MALACARNE di Francesco Faraci. I bambini ci guardano

I figli della periferia e dei margini di Palermo, protagonisti di un reportage impetuoso, controverso e coinvolgente, pubblicato da CROWDBOOKS

I bambini ci guardano. Oggi, come nel periodo bellico portato al cinema da Vittorio De Sica, con i drammi della gente comune e dell'infanzia sottoposta alla dissoluzione della famiglia, i perversi meccanismi della società ostile, la morbosa e cinica curiosità della gente, incurante degli effetti che scatena e amplifica.

Oggi come sempre, ovunque, i bambini costretti a crescere in fretta ci guardano dritto negli occhi, con tutta la giovane e coraggiosa determinazione a resistere e riscattarsi da quello che gli imponiamo e neghiamo.

La medesima esuberante vitalità che anima gli sguardi e i gesti dei bambini che vivono alla periferia di Palermo e della subcultura di Cep, Zen, Brancaccio, Sperone, Ballorò, Vucciria, in una terra fertile, baciata dal sole e arsa dagli uomini, che sembra dare tanto, solo a chi impara a prenderlo.

Ragazzini che ci guardano dall'obiettivo di Francesco Faraci con tutta la gioia di vivere, esistere, essere importanti agli occhi di chi ha conquistato la loro fiducia e stima, spingendosi oltre la periferia inaccessibile a molti, i pregiudizi alla portata di tutti e i cliché che fanno comodo a troppi.

"I quartieri disagiati della città di Palermo sono un fiume in piena di bambini.Crescendo al Sud, sanno che dovranno correre più degli altri, imparare in fretta come gira il mondo per non rimanerne schiacciati. Spesso, credendo di non avere già in partenza alcuna possibilità di riscatto diventano carne da macello per le organizzazioni criminali. Sono diffidenti, sospettosi, violenti, a volte. Penetrandone il tessuto sociale, frequentandoli, si aprono poi in tutta la loro dolcezza e umanità.
Non sono altro che bambini. Eppure per la maggioranza non sono che ladri, piccoli spacciatori, teppisti e delinquenti. In una parola: Malacarne."

«Malacarne!» Al pari di scarti che non sono buoni neanche al macello, per chi ne ignora l'umanità, il bisogno di attenzione, riscatto e amore, dietro gli sguardi non ancora offuscati dalla viltà, indeboliti degli stenti, arresi a malinconia e disperazione.

Solo bambini svegli che giocano a fare i grandi, imparando troppo presto a pagarne il prezzo. Sono piccoli combattenti del quotidiano e giovani principesse di regni diroccati, i bambini fotografati da Francesco Faraci, vivendo e giocando con loro per anni tra le macerie e le contraddizioni di questa terra a sud dell'Italia e a Nord del bacino Mediterraneo, bagnata da secoli di cultura meticcia e vitalità travolgente, celando ben più di esoteriche stanze blu e vecchi palazzi, tra le urla dei mercati, i canti di preghiera, le grida di gioia e la rabbia di chi non si arrende.

Gli stessi bambini privati di anima e morale dall'obiettivo di orde di turisti e amanti dei cliché a buon mercato, ci guardano con tutta la loro vibrante e toccante umanità, così imperfetta e tanto vera, nel reportage impetuoso e coinvolgente di Francesco, fotografo palermitano autodidatta, con il temperamento da reporter e nessuna passione per le definizioni, ma anche videomaker e scrittore, sensibile alle sfumature più intense e controverse della sua terra.

Un fotografo che si prende il tempo per sentire e scavare nell'abisso degli luoghi comuni, consapevole del richiamo che esercitano ben oltre i confini nazionali, per far emergere l'anima dei bambini, usando i toni del bianco & nero e la timbrica di denuncia che auspica il riscatto, insieme ai risvegli di sguardi assopiti, distratti, ignari.

Un processo che può essere accelerato trasformando Malacarne in un libro e l'ammirazione in sostegno, attraverso i contributi raccolti con la piattaforma editoriale crowdbooks fino al 31 luglio 2016, ricambiati con una copia del libro, stampe, cartoline e parecchi sguardi.

A quanto pare potete approfittare anche di una visita alla 47° edizione dei Rencontres d’Arles, dove Malacarne e Crowbooks contribuiranno ad arricchire le proposte editoriali.

Nel video un piccolo assaggio, a ritmo con la colonna sonora de il Pan del Diavolo, pronta ad accompagnare anche chi condividere solo il progetto, per permettergli di arrivare più lontano degli stereotipi.

Aggiornamento alla segnalazione del 6 luglio 2016

Chi ha partecipato al buon esito della raccolta fondi a sostegno del progetto editoriale di Malacarne, sta per ricevere l'agognato volume edito da CROWDBOOKS ad ottobre 2016, in un'unica edizione bilingue (italiano-inglese), con una selezione di oltre 70 immagini, accompagnate da un racconto scritto dal fotografo e il testo critico della curatrice Benedetta Donato.

Malacarne: Tracce in divenire - Prefazione di Benedetta Donato


«Vi spiego come mi prende la voglia di fare una fotografia. Spesso è la continuazione di un sogno. Mi sveglio un mattino con una straordinaria voglia di vedere, di vivere. Allora devo andare. Ma non troppo lontano, perché se si lascia passare del tempo l'entusiasmo, il bisogno, la voglia di fare svaniscono. Non credo che si possa "vedere" intensamente più di due ore al giorno».
Robert Doisneau

Negli ultimi tre anni i risvegli di Francesco Faraci sono stati pervasi dalla straordinaria voglia, descritta dal rappresentante più conosciuto della Fotografia Umanista, di vedere cosa stesse accadendo sotto casa, di vivere Palermo a cominciare da Ballarò, che era divenuto il suo quartiere da qualche tempo a questa parte.
Francesco è venuto meno alla raccomandazione fattagli dal padre anni prima «Là non si ci va», quel monito che usava pronunciare rivolgendosi al figlio, ogni qual volta capitava di sfiorare il passaggio di quelle strade, che sarebbe stato meglio non percorrere, quasi rappresentassero l'ingresso di un mondo altro, misterioso e pieno di insidie, così vicino eppure distante da quella che loro consideravano la rassicurante città.
Anni dopo, mosso dalla curiosità di scoprire quale nuovo mondo si celasse al di là di quei passaggi, dalle suggestioni letterarie e dalle leggende metropolitane tipiche dei luoghi comuni, il fotografo si addentra in quelle strade dove si incrociano i Malacarne, termine che sta ad indicare persone di cui è meglio non fidarsi e che, nel gergo locale, si declina in una varietà di significati negativi, riconducibili e riferiti agli occupanti di determinate zone della città.
La brutalità della sintesi di certe espressioni, la monotonia svilente e grossolana imposta talvolta dal nostro vocabolario, diventa il principio sotteso alla volontà di sfatare un grave pregiudizio, a partire dai luoghi intesi come microcosmi inaspettati, in cui immergersi per intercettare quelli che, nelle immagini presentate all'interno del lavoro che segue, diventano improvvisamente zampilli di sorprendente vitalità.
Il fotografo inizia a costruire un racconto che vive di una certa profondità di lettura della realtà, carica di molti immaginari, ma che rimane indissolubilmente ancorato ad uno specifico contesto, senza mai cadere nella tentazione di immagini allestite per l'occasione e volte all'enfatizzazione di una problematica sociale talmente drammatica e delicata, in considerazione della quale, le singole immagini basterebbero a rappresentare un intero discorso e a suscitare scontate e prevedibili reazioni nello spettatore.
Certamente le prime fotografie di questo lavoro nascono nell'ambito di un progetto che voleva porsi come strumento di indagine e di denuncia nei confronti della situazione di grave abbandono e noncuranza rispetto ad alcune zone della città di Palermo, con specifica attenzione alle condizioni di precarietà del mondo dei bambini.
Durante la sua articolazione, l'autore evolve la propria prospettiva e si apre ad altri percorsi, alla visione di nuovi scenari, commistionando l'atto del vedere a quello del sentire, scrollandosi di dosso atavici tabù, guardandosi bene le spalle da una logica della strumentalizzazione ed effettuando una lunga esplorazione, per poter leggere questa storia nella sua totalità, nella sua trama avente come soggetto protagonista le giovani vite, che scorrono in un sistema non scelto e che si compiono a dispetto di esso. I Malacarne diventano così le figure simboliche predominanti dei luoghi e degli spazi urbani appena percepiti, tanto risultano affollati di questi tipi sociali: un vero e proprio paesaggio umano disseminato in una moltitudine di piccole tracce in trasformazione.
Ci muoviamo in quell'ambito della fotografia sociale ricca di suggestioni relativamente alla tradizione Neorealista e alle inchieste fotografiche che hanno considerevolmente caratterizzato il Novecento, in gran parte mirate a riportare specifiche condizioni di vita, ma ci si discosta dal reportage tradizionale, volto alla documentazione della cronaca all'esclusiva ricerca di momenti narrativi.
L'atteggiamento mantenuto dal fotografo è assolutamente anticonformista e dominato da una forte pulsione curiosa destinata a trasformarsi, nel corso della sua ricerca, in tenacia e determinazione.
Faraci, come un rabdomante, sa assorbire nelle immagini quell'energia prepotente ed inarrestabile che solamente da qui promana. Sembra uno di loro, il suo coinvolgimento in quell'habitat sociale è totale perchè, per poter sentire queste vite, deve necessariamente entrare, vivere ed essere accettato in quello spazio, in quel luogo non geograficamente lontano, ma dai più percepito come tale, in una distanza prima di tutto simbolica e direttamente connessa alle identità precise che rappresentano la sostanza originale di una Palermo costantemente nell'ombra. La parte meno fotogenica, qui diviene essenza della città, il lato oscuro della sua bellezza, un universo infinito con specifiche regole, abitudini, dialetti intrecciati su strade e quartieri pieni di brulicante verità che, come i marciapiedi della Buenos Aires di Borges1, sono il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, cui l'autore dedica la sua attenzione più personale, il suo sentimento più profondo come fa il poeta quando compone un'elegia.
Di strada in strada, le immagini rimangono vivide sfuggendo alla ripetitività, ossessiva ed immobilizzante, sottesa a concetti e temi quali degrado, abbandono, emergenza. Questo lavoro non è assimilabile e comprensibile relativamente ad un unico messaggio. Non possono essere questi gli argomenti esaustivi da utilizzare per completare il racconto.
L'occhio del fotografo è onnivoro e talmente affamato di dettagli che affollano le storie apparentemente desolate di questi quartieri, da riuscire a riprendere e riportare anche ciò che rimane fuori dall'inquadratura, come se le piccole porzioni angolari e frazionate di realtà corrispondessero alla verità tutta.
La piena rispondenza all'effettivo che accade, anche al di fuori dello specifico sfondo attentamente osservato, si ritrova, nelle fotografie di Faraci, in tutte le smorfie, le risate, gli sguardi, i giochi, la gestualità dei Malacarne: tracce dei bambini in una Palermo di cui essi rappresentano ed impersonificano il segno più pregnante, vero ed universalmente riconoscibile del suo certo ed inarrestabile divenire futuro.

© Benedetta Donato, 2016

MALACARNE. Kids come first e il lungo viaggio compiuto da Francesco Faraci nel ventre più vivace di Palermo, verrà presentato in anteprima il prossimo martedì 8 novembre negli spazi di STILL Fotografia a Milano, mentre il 4 dicembre inaugura il primo talk di Photolux 2016 a Lucca, date seguite dal 'tour 2017' nelle principali città e manifestazioni fotografiche italiane. (calendario presto online)

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"The book is the natural home for photography"

Gerry Badger, fotografo e curatore

Selezionato tra i migliori libri fotografici degli ultimi due anni, da una giuria composta da Gerry Badger, Horacio Fernández, Ryuichi Kaneko, Erik Kessels, Irene de Mendoza, Moritz Neumüller, Martin Parr, Markus Schaden, Frederic Lezmi, Malacarne sarà anche tra gli oltre 500 album fotografici in mostra con Photobook Phenomenon, una storia del libro fotografico dalle origini alla produzione contemporanea, pronta a spaziare dai pionieri giapponesi a Rodchenko, da Robert Frank e William Klein, a Manuel Álvarez Bravo e Gabriel Cualladó, da Henri Cartier-Bresson a Laia Abril... al CCCB e al Fundació Foto Colectania di Barcellona, dal 17 marzo al 27 agosto 2017.

Foto | MALACARNE © Courtesy Francesco Faraci

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