Le Scatole del Tempo di Enrico Mariani

Le capsule del tempo custodiscono sempre 'meccanismi' affascinanti, quanto quelli percettivi innescati dal progetto fotografico di Enrico Mariani, con scatole del tempo che custodiscono stampe ai sali d'argento, riprese con un apparecchio fotografico privo di obiettivo, ricorrendo a lunghe esposizioni e numerosi calcoli matematici.

Immagini del rigoglioso e quasi mistico paesaggio del Parco Valle del Treja nel Comune di Mazzano Romano (che patrocinano la mostra), di una natura solo apparentemente immobile, "capace di viaggiare a sua insaputa dentro di sé", impresse su stampe fotografiche Fine-Art, in duplice copia e destinate a vite parallele.

Una in mostra come testimonianza del presente vivo di uno spazio definito, l'altra chiusa in capsule stagne, interrata nel luogo che ritrae per documentarlo in un futuro imprecisato.

Con lo scopo di indagare le dinamiche della cognizione umana in relazione a entità universali quali la Natura, lo Spazio ed il Tempo, una selezione di 14 stampe del progetto, sarà in mostra nelle sale del Palazzo Baronale di Calcata, insieme a diverse installazioni a vocazione immersiva, come quella che si prefigge di trasformare una sala espositiva in camera obscura, mentre le altre aspettano il futuro.

Scatole del Tempo di Enrico Mariani

E’ mia abitudine trascorrere lunghe giornate nel bosco. Adoro immergermi nel fitto delle forre e perdere i contatti con il mondo antropizzato, entrare in piena sintonia con la Natura e sentirmene parte integrante.
Questo progetto fotografico nasce dall’esigenza di indagare nel profondo il rapporto Uomo-Natura.

‘Scatole del tempo’ ci invita a riflettere sulla relatività della nostra percezione in riferimento a circostanze puramente naturali e assolute, esaminando le dinamiche della cognizione umana in relazione a entità
universali quali lo Spazio ed il Tempo.

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Nella mia lunga ricerca letteraria su questi temi ho avuto la fortuna di approdare all'ottimo saggio divulgativo 'La trama del Cosmo' di Brian Greene: fisico statunitense fra i più influenti studiosi contemporanei di meccanica quantistica. Egli sostiene due concetti apparentemente criptici e ridondanti, in realtà molto semplici e di vasta ispirazione:
"Una porzione di spazio considerata in un intervallo di tempo è una regione dello spazio-tempo. Una regione spaziotemporale apparentemente ferma sta compiendo tutto il suo moto nel tempo".
Partendo da questi due princìpi illuminanti è risultato di grande stimolo dedurne per sillogismo degli altri: la Fotografia è, di fatto, la riproduzione di una porzione di spazio considerata in un intervallo di tempo; se questa stessa regione immobile viaggiasse lo farebbe dentro di sé: viaggerebbero lo spazio ed il tempo nello spazio e nel tempo.

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Concepire le dimensioni di Spazio e Tempo come singolo elemento è un esercizio difficilissimo per l'uomo, una condizione assoluta per la natura. Ho creduto perciò opportuno selezionare un soggetto organico che fosse entrambe le cose: in grado dunque di attraversare sé stesso, vivo ed immobile, per decenni.
Le piante vivono il momento di uno scatto fotografico nella totale immobilità: esse abitano il presente con estrema sintonia e naturalezza. Il bosco è fermo nel presente, inconsapevole del proprio futuro: non corre contro il tempo, è esso stesso Spazio e Tempo. Eppure la natura è in continua evoluzione e mutazione: non passano giorni in cui la medesima porzione di spazio sia uguale a prima. Si direbbe allora che nella sua inerzia il bosco muova dentro sé stesso, contro sé stesso, soggetto costantemente a sollecitazioni e modificazioni interne ed esterne di cui nessuno ha memoria.
Il bosco, capace di viaggiare a sua insaputa dentro di sé, è il protagonista perfetto per questo mio modesto esperimento.
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Al fine di perseguire il mio scopo ho voluto introdurre le variabili umane del gesto fotografico e della ‘sepoltura fotografica’ in una serie di elementi naturali ed assoluti, contaminandone l'equilibrio.
Per limitare al minimo l’ interazione con il processo di ripresa le immagini sono impressionate per mezzo di semplici scatole forate sprovviste di obiettivo: la luce ed il tempo sono le uniche variabili in gioco.

Le stampe in duplice copia avranno vite parallele: le une esposte al pubblico al fine di documentare nel presente l'attuale stato delle cose; le altre, chiuse in scatole stagne ed interrate nei medesimi spazi di ripresa, testimonieranno in un futuro indefinito il passato di quei luoghi a chiunque avrà modo di aprirle. L'intenzione è di interrare la riproduzione del reale nella realtà ripresa: due concetti diametralmente opposti che abitino gli stessi spazi: due vite parallele che abbiano un proprio corso nel tempo.
La carta fotografica, anch'essa organica, viva ed immobile, non è inerte. Chiusa in un contenitore stagno non v'è certezza che la fotografia si conservi nel tempo: l'immagine esiste in uno stato di indeterminazione. Il
Referente potrà sopravvivere alla Realtà o consumarsi prima di essa; oppure, a distanza di tempo, Realtà e Referente esisteranno entrambi, a dimostrazione del fatto che non sono mai stati la stessa cosa.

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In queste ultime righe vorrei ringraziare il mio maestro e mentore Andrea Calabresi, autore di queste stampe ai sali d’argento. E' grazie alla nostra amicizia, ai suoi consigli ed insegnamenti, ai suoi articoli e saggi fotografici, ai suoi progetti artistici dai quali traggo costantemente grande ispirazione, se lo studio e la pratica dell’arte fotografica rappresentano in assoluto la mia più grande passione.
Enrico Mariani

Scatole del Tempo
13 settembre -23 ottobre 2016 prorogata fino al 1 Novembre 2016
Inaugurazione: 13 ottobre, ore 17.00
Palazzo Baronale
Piazza Vittorio Emanuele II, 5
Calcata (VT)
Ingresso libero

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