Distance: Venezia gemellata con Addis Abeba racconta l'Etiopia

5 fotografe raccontano la loro Etiopia attraverso la distanza, con due mostre gemellate all'Addis Foto Fest e Venezia, un libro e supporto di ricerca e produzione artistica

La distanza capace di coprire anche quello che non può essere misurato, quantificato, compreso o analizzato, con la sua pluralità di storie, diversità e prospettive che investono lo 'spazio' tra noi e l'altro, la cultura e il mondo, diventa stimolo a superare calcoli, convenzioni e stereotipi, per cinque giovani fotografe etiopi che raccontano la propria terra.

Distanza

Formalmente, la distanza è una misura; è quantificata mediante un processo che per determinare richiede convenzioni, strumenti e calcoli per produrre un risultato universalmente riconosciuto. Tuttavia, se guardiamo al di là del campo della prova, non tutte le distanze possono essere misurate o sono necessariamente quantificabili, causando il processo utilizzato per arrivare ad un risultato a perdere il suo "potere rivelare". Questo ci permette di vedere a distanza come una rappresentazione, in cui, per esempio, le distanze se stessi da qualcosa diventa un atto culturale, un modo di mettere in evidenza un patrimonio personale e sociale radicata in un determinato paese e in esperienze specifiche. Un pathos, come teorizzato da Nietzsche, inteso come "il senso di distacco, di essere sempre al di fuori di ciò che accade, andando contro il flusso e ogni azione volta a rendere tutto e tutti uguali". Un mix di fisicità, il pensiero e la percezione, che, a partire da elementi distinti legati in modo più o meno pronunciato, è invasa da concetti di diversità e differenza.
Piedi fuori, che viene intesa come un riconoscimento della distanza, presuppone quindi la diversità. Se questo è spaziale o temporale, materiale o astratto, chiaro o casuale, poco importa. Quel che è certo è che non può essere circoscritta all'interno di una definizione quantitativa, proprio perché bisogna considerare che la misura è, di per sé, una convenzione, e che lo spazio si genera può essere un concetto molto personale costruito su esperienze e informazioni. Un gap, poi, tra le pluralità ricchi di storie, soggetti, oggetti e in effetti le differenze. Così, la distanza si manifesta come prospettiva, come un rapporto virtuale basato su un punto di vista che implica la storia culturale di un popolo e le esperienze di ogni singolo individuo. Una sorta di paesaggio personale, che troviamo in Il barone rampante, in cui Italo Calvino si identifica con la figura dell'osservatore ancora appassionato lontana, ancora una volta mettendo in evidenza, se questo fosse ancora bisogno, il ruolo dell'intellettuale, che è al tempo stesso un estraneo ancora parte integrante delle vie del mondo.
Visto dall'interno, distanza è una forma mutevole divenire che, nel suo significato più ampio, è una forma di varietà che va compreso e accettato, per evitare qualsiasi tipo di deriva autoritaria e qualsiasi tipo di elitarismo o di diseguaglianza.
Se partiamo con l'ipotesi che la distanza svolge quindi un ruolo attivo, possiamo con forza estendere questo senso all'azione, intesa sia come contrazione ed espansione, una sorta di diaframma che lascia il campo aperto a variazioni che si trovano al di fuori del contesto oggettivo e portare a una riflessione sull'uomo e le sue relazioni. Non dobbiamo necessariamente concentrarsi sulla nozione di essere lontano, la distanza può essere anche una forma di corrosione che porta alla convergenza, alla prossimità che potrebbe sembrare negare, ma che nel rispetto della unicità dell'individuo, è semplicemente una giustapposizione, e anche un 'sovrapposizione'. Il divario che si crea è quindi l'incontro con l'altro fuori di noi, un processo di umanizzazione in cui il ruolo e la lingua di tutti e di ciascuno di noi sono essenziali. L'esistenza stessa è la distanza tra gli atti di nascere e morire, e potremmo definire di vita come un processo di distanziamento costruito su di tempo, sforzo, esperienze e incidenti. Il concetto di distanziarsi comporta quindi il ruolo attivo del movimento, di coloro che si riposiziona a vedere le cose da una prospettiva diversa, analizzandoli cambiando il loro punto di vista, che per estensione, comprende nozioni di tolleranza, il completamento di un viaggio e di convergenza. Misurare la portata della propria apertura mentale comporta quindi l'esame di quanto siamo influenzati dal concetto di complessità e in che misura siamo in grado di accettare. Il risultato è la distanza tra noi e l'altro, tra una cultura e l'altra, tra un modo di descrivere il mondo e l'altro.
In fotografia, il concetto di distanza si interseca con i concetti di soggetto, fotografo e inquadratura, nel teatro un attore esegue al suo meglio quando ottiene più vicino al personaggio sta giocando, esprimendo la distanza attraverso l'identificazione, nella musica la distanza tra una nota e l'altro è denominato il silenzio o una pausa ed è parte integrante di una composizione. Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che potremmo fare che mostrano come la distanza è uno spazio pieno e ricco, quello che deve essere vissuto ed esplorato - gli stessi abiti che indossiamo o il modo in cui ci esprimiamo diventare mediatori nei rapporti di tutti i giorni costruiti su interpretazioni e sovrapposizioni di noi stessi.

La Distance colta ad Addis Abeba dagli obiettivi di Haymanot Honelegn Assefa (1993), Hilina Mekonen Tesfaw (1988), Maheder Haileselassie Tadese (1990), Netsanet Fekadu (1988) e Luna Solomon (1993), racconta L'Etiopia, con il nuovo progetto della piattaforma artistica permanente Tales-on, ideata e curata da Marco Milan, supportata da Caffè Bristot, per stabilire relazioni con artisti contemporanei attivi nei Paesi produttori di caffè.

Distance, realizzato in collaborazione con il primo festival internazionale di fotografia etiope Addis Foto Fest e grazie al contributo della sua fondatrice e direttrice Aida Muluneh, sarà protagonista di due mostre gemelle, ad Addis Abeba, come evento collaterale della quarta edizione dell'Addis Foto Fest (dal 15 al 20 dicembre 2016), e al Fondaco Sant’Angelo di Venezia (dal 15 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017).

Distance nutrirà anche le 500 copie del libro d’artista, donato alle principali istituzioni culturali e agli opinion leader di tutto il mondo e un’azione di supporto concreto allo sviluppo dell’attività di ricerca e produzione artistica ad Addis Abeba, con dettagli in corso di definizione.

Distance
15-20 dicembre 2016
evento collaterale della 4 edizione della Biennale Addis Foto Fest
15 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017
Fondaco Sant’Angelo
Venezia

Foto | Casadorofungher

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