Nan Goldin: The Ballad of Sexual Dependency

La ballata della vita e della fotografia 'autentica e anticonvenzionale' di Nan Goldin

Anche provando a tessere favole romantiche e utopie illuminate, le relazioni sentimentali che siamo capaci di vivere nella realtà sono fatte della stessa sostanza del quotidiano, nutrite dal medesimo disagio di vivere, essere, possedere e comunicare che riversiamo su ogni altra cosa.

Attitudini irrimediabilmente umane di corpi imperfetti, animi fragili e identità complesse, al pari di quelle che hanno reso Nan Goldin la testimone oculare dell'abbraccio indissolubile, bramoso e violento delle sfumature più viscerali, sublimi e devastanti del desiderio d'amore e di morte.

48.2006Nan Goldin (American, born 1953). Nan One Month After Being Battered. 1984. Silver dye bleach print, printed 2008, 15 1/2 x 23 1/8″ (39.4 x 58.7 cm). The Museum of Modern Art, New York. Purchase. © 2016 Nan Goldin

Quel desiderio colto nelle pose scomposte e 'trasgressivamente naturali' di amici, amanti e affini, mentre fanno sesso, si masturbano, mangiano, dormono, si drogano, quanto dai sui autoritratti più 'lividi' (Nan one month after being battered) e vividi che animano le 700 istantanee a colori di The Ballad of Sexual Dependency (1986).

Lasciandosi ispirare dall'Opera da Tre Soldi di Bertold Brecht e la comunità di trans, gay, artisti, scrittori e registi scelti come 'famiglia' nella downtown di Boston, New York, Berlino e altri luoghi negli anni ’70, ’80 ..., lo sguardo empatico e onesto di Nan si identifica totalmente con la realtà che vive e fotografa per sottrarla all'oblio del tempo.

42.2006Nan Goldin (American, born 1953). The Hug, New York City. 1980. Silver dye bleach print, printed 2008, 23 1/8 x 15 1/2″ (58.7 x 39.4 cm). The Museum of Modern Art, New York. Purchase. © 2016 Nan Goldin

Dall'incomunicabilità che caratterizza la relazione della fotografa con il compagno, mirabilmente ritratta con "Nan and Brian in bed" (New York, 1983) divenuta non a caso copertina di The Ballad, all’abbraccio ambiguo al limite con la lotta della coppia di "The Hug" (New York, 1980), il mix di bellezza, disperazione, voglia di vivere e sopravvivere a tutto, che caratterizza il suo diario pubblico di ricordi intimi e sofferenze private, diventa il ritratto dei cambiamenti culturali e sociali della nostra epoca disturbante e distruttiva.

«The diary is my form of control over my life. It allows me to obsessively record every detail. It enables me to remember.»

Nan Goldin

Un diario di immagini e musica in continua evoluzione fino ad oggi, per una ballata che prende vita e ritmo in slide video proiettate sulle pareti di bar e club, attraverso performance live realizzate con gli stessi amici protagonisti degli scatti, fino alla mostra alla Burden Gallery di New York, le pagine di The Ballad of Sexual Dependency e tutto quello che le ha seguite, compreso un passaggio a Les Rencontres d'Arles nel 2009.

«For almost three decades I've travelled throughout the world projecting many different versions of 'The Ballad of Sexual Dependancy', from downtown clubs to cinemas and finally to museums. What started as a home movie has expanded through dozens of audiences' reactions. I've collected all kinds of music - much of it as gifts - in the same way I've collected images. I've edited dozens of versions of the soundtrack, which has functioned as my narrative voice, the lyrics often explaining my attitude toward images, from irony to tenderness. This will be the second time, after the Tate Modern Live Performance in 2008, that I'm collaborating with musicians who have created their own original score in relation to the slideshows.»

Nan Goldin


The Ballad of Sexual Dependency: 30 anni al MoMA

Dopo tante evoluzioni, contaminazioni e ispirazioni, allo scoccare del suo trentesimo anniversario, The Ballad of Sexual Dependency arriva in mostra al MoMA di New York.

L'evento espositivo, a cura di Klaus Biesenbach, Rajendra Roy e Lucy Gallun, è presentata nel suo formato originale in 35mm, insieme a fotografie che arrivano dalla collezione del Museo e una selezione di materiali provenienti dall’archivio di Nan Goldin, tra posters e flyers che annunciano le prime tappe di The Ballad, mentre performance live accompagnano periodicamente la mostra fino al 12 febbraio 2017, per tutto il resto segue il viaggio nella tormentata e appassionata biografia e fotografia di Nan.

Nan Goldin: The Ballad of Sexual Dependency
fino al 12 febbraio 2017
MoMA (secondo piano)
11 West 53 Street
New York

The Ballad of Sexual Dependency: per la prima volta in Italia

Certe dipendenze sono destinate a resistere, The Ballad of Sexual Dependency di Nan Goldin ad evolversi negli sguardi di intere generazioni, attraverso il work in progress iniziato negli anni Ottanta e poi continuamente ampliato e aggiornato, attraverso le performance itineranti che hanno toccato vari paesi del mondo.

Il celebre diario visivo è pronto ad arrivare per la prima volta anche in Italia, con la mostra-evento promossa dal Museo di Fotografia Contemporanea presso il Palazzo della Triennale di Milano.

L’installazione a cura di François Hébel, offrirà una scenografia ad anfiteatro per accogliere il pubblico e immergerlo nella visione dell'opera, con un video proiettato ogni ora, l’esposizione di materiali grafici e alcuni manifesti originali utilizzati per le prime performance di Nan Goldin nei pub newyorkesi.

Nan Goldin. The Ballad of Sexual Dependency
19 settembre – 26 novembre 2017
La Triennale di Milano
Palazzo della Triennale
Viale Alemagna,6
Milano

Nan Goldin: vita e fotografia autentica e anticonvenzionale

Nancy (Nan) Goldin nasce a Washington D.C. il 12 settembre 1953 da genitori ebrei, appartenenti alla classe media, con idee moderatamente liberali e progressiste, messe a dura prova il 12 aprile 1965, quando il temperamento artistico e turbolento della figlia diciottenne Barbara Holly, già causa di ricoveri e lunghi periodi lontano da casa, la spinge a sdraiarsi sui binari e farsi investire da un treno, nutrendo in Nan il desiderio quasi ossessivo della verità che i genitori vorrebbero tenere nascosta al mondo e di documentare quello che nessuno avrebbe potuto riscrivere o rinnegare.

Nel 1969, lascia la famiglia e la scuola forzatamente convenzionali della priccola Silver Spring del Maryland, per iscriversi alla Satya Community School di Lincoln, da lei stessa soprannominata la “hippie free school” per le sue idee più progressiste, dove un insegnante fornisce Polaroid i suoi studenti e Nan inizia a usare la fotografia per lenire il pensiero della sorella, salvare se stessa e i suoi amici più intimi dal tempo che dissolve tutto.

Dopo il trasferimento a Boston per studiare alla School of the Museum of Fine Arts, attraverso gli amici David Armstrong e Suzanne Fletcher, Nan si avvicina al nightclub "The Other Side" e alla subcultura delle drag queens, fotografata dal bianco e nero della ragazza affascinata dal loro mondo pieno di eccessi e frivolezze, autentico e lontano dalle convenzioni.

Il cambiamento radicale arriva alla fine degli anni Settanta con il trasferimento a Londra e alla vita sregolata di New York, dove condivide un piccolo studio con alcuni amici, lavora come barista in un nightclub e inizia a frequentare i club della sottocultura di Times Square, mentre la dipendenza da alcool e droghe forniscono nuova linfa al suo lavoro.

La Goldin abbandona il bianco e nero per il colore e l’uso del flash che usa per fotografare la sua vita e quella degli amici Cookie Mueller, Sharon Niesp, Bruce Balboni e David Armstrong. Foto che proietta con slide show in club aperti alla sperimentazione come il Rafiks Underground Cinema, il Mudd Club e più tardi il Maggie Smith’s Tin Pan Alley.

La forma, sperimentale e ai limiti della performance è realizzata con gli stessi amici protagonisti degli scatti, ma l'approccio innovativo del suo mix incandescente di ombre e luci, gioia e dolore, vita e morte, come di moda e fotogiornalismo, non sfugge neanche al su primo gallerista Marivn Heiferman.

La ballata ha bisogno del ritmo della musica e della colonna sonora che nel corso del tempo cambia, continuando a nutrirsi delle canzoni dell'epoca, dal punk all'opera, dai Velvet Underground Velvet Underground, James Brown, Nina Simone, Charles Aznavour, Screamin' Jay Hawkins e Petula Clark, a The Tiger Lillies nel 2011.

La serie continua a crescere e trasformarsi, come le relazioni sentimentali in bilico tra voglia di autonomia e bisogno di dipendenza, finendo per nutrire la mostra alla Burden Gallery di New York nel 1986 e le pagine di The Ballad of Sexual Dependency.

Il successo riscosso porta il progetto da club e bar aperti alla sperimentazione a gallerie e musei di varie città americane ed europee, mentre The Ballad viene proiettata ai Film Festival di Edimburgo e di Berlino, senza risparmiarle severe critiche per la sua 'visione romantica dell’eroina' e l'accusa di rendere desiderabile il cosiddetto “heroin chic” che imperversava nell'ambiente dello star system e di tanti magazine di moda.

L’AIDS irrompe nella vita di Nan colpendo molti dei suoi amici, fotografati dalla scoperta della sieropositività alla fase terminale. Tra questi anche l'amica Cookie Mueller, attrice, poetessa e attivista culturale sulla scena underground di New York, protagonista di The Cookie Portfolio con i 15 ritratti realizzati dal 1976 al 1989 che ripercorrono la storia dei momenti condivisi della loro amicizia, dal primo incontro in Provincetown nel 1976, al momento della malattia accudita dalla ex amante Sharon, dopo il matrimonio di Cookie nel 1986 con Vittorio Scarpati, artista napoletano che viveva a New York o il funerale dello stesso che morì di AIDS qualche mese prima di Cookie.

La profonda crisi affettiva e interiore che ne segue, porta Nan a rivedere i suoi stili di vita e nel 1988 in una clinica per disintossicarsi.

In seguito a questo, diventa un’attivista dei gruppi Act Up e Visual AIDS, con i quali organizza la prima grande mostra a New York sul tema dell’AIDS e promuove l’istituzione della giornata mondiale fissata il primo dicembre di ogni anno.

Negli anni Novanta, grazie anche ad una borsa di studio dal DAAD, la Goldin vive per tre anni a Berlino e intensifica i viaggi in Europa, in Giappone, in Italia, tornando anche diverse volte alla Napoli protagonista delle pagine di Ten years after: Napoli 1986-1996, e ai suoi scatti paesaggistici della Sicilia. Pubblica anche vari libri come Cookie Mueller, The Other Side, A Double Life (insieme al suo caro amico David Armstrong).

In quegli anni scatta ritratti della scena alternativa di New York, Bangkok, Manila e Tokyo, insieme a quelli della sua amica e partner Siobhan.

Nel 1994, pubblica le foto dei giovani di Tokyo Love, in collaborazione con il fotografo giapponese Nobuyoshi Araki.

Nel 1996 allestisce la prima retrospettiva I’ll Be Your Mirror al Whitney Museum di New York, con il titolo dedicato al suo sguardo diretto 'paragonabile ad uno specchio', ispirato dall’omonima canzone di Velvet Underground & Nico, introdotta da:

Sarò il tuo specchio
rifletterò quello che sei
nel caso non lo sapessi
sarò il vento, la pioggia e il tramonto
la luce alla tua porta
per mostrarti che sei a casa.

Per questa ragione Self-portrait on the train, scattata in Germania nel 1992, diventa la copertina del catalogo, con il primo piano del suo profilo che guarda fuori dal finestrino del treno, verso un paesaggio sfocato e gli anni di riconciliazione che la attendono.

Nel 1997 I’ll Be Your Mirror viene scelto anche come titolo per il documentario realizzato da Nan Goldin in collaborazione con il documentarista inglese Edmund Coulthard (Gran Bretagna). 50 minuti di ritratto intimo della vita e dell'opera di Nan Goldin, dalla periferia di Washington D.C. all'impatto devastante dell'AIDS sulla sua comunità, trasformato nel ritratto di una generazione, con The Velvet Underground, Patti Smith, Television e Ertha Kitt come protagonisti e colonna sonora. Il film mostrato al Festival Internazionale di Edimburgo e al Berlino Film Festival, ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Prix Italia e del Miglior Documentario al Montreal Festival of Films and Art.

Nel 1999 fotografa la trasformazione da uomo a donna di Greer.

Negli ultimi anni Nan Goldin realizza altri documentari, nuove mostre e incarichi “originali”, come la campagna pubblicitaria realizzata per le ferrovie di stato francesi, continuando a rappresentare la vita quotidiana in tutte le sue sfaccettature.

Evocando ricordi di The Ballad of Sexual Dependency, con i modelli Sean O'Pry e Anya Kazakova, realizza anche la campagna primavera/estate 2010 del brand italiano Bottega Veneta, ma anche quella per le calzature Jimmy Choo nel 2011 e 1000 LIVES per Dior con Robert Pattinson nel 2013.

Continuando a fotografare drag queen, 1955—The Family of Nan, 1990–92 fa chiaro riferimento alla celebre "Family of Man" di Edward Steichen, mentre le immagini raccolte nelle pagine di Tokyo Love: Spring Fever 1994 sono dedicate ai giovani protagonisti della ventata di liberazione sessuale in Giappone, ma estende il suo sguardo aperto alle culture alternative/irregolari anche al mondo della prostituzione nelle Filippine.

A chi equivoca la natura dell'umanità che ritrae, Nan risponde anche con il documentario Contacts Nan Goldin (1999) diretto da Jean-Pierre Krief, dove la stessa Goldin sceglie alcune delle sue fotografie per costruire un percorso visivo ed emotivo molto personale, con la sua voce e i suoi silenzi ad analizzare e commentare alcune delle sue immagini più intime e significative.

«Il mio lavoro è sempre stato equivocato come riguardante un certo milieu di droghe, party selvaggi e bassifondi; ma anche se la mia famiglia è ancora marginale, e non vogliamo far parte della ‘società normale’, penso che il mio lavoro non abbia mai trattato di questo, ma semplicemente della condizione di essere umani, il dolore, la capacità di sopravvivere, e quanto sia difficile tutto ciò».

Nan Goldin

Dopo aver ricevuto l'Englehard Award dall'Institute of Contemporary Art in Boston (1986), il Photographic Book Prize of the Year de Les Rencontres d'Arles (1987), il Camera Austria Prize for Contemporary Photography (1989), Mother Jones Documentary Photography Award (1990) e il Louis Comfort Tiffany Foundation Award (1991), nel 2007 l'Hasselblad Award si aggiunge a premi e riconoscimenti ricevuti per il suo operato.

Bigliografia


2016
Goldin, Nan, and Tomasz Gudzowaty. Beyond the Body: Tomasz Gudzowaty in the Eyes of Nan Goldin. Göttingen, Germany: Steidl, 2016.

2015
Dinse, Lotte, Nan Goldin, and Glenn O’Brien. Nan Goldin: Diving for Pearls. Göttingen, Germany: Steidl; Hanover, Germany: Kestner Gesellschaft, 2015.

2014
Burton, Johanna, and Anne Ellegood. Take It or Leave It: Institution, Image, Ideology. Los Angeles: Hammer Museum, 2014.

Goldin, Nan. Eden and After. New York: Phaidon Press, 2014.

2010
Costa, Guido. Nan Goldin. New York: Phaidon Press, 2010.

King, Natalie, ed. Up Close: Carol Jerrems with Larry Clark, Nan Goldin, and William Yang. Australia: Schwartz City, 2010.

2009
Crump, James. Variety: Photographs by Nan Goldin. New York: Skira Rizzoli, 2009.

2006
Bussard, Katherine A. So the Story Goes: Photographs by Tina Barney, Philip Lorca diCorcia, Nan Goldin, Sally Mann and Larry Sultan: Art Institute of Chicago. New Haven: Yale University Press, 2006.

Taylor, Marvin J. The Downtown Book: The New York Art Scene. 1974-1984, Princeton, New Jersey: Princeton University Press, 2006.

2005
Kaplan, Louis. American Exposures: Photography and Community in the Twentieth Century. Minneapolis: University of Minnesota Press, 2005.

2004
Foster, Alicia. Tate Women Artists. London: Tate Publishing, 2004.

2003
Gagnon, Paulette and Eric Mézil. Nan Goldin. Montréal: Musée d’Art Contemporain de Montréal, 2003.

Goldin, Nan. The Devil’s Playground. London: Phaidon, 2003.

2002
Kozloff, Max. New York: Capital of Photography. New York: The Jewish Museum, 2002.

2001
Costa, Guido. Nan Goldin 55. New York: Phaidon Press, 2001.

1999
Aitken, Doug, Nan Goldin and Thomas Hirschorn. Parkett. New York: Parkett, 1999.

1998
Goldin, Nan. Emotions and Relations. Hamburg: Hamburger Kunsthalle 1998.

Goldin, Nan. Memories are made of this. Wuppertal: Galerie Epikur Wuppertal, 1998.

Goldin, Nan, and Guido Costa. Ten Years After. New York: Scalo, 1998.

Goldin, Nan. Couples and Loneliness. Tokyo: Korinsha Press, 1998.

1997
Mezil, Eric. Love Streams. Paris: Galerie Yvon Lambert, 1997.

1996
Goldin. Nan, Naked New York. Nan Goldin meets Yukio Kobayashi. Tokyo: Nicole Times, 1996.

Goldin, Nan. I’ll Be Your Mirror. New York: Whitney Museum of Art and Scalo, 1996.

Monk, Phillip. The American Trip: Larry Clark, Nan Goldin, Cady Noland, Richard Prince. Toronto: Power Plant Contemporary Art Gallery, 1996.

1995
Public Information: Desire, Disaster, Document. San Francisco: San Francisco Museum of Art, 1995.

1994
Goldin, Nan, and Bobuyoshi Araki. Tokyo Love. Tokyo: Hon-Hon-Do, 1994.

Goldin, Nan, and Klaus Kertess. Desire by Numbers. San Francisco: Artspace, 1994.

Goldin, Nan, and David Armstrong. A Double Life. New York: Scalo, 1994.

1993
Goldin, Nan, and Joachim Sartoruis. Vakat. Cologne: Walter König, 1993.

Goldin, Nan. The Other Side. New York: Scalo, 1993.

1992
Getrennte Welten/ Separate Worlds: Nan Goldin Gundula Schulze. Berlin: Kunst-Werke Berlin, 1992.

1991
Goldin, Nan. Cookie Mueller. New York: Pace/MacGill Gallery, 1991.

1986
Goldin, Nan. The Ballad of Sexual Dependency. New York: Aperture, 1986.

Selected Articles

2014
Catsoulis, Jeannette. "I Remember Your Face." The New York Times, June 13, 2014.

Davies, Lucy. "Nan Goldin: From post-punk parties to parental love." The Telegraph, April 6, 2014.

Genone, Paola. "Nan Goldin by Abel Ferrara." L'Express, March 27, 2014.

Hammond, Stuart. "Nan Goldin: Goldin Eye." Dazed, May 25, 2014.

Hubert, Craig. "Behind the Camera- A Portrait of Nan Goldin." Blouin Artinfo, June 10, 2014.

"Nan Goldin's first major exhibition in Rome opens at Gagosian Gallery." Artdaily, March 21, 2014.

O'Hagan, Sean. "Nan Goldin." The Guardian, March 22, 2014.

Rosenberg, Karen. "Questions of Identity, Images of Crisis." The New York Times, June 21, 2013.

2013
Mizota, Sharon. "Desire, exposure captured." Los Angeles Times, May 10, 2013.

2012
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Kennedy, Randy. "Nan Goldin Honored with MacDowell Medal." The New York Times, June 5, 2012, C3.

Rosenberg, Karen. "A Voyeur Makes Herself at Home." The New York Times. December 9, 2012, C29-C34.

2011
Aletti, Vince. "Critic's Notebook: French Twist." The New Yorker, November 28, 2011, 11.

Kennedy, Randy. "The Look of Love." The New York Times, October 27, 2011, C1-C5.

Memland, Alexandra. "On Nan Goldin's Scopophilia." Dossier, November 24, 2011.

"Nan Goldin's Fireleap Presented in the [UK] at Sprovieri Gallery in London." Artdaily, July 17, 2011.

'"Nan Goldin: Scopophilia' exhibition opens at Matthew Marks." Artdaily, November 1, 2011.

O'Brien, Glenn. "In the Frame." Harper's Bazaar, November 2011, 151-155.

Phillips, Sarah. “Photographer Nan Goldin’s Best Shots.” The Guardian, July 24, 2011.

Reddy, Sameer. "Autumn Ideas on the Walls." The Wall Street Journal, October 26, 2011, A22.

2007
“Nan Goldin.” The New Yorker, March 26, 2007, 20.

2006
Wolf, Matt. “Nan Goldin at Matthew Marks Gallery.” Flash Art, May-June 2006, 123-128.

Stern, Steven. “Nan Goldin; Chasing A Ghost.” Timeout New York, March 30 - April 5, 2006, 65.

Pollack, Barbara. “Nan Goldin at Matthew Marks.” ARTnews, Summer 2006, 174

2004
Rimanelli, David. “Being Nan Goldin: David Rimanelli Gives his Class Homework.” Artforum, July 2004, 85-88.

Gray, Louise. “Nan Goldin.” ArtReview, September 2004, 103.

2003
Douglas, Sarah. “Nan Goldin: Heartbeat at Matthew Marks Gallery.” The Art Newspaper, April 2003, 5.

Richard, Francis.”Nan Goldin at Matthew Marks.” Artforum, Summer 2003, 186.

2002
Farquharson, Alex. “Nan Goldin at Whitechapel Art Gallery, London.” Frieze, May 2002, 90-91.

2001
Weintraub, Linda. “Nan Goldin at Matthew Marks Gallery, New York.” Tema Celeste, 84.

1999
Reilly, Maura. “Nan Goldin at Matthew Marks.” Art in America, May 1999, 155-156.

1995
Hainley, Bruce. “Nan Goldin at Matthew Marks Gallery.” Artforum, May 1995.

Tonkonow, Leslie. “Nan Goldin at Matthew Marks Gallery.” C Magazine, Summer 1995, 38.

1993
Hess, Elizabeth. “The Family of Nan.” The Village Voice, May 18, 1993, 101.

Haus, Mary. “Nan Goldin.” Artnews, November 1993.

Reid, Calvin. “Nan Goldin at Pace/ Mac Gill.” Art in America, October 1993.

La sua ballata di anime perse (uccise in gran parte da droga e AIDS), Nan la ritrova nella violenza, l’estasi, la disperazione, la sessualità e il cambiamento di genere, dei capolavori della storia dell'arte custodita dal Museo del Louvre, fotografati a partire dal 2010, durante i martedì chiusi al pubblico, per pura Scopophilia e tutto l'amore per la bellezza di chi ha visto l'abisso nel quale sappiamo spingerci.

Nan Goldin è tra le fotografe più richieste dalle gallerie e dai musei d'arte contemporanea del mondo, oltre ad essere tra le più stimate e seguite dalla critica d'arte, ma il suo viaggio continua.

Foto | Nan Goldin: The Ballad of Sexual Dependency, The Museum of Modern Art, New York. Purchase © 2016 Nan Goldin

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