GIAN PAOLO BARBIERI. Occhio, cuore e mente: cinquant’anni di bellezza nella fotografia di moda al Photo Vogue Festival

Le molteplici sfumature dello spirito della fotografia di moda negli scatti di Gian Paolo Barbieri al Photo Vogue Festival

La moda nata per 'vestire' corpi e sedurre l'immaginario, ha trovato nelle fotografia ogni genere di interprete e visionario della sua anima effimera e trasformista.

Tra loro si è guadagnato un posto d'onore anche Gian Paolo Barbieri, con la sua spiccata abilità di cogliere la teatralità dell'esistenza, scovare armonia nelle contraddizioni e sfumature glamour anche nella fotografia etnografica di paradisi tropicali.

È all'interprete tra i più accreditati del Made in Italy, sin dalla comparsa del prêt-à-porter italiano nei primi anni settanta, capace di rappresentare le molteplici sfumature dello spirito della fotografia di moda, che è dedicata la rassegna, curata da Nikolaos Velissiotis.

Le immagini di Gian Paolo sono – nell’ordine – occhio, cuore e mente.

Gianfranco Ferré

Una selezione dedicata al suo occhio acuto, il cuore sensibile e la mente 'aperta', esposta alla 29 ARTS IN PROGRESS Gallery con 40 tra i suoi soggetti più conosciuti, stampe vintage ai sali d’argento e polaroid, insieme ad alcuni scatti inediti che ripercorrono quasi mezzo secolo di carriera, durante la prima edizione del Photo Vogue Festival di Milano (opening week 22-26 novembre 2016).

Gian Paolo Barbieri: note biografiche


Gian Paolo Barbieri nasce nel 1938 in via Mazzini, nel centro di Milano, in una famiglia di grossisti di tessuti. Proprio nel grande magazzino di tessuti di suo padre acquisisce delle competenze che gli saranno utili per la sua fotografia di moda. Come per altri grandi, Armani per esempio, è il teatro a esercitare un potente fascino sulla fantasia, tanto da farlo iscrivere alla scuola di recitazione del Teatro Filodrammatici, tra il 1956 e il 1957. In seguito gli viene affidata una piccola parte non parlata in ”Medea” di Luchino Visconti con Sarah Ferrati e Memo Benassi.

Il cinema americano degli anni ’50 costituisce una base importante per lui: i drammi di Tennessee Williams o attori come James Dean, Marlon Brando o ancora Lana Turner e Ava Gardner, donne bellissime illuminate da una luce tutta particolare che le rendeva ancora più affascinanti.

Il cinema gli da il senso del movimento e l’occasione di portare la moda italiana in esterno, dandole un’anima diversa.

Ha l’occasione di andare a Roma, in puro clima “dolce vita”, dove per mantenersi fotografa le starlette emergenti, ma non per molto.

Si trasferisce a Parigi dove incontra il fotografo di “Harper’s Bazaar” Tom Kublin a cui fa da assistente per un periodo breve ma intenso.

Nel 1964 apre uno studio a Milano e comincia a lavorare nella moda, facendo campionari. Riesce a farsi pubblicare dei servizi fotografici, su “Novità”, la rivista che in seguito, nel 1966, diventerà “Vogue Italia”. Da questo momento comincia a collaborare con la Condé Nast, pubblicando anche su “Vogue Paris” dal 1973.

Nel 1968 vince il Premio Biancamano come migliore fotografo italiano e il settimanale “Stern” lo inserisce tra i quattordici migliori fotografi di moda nel panorama internazionale.

Realizza campagne pubblicitarie per marchi importanti come: Elizabeth Arden, Chanel, Dolce & Gabbana, Mikimoto e tanti altri, in cui riesce a trasformare ciò che ritrae in immagini ideali, con richiami continui al cinema anni Trenta e Quaranta.

Fondamentale tappa del suo iter è l’esperienza con Vogue Italia e con i più grandi stilisti come Valentino, Versace, Ferré, Armani di cui ha interpretato le creazioni negli anni ’80, in cui il prêt-à-porter italiano e il Made in Italy conquistano il mondo.

Negli anni ’90 compie diversi viaggi in paradisi tropicali come Tahiti, Madagascar, Seychelles e Polinesia, da cui nascono dei meravigliosi libri fotografici in cui racconta luoghi e realtà lontane con il suo impeccabile gusto. Nonostante le foto siano in esterno e siano spesso immediate o fugaci, sono così “perfette” da sembrare fatte in studio, riesce a unire la spontaneità di quella gente e di quei luoghi a un’eleganza e uno stile che lo contraddistinguono sempre. È riuscito a intrecciare la spontaneità della fotografia etnografica al glamour della fotografia di moda. Queste foto sono state scelte da David Bailey per essere esposte all’interno del Victoria and Albert Museum di Londra e nel Kunsforum di Vienna, considerate, a tutti gli effetti, opere d’arte.

GIAN PAOLO BARBIERI.
Occhio, cuore e mente: cinquant’anni di bellezza nella fotografia di moda

23 novembre - 20 dicembre 2016
29 ARTS IN PROGRESS Gallery
Via San Vittore, 13
Milano

Foto | GIAN PAOLO BARBIERI. Occhio, cuore e mente: cinquant’anni di bellezza nella fotografia di moda, Courtesy 29 Arts in Progress gallery
Via | CLP Relazioni Pubbliche

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