I documentaristi arrestati per aver raccontato le proteste degli indiani Sioux contro l'oleodotto

Deia Schlosberg e Lindsey Grayzel sono stati arrestati per aver documentato le proteste degli indiani Sioux contro l'oleodotto in North Dakota

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L’America è una eterna contraddizione, da un lato c’è un buon Presidente che – ancora per poco – cerca di mantenere il timone nella giusta direzione, dall’altro ci sono le pressioni dei finanziatori, delle varie lobby che fanno quello che vogliono seguendo solo i loro interessi. La questione petrolio è una delle più calde del momento, le multinazionali hanno dichiarato guerra contro i popoli nativi del Nord America, sia in Canada sia negli Usa, vogliono costruire un oleodotto, il Dapl (Dakota Access Pipeline) che passa attraverso quattro stati: Sud Dakota, Nord Dakota, Iowa e Illinois e si collega ad altri già esistenti. La cosa assurda è che queste proteste sono state sedate e combattute dalle amministrazioni locali, dalla stampa e anche dai sindaci dei piccoli paesi che hanno sguinzagliato le forze dell’ordine in tenuta antisommossa e persino i cani contro donne e bambini.

L’oleodotto passerà sotto il fiume Missouri e diversi altri corsi d’acqua, con un rischio ambientale altissimo, inoltre per i Siux queste sono terre sacre e non devono in nessun modo essere distrutte e messe in pericolo. L’acqua è vita ed il petrolio che ci passa in mezzo, prima o dopo, farà enormi danni. Obama ha temporaneamente bloccato i lavori ma non si sa cosa accadrà nelle prossime settimane…

Tutto questo non dovrebbe essere argomento per noi di Clickblog eppure lo è perché questa guerra silenziosa, finita sul New York Times solo grazie al coinvolgimento di Leonardo di Caprio e Susan Sarandon, è stata soffocata anche per fotografi e documentaristi che erano lì solo per raccontare e per dovere di cronaca. Il The Guardian riporta che lo scorso 11 ottobre i documentaristi Deia Schlosberg e Lindsey Grayzel sono stati entrambi arrestati perché stavano documentando le proteste in Nord Dakota, sono stati accusati di sabotaggio criminale e rischiano rispettivamente 45 e 30 anni di carcere ciascuno. A loro si unisce anche la giornalista Amy Goodman che è molto più famosa e quindi un pochino più tutelata, ma che al contempo può fare da cassa di risonanza per i colleghi.

Lindsey Grayzel ha dichiarato al The Guardian:

"Tutti hanno bisogno di avere paura quando i diritti del primo emendamento sono in pericolo. Non si tratta solo di me. Non si tratta solo di Carl. Non si tratta di Amy Goodman... Questo riguarda il diritto del pubblico di sapere cosa sta succedendo in questo paese".

Lindsey Grayzel

Quello che accade nel mondo bisogna saperlo, poi ognuno sceglie, ma non si può tornare indietro di 100 anni e avere una sola voce che ci dice cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Foto | da Flickr di Fibonacci Blue

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