un addio all’infanzia. L’ultima, la panchina vuota è tutto quello che accadrà, chi si siederà in quella panchina, chi e cosa arriverà.
Aspettiamo un'altra ultima foto,e poi un'altra e un'altra ancora: aspettiamo, ora che conosciamo la sera e il pomeriggio e la notte: aspettiamo il futuro, di vedere insieme con lei la luce di un mattino, ora che è nato "un fotografo”.

28 giugno - 28 luglio 2016
28 Piazza di Pietra Fine Art Gallery
Piazza di Pietra, 28
Roma

Fauna di Emilio Barillaro
29 giugno - 28 luglio 2016
Sinestetica Expo
Via Giuseppe Gatteschi, 32
Roma

Di vari credi. Il mondo monastico femminile nelle fotografie di Sebastiana Papa

La mostra, ideata e prodotta dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è tra le iniziative promosse per il Giubileo straordinario 2016 dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Le immagini proposte sono frutto della ricerca ultradecennale intrapresa da Sebastiana Papa su diverse realtà di comunità monastiche femminili di vari credi e paesi nei suoi tanti viaggi in giro per il mondo.
Una ricerca per la quale la fotografa si è fatta testimone diretta della vita di questi microcosmi, per ribadire ancora una volta quella tematica interreligiosa che ha caratterizzato tutta la sua attività e che può ben costituire uno spunto utile alle riflessioni suggerite dall’attuale Giubileo della Misericordia.
Le fotografie esposte sono tratte, per la quasi totalità, dal volume Le Repubbliche delle Donne. Monachesimo femminile nel mondo, 1967-1999, lavoro ancora inedito al momento della scomparsa della Papa nel 2002 e pubblicato dall’ICCD nel 2013 a seguito della donazione ricevuta dagli eredi dell’intero suo archivio fotografico nel 2006.
Dalle indicazioni lasciate dall’autrice, è nato così un volume di circa 350 immagini che narra, attraverso le fotografie ma anche attraverso citazioni e testi, i periodi di permanenza trascorsi da Sebastiana Papa in diversi monasteri femminili.

martedì-domenica, ore 10.00-20.00.
La biglietteria chiude un’ora prima

29 giugno - 4 settembre 2016
Museo di Roma in Trastevere
Piazza di Sant'Egidio, 1b
Roma

Brasile: erede di culture ancestrali. Fotografie di Claudia Andujar

Appena giunta a San Paolo, nel 1955, senza parlare il portoghese, Claudia Andujar trovò nella fotografia il linguaggio che avrebbe potuto aiutarla a decifrare e ad avvicinarsi a una cultura e a una forma di organizzazione sociale fino ad allora sconosciute: “II mio interesse è sempre stato e continua ad essere sapere il perché le persone fanno quel che fanno. Ciò che genera il comportamento affonda le sue radici nella cultura, ma scaturisce anche da fattori psicologici".
Da questo pensiero nasce “Brasile: erede di culture ancestrali”, la mostra che riporta lo spettatore nel Brasile degli anni ’60 mostrando uno squarcio della vita quotidiana delle famiglie autoctone. L’esposizione si terrà dal 1 al 30 Giugno presso la Galleria Candido Portinari, situata al piano terra del meraviglioso Palazzo Pamphilj a Piazza Navona, consentendo a tutti gli appassionati di fotografia di scoprire la sensibilità di Claudia Andujar nel catturare le espressioni dell'essere umano, un’opera che ha rappresentato una pietra miliare della fotografia realizzata in Brasile a cui in tanti si sono ispirati in seguito.
Le prime immagini di questo progetto furono fatte in un villaggio dl indigeni Bororo del Mato Grosso presso il quale l'Autrice trascorse circa un mese. Fu solo l’inizio di un’avventura durata per oltre 40 anni che portò l’Artista a diventare un punto di riferimento per la comunità aborigena brasiliana fino ad essere minacciata di morte dai garimpeiros (i cercatori d’oro) per la strenua difesa dei loro diritti.
La sua storia è raccontata nel documentario “A estrangeira”, che verrà proiettato il 9 e il 10 giugno, alle ore 19, presso l’auditorium del Centro Culturale Brasile-Italia (CCBI).
CLAUDIA ANDUJAR nasce in Svizzera. Nel 1931 si trasferisce a Oradea, alla frontiera tra Romania e Ungheria, Nel 1944 fugge con la madre per sfuggire alla persecuzione ebrea in Svizzera, e dopo emigra verso gli Stati Uniti. Nel 1955 arriva in Brasile per rincontrare la madre e decide di fermarsi nel paese, dove prende avvio la sua carriera di fotografa.Nel 2000 vince il Cultural Freedom Prize (fotografia e difesa dei diritti umani) della Lannan Foundation, nel Nuovo Messico, Stati Uniti. Nel 2003 riceve il Premio Severo Gomes della Commissione Teotônio Vilela. Nel 2008 viene omaggiata dal Ministero della Cultura del Brasile per le sue realizzazioni artistiche e culturali.

lunedì- venerdì, ore 10-17 (escluso festivi)
Ingresso gratuito

fino al 30 giugno 2016
Galleria Candido Portinari
Palazzo Pamphilj
Piazza Navona, 10
Roma

Barbara Dall'Angelo. The Poetry of Earth


Una spettacolare aurora boreale che danza nel cielo d’Islanda, una palude spettrale in Louisiana, le dune nel deserto della Namibia, una foresta di eucalipto arcobaleno alle Hawaii. Sono alcuni dei soggetti protagonisti di “The Poetry of Earth”, la mostra fotografica di Barbara Dall’Angelo, organizzata dalla ASL Roma 1 con il patrocinio di National Geographic Italia.
Venticinque gli scatti di grande formato e di forte impatto visivo che saranno esposti a presso il loggiato del Palazzo del Commendatore, prezioso complesso architettonico risalente al XVI secolo e parte del Polo Museale della ASL Roma 1.
La mostra presenta immagini di paesaggi poetici e straordinari realizzate da Barbara Dall’Angelo negli angoli più suggestivi del pianeta dal 2012 ad oggi. Tra le foto di “The Poetry of Earth” non mancano i soggetti italiani, che sottolineano l’estrema bellezza e varietà naturalistica del nostro Paese. Vera protagonista resta però l’Islanda, a cui sono dedicati ben otto dei venticinque scatti esposti. “E’ un’antologia di viaggi fotografici in terre vicine e lontane”, conferma l’autrice Barbara Dall’Angelo, “che documentano, in chiave poetica, la bellezza ma anche l’estrema fragilità del nostro pianeta, il cui delicato e straordinario equilibrio viene ormai sottoposto ovunque a pesanti attacchi quotidiani. Questa mostra vuol essere il mio contributo personale e il mio ringraziamento per quello che la Natura ci regala ogni giorno”.
“Il progetto vuol essere un’ode alla Terra, alla magnificenza del creato”, spiega Angelo Tanese, commissario straordinario della ASL Roma 1, “ma anche l’occasione per rileggere il passato e la bellezza del Complesso Monumentale di Santo Spirito in Sassia, uno spazio che vogliamo restituire alla città di Roma nel suo imponente splendore”. "L'immagine del mondo che emerge dalla fotografia di Barbara Dall'Angelo è una sinfonia della natura, un'esaltazione della forma, del colore, della sterminata varietà di paesaggi che si incontrano in un viaggio dello spazio e dell'immaginazione”, commenta Marco Cattaneo, direttore di National Geographic Italia. “Ed è attraverso l'estetica raffinata dei suoi scatti che Barbara ci richiama ai nostri doveri nei confronti della ‘nostra casa comune’, come la chiama papa Francesco nell'enciclica Laudato Sì”.

fino al 30 giugno 2016
Palazzo del Commendatore - Polo Museale di Santo Spirito in Sassia
Borgo Santo Spirito, 3
Roma

FACES AND BODIES

In occasione della chiusura dell'anno accademico 2016/2017 il CsfAdams inaugura la piccola galleria d'arte all'interno del loft.
La prima mostra di fotografia sarà dedicata agli studenti. Il corso di ritratto ha prodotto una tale quantità di immagini che non può non anticipare una selezione del bel lavoro svolto
Autori di questa prima selezione sono: Gaia Adducchio, Fabio Ferri, Alessandro Fiaschetti, Danila Labia, Andrea Pellegrini, Guglielmo Romano, Agnese Samà, Cecilia Signorini.

lunedì-venerdì, ore 10-13 e 16-20
ingresso libero

30 giugno-15 luglio 2016
Centro Sperimentale di Fotografia Adams
loft di via vestri, 28
Roma

Iginio De Luca. Expatrie

L’artista, che ha incontrato gli abitanti nello loro case, instaurando un rapporto dialettico e di confidenza, ha scelto di realizzare dei ritratti di famiglia, sommando a ogni fotografia la planimetria del relativo appartamento. Ne esce una sovrapposizione tra la casa e i suoi abitanti che sottende l’appartenenza al luogo e una definizione di spazio domestico che si “scontra” e confronta con le caratteristiche tipiche della residenza.

De Luca ha misurato gli spazi, ha disegnato le piantine di case non accatastate e le ha archiviate, aggiungendo però a ogni disegno “un’appendice di desiderio”, una stanza non esistente ma voluta, immaginata, sperata.
Attraverso la griglia planimetrica, l’artista simboleggia la liberazione e al contempo la prigionia, dando forma alla storia delle famiglie incontrate, da qui il titolo “Expatrie”, dal francese expatrié, espatriato.
Expatrie, dunque, apre uno spazio di riflessione intorno al tema dell’abitare, dell’appartenenza, del rifiuto, attraverso un’espressione che è poetica e politica allo stesso tempo, che cerca l’aderenza al reale pur nel suo stato di sospensione visiva.
Dice De Luca: “Penso a quanto sia cruciale il tema dell’abitare e quante metafore sviluppi: lo spazio domestico è anche una questione politica oltre che privata, di responsabilità nazionale perché parla di rifugi, di asili contro la fame, di viaggi, di perdita di certezze e di avventure verso l’ignoto […]La storia soggettiva si intreccia alla storia collettiva, storia di confini, contesti di transito in perenne sospensione in un cortocircuito simbolico tra privato e pubblico, tra casa e nazione. ”

La sera dell’inaugurazione della mostra è in programma una tavola rotonda sul lavoro di Iginio De Luca e sulle tematiche affrontate a Metropoliz, l’emergenza abitativa, l’art. 5 del Piano Casa, il MAAM museo abitato e abusivo, il rapporto arte e politica. Interverranno in conversazione: l’artista, il Presidente del Comitato tecnico Scientifico della Casa dell’Architettura Alfonso Giancotti, Giorgio de Finis, curatore della mostra e del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, Paolo Di Vetta, militante dei Blocchi precari metropolitani, movimento romano impegnato nella lotta per il diritto all’abitare, i critici Guglielmo Gigliotti e Franco Speroni.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Inside Art (Roma, 2016) con testi di Giorgio de Finis, Iginio De Luca, Guglielmo Gigliotti, Franco Speroni, Massimo Arioli e uno scritto di Vito Bruno.

Iginio De Luca (Formia, 1966) è un artista a tutto tondo. È un musicista, un attore, un artista visivo. Vive tra Roma e Torino, insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia di Belle Arti di Frosinone.
Negli ultimi anni la sua poetica, sempre in bilico tra la sfera privata e la pubblica, la dimensione intima e quella politica, si esprime soprattutto attraverso video, fotografia e azioni performative. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie blitz a volte sorvolando, altre proiettando e scappando, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo ed impatto visivo. Pur lavorando su molti campi, nella poetica di Iginio De Luca si riconosce un’unità molto intensa. L’artista ha realizzato diverse mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, tra le ultime personali “Nato a Formia e residente a Roma”, Galleria Gallerati, Roma 2016; “Azioni”, CIAC – Castello Colonna, Genazzano 2013; tra le collettive “Frammenti d’Italia #2”, Box Milano 2015; “Ogni uomo è un’isola”, Galleria Martano, Torino 2013; “Ti racconto”, sedi varie, Cremona 2012; “Ente Comunale di Consumo”, Complesso del Vittoriano, Roma 2010

1 - 26 luglio 2016
Acquario Romano - Casa Dell'Architettura
Piazza Manfredo Fanti, 47
Roma

Salvino Campos. Redemption

L’esposizione, a cura di Mario Franco e Maurizio Siniscalco, è organizzata da ArteAs - Associazione Culturale in collaborazione con IDEA - Istituto Centrale per la Demoetnoantrolopologia / MAT - Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari di Roma è un viaggio per immagini attraverso 31 fotografie in bianco e nero che si snoda tra differenti scenari in bilico tra presa di coscienza della propria condizione personale e desiderio di “redenzione”, tra la fuga dall’”oscurità” e la ricerca della “luce”. Immagini in cui vengono rappresentati i diversi modi di appartenenza nelle sue diverse manifestazioni e in diversi contesti sociali e culturali.

Scrive Mario Franco: «La sequenza di immagini che si articola come un film, con la quale Salvino Campos affronta i temi dell’entropia e dell’incertezza che contrassegnano nel mondo le attuali condizioni di vita, ė caratterizzata dalla volontà di redenzione e di riscatto che, in varie forme, in religioni e latitudini diverse, spingono gli uomini alla ricerca della spiritualità. E come in un film o in un romanzo, Campos ci racconta, attraverso città, paesaggi urbani, e sentieri selvaggi, la vita nel suo divenire impulsivo ed endemico, volti e corpi decentrati, in posa o catturati di sorpresa, acconciature tribali e feste religiose, idoli e santi, ovunque e in luoghi disparati. Nelle immagini di Campos s'incontrano brani di vita che al di là delle diverse “identità” culturali e religiose riconducono lo sguardo ai contrasti tra il bianco e il nero con cui l'artista individua la “redenzione” della condizione umana. “Ho lavorato soprattutto sull’antitesi luce, ombra - dice Campos - mi sono lasciato ispirare dalla luce”. Nei Vangeli “la vita è la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta” (Vangelo secondo Giovanni 1, 1-14).
In questo conflitto tra luce e ombra, splendidamente reso nelle immagini di Salvino Campos, c’è la discordanza tra il sacro e le miserie del mondo, apparenti contraddizioni in un viaggio figurativo tra simboli antichi e icone odierne senza perdere di vista un valore fondamentale: la bellezza, che rimane tale anche quando viene declinata nel suo più incerto e conturbante aspetto, nei grigi luminosi, in un racconto corale fatto d’empatia, secondo quell’arte dell’avvicinamento, che non è tanto e solo un lavoro mirato al risultato estetico, ma una esperienza vera e propria della vita, dove fotografare diventa un collante delle relazioni umane, un modo particolare di stare al mondo: da “osservatore militante”. C'è un che di onirico e di surrealista nelle opere di questo artista brasiliano che si intenerisce sui corpi segnati dal tempo e dagli eventi, o sui corpi infantili, ricchi di improbabile futuro, o ancora sui corpi modificati nelle acconciature rituali, nelle feste di varie religioni, trionfanti o piegati sul “muro del pianto”. Campos si richiama alla sacralità della vita. Nelle sue magnetiche immagini il campo di ricerca è il mistero della vita e dell'universo. Sappiamo che c'è la luce perché c'è il buio che c'è la gioia perché c'è il dolore che c'è la pace perché c'è la guerra e dobbiamo sapere che la vita vive di questi contrasti».

Cenni Biografici
Salvino Campos è nato in Brasile nel 1970 a Quartel Geral, nello stato di Minas Gerais, dove inizia l’attività professionale nel 1992, anno in cui si trasferisce a Porto Alegre e dove, nel 1995, espone per la prima volta.
Nello stesso anno si sposta a Brasilia. Dal 2000 Campos si trasferisce a Napoli, che diventa la sua città di adozione e lo spartiacque della sua carriera artistica.
Secondo la citata affermazione di Henri Cartier-Bresson, che la fotografia è “un modo per comprendere”, Campos è alla continua ricerca di una sintesi espressiva tra arte e riflessione politico-sociale, dando vita ad un percorso originale secondo una struttura flessibile che si presta ad affrontare temi e linguaggi diversi: dallo studio di volti, corpi, personaggi, a quello di epoche storiche, come il barocco, fino al paesaggio affrontato nella sua valenza simbolica, per cui la ripresa fotografica diventa soprattutto una questione di ambienti, spazi ed evocazioni. Vive e lavora fra Napoli e Rio de Janeiro.
http://www.salvinocampos.com

3 luglio - 30 settembre 2016
Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari
Piazza Gugliemo Marconi, 8-10

Unexpected Stories - Marina Sersale

Una mano scorre disegnando una linea sinuosa. Non sappiamo a chi appartenga ma, come nel Punctum di Barthes, ci cattura l’attenzione e ci muove lo sguardo lungo quella linea, quell’onda di chiaroscuri. Dirige come in una sinfonia, il pieno e il vuoto, la luce e l’ombra.

Come un riflesso metafisico, un omaggio a Giorgio de Chirico, le immagini di Marina Sersale sembrano ispirarsi alla metafora della luce rivelatrice di quel vasto territorio del sogno e dell’inconscio, dove “ogni persona ed ogni oggetto pigliano…un aspetto più misterioso; sono i fantasmi degli esseri e delle cose che ci appaiono; fantasmi che una volta accesa la luce spariscono nel loro regno ignoto”. (Ebdòmero, Giorgio De Chirico, p. 90)

Francesco Zizola

Marina Sersale è una fotografa autodidatta che vive a Roma, in passato regista di documentari, ora è una creatrice di profumi. Comincia a fotografare nel 2012 quando acquista il suo primo iPhone, postando le sue foto su Instagram.

La stratificazione della realtà e le sue infinite interpretazioni mi affascinano, perché è reale non solo ciò che si vede ma anche ciò che si sceglie di guardare.

fino a venerdì 8 luglio 2016
ILEX
‪via San Lorenzo da Brindisi,‬ 10b
Roma
unexpected-stories-marina-sersale.jpg

Roberto Huner. Sconfine

La mostra fotografica di Roberto Hüner, allestita negli spazi espositivi del Margutta Vegetarian Food& Art, è curata da Francesca Barbi Marinetti. L'artista, che predilige storie per immagini, street photography, reportages e ritratti, ha già esposto in tantissime gallerie e musei, in Italia e all’Estero. Negli ultimi anni ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali tra i quali il Px3 Prix de la Photographie Paris e il premio National Geographic.

LA MOSTRA - L'artista, che usa le tecniche classiche in camera oscura digitale, sarà in mostra sino all'11 luglio presso le sale espositive del ristorante vegetariano di Tina Vannini. "Sconfine" raccoglie una trentina di fotografie, prevalentemente in bianco e nero e in digitale, degli ultimi dieci anni di Hüner, arco temporale che sottolinea una costante del suo lavoro artistico: la ricerca dell’attimo di luce/ombra, vuoto/pieno, leggerezza/matericità, in cui la realtà si trasfigura caricandosi d’intensità. Spiega la curatrice della mostra Francesca Barbi Marinetti: "Il titolo allude ad una dimensione di straniamento che apre la strada a stati sommersi e identità dimenticate che travalicano confini e culture di appartenenza. “S-confine” fa riferimento ad una dimensione spaziale, temporale ma soprattutto psichica. Il partire “con uno stato d’animo libero da pregiudizi” è l’ingrediente che permette l’attitudine all'accoglienza e alle aperture, facilitando incontri che catturati in immagine assurgono a valenza simbolica o metaforica".

Roberto Hüner nutre particolare interesse per la dimensione psichica. L’indagine dell’inconscio va al passo con l’espressione fotografica. D’altra parte il rapporto tra psicoanalisi e immagine artistica è storicamente riconosciuto. Molti artisti e correnti d’arte hanno attinto a piene mani alla ricerca psicoanalitica. Capofila il surrealismo, che ha tematizzato in modo esplicito la riflessione freudiana in direzione di una liberazione dagli stretti steccati degli obblighi sociali.

Fondamentale è il ruolo della luce nello scomporre, isolare, circoscrivere, decontestualizzare e quindi rendere universale una visione allontanandola dall'ovvio. Il viaggio diventa una ricerca di immagini perdute, che fa emergere scenari intimi del mondo l’occhio del fotografo dall'attenzione per l’interno si spinge alla sua raffigurazione esterna. Questo è il movimento che permette lo scatto fotografico capace di catturare ciò che l’occhio nudo fatica a percepire e che la luce permette di sottrarre o evidenziare".

L'ARTISTA - "Amo la fotografia cosiddetta di strada - dichiara l'artista - raccolgo immagini in viaggio ove nel corso degli ultimi anni ho realizzato vari reportage in Africa. Il soggetto che amo di più ritrarre è l’individuo immerso nel proprio ambiente, nella sua natura, ove affiorano forti contrasti, vitalità e disperazione, presente e passato, stasi e movimento. Uso la luce per far emergere o occultare un particolare, per plasmare o ammorbidire volti e figure cercando di cogliere quell’urgenza umana fatta di desideri di esistere, di gioia, di ricominciare. Sono molti i maestri che mi hanno condotto su questa strada, che mi hanno ispirato, uno su tutti il giapponese Ikko Narahara".

LA BIOGRAFIA DELL'ARTISTA - Roberto Hüner, ha lavorato come ingegnere per oltre trent’anni. Attualmente vive e lavora a Roma come fotografo professionista, realizzando prevalentemente storie per immagini, street photography, reportage e ritratti. Ha viaggiato all’interno del continente africano, in Europa, U.S.A., America del Sud, Russia e Medio Oriente. Ha esposto in varie gallerie e musei in Italia e all’estero: Roma, Milano, Torino, Genova, Verona, Fano, Urbino e New York, Parigi, Londra, Taunton, Banbury, Barnsley, Stafford, Salonicco, Thuin, Perpignan. Negli ultimi anni ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali tra i quali il Px3 Prix de la Photographie Paris, il premio National Geographic. Dal 2013 insegna fotografia presso l’Università Popolare di Roma (UPTER). E’ possibile seguire il suo lavoro su Facebook, su Flickr e sul sito web.

lunedì-domenica, ore 10.00-22.00
Ingresso libero

fino all'11 luglio 2016
Margutta RistorArte
Via Margutta, 118

Claudio Formisani. Ri-Nascita

Il lavoro Ri-Nascita, selezionato dalla Fondazione Mario Moderni per il progetto Galleria Moderni atto a valorizzare il talento e la creatività dei giovani artisti italiani o residenti in Italia e promuoverne l’inserimento nel mercato dell’arte, sarà esposto per la prima volta al pubblico nell’esclusivo spazio espositivo romano.

La raccolta di scatti, già premiata al “Nettuno Photofestival” da una giuria illustre con presidenti onorari due dei più grandi nomi della fotografia italiana, Franco Fontana ed Oliviero Toscani, è stata pubblicata nella rivista di settore “Fotografia Reflex”.

L’opera rappresenta un concetto semplice quanto profondo, immortalato tramite l’immagine abilmente colta dall’obiettivo del giovane fotografo: il momento di svolta nella vita di ognuno, dopo la fatica e la difficoltà che la vita spesso ci pone. I soggetti, senza distinzione d’età, appaiono cosparsi da liquido amniotico come fosse un parto e suscitano nei lettori, grazie alle loro molteplici espressioni, emozioni contrastanti.

lunedì - venerdì, ore 15.00-18.00

fino al 14 luglio
Galleria Moderni
Via dei Banchi Vecchi, 42
Roma
Ingresso libero

Enzo Siciliano nel suo tempo

La Casa delle Letterature di Roma, sede della Biblioteca Fondo Enzo Siciliano dal 2008, lo ricorda e gli rende omaggio dieci anni dopo la sua morte con una mostra fotografica, incontri e letture che si svolgeranno dal 4 maggio al 14 luglio 2016. L’iniziativa si compone di una mostra fotografica realizzata con materiali da archivi privati che vuole soprattutto ricostruire gli anni di Enzo Siciliano, prevalentemente romani, in cui si è dispiegata la sua vita insieme a tanti scrittori, critici, studiosi. Una intera epoca, anni in cui la nostra città è stata culturalmente attiva e vivace e in cui si sono realizzati tanti progetti culturali di cui Siciliano è stato spesso protagonista, sempre partecipe. Ricordando lui ci rendiamo conto di rendere omaggio a un’intera generazione di scrittori e intellettuali che desideriamo continuare a sentire vicini, che forse vorremmo ancora al nostro fianco e che in ogni caso è bene “raccontare” alle generazioni più giovani. Insieme alla mostra, di cui farà parte, un filmato di grandissimo interesse realizzato con materiali delle Teche RAI che raccoglie sue interviste a scrittori e intellettuali. In due incontri poi, il 4 maggio e il 24 maggio, ascolteremo testimonianze e interventi critici che vorranno da una parte narrare il suo incessante lavoro culturale innanzitutto come direttore della rivista Nuovi Argomenti e dall’altra riflettere sui suoi testi narrativi e saggistici. La conclusione la daremo a lui perché in tanti leggeremo brani tratti da suoi libri, una vera e propria maratona di lettura in cui ognuno leggerà qualche pagina dopo aver detto le ragioni per cui le ha scelte.
Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature

lunedì - venerdì, ore 09.30-18.30

fino al 14 luglio 2016
Casa delle Letterature
Piazza dell'Orologio, 3
Roma
Ingresso libero
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B/Reflected


1 MOSTRA. 50 CELEBRITIES. 1 WORKSHOP. 60 GIOVANI TALENTI.

Fondazione Exclusiva ha deciso di proseguire il percorso della mostra fotografica B/REFLECTED, esposta alla Triennale di Milano nel 2014, con un progetto speciale e inedito dedicato ai giovani.

La mostra B/REFLECTED, dei noti professionisti max&douglas, è una serie di ritratti di cinquanta noti personaggi italiani fotografati attraverso uno specchio, un lavoro che ricontestualizza la pratica del “selfie” e mette il soggetto a confronto con la propria immagine.

Autoironia, disagio, compiacimento, perplessità. Sono solo alcuni tra i molti sentimenti suscitati dalla serie di ritratti che fanno parte della mostra. B come il lato meno conosciuto, ma anche B come beyond, oltre: cinquanta personaggi a vario titolo famosi, uomini e donne, si sono messi in gioco partecipando al rito creativo, ognuno aggirando il proprio convenzionale narcisismo per scoprirne uno nuovo che consente di osservarsi, studiarsi e sorprendersi accettando il rischio dell’imperfezione.

Il lavoro è stato premiato con il patrocinio dell’#ONU.

La fondazione ha scelto quindi di persguire i suoi obiettivi, dando una grande opportunità a 60 ragazzi con un progetto che affianca alla fama di max&douglas, e dei cinquanta personaggi ritratti, il talento dei giovani fotografi e creativi che hanno preso parte a PORTRAIT PHOTOGRAPHY - workshop gratuito con max&douglas (dal 26 al 29 maggio ad AREA81).

Il workshop, realizzato con il patrocinio dello IED Roma e grazie alla collaborazione del partner tecnico Allucinazione indaga il mondo della fotografia di ritratto ai tempi del selfie ed è rivolto a 30 fotografi under 35.
I soggetti delle foto, chiamati ad intervenire durante i 4 giorni di workshop, sono creativi under 35 – pittori, street artist, musicisti, attori – ragazzi e ragazze che hanno raccontato le proprie passioni attraverso un obiettivo.

I risultati del workshop sono esposti in una sezione dedicata della mostra.
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La raccolta B/REFLECTED comprende i ritratti di:
Diego Abatantuono, Stefano Accorsi, Gigio Alberti, Albertino, Giovanni Allevi, Anna Ammirati, Laura Barriales, Rachele Bastreghi, Enrico Bertolino, Francesco Bianconi, Paolo Bonolis, Roberto Cacciapaglia, Fabio Cannavaro, Giuseppe Cederna, Marco Cocci, Ugo Conti, Cesare Cremonini, Lucio Dalla, Fabio De Luigi, Elio, Lapo Elkann, Francesco Facchinetti, Pierfrancesco Favino, Zucchero Fornaciari, Ivano Fossati, Gianluca Grignani, Enzo Iacchetti, Vanessa Incontrada, La Pina, Linus, Luca&Paolo, Filippo Magnini, Enrico Mentana, Mario Monicelli, Giorgio Pasotti, Platinette, Alessandro Preziosi, Eros Ramazzotti, Massimo Ranieri, Alba Rohrwacher, Red Ronnie, Massimiliano Rosolino, Gabriele Salvatores, Giuliano Sangiorgi, Claudio Santamaria, Nicola Savino, Rocco Tanica, Davide Vandesfroos, Dario Vergassola, Alex Zanardi.
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PORTRAIT PHOTOGRAPHY
Stefana Andrici per Andrea Di Rosa
Anna Luna Astolfi per Giulia Mondolfi
Noemi Belotti per Francesco Fumagalli
Giovanna Buccino per Ginevra Stancati
Elsa Campini per Gloria Viggiani
Silvia Caramia per Min Ouyang
Edoardo Cascarino per Edoardo Pietrogrande
Gianmarco Ciullo per Chiara Vidonis
Teresa Comberiati per Stefano Pazzola
Ilaria Cosentino Borgese per Vittoria Orsini
Simone De Iuliis per Francesco Pogliaghi
Sara De Simone per Laura Monti
Vittorio Gallo per Martina Allena
Federico Guida per Raffaele Cinotti
Samir Kharrat per Agnese Torre
Riccardo La Valle per Carlotta Koporossy
Juliana Lovato per Ciro Borrelli
Mauro Maglione per Christine Herin
Carolina Mazzeo per Vico Valerio Castori
Ornella Mazzola per Antonella Cappello
Priscilla Pallante per Sara Cambi
Ambra Parola per Giorgio Coppone
Alessandra Pezzati per Claudio Esposito
Sergio Porcarelli per Federica Del Fiacco
Giovanni Savelli per Maurizio Perticarini
Francesca Maceroni per Dario Pompei
Manuela Susanna per Michela Fanfarillo
Alexandra Taormina per Cadia Romano
Andrea Tasselli per Rita Di Dato

martedì-giovedì, ore 16.30-20.30
venerdì, ore 17.00-22.00
sabato e domenica, ore 16.30-20.30
Ingresso gratuito

fino al 21 luglio 2016
Fondazione Exclusiva
Via Giovanni da Castel Bolognese, 81

Dario Coletti. Monte Etna

La Galleria Doozo prosegue il suo ciclo espositivo con la mostra fotografica Cronache dal Monte Etna di Dario Coletti, a cura di Manuela Fugenzi, nella proposta di 14 stampe fotografiche selezionate dal lavoro sul Parco Etna, dichiarato Patrimonio dell’Umanità nel 2013, e parte di una serie di indagini fotografiche commissionate all’autore dal MiBAC sui siti italiani Unesco.

“L'Etna è un viaggio al centro dell'anima, è un viaggio alla scoperta dell'origine dell'universo… La fotografia è uno strumento di ricerca della propria verità, sul senso della vita.” Lo sguardo di Coletti e la sua qualità di narratore inquieto, sono determinanti nel restituirci una visione emozionante ed enigmatica di questo straordinario territorio. Che viene accolto nella sua potenza, attraverso un movimento di sintesi meditato nell’alchimia della fotografia.

“Affondando lo sguardo tra il bianco dei vapori e il nero della lava ora e qui mi perdo veramente e definitivamente. A quest’altezza il nero predomina ed è la prima riflessione cromatica, il bianco fa il resto con i vapori e le nuvole che anche se scarse riempiono la parte alta del paesaggio creando un confine labile tra cielo e terra. Colpisce questo continuo confronto tra bianco e nero che sfocia in una riflessione dualistica manichea dove tutto e il contrario di tutto si confrontano: il pratico si contrappone all'etereo, il materico all'aereo... Le presenze umane a breve distanza diventano ombre, perdono il loro valore individuale fino e divenire simbolo estremo di una condizione… Vite a disposizione dei capricci della natura, del vulcano che incarna lo sguardo di un dio che toglie e che da senza una logica apparente, consumando le sue decisioni in un’atmosfera tragica ed epica al tempo stesso…”

Una consapevolezza intellettuale ed emotiva matura, che non teme di mettersi in ascolto, guida questo confronto con il vulcano attivo terrestre più alto della Placca euroasiatica, la “muntagna” come lo chiamano i siciliani. L’autore utilizza anche la scrittura, per un intimo dialogo tra se stesso e lo spettatore. “L'emozione è una manifestazione umana necessaria, se s’intende comunicare esperienze. Anche la fotografia è costretta a fare i conti con questo sentimento, ad esempio quando cerca di lenire il dolore della perdita della grazia. L'esigenza di affrontare l'interpretazione della realtà è il motivo della mia la scelta di operare nella fotografia. Un motivo più estetico è quello di onorare lo spirito del viaggio come spostamento interiore, emotivo. La fotografia è una necessità di scoperta, propedeutica a una volontà di crescita. È un ambito dove esercitare le categorie del pensiero e dell’azione. È un gesto pratico e teorico, è un atto che genera un cammino parallelo alla ricerca di libertà, che ti permette, nella sua accezione più alta, di scegliere di vivere e ragionare solo come un assurdo anarchico, un illuminato, un poeta… E alla fine di questo mio tragitto di conoscenza quello che rimane è un senso di smarrimento, una scomposizione temporanea, una decomposizione profumata in attesa del naturale ricongiungimento con una essenza universale. Un sentimento ispirato dal fatto di essere poggiato su terra viva in continua trasformazione, in una condizione che crea assieme all'inquietante percezione di precarietà e d’infinita fragilità, una sensazione di ritorno a casa. Da questo punto di osservazione privilegiato si può contemporaneamente percepire l'abisso e stare di fronte a cielo e spazio.

Dario Coletti è fotografo professionista dalla fine degli anni Ottanta. Collabora con testate giornalistiche, istituzioni e organizzazioni umanitarie italiane e internazionali. Da sempre attento alle tematiche sociali, negli ultimi anni è approdato a una fotografia di più ampio respiro, approfondendo il rapporto con gli aspetti antropologici e sperimentando altri linguaggi. Alla professione affianca l’attività didattica ed è oggi coordinatore del Dipartimento di Fotogiornalismo dell’ISFCI di Roma. Ha partecipato a diversi progetti espositivi collettivi sulla fotografia italiana, tra cui Unesco Italia, del Ministero per i Beni Ambientali e Culturali. Nel 2007 realizza il film documentario La scelta, uomini del buio, sulla vita nelle miniere dell'iglesiente. Ha pubblicato diversi libri fotografici, tra cui: Okeanos & Hades (Postcart, Roma 2011) e Ispantos (Soter editrice, Sassari 2006). L’ultimo suo libro è Il fotografo e lo sciamano (Postcart, Roma 2013), una sorta diario di viaggio tra vita e fotografie, dove parole e immagini si confrontano.
martedì-sabato, ore 11.00-22.00
Ingresso libero

22 giugno - 22 settembre 2016
Doozo Art Book & Sushi
Via Palermo, 51-53
Roma
Ingresso libero

Lucio Dalla. Immagini e suoni
22 luglio - 2 ottobre 2016
Complesso del Vittoriano
sala Zanardelli
Via di San Pietro in Carcere
Roma

lasciami entrare. Alessandro Valeri

La mostra di Alessandro Valeri è l’ultima tappa di un viaggio iniziato dall’artista nel 2011 a Tzippori (Sepphoris in greco antico) in Galilea, vicino a Nazareth.

E’ lì che, all’interno di un moshav ebraico in una zona del paese prevalentemente abitata da arabi musulmani, un piccolissimo gruppo di suore dell’Ordine delle Figlie di Sant’Anna gestisce, con operatori cristiani, ebrei e musulmani, un orfanotrofio che accoglie bambini senza alcuna distinzione di etnia o religione.

Alessandro Valeri vuole aiutare, vuole dare il suo contributo, mettendo a disposizione la sua creatività, la sua arte, il suo impegno. Torna laggiù varie volte, in un crescendo di interesse e di attenzione per quell’oasi di affetti e lavoro. Attiva amici, conoscenti, scatta fotografie, registra suoni, fa riprese video, disegna con e per i bambini. Nasce SEPPHORIS, un progetto per sostenere le attività di un luogo speciale per la diversità culturale e religiosa che rappresenta.

Il primo importante risultato lo raggiunge nel 2015 con la mostra ALESSANDRO VALERI SEPPHORIS curata da Raffaele Gavarro e ospitata al Molino Stucky per la 56. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, come evento collaterale. In mostra, in una suggestiva installazione campeggiano le grandi tele delle foto di Tzippori, sulle quali l’artista interviene con segni e colori. Opere che Valeri ha donato alla casa d’accoglienza, impegnandosi direttamente nella vendita e il cui ricavato è servito ad acquistare beni di prima necessità per l’orfanotrofio.

Il secondo traguardo è il libro SEPPHORIS che narra il progetto attraverso testi ma soprattutto immagini. Con l’intento di raccogliere ancora fondi, l’artista da due fotografie ha realizzato una serie di 100 esemplari numerati, di 50 x 63 cm.

Il progetto approda a Roma, negli spazi di MACRO Testaccio, La Pelanda - Foyer 1, con la mostra lasciami entrare, dove attraverso una nuova dimensione narrativa la presenza dei bambini di Tzippori si fa via via più evidente e il loro mondo, fatto di sogni e speranze troppo spesso disilluse, viene raccontato in un percorso visivo dove fotografia e pittura sono immerse in un’opera di sound-design. Migliaia di matite spezzate segneranno il cammino, che culminerà in un’installazione sospesa, un vecchio banco di scuola posizionato nel vuoto per evocare il diritto all’istruzione, spesso negato. Ma non tutto è perduto: la felicità si misura davanti ad una macchina per lo zucchero filato.

La mostra, curata da Micol Veller Fornasa, prevede anche gli interventi critici di Barbara Martuscello e Jonathan Turner.
martedì-domenica, ore 14.00 alle 20.00
Lunedì chiuso.

fino al 24 luglio 2016
MACRO TESTACCIO. LA PELANDA
Foyer 1
Piazza Orazio Giustiniani, 4
Roma
Ingresso gratuito

Il mondo così come appare


Una mostra in collaborazione con Andrea Simi:
 
Guido Guidi (1941, Cesena)
Vittore Fossati (1954, Alessandria)
Cesare Ballardini (1954, Fusignano)
Paola De Pietri (1960, Reggio Emilia)
Marcello Galvani (1975, Massa Lombarda)
 
La prima collettiva interamente dedicata alla fotografia italiana degli ultimi decenni, in particolare a quella corrente artistica per la quale Viaggio in Italia e la figura di Luigi Ghirri rappresentano lo spartiacque fra il “prima” e il “dopo”. Ghirri che proprio con Fossati e Guidi condivise quell’avventura e che nel 1979 curò la prima mostra di Ballardini.
Cinque autori, una stessa visione della fotografia, un percorso comune fatto di affinità, vicinanza (anche geografica) e frequenti collaborazioni. Ad accomunarli è un modo di fotografare che è innanzi tutto esperienza umana, interazione continua con il mondo, con le cose, con l'iconografia personale, autobiografica e con quella collettiva, è osservazione dei fenomeni alla ricerca non della verità ma di un'ipotesi di realtà che affiori dal caos e dalla moltitudine. Un atteggiamento interrogativo, che non fornisce la consolazione del disvelamento, ma indica la necessità, l'etica e l'estetica di un gesto che è “artistico” nel senso più pieno del termine. Come suggerisce Vittore Fossati, è un tentativo di “intravedere” più che la speranza di vedere chiaramente.
 
Di quest’ultimo sarà proposta una serie di piccole fotografie intitolata Il Tanaro a Masio (2010-2012) che segna un nuovo capitolo nella sua vicenda artistica. Fermandosi brevemente ogni giorno nello stesso luogo lungo il corso del Tanaro, con l'eretico intento di dimostrare che la fotografia può anche trasformare (ad esempio piegando i rami degli alberi, giocandoci fino a farli toccare fra loro, intrecciarli con i propri riflessi sull'acqua), darà vita ad un trionfo di trompe-l'oeil “verissimi”. Accanto a queste ci sarà una selezione di sue foto storiche (1988-2001).
 
Di Guido Guidi sarà in mostra un'ampia selezione da Cinque paesaggi (1983-1993), una delle “ipotesi di serie” all'interno della sua produzione, con un titolo che fu scelto proprio perché quasi “blasfemo” per chi ha basato tutta la sua attività sulla ridefinizione del rapporto fra fotografo e ambiente, rendendo di fatto impossibile l'utilizzo del termine “paesaggio” a meno di non considerarlo essenzialmente “paesaggio umano”, in cui l'autore stesso sia compreso, appunto, fra gli umani e gli oggetti senza nessun distacco e nessuna gerarchia.
 
Di Cesare Ballardini saranno presentate tre serie: Dal Vero (selezione 1985-1989), Casa con ombrellone (2002) e Palindromo (2012). Tre testimonianze di un autore di culto soprattutto fra i suoi colleghi, che vive e fotografa negli stessi luoghi di Guidi e con il quale condivide le tematiche e l'approccio metodologico, declinati in un bianco e nero che parla direttamente ai grandi interpreti americani del New West.
 
Di Paola De Pietri una selezione da Questa Pianura (2004-2016), un lavoro che rappresenta quasi una ricerca “archeologica”: la scoperta dei resti di una civiltà contadina della pianura del Po la cui scomparsa ha lasciato sul terreno case coloniche abbandonate, in disfacimento e alberi isolati, monumenti alla trasformazione di un territorio; immagini, anch’esse monumentali, che interrogano ancora una volta sulla molteplicità del “vero”.
 
Infine, di Marcello Galvani una selezione di 15 fotografie degli anni fra il 2006 e il 2014. Nel suo lavoro l'approccio fenomenologico viene applicato ad un oggetto d'indagine preciso: la natura umana. Le sue opere vanno a comporre un mosaico di vicende umane minime, un succedersi di episodi irrilevanti accolti alla stregua di trionfi, che il suo intervento avvalora ma non investe di significati.
 
Si ringrazia l'ICCD, Roma

martedì-venerdì, ore 11.00-19.00
sabato, ore 15.00-19.00 (o su appuntamento)

Guido Guidi, Vittore Fossati, Cesare Ballardini, Paola De Pietri, Marcello Galvani
fino al 30 luglio 2016
Unosunove
Via degli Specchi, 20
Roma
Ingresso libero

David Stewart, Ursula Sprecher e Andi Cortellini

La mostra offre una selezione di fotografie interpretate con straordinaria ironia e creatività da David Stewart e dal duo fotografico composto da  Ursula Sprecher e Andi Cortellini. Le fotografie fanno parte rispettivamente della serie  Stuff e Other Stuff e della serie Hobby Buddies.

martedì-venerdì, ore 15.30-19.00

fino al 30 luglio
Anteprima d'Arte Contemporanea
Piazza Mazzini, 27
Roma
Ingresso libero
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Con Goethe in Italia

In cooperazione con l’Istituto Italiano di Cultura | Ambasciata d’Italia, Berlino
Duecento anni fa veniva pubblicata la prima parte del Viaggio in Italia di Goethe. Per quest’occasione la Casa di Goethe ha invitato tre artiste che vivono a Roma a confrontarsi con il celebre testo. I lavori realizzati sono stati esposti da marzo a maggio 2016 all’Ambasciata italiana di Berlino. La mostra a cura di Maria Gazzetti è presentata ora alla Casa di Goethe di Roma in forma leggermente modificata.
Il lavoro artistico di Michaela Maria Langenstein (*1952 a Monaco di Baviera) è influenzato in modo determinante dall’Italia e dall’ambiente naturale di questa sua patria elettiva. Le sue collezioni di foglie e altri oggetti trovati per strada sono particolari. Per lei collezionare è una espressione artistica. Ha realizzato numerosi „ritratti di piante“ e fotogrammi di piante viste in diversi luoghi, tra cui nel giardino botanico di Padova dove si trova la cosiddetta „palma di Goethe“. Le sue fotografie in bianco e nero, ispirate dalla teoria goethiana della Urpflanze (pianta primigenia) mostrano strutture di foglie e vegetali. Durante il suo viaggio in Italia Goethe sperava nella scoperta della Urpflanze. Quando non riuscì a trovarla, cominciò a studiare le strutture delle piante, pensando di trovare in esse la pianta primigenia. Sono queste le tematiche sulle quali lavora Michaela Maria Langenstein nel suo confronto pluridecennale con il regno vegetale.
Da sempre Elisa Montessori (nata nel 1931 a Genova) sperimenta diverse tecniche artistiche. Il lavoro di Elisa Montessori è fortemente legato alla letteratura. Si è ispirata e ha reso omaggio ad autori come Francis Ponge, Rainer Maria Rilke, Dylan Thomas, Paul Verlaine, Derek Walcott, Robert Walser. Negli ultimi anni si è confrontata  intensamente con Goethe e i suoi lavori scientifici. E‘ affascinata dalla versatilità dell’autore e vede nella sua idea della Urpflanze il bisogno di riportare la realtà ad un unico principio che per Montessori rappresenta l’obiettivo di qualsiasi forma artistica. Oltre ai suoi dipinti ad olio e ai disegni la mostra presenta alcuni dei suoi numerosi “libri d’artista”, con vari disegni dedicati al Viaggio in Italia di Goethe ed ai suoi studi botanici. Il libro è inteso come variante morfologica, che, attraverso la lettura e lo sfogliare delle sue pagine, rappresenta la metamorfosi dell’apprendimento e della crescita – e quindi del tempo.
Anche l’artista Claudia Peill è nata a Genova (*1963). Nel suo lavoro predominano le fotografie, sulle quali interviene con la pittura (in passato usando anche delle resine). Ispiratasi al „Viaggio in Italia“ l’artista ha ideato appositamente per questa mostra dei polittici di grande formato che suggeriscono il concetto del movimento. Ha ripercorso il viaggio che Goethe ha compiuto verso se stesso, interpretandolo, non come un cammino verso una mèta concreta, ma come un complesso percorso umano ed artistico.
Come catalogo per la mostra di Berlino e Roma è stato realizzato il libretto “Con Goethe in Italia” con un saggio di Giuseppe Garrera
martedì-domenica, 10.00-18.00
Ingresso: intero € 5, ridotto € 3

fino all'11 settembre 2016
Casa di Goethe
Via del Corso, 18
Roma

Matteo Basilé. Pietra Santa

Fino al 2 ottobre 2016 torna al MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma APPUNTI DI UNA GENERAZIONE, il ciclo di mostre curato da Costantino D’Orazio e promosso da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, che indaga la ricerca degli artisti italiani che sono emersi negli anni ’90.

Protagonisti del terzo appuntamento della rassegna sono Matteo Basilé (Roma, 1974) e Gioacchino Pontrelli (Salerno, 1966).

Al Macro Basilé presenta per la prima volta le opere della sua nuova serie dal titolo “Pietra Santa”, lavoro svolto tra le cave di Carrara. Come di consueto, l’artista contamina la sua fotografia con le suggestioni della tradizione artistica italiana costruendo immagini oniriche e surreali. Figure chimeriche animano gli scatti dell’artista dove personaggi sospesi in uno scenario quasi lunare, sembrano emergere dalle enormi ferite bianche che si aprono sul fianco delle pendici scoscese delle cave di marmo. Così come per Michelangelo, il compito di Basilé sembra essere quello di liberare da questa pietra selvaggia le presenze che vi sono imprigionate, ponendole in un paesaggio dove la scultura, l’architettura e la pittura si fondono per mettere in risalto la figura umana, sempre al centro della ricerca dell’artista, anche se trasfigurata attraverso molteplici riferimenti iconografici.

fino al 2 ottobre 2016
MACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma
Via Nizza, 138
Roma

Gaze Out

Undici studenti RUFA espongono le loro fotografie al Relais Rione Ponte, spazio romano, nel cuore del centro storico, vicino piazza Navona, che ha aperto le porte a novembre 2015.
Si tratta di una guesthouse di design che ha deciso di unire alla sua funzione canonica, anche quella di contenitore di opere d’arte contemporanea. Infatti, grazie alla collaborazione con lo Studio Pivot, galleria itinerante, nonché studio di produzione culturale, Relais Rione Ponte offre una programmazione annuale di esposizioni aperte a un pubblico vario e cosmopolita. Dopo Accenni/Allusions, è il turno di GAZE OUT, una collettiva che coinvolge alcuni giovani studenti del corso di fotografia, selezionati dall’altrettanto giovane Studio Pivot. Giovani sì, ma nel pieno di un percorso di studi che li condurrà ad approfondire la disciplina fotografica sia a livello teorico che pratico. Al centro dei loro lavori la realtà, nella sua pienezza e nelle sue contraddizioni, opere che raccontano attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, diversi punti di vista, personali inclinazioni e sensibilità fotografiche. Still life pop, bianco e nero, ritratti, dettagli architettonici, ricordi, colori e forme: tutto ciò che si vede e che è possibile elaborare quando si inizia a “guardare fuori”. I partecipanti Giulia Brena, Eleonora Cerri Pecorella, Eugenia de Petra, Julia Hautojärvi, Chiara Lombardi, Marika Moretti, Valerio Pasquazi, Martina Roncaioli, Davide Spiridione, Alessia Stranieri e Xueying Zhuang.


fino al 1 novembre 2016
Relais Rione Ponte
Via Zanardelli, 20
Roma
Ingresso libero

Marcello Geppetti e la Dolce Vita

La dolceVita GALLERY è una galleria d’arte e fotografica – con riferimento storico prevalentemente per il periodo della Dolce Vita – e ospita mostre, eventi, stage, incontri di promozione culturale, corsi di formazione, di approfondimento e affini. Più in generale la dolceVita GALLERY è impegnata nella riscoperta e valorizzazione della produzione artistico culturale italiana nel decennio a cavallo tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60, noto appunto come il periodo della Dolce Vita, con particolare riferimento al mondo del cinema e della fotografia, nonché della moda del costume e dello spettacolo. Alla base di questo progetto c’è la produzione di Marcello Geppetti, il fotografo che ha testimoniato i momenti e i personaggi in assoluto più caratterizzanti di un periodo di grande fermento e ricchezza e che portano la capitale italiana ai più alti livelli di riconoscimento in campo internazionale. Da qui si intende evolvere verso una più ampia valorizzazione del Made in Italy e delle sue migliori eccellenze nel campo delle arti figurative, della moda, del costume, del design e della creatività in generale.

MARCELLO GEPPETTI (Rieti, 1933 – Roma, 1998) E’ stato uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento. “Il fotografo più sottovalutato della storia”, così lo definisce David Schonauer editore di American Photo nel 1997 durante una mostra alla Robert Miller Gallery di New York. Famoso per le foto della Dolce Vita, tra cui “Il Bacio” tra Liz Taylor e Richard Burton ad Ischia che segna l’inizio della storia d’amore più famosa del cinema o le frecce scagliate da Anita Ekberg contro i paparazzi, fu in realtà un grande fotografo di cronaca e di vita, tanto che alcuni articoli su New York Times e su Newsweek lo paragonano a Henri Cartier-Bresson e Weegee. Le sue foto sono state proposte insieme a quelle di Andy Warhol e Cecil Beaton. Il suo archivio conta oltre un milione di negativi.

martedì - venerdì 14.00-20.00, sabato 13.00-21.00

Fino al 31 dicembre 2016
Dolce Vita Gallery
Via Palermo, 41
Roma
ingresso libero

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