Drone, carcere e paura, l'incubo cubano di Chris Hughes

Volete andare a Cuba? Meglio lasciare a casa il vostro drone!

Fare le riprese con i droni può sembrare una cosa innocua ma non solo non è così, ma in alcuni posti può diventare molto pericolosa. Ormai lo sappiamo, non si può far volare il proprio drone ovunque senza preoccuparsi delle leggi in vigore e della sicurezza, si rischiano multe molto salate oltre che l’abbattimento immediato dell’apparecchio. Chris Hughes ci racconta quello che può accadere a Cuba se si fa volare un drone, lui voleva fare delle riprese da turista all’Avana, nulla di più.

l'incubo cubano di Chris Hughes

Chris Hughes è un canadese di Toronto ed è partito alla volta di Cuba per documentare le bellezze del luogo, si è addentrato nella città e ha iniziato a fare le riprese con il drone. In pochissimo tempo è stato arrestato con l’accusa di spionaggio e attività terroristica, il drone gli è stato sequestrato e lui è finito in prigione. È rimasto in una minuscola cella, senza poter telefonare a nessuno, per ben 13 giorni e aveva solo lenzuola, cuscino, uno scarico per andare in bagno, una asciugamani ed una saponetta a metà. Per 13 giorni ha potuto contare su 3 bicchieri di acqua al giorno, pane raffermo con riso bianco e, ogni tanto, dei pezzetti di pollo.

L’11esimo giorno lo hanno liberato, non perché i funzionari militari cubani hanno capito di aver esagerato ma perché la moglie di Chris Hughes non avendo notizie del marito ha fatto di tutto per capire cosa fosse successo. La signora già al quarto giorno di reclusione era in contatto con i funzionari canadesi, c’è voluta una intera settimana per negoziare il rilascio ed alla fine il povero Chris è stato messo su un volo diretto di Air Canada con destinazione Toronto.

Una storia incredibile e assurda soprattutto perché da nessuna parte era segnalato il divieto di usare i droni, neanche in aeroporto.

via | petapixel

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