10 mostre fotografiche e ambigue visioni per il weekend

Torno ad arricchire il calendario delle mostre fotografiche con 10 esposizioni, inaugurate in questi giorni e l'imminente secondo weekend di ottobre, ricche di ambigue visioni e verità.

Dayanita Singh - Museum Of Machines

Dal 12 ottobre all’8 gennaio la Fondazione MAST di Bologna presenta per la prima volta in Italia un’esposizione personale di DAYANITA SINGH, una delle figure più rilevanti della fotografia contemporanea.

Nata a Delhi nel 1961, Dayanita Singh è una protagonista affermata della scena artistica internazionale e una delle rare fotografe indiane note in tutto il mondo, autrice di un’opera decisamente peculiare, che riflette una visione straordinariamente personale del suo paese pur esplorando temi che superano qualsiasi confine geografico.

Negli ultimi cinque anni il suo lavoro è stato esposto presso l'Art Institute di Chicago, la Hayward Gallery di Londra, il Museum für Moderne Kunst di Francoforte sul Meno, il Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi e la Fundación Mapfre di Madrid. Ha partecipato inoltre a due edizioni consecutive della Biennale di Venezia, nel 2011 e nel 2013.

L’artista ha elaborato una forma espositiva molto originale: attraverso una serie di arredi in legno – paraventi, carrelli, tavoli che riprendono il concetto di griglia modernista – costruisce ciò che lei stessa definisce “musei”: strutture mobili, portatili, modulabili, che permettono di conferire al suo lavoro una fisionomia mutevole e un significato sempre nuovo. In questi “musei”, attraverso un racconto per immagini privo di parole, Singh rielabora storia personale e storia collettiva, vita privata e vita pubblica, presenza e assenza, realtà e sogno, trasformandoli in un insieme frammentario ma pervaso da un profondo sentimento di umanità, dall’interesse e dal rispetto profondo per tutto ciò che la circonda: persone, ambienti sociali, oggetti, archivi, macchine.

La mostra, allestita nella Photo Gallery della Fondazione MAST e ideata dal suo curatore Urs Stahel, prende il nome dal Museum of Machines, recente acquisizione della Collezione MAST.

Il percorso espositivo propone circa 300 fotografie articolate in serie – oltre a Museum of Machines, anche Museum of Industrial Kitchen, Office Museum, Museum of Printing Machines, Museum of Men e File Museum, e alcune altre opere – che raccontano il lavoro e la produzione, la vita, la sua gestione quotidiana e la sua archiviazione. Macchinari enormi che fumano ed esalano vapori, processi e metodi lavorativi, luoghi deputati all’esecuzione e all’organizzazione del lavoro, presentati in maniera quasi labirintica grazie a una forma espositiva molto articolata e originale, non si limitano a descrivere ambienti produttivi ma danno vita a scenari psichici in cui riconosciamo esperienze, dolore, speranze.
Al livello 0 della Photo Gallery di MAST la mostra prosegue con Archives e Factories, due proiezioni di altre immagini di Dayanita Singh dedicate rispettivamente agli archivi e alle fabbriche, e con l’installazione del Museum of Chance.

12 ottobre 2016 - 8 gennaio 2017
Inaugurazione: mercoledì 12 ottobre, ore 16-19
Fondazione MAST
​via Speranza, 42
Bologna


Roberto Polillo: Visions of Venice

13 ottobre - 13 novembre 2016
Presentazione: giovedì 12 ottobre, ore 18.30
Fondazione Stelline
Corso Magenta, 61
Milano
Ingresso libero (10-20, chiuso il lunedì)

Scatole del Tempo di Enrico Mariani
13-23 ottobre 2016
Inaugurazione: giovedì 13 ottobre, ore 17.00
Palazzo Baronale
Piazza Vittorio Emanuele II, 5
Calcata (VT)
Ingresso libero

La forma dell’acqua di Sara Pantò


A volte le persone non si conoscono davvero bene, nemmeno se le frequenti spesso. Rosaria Pantò, “Sara” per gli amici, l’ho sempre considerata una signora pacata, elegante, tranquilla, forse perfino timida quando la vedevo il venerdì sera al gruppo “Le Gru”. Sapevo che era una viaggiatrice appassionata, ma niente di più. E andando a guardare le sue foto in casa sua, nel suo mondo, e con il contorno dei racconti della sua vita, ho scoperto che dentro trattiene un mare in tempesta … una forza simile a quella di una montagna di ghiaccio. Emozioni tutt’altro che “timide” e che trovano pace e compimento nella fotografia che le imprime per sempre sulla carta.

Sara Pantò è una fotografa di impatto. I suoi scatti lasciano spesso senza parole per i colori, i soggetti, la grandiosità della prospettiva. Ma dietro quella forza d’urto c’è una sensibilità raffinata, una delicatezza tipica di chi ha affrontato e superato molti ostacoli nella vita. La delicatezza e la forza si fondono nella sua mostra su “la Forma dell’Acqua”, titolo che rievoca Camilleri e il suo eterno commissario Montalbano.

“L’acqua non ha una forma, assume quella del contenitore in cui si trova” diceva Montalbano. Il discorso viene ripreso da Sara, sebbene con un punto di vista diverso. L’acqua non ha una forma perché ne assume migliaia, e non ha bisogno di un contenitore per farlo… le basta diventare ghiaccio, rugiada, vapore acqueo, pioggia, fiume, lago. E in ognuna di queste nuove vite raccoglie e trasmette emozioni sempre diverse.

Perfino una pozzanghera piena di foglie è una forma ben definita, così come lo sono le gocce di uno zampillo, la melma del letto di un fiume, la schiuma leggera che le onde regalano al cielo. E l’arcobaleno che tutti ammiriamo, sopra il mare o nell’impianto di irrigazione di un giardino, è anche quello una forma d’acqua. Forse a tanti sembrerà che tutte queste scene diverse, colori diversi e prospettive diverse non hanno un filo conduttore comune … forse non si vedrà immediatamente la forma dell’acqua … ma se si guarda la mostra nel suo insieme si legge chiaramente un coro di emozioni. Quelle che ha provato un’autrice così originale. Quelle che, però, proviamo ogni giorno tutti noi e nelle quali possiamo riconoscerci.
Grazia Musumeci.

14 ottobre – 4 novembre 2016
Inaugurazione: venerdì 14 ottobre, ore 20.30
Galleria FIAF - Le Gru
Corso Vittorio Emanuele, 214
Valverde (CT)
Ingresso libero

Mario Giacomelli
E la terra veniva come magica
Studio Guastalla Arte Moderna Contemporanea
Io non faccio il fotografo non so farlo
The Lone T
14 ottobre - 28 novembre 2016
stesso cortile di Via Senato, 24
Milano

Arno immaginario Collettivo: Inside Visions

La Fondazione Studio Marangoni ha il piacere di presentare “Arno immaginario Collettivo”; un triplice lavoro fotografico sull’Arno che ha coinvolto fotografi locali, internazionali e giovani fotografi. Il progetto si è concentrato sul rapporto tra la città di Firenze e il suo elemento naturale più imponente, il fiume. Chi è cresciuto intorno alle sue rive, chi ne ha fatto esperienza di formazione, chi infine è arrivato da lontano e ne ha interpretato il ruolo.

A seguito di un periodo di studio e di produzione, sono state previste tre differenti restituzioni pubbliche, tre momenti espositivi del lavoro collettivo che da settembre a novembre, anniversario dei 50 anni dall’alluvione, coinvolgeranno la città in un precorso di ricostruzione collettiva dell’immaginario intorno all’Arno.

La seconda iniziativa, dal titolo "Inside Visions", presenterà il lavoro sul fiume ad opera di tre fotografi toscani: Paolo Cagnacci, Matteo Cesari e Daniela Tartaglia. La mostra si proporrà quale ricerca di uno sguardo nativo, intimista e a volte documentario, con cui ricordarci come la forza della natura si impone sulla città ed il rapporto che i cittadini hanno con esso.

Il progetto "Arno Immaginario Collettivo" è nato dalla collaborazione tra Fondazione Studio Marangoni e Regione Toscana nell’ambito del progetto Toscanaincontemporanea2016, Comune di Firenze, progetto Riva, Mus.E e Le Murate PAC.

La mostra rimarrà aperta fino al 30 novembre
dal lunedì al sabato con orario 15/19, o su appuntamento
exhibitions@studiomarangoni.it
Tel. +39 055 481106

15 ottobre - 30 novembre 2016
Inaugurazione: venerdì 14 ottobre, ore 18
fsmgallery
via San Zanobi, 19r
Firenze
Ingresso libero
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In posa. Ambigue verità della messa in scena
15 ottobre 2016 - 21 gennaio 2017
Inaugurazione: venerdì 14 ottobre, ore 18.30
Galleria del Cembalo

Largo della Fontanella di Borghese, 19
Roma


THE PERFECT TANNERY - Stuart Franklin / Mark Power

Atipografia presenta The Perfect Tannery, progetto fotografico inedito appositamente concepito, dedicato alla valle del Chiampo, il più esteso e importante distretto della concia in Italia.
Il progetto, a cura di Elena Dal Molin e Lynda Scott, nasce da un progetto di Gaetano Castellini Curiel ed è promosso dalle otto maggiori aziende della filiera della concia (Conceria Montebello, Rino Mastrotto Group, ICA, Dani, Gruppo Mastrotto, Adelaide, Faeda, Bonaudo) insieme al depuratore Acque del Chiampo, UNIC – Unione Nazionale Industria Conciaria, Confindustria Vicenza sezione della Concia, Intesa Sanpaolo e Comune di Arzignano.
The Perfect Tannery è una riflessione identitaria di respiro internazionale su questa particolare realtà produttiva che genera l’1% del PIL italiano e il 51% del fatturato italiano del settore e conta 430 imprese e 8300 addetti in 130 chilometri quadrati.
A condurla sono stati chiamati due grandi maestri della fotografia, entrambi membri di Magnum Photos: Stuart Franklin (Londra, 1956) e Mark Power (Harpenden, 1959).
La mostra, con due inediti percorsi paralleli, racconta il rinnovato volto del distretto e si terrà da sabato 15 ottobre a domenica 18 dicembre negli spazi di Atipografia, associazione no profit per la promozione e sviluppo della cultura contemporanea ad Arzignano (Vicenza).

La centenaria tradizione della produzione conciaria nella provincia vicentina ha voluto rinnovarsi sposando un modello di economia circolare e sostenibile: la mostra delinea la realtà del distretto della concia che ha saputo unire la propria tradizione di passione e competenza con la scienza tecnologica più avanzata. The Perfect Tannery è il racconto tra passato e presente, tra tecnologia e ambiente della capacità manifatturiera di un’eccellenza italiana e del territorio che la ospita.
La mostra si sviluppa su un duplice filone narrativo: da una parte Franklin indaga l’acqua come elemento naturale del territorio e nel suo fondamentale utilizzo industriale per il distretto; dall’altra l’obiettivo fotografico di Power esplora il mondo della produzione conciaria e le sue tecnologie innovative.
Stuart Franklin, fotoreporter di fama internazionale, focalizza la propria indagine sulle acque della valle del Chiampo ed esplora la stretta connessione tra la natura e il lavoro dell’uomo con il progetto intitolato Water. Il viaggio del fotografo parte dalla morfologia del territorio, dal fiume, e arriva all’insediamento industriale, il grande impianto di depurazione delle Acque del Chiampo. Franklin si fa testimone di una cooperazione millenaria tra uomo e ambiente, esplicitata nella mostra anche attraverso l’inclusione della fotografia di un fossile di pesce angelo, reperto che ha stimolato la riflessione dell’artista sul processo di conservazione del paesaggio naturale. Il lavoro di Franklin si snoda lungo una serie di immagini evocative, dalla forza di un fiume in piena alle provette di laboratorio sino alle ombre delle tubature del depuratore che si intrecciano tra loro come i fili di una ragnatela.
“È stato un piacere per me lavorare a questo progetto – ha detto Franklin – Ho voluto da un lato cercare poesia ed astrazione, dall’altro testimoniare la funzionalità dell’impianto e raccontare la meravigliosa acqua pulita che scorre nei pressi della città di Arzignano.”
Mark Power, fotografo e professore di fotografia presso l’Università di Brighton, nell’arco di sette giorni, ha fotografato 8 concerie e un impianto chimico dando vita a un corpus di 35 fotografie initiolato Tanneries. Le nuove tecnologie industriali e l’umanità attiva nel distretto sono i protagonisti di questa serie di opere inedite. Power, affascinato dall’antico processo della concia delle pelli, ha creato un percorso che accompagna il visitatore in una vera e propria immersione nella realtà delle concerie. I volti dei lavoratori, i macchinari industriali, i dettagli delle pelli lavorate e le ampie panoramiche degli stabilimenti conciari parlano al visitatore di un paesaggio industriale quanto umano.
“Mi interessava fare un lavoro ispirato alle concerie, piuttosto che un lavoro sulle concerie – ha raccontato Power – ho preso le distanze dal processo e mi sono concentrato, con la libertà artistica che mi è stata concessa, su come questo potesse essere tradotto in immagini che potessero durare nel tempo.”
Completa il progetto una terza commissione: Genius Loci, il lavoro del fotografo Luca Peruzzi (Arzignano, 1977) che ha costruito un confronto tra la Arzignano degli anni ’70 e quella di oggi, ispirandosi a una serie di fotografie di denuncia che mostravano un territorio sfigurato dall’inquinamento dovuto proprio alle industrie della concia. Peruzzi intende così presentare, attraverso una serie di accostamenti fotografici, il progresso e la decontaminazione della valle a partire dalla creazione dell’impianto di depurazione.
Con The Perfect Tannery per la prima volta le aziende conciarie si sono riunite nella costruzione di un progetto comune, vicine nella volontà di promuovere una nuova immagine del distretto “L’importanza di The Perfect Tannery – dice Elena Dal Molin, Presidente dell’associazione culturale Atipografia – è fondamentale per la valle del Chiampo. Non è solo estetica e non è solo documentazione: è il racconto di una realtà complessa dalle molteplici sfaccettature: l’industria, la tecnologia, l’uomo, l’ambiente e la cultura italiana del lavoro, elementi che qui hanno imparato a convivere in armonia. È l’incantevole narrazione di un territorio orgoglioso di rappresentare una preziosa eccellenza per l’Italia.”
“Abbiamo voluto raccontare il distretto della concia attraverso la fotografia - dice Gaetano Castellini Curiel, ideatore del progetto – per l’immediatezza con cui è in grado di instaurare con il pubblico un dialogo diretto e profondo, riuscendo a mettere in atto una sintesi che sia in grado di veicolare non solo delle informazioni ma anche dei valori universali.”
Michele Coppola, Responsabile Attività Culturali Intesa Sanpaolo, partner del progetto, afferma: "La nostra Banca, nata dall’aggregazione di oltre 250 istituti preesistenti, raccoglie in sé diverse storie, culture e tradizioni e ha sempre mantenuto un profondo legame con i propri territori. Facendo del binomio “cultura” e “impresa” un aspetto che contraddistingue la propria attività, Intesa Sanpaolo è impegnata a sostenere la crescita e l’innovazione delle comunità locali ma nello stesso tempo a salvaguardarne il passato, valorizzando quel patrimonio di saperi e conoscenze che costituisce la loro identità".
Il progetto è corredato dalla pubblicazione dal libro The Perfect Tannery edito da Damiani, che raccoglie le esperienze dei fotografi ed arricchito da testi di Francois Hebel, Lorenza Bravetta, Elena Dal Molin, Gaetano Castellini Curiel e Silvia Castagna che indagheranno il linguaggio della fotografia e la storia del distretto della concia di Arzignano.

lunedì- venerdì, ore 09:30 - 12:30
Sabato e domenica, ore 10:00 – 12:30 e 16:00 - 19:00
Ingresso: 5 euro, gratuito per gli associati Atipografia per il 2016 e il 2017.

15 ottobre - 18 dicembre 2016
Inaugurazione: sabato 15 ottobre, ore 18:00
Atipografia
Via Campo Marzio, 26
Arzignano (Vi)

Armin Linke. L'apparenza di ciò che non si vede

15 ottobre inaugurazione in occasione della 12a Giornata del contemporaneo 18.00 - 24.00
a cura di Ilaria Bonacossa e Philipp Ziegler

In occasione della 12a Giornata del Contemporaneo dedicata all’arte italiana, il PAC presenta L’apparenza di ciò che non si vede, una mostra concepita come processo di attivazione attraverso il dialogo dell’archivio fotografico di Armin Linke (Milano, 1966). L’artista ne ha impostato la struttura, invitando vari teorici provenienti da diversi ambiti di ricerca a vagliare un ampio campione della sua opera fotografica. Leggendo le immagini alla luce del proprio quadro teorico, ciascuna/o di loro ha prodotto una selezione, che illustra la sua specifica visione della società contemporanea.

Queste selezioni entrano nella mostra organizzate come una mutevole topologia di dialoghi, trasformandosi in relazione all’architettura modernista del PAC.

La mostra propone più di centosettanta immagini fotografiche accompagnate da testi e audio, selezionate tra le oltre ventimila fotografie che compongono l’archivio di Armin Linke. Da più di vent’anni l’artista viaggia per il mondo con l’intento di fotografare gli effetti della trasformazione globale delle infrastrutture e l’interconnessione della società postindustriale attraverso l’informazione digitale e le tecnologie della comunicazione. La sua opera può essere considerata un giornale di bordo dei profondi cambiamenti economici, ambientali e tecnologici che modellano il nostro mondo basato sui dispositivi.

Per le cinque installazioni del progetto presentate nel 2015/16 allo ZKM (Centro per l’arte e la tecnologia dei media) di Karlsruhe sono stati invitati a dialogare con l’archivio fotografico di Armin Linke gli studiosi: Ariella Azoulay (Tel Aviv, 1962), Bruno Latour (Beaune, 1947), Peter Weibel (Odessa, 1944), Mark Wigley (Palmerston North, 1956), Jan Zalasiewicz (Manchester 1954). Alla mostra del PAC di Milano si aggiungono i contributi di Franco Farinelli (Ortona, 1948), Lorraine Daston (East Lansing, Michigan, 1951) e Irene Giardina (Catania, 1971) e una nuova installazione dei precedenti interventi.

Il progetto e la sua struttura mettono a tema la leggibilità dell’immagine fotografica e l’approccio soggettivo a questioni globali, tenendo conto della natura individuale di metodologie e interessi di ricerca.

16 ottobre 2016 – 6 gennaio 2017
Inaugurazione: 15 ottobre, ore 18.00 - 24.00 per la 12a Giornata del contemporaneo
PAC Padiglione d'Arte Contemporanea
Via Palestro, 14
Milano
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