Tell It Like It Is di David Alan Harvey

FotoLeggendo 2016 porta David Alan Harvey e Roma e il suo "Tell It Like It Is" in mostra a Officine Fotografiche

"It's a lot of work living the life that you want to live, but that's what I'm doing"

David Alan Harvey

Un lavoraccio, vivere la vita che si desidera, ma David Alan Harvey sembra averlo affrontato con parecchia energia, a giudicare dallo sguardo vivace del carismatico settantenne incontrato a Roma, durante l'inaugurazione della XII edizione di FotoLeggendo.

Una foto pubblicata da Simona Cut-tiva (@cut_tiva) in data: 10 Giu 2016 alle ore 16:34 PDT

La stessa verve riversata per quasi un cinquantennio al suo linguaggio fotografico sempre moderno e innovativo, con progetti realizzati per associazioni impegnate nei quartieri americani disagiati, il National Geographic magazine sin dal 1973 e la prestigiosa Magnum Photos dal 1997, guadagnando i più prestigiosi premi internazionali, come Magazine Photographer of the Year della National Press Photographers Association nel 1978.

Una vita costellata di storie e immagini, fotografate in ogni angolo di mondo, dagli adolescenti francesi alla cultura a ridosso del muro di Berlino, dai nativi americani agli abitanti di Napoli, dalla cultura hip-hop raccolta nelle pagine di Living Proof (2007), alle foto removibili di (based on a true story), Lucie Awards 2012, o le 'donne del mare' di Jeju Haenyeo (2015).

David Alan Harvey: biografia


Nato a San Francisco nel 1944, David Alan Harvey è cresciuto in Virginia. I suoi libri Cuba (1999) e Divided Soul (2003) catturano le radici culturali che legano le Americhe alla penisola iberica. Living Proof (2007) esplora la cultura hip-hop. Nel 2012 ha pubblicato (Based on a True Story) in collaborazione con il figlio, Bryan Harvey. All’età di 23 anni, David documentò la vita di una famiglia nera a Norfolk, in Virginia: il libro che ne è derivato, Tell It Like It Is, pubblicato nel 1967, è stato ripubblicato nel 2015. Il suo libro più recente è Jeju Haenyeo (2015), sulle “donne del mare” dell’isola di Jeju on Corea del Sud. Il suo lavoro è stato esposto nelle gallerie e musei di tutto il mondo. Per National Geographic magazine ha scattato più di 40 storie dal 1973. Ha fondato e dirige BurnMagazine e BurnBooks, che ospitano il lavoro sia di meastri della fotografia che di fotografi emergenti. Harvey è entrato alla agenzia Magnum nel 1993 e ne è diventato membro effettivo nel 1997. Vive negli Outer Banks, in North Carolina.

Preoccupandosi più della luce che degli aspetti prettamente tecnici della fotografia, David Alan Harvey ha seguito la migrazione della cultura spagnola nelle Americhe fin nelle pagine di Cuba (1999) e Divided Soul (2003), ma è in quelle di Tell It Like It Is che il ventenne pubblica per la prima volta nel 1967, i chiaroscuri della famiglia nera di Norfolk.


    «Nel 1967 avevo 23 anni, stavo per laurearmi in giornalismo all’Università del Missouri e mi ero da poco sposato. Il mio primo figlio, Bryan, aveva solo 7 mesi. Non avevo denaro, come fotografo ero sconosciuto e non avevo alcun mentore. Al tempo negli Stai Uniti due erano i principali temi che scuotevano la società, la guerra del Vietnam e il movimento per i diritti civili.

    I fotografi così detti “impegnati” erano tipicamente focalizzati sull’uno o l’altro. Il mio amico Charles Hofheimer mi propose di fare assieme un libro sulla vita di una famiglia nera. Lui stava lavorando con un’organizzazione locale impegnata nel migliorare le condizioni di vita delle famiglie nere che abitavano i quartieri disagiati di Norfolk, in Virginia.
    Accettai subito. Invece che fotografare quello che era conosciuto come il ghetto di Berkley a Norfolk, decidemmo di fare un photo essay su una sola famiglia disposta a collaborare.
    James Liggins e sua moglie, Callie, ci aprirono le loro porte; avevano sette figli, di età comprese tra i 2 e i 15 anni, e vivevano in un piccolo appartamento in un caseggiato di 5 piani.
    Per circa un mese io spesi tutto il mio tempo con loro. Direi che mi presero letteralmente con loro. Spesso Callie faceva per me il letto sul divano nel soggiorno e così io mi immersi totalmente nella storia. Avevo una camera oscura nelle vicinanze, a casa della famiglia Hofheimer: facevo fotografie, sviluppavo, stampavo e vivevo la storia.

    L’estate finì. Dovevo tornare al college. Il mio compagno di stanza del liceo, Masaaki Okada, accettò di fare il design e Charles fece l’editing.
    Non vidi layout e selezione fino a che il libro non fu finito e io ricevetti una copia di Tell It Like Is is in Missouri. Il libro aveva un prezzo di 2 dollari e i soldi erano destinati alla Norfolk Ministerial Association per essere usati per acquistare cibo e vestiti per le famiglie disagiate.

    Verso la fine del 2014 ebbi modo di riconnettermi con i Liggins, Non avevo solo perso i contatti ma entrambi, Charlie ed io, nemmeno ricordavamo i loro nomi. Erano passati 48 anni, la vita con le nostre famiglie e tutte le altre cose. Avevo girato il mondo per scattare più di 40 storie per National Geographic ed ero entrato alla Magnum. Insomma questo progetto fu sepolto e dimenticato fino ad ora.

    Grazie al Norfolk Virginan Pilot che fece una storia su di me in cerca della famiglia Liggins, fui in grado di ritrovarli. Adesso io e i Liggins siamo amici, esattamente come lo eravamo quando loro con gentilezza mi aprirono le porte nel 1967.»

    David Alan Harvey

Dell’edizione originale del libro, pubblicata per sostenere le famiglie del quartiere nero di Norfolk (Virginia), sono rimaste pochissime copie, almeno fino a quanto Bruce Davidson sembra aver spinto Harvey a riprendere in mano i provini a contatto ed i negativi del progetto, per dare finalmente risalto su scala internazionale a questo lavoro che ha precorso i tempi, anche con la modernità del layout e della grafica del libro.

L'edizione del libro del 2015 è pubblicata da BurnBooks e figlia dello stesso impegno che il fotografo infonde all'insegnamento, giunto a fondare il magazine Burn per dare maggiore visibilità ai talenti emergenti, al fianco di maestri del calibro di Martin Parr, Alex Webb e Rebecca Norris Webb o James Nachtwey.

Sono le immagini potenti e conturbanti di Tell It Like It Is a viaggiare, non solo nel tempo, per aprire le giornate inaugurali della XII edizione di FotoLeggendo, con la mostra a cura di Diego Orlando, ospitata nella sede di Officine Fotografiche Roma, mentre la presenza carismatica di David Alan Harvey contribuisce ad arricchire il programma di talk e incontri della rassegna ideata e curata da Emilio D'Itri, con il suo consueto sguardo aperto agli orizzonti più innovativi della fotografia.

Tell it lite it is #DavidAlanHarvey #OfficineFotograficheRoma #fotoleggendo2016

Una foto pubblicata da Simona Cut-tiva (@cut_tiva) in data: 13 Giu 2016 alle ore 09:45 PDT

Tell It Like It Is di David Alan Harvey
10 giungo - 2 luglio
Fotoleggendo 2016
Officine Fotografiche Roma
Via Giuseppe Libetta, 1
(lun–sab: ore 10.00 – 20.00, domenica chiuso)
Roma

Foto | Simona Marani aka cut-tv's

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