Mostre fotografiche dicembre 2016

Boogie a Napoli, Robert Doisneau al Forte di Bard, tra donne, città, angeli dormienti, autoritratti e Arezzo & Fotografia, in mostra in tutta Italia a dicembre 2016

Il nostro calendario di mostre fotografiche è pronto a salutare dicembre con personali e collettive, passando per tutto quello che offre Arezzo & Fotografia, VI Biennale internazionale di arte fotografica.

Un viaggio eclettico e scatenato che parte da Napoli, con l'incursione nel ventre caotico e violento della Kingston jamaica delle foto di Vladimir Milivojevich, meglio noto come Boogie, ma promette di toccare parecchi argomenti, sguardi e stili, dalle Icônes di Robert Doisneau ai vincitori del World Press Photo, in località di tutta Italia, dalla svizzera italiana alla Sicilia, prima della fine di questo 2016.

The show: Boogie: Blow your mind!


La mostra espone due delle pubblicazioni più importanti del fotografo serbo Boogie: A WHA DO DEM e IT'S ALL GOOD

- A WHA DO DEM (che suona più o meno “Cosa c’è che non va”) è un viaggio difficile in un universo caotico, dove sembra più facile giocare con una pistola che con un pallone.
Violenza e criminalità emergono prepotentemente dalle pagine opportunamente non patinate, attraverso una pistola in primo piano puntata contro chissà cosa, l’interno cencioso e lurido di una baracca, un manifesto mortuario strappato con la foto di un giovane, il filo spinato o la squallida simulazione di un atto sessuale sul cofano di una macchina. Ma anche dagli occhi tristi di due bimbi costretti a inventarsi un gioco con 4 tappi di bottiglia e un cartone di succo di frutta e da un caso agonizzante sul bordo della strada. Coltelli e armi, tante armi, rubano la scena agli uomini. Boogie porta chi guarda dentro la scena, nella scena: è al fianco dei poliziotti che perlustrano le strade, di fronte a quei giovani contro un muro che non hanno più voglia di credere, nei vicoli deserti che sono terra di nessuno. Nessun romanticismo, ma cruda realtà che il fotografo riesce a immortalare anche conquistando la fiducia di chi vive ai margini. (ansa)

- In IT'S ALL GOOD, Boogie ha documentato alcuni dei più famosi sobborghi della zona di Brooklyn a New York, tra cui Bushwick, Bedford, Stuyvesant, e Queensbridge. Boogie coglie l’intimità della vita di strada, raccontandola attraverso una presa diretta della realtà dei sobborghi newyorchesi, zone in cui sono radicate la violenza, il crimine e la povertà. Con l’intensità delle sue immagini in bianco e nero, Boogie costringe lo spettatore a entrare in contatto con una realtà oscura come quella che racconta. E’ un pugno nello stomaco, un faccia a faccia con la violenza e con la povertà, ma in qualche caso anche con la speranza e con un futuro che fatica a emergere tra le brutture e le difficoltà del quotidiano.

BOOGIE
Nato e cresciuto a Belgrado, in Serbia, Boogie ha iniziato a fotografare ribellioni e disordini durante la guerra civile che ha devastato il suo paese nel corso del 1990. Crescere in un paese devastato dalla guerra che ha definito lo stile del fotografo. Si trasferisce a New York City nel 1998. Ha pubblicato sei monografie. Boogie vive a Brooklyn e in tutto il mondo.

Disponibili anche le copie del libro A WHA DO DEM edito da DragoLab, firmate da #Boogie durante l'opening.

In occasione della mostra, Boogie nei successivi tre giorni (2,3,4 dicembre 2016) sarà anche protagonista di un workshop sulla street culture in cui parlerà della genesi “A Wah Do Dem", la sua sesta monografia e prima a colori, in cui racconta attraverso i suoi scatti la follia e l'umanità di una città difficile come la capitale della Giamaica, insieme a tutte le tappe del suo percorso artistico a partire da It’s All Good (2006).

Il fotografo sarà disponibile nella sede di #MagazziniFotografici per un confronto ed una lettura critica del tuo lavoro in un clima intimo ed informale sorseggiando del buon vino.
Le letture portfolio sono aperte ad un massimo di 8 partecipanti
sabato 3 dicembre, ore 17.30
domenica 4 dicembre, ore 17.30
Per prenotazioni admin@magazzinifotografici.it

1 dicembre 2016 - 2 aprile 2017
Inaugurazione: giovedì 1 dicembre alle 18.30
Magazzini Fotografici
Largo Proprio D'Avellino, 4
Napoli

Mostra-aperitivo: With New Eyes, by Alberto Luca Recchi

Adnkronos e Regus invitano alla mostra-aperitivo inaugurale nei nuovi spazi Regus Roma Strurzo.

Alberto Luca Recchi, uno dei fotografi naturalisti italiani più conosciuti a livello internazionale, esporrà per la serata negli Spazi Business di Palazzo Sturzo.

Le fotografie e le sue ricerche sugli squali hanno fatto storia; con “With New Eyes” Alberto Luca Recchi apre un nuovo capitolo nel quale i colori che solo la natura può avere vengono impiegati come gesti pittorici per raccontare un mondo che lo sguardo comune non sempre riesce a cogliere.

1 dicembre 2016
Inaugurazione: giovedì 1 dicembre, ore 18:30-21:30
Palazzo Sturzo
Spazi Business 
Piazzale Luigi Sturzo,15
Roma

Shogyou mujyo - tutto scorre

fotografie di Yoshie Nishikawa
In questa ricca monografica si possono ammirare sette serie fotografiche che spaziano dalle prime riflessioni sull’immagine alle ricerche più attuali votate alla sperimentazione... 
Dai fiori al cielo, dall’acqua alle bambole, dalle farfalle ai ritratti: sono i soggetti di questa Mostra monografica. I ventotto scatti esposti, realizzati dall’Artista giapponese Yoshie Nishikawa, sono presi da sette diverse serie per far sì che l’osservatore possa vivere in prima persona la progressiva evoluzione artistica dell’Autrice in trenta anni di carriera; non è infatti un caso che la Mostra si chiami "Shogyou mujyo / Tutto scorre". 
Ci sono foto in bianco e nero e foto a colori che insieme disegnano un percorso espositivo pensato per trasmettere la personale visione del concetto di bellezza sviluppata dalla fotografa nel corso degli anni: una sorta di viaggio nel tempo all’interno della sua sensibilità artistica. Ogni istante è diverso e la fotografia dell’Artista registra, interpreta e commenta il cambiamento. Cambiano le circostanze, cambia l’occhio e la partecipazione del fotografo e la percezione della foto da parte del pubblico varia a seconda della sensibilità di chi osserva, della sua attenzione e del suo coinvolgimento.
Nishikawa è nata a Sapporo nel 1959. Dopo la laurea all’Università d’arte Ootani si trasferisce a San Francisco per specializzarsi in Fine Art of Photography presso la San Francisco Academy of Art College. Nel 1983 intraprende la carriera di fotografa, lavorando fra Tokio, New York e Londra. Nel 1996 decide di trasferirsi a Milano, dove lavora nel campo della pubblicità e della moda. Attualmente, alterna l’attività professionale alla fotografia di ricerca, muovendosi fra Milano, Londra, Parigi e Tokio.
La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 20,00 e il sabato dalle 10,00 alle 13,00. 

1 dicembre 2016 - 22 febbraio 2017
Bocconi Art Gallery (BAG)
foyer sala ristorante (piano seminterrato)
via Sarfatti 25
Milano

Michele Alassio - Confidence

Banca Generali celebra i primi dieci anni dalla quotazione in Borsa aprendo le porte della propria sede milanese di Piazza S. Alessandro 4 per una nuova mostra. 
Mercoledì 1 dicembre si alza il sipario su “Confidence”, una rassegna di scatti inediti diMichele Alassio, fotografo e regista veneziano di fama internazionale, che ha voluto ripercorrere il cammino di Banca Generali attraverso 16 fotografie inedite ispirate alla parola chiave che ha guidato la crescita della prima banca private in Italia: la “Fiducia”.

Nel percorso di questo decennale infatti il filo conduttore dello sviluppo trova radici comuni nella qualità delle persone e nella loro attenzione all’importanza dell’azione nel servizio ai clienti, una traccia che come nei panorami di Alassio si inserisce con equilibrio, empatia e continuità, raffigurando così al meglio quella fiducia (“Confidence” dal titolo del progetto), intesa come armonia degli elementi, che meglio di qualsiasi altra rappresentazione raffigura l’elemento distintivo di Banca Generali.

La fotografia di Alassio si caratterizza per peculiarità uniche: gli scatti rappresentano luoghi carichi di suggestioni, in parte destinati a non svelarsi e che lasciano trasparire l’imminenza di qualcosa, cercando di proporre un’istantanea che racconti un tempo infinito in uno spazio finito o, come dice lo stesso Alassio, “non per dare immagine alla realtà, che già la possiede, ma per cercare di darne una ai sentimenti”. Ed è proprio questo il filo conduttore che lega tutte le sue serie, opere che hanno ricevuto apprezzamento internazionale e hanno portato l’artista veneziano ad esporre in templi dell’arte contemporanea come il MoMA di New York, il Rejna Sofia di Madrid e La Triennale di Milano.

“Quando abbiamo pensato a come rappresentare l'evoluzione del nostro percorso e i valori che ci hanno guidato in questi anni non era facile trovare la cornice adatta e l'arte di Alassio ci ha guidato in questa ricerca riuscendo ad evocare al meglio e a dare sostanza alle emozioni che hanno ispirato il nostro cammino – dichiara Gian Maria Mossa, Direttore Generale di Banca Generali, che continua – i suoi scatti hanno un mix di poesia e tecnica e ci proiettano in un realismo magico che si arricchisce di significati intimi e profondi. Lo ringrazio per la disponibilità e la passione dimostrata e sono felice di dedicare questa mostra unica a tutte le persone che hanno contribuito a rendere grande Banca Generali e che ogni giorno trovano entusiasmo dalla fiducia che ci viene riposta”.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Banca Generali con prefazione di Barry Friedman e presentazione di Claudio Marra, professore ordinario di Storia della Fotografia all’Università di Bologna ed autore di numerosi testi in materia.

Confidence sarà aperta al pubblico dal 1 dicembre 2016 fino al 28 aprile 2017 evisitabile gratuitamente in giorni ed orari prestabiliti. Banca Generali si distingue nel panorama finanziario per la sensibilità e il supporto al mondo dell'arte proponendo riflessioni culturali originali e coinvolgenti. Dal 2014 ad oggi, la sede milanese di Piazza S. Alessandro ha infatti ospitato progetti innovativi che hanno riscontrato grande apprezzamento sia di critica che di pubblico, come le mostre “Potenza del Colore” di Mario Arlati, “Digital Wall” di Fabrizio Plessi e “Traces” dello street artist indonesiano Farhan Siki. 

01 Dicembre 2016 - 28 Aprile 2017
Inaugurazione: mercoledì 1 dicembre 2016
Sede di Banca Generali Private Banking
Piazza S. Alessandro, 4
Milano

Ritrattando


Ritratti di donna associati a quadri celebri per una serie di scatti dedicati al concetto di "bellezza", in un contesto legato al sociale. Un delicato ma al tempo stesso giocoso lavoro di Eros Mauroner, realizzato con l’amico Vincenzo Genna.

1 dicembre 2016 - 14 gennaio 2017
Inaugurazione: giovedì 1° dicembre, ore 18.30.
Showroom Minotticucinemilano
Via Larga, 4
Milano

Facetas ocultas


(Fotografia cilena 1980 - 2015)
Il prossimo 1 dicembre, alle ore 18, l’Ambasciata del Cile in Italia, con la collaborazione dell’Instituto Cervantes di Roma, inaugura la mostra di fotografia contemporanea “Facetas ocultas” (Fotografia cilena 1980 - 2015), con opere dei fotografi cileni Zaida Gonzales, Claudio Pérez, Luis Navarro, Alvaro Hoppe, Alejandro Hoppe e Eleonora Vicuña.

Questa storia della fotografia cilena degli ultimi 40 anni è l’immagine stessa della società che descrive, una spaccatura prima di tutto.

Una “faglia tellurica” politica che ha creato un prima e un dopo il 1973. Se fino ad allora l’esercizio democratico aveva permesso un’evoluzione, più o meno senza rotture profonde nella storia di questo mezzo, quello che si verifica nel settembre del 1973 porterà ondate di fotografi che avrebbero mostrato la realtà di quello che è stato il Cile di ieri e quello che è il Cile di oggi. Tutti loro incarnano non solo la resistenza all’ordine costituito, ma anche un profondo impegno per le comunità “invisibili” che popolano il loro paese.

A cura di Daniela Montecinos (cilena) e Patrice Loubon (francese), questa mostra si realizza grazie al supporto concesso dal Concorso Dirac 2016 del Ministero degli Affari Esteri del Cile e la collaborazione della Galleria NegPos di Nîmes in Francia.

Facetas ocultas riunisce tre generazioni di fotografi cileni e si concentra su questo aspetto del loro lavoro, un tentativo di sollevare il velo dagli angoli oscuri di un Cile dimenticato, irrimediabilmente umano.

Se gli sguardi di alcuni di loro sono nati sotto la dittatura, nelle strade, nel cuore della battaglia che si svolgeva, altri sono caratterizzati dall’interesse per i gruppi emarginati della società cilena. L’insieme forma, senza dubbio, una poesia urbana “radiante” della fine del XX secolo e dell’inizio del XXI. Ognuno di questi fotografi si avvale dell’esperienza del suo rapporto con il paese, del suo territorio umano, dei suoi contrasti, della sua storia. Tutti vanno alla ricerca di ciò che non è più visibile. Come se il proibito, la distanza, l’evanescenza dell’invisibile rimanesse sempre una ricerca.

Questi sono i “Lati occulti”: quelli che non oseremmo mai cercare…
Parabola di un tempo che sembrerebbe avanzare, con le epoche spalla a spalla mettendo i fotografi faccia a faccia e con lo sguardo rivolto verso la società. La memoria è una fonte per il futuro? Un cosa è certa: come in ogni opera d’arte, il coinvolgimento e la ricerca sono un paradigma. Il loro impegno in questa ricerca, in cui a volte hanno rischiato la vita, è il loro primo motore.

Claudio Pérez
Andacollo: Rito pagano después de la siesta + Kunza (Rito pagano dopo la siesta + Kunza)
“Attraverso questa serie, Claudio Pérez manifesta il suo impegno verso le popolazioni indigene del Cile, mostra e fa sentire il luogo delle loro culture nella memoria ed identità collettiva cilena, attraverso i retratti, i paesaggi, i quadri vivi dei loro riti, fino alla produzione di un dizionario visivo Kunza, la lingua ancestrale del popolo Likan –antai d’Atacama”.

1954, Santiago del Cile, fotografo, grafico, editore, curatore di mostre, cofondatore di agenzie di stampa, professore, difensore dei Diritti Umani e della memoria viva, Claudio Pérez è l’autore di alcune delle immagini più emblematiche della lotta contro la dittatura negli anni ‘80. Lavora sulla storia e l’identità del popolo del suo paese. Ha ricevuto numerosi premi e borse di studio, tra i quali il 1° premio per la fotografia giornalistica Mastercard ( 1987), la borsa di studio Hasselblad di Svezia (1996) che gli consentì di pubblicare Andacollo: Rito pagano después de la siesta; e due borse di studio Fondart (erogate dallo Stato cileno) per il progetto Muro de la Memoria (Santiago del Cile, 2002). Espone spesso in Cile, negli Stati Uniti e in Europa. Nel 2003, è stato curatore della mostra Chile 30 años , 1973 – 2003 che ha aperto il Festival Internazionale di Fotografia di Roma e che ha concluso il suo percorso al Museo d’Arte Contemporanea di Santiago del Cile (MAC) nel 2003. Pubblica nelle riviste Gatopardo ( Colombia), WOW International e Letras Libres ( Messico), Newsweek (USA) e L’Express (Francia).

Luis Navarro
Foturi

“Luis Navarro ha trovato uno spazio di felicità e solidarietà nel mondo dei gitani del Cile, un popolo perseguitato dal mondo e ampliamente ignorato in Cile. Nel 1981, alcuni mesi prima di essere detenuto dai militari, Luis Navarro ebbe un incontro che segnò la sua vita professionale e personale: tre gitane appoggiate sull’inferriata del Paseo Ahumada, al centro di Santiago. Componevano un magnifico quadro che lui ha immortalato immediatamente con la sua macchina fotografica. Una di loro, Carmen Milanovic è diventata un’amica fondamentale e gli ha fatto conoscere la sua grande famiglia”

1938, Antofagasta. Studia alla Scuola di Belle Arti dell’Universidad del Norte, ha frequentato i corsi di specializzazione di fotografia professionale, foto a colori e diapositive (Kodak). Ha lavorato come fotografo per l'Arcivescovato di Santiago (1976-1981), inviato per In these Times di Chicago, Agenzia K.N.A. di Francoforte (1978-1981), fotografo per il giornale cileno La Epoca (1986-1988), editore fotografico per il giornale Fortin Mapocho (1991-1993), fotografo per il Festival Mondiale di Teatro (1993), fotografo per il concorso d’Arte Drammatico Nazionale (1995-2005).
Ha pubblicato anche una serie di libri,tra cui: Lonquén, Aventuras de una fe, e Presencia de un niño América, El Papa Juan Pablo II, Primo Annuario della Fotografia Cilena, Secondo Annuario della Fotografia Cilena, Sintesi dell’Informe Rettig. Fotografi latinoamericani nell’Università di Rabida, 50° Anniversario della Dichiarazione dei Diretti Umani e Geografia poetica del Cile.
Nel 2011 vince il premio Altazor.

Zaida Gonzales
Recuérdame al morir con mi último latido (Quando morirai ricordami con il mio ultimo battito)

Unica rappresentante della sua generazione e unica del gruppo che non ha vissuto il coprifuoco e la forte angoscia delle mattine incerte, rivela le immagini di un Cile “underground” e trasgressivo.
Lavora con gli acquerelli le sue fotografie in bianco e nero per ottenere un'altra dimensione temporale e ridurre l’impatto critico a cui inducono.

1977, Santiago del Cile. A partire dal 1997 studia fotografia pubblicitaria. Non esercita attualmente questa professione. Crea un’estetica e un mondo tutto suo mescolando scene oniriche ed estetica popolare. Affronta senza complessi, utilizzando con abilità l’ironia e il sarcasmo, quasi in maniera militante, i temi sensibili della società cilena: aborto, religione, il rapporto di coppia standardizzato dal matrimonio e il relativo maschilismo, l’omosessualità.
Partecipa al collettivo di fotografe donne Macrodosis. Espone in numerose gallerie di Santiago del Cile, (Galería AFA, Galería ARCOS), in molteplici festival e fiere in America Latina, Europa e Stati Uniti.
Nel 2007 viene selezionata per il Premio per la Fotografia giovanile (Santiago del Cile). Nel 2003 vince il premio “Rodrigo Rojas di Negri” per la fotografia cilena giovanile.
Espone in Francia alla Galleria NegPos (Nîmes).


Leonor Vicuña
La cuidad como escenario/recuerdo (La città come palcoscenico/ricordo)

Cofondatrice insieme a Paz Navarro e Luis Navarro dell’Associazione di Fotografi Indipendenti (1981), esplora i bar e altri luoghi notturni di Santiago degli anni ‘70 e ‘80, dove è ancora possibile respirare, mentre fuori risuonano il rumore e il furore degli scontri tra il popolo e il regime militare. Le immagini sono parzialmente dipinte a mano, per rivelare un carico emotivo e di sensibilità non accessibile alla fotografia documentale.
1952, Santiago del Cile. Vive a Parigi dal 1973 al 1978 dove studia scienze sociali. Al suo ritorno in Cile, studia fotografia professionale presso la Scuola Foto arte di Santiago, dove nel 1979 conseguirà il diploma. Nel 2000 otterrà il diploma di realizzatrice multimediale alla Ecole Supérieure de Réalisation Audiovisuelle di Parigi (ESRA).
Promotrice culturale, partecipa alla creazione e realizzazione degli Incontri di Arte Joven (1979-1981) presso l’Istituto Culturale di Las Condes, Cile. È coeditrice della rivista di poesia La Gota Pura con Ramon Díaz Eterovic e nel 1981 partecipa alla fondazione dell’Associazione di Fotografi Indipendenti.
Nel 1983 ritorna in Francia dove partecipa a vari progetti d’animazione e montaggio cinematografico, come il lungometraggio The Rainbow Thief di Alejandro Jodorowsky. Nel 2001 ritorna in Cile e si stabilisce in Carahue al sud del paese, lavorando come professoressa di fotografia presso l’Universidad Mayor, Universidad Diego Portales e l’Universidad Autonoma di Temuco.
Ottenne le seguenti borse di studio: Amigos del Arte nel 1981; Fondart Nacional nel 2001 e 2006; Fundación Andes nel 2002 e Fondart regional nel 2006.
Nel 2010 vince il premio Altazor.
Le sue fotografie vengono pubblicate in libri, riviste, cartoline, programmi televisivi in Cile e all’estero. Alcune di queste immagini fanno parte delle collezioni pubbliche di musei come il Museo du Chateau d’Eau di Tolosa (Toulouse), le Cabinet des Estampas di Parigi e il Museo delle Americhe di Denver.

Alvaro Hoppe
Chile desde adentro (Cile dal di dentro)

1956, Santiago del Cile. La sua macchina fotografica ha catturato i momenti più duri del regime militare. Insieme ai reportage sull’ambiente, ha immortalato particolari episodi dell’intenso periodo di transizione verso la democrazia. Racconta, attraverso le sue fotografie, eventi ed emozioni che come testo scritto sarebbero stati censurati.
Ha presentato i suoi lavori in numerose occasioni e paesi: Cile, Spagna, Ecuador, Stati Uniti, Argentina. Inoltre ha ricevuto alcuni premi, quali: il Premio Némesis come riconoscimento al suo percorso e contributo alla fotografia cilena, Premio dell’Universidad del Pacifico, 2002, il Premio Ansel Adams, Istituto Chileno-Norteamericano di Cultura e Foto Cine Club del Cile, 2003, il Premio Altazor, Arte Visual - Fotografía 2004, il Primo Premio della Fotografía del Humor, rivista The Clinic, 2005, il Primo Premio Arte la Ciudad, menzione Educazione, 2005.
Ha pubblicato con Gonzalo Leiva un libro Un Ojo en la historia, con i fondi per lo sviluppo delle arti e la cultura , Fondart 2003.

Alejandro Hoppe
Chile desde adentro (Cile dal di dentro)

1961, Santiago del Cile. La sua carriera di fotografo comincia a 21 anni. Si specializza in fotografia giornalistica. La sua opera racconta la dura realtà del Cile durante la dittatura militare.
La sua acuta sensibilità lo rende un attento osservatore della vita quotidiana, le sue fotografie si trovano nelle pagine di importanti mezzi di comunicazione. Partecipa a numerose esposizioni collettive o individuali che ugualmente hanno fatto parte di numerose pubblicazioni, quali: “Por la Paz de Chile” della Fondazione Salvador Allende, “Gracias al mundo” della Commissione per i Diritti Umani; “Chile From Within” editato da Susan Meiselas. Partecipa all’esposizione collettiva “La Memoria Oxidada” 1997, in Modena (Italia).
Come fotografo del presidente Ricardo Lagos, l’accompagna in tutti i suoi viaggi negli anni ‘90, percorre il mondo, attraversa continenti, paesi, genti e situazioni.

Durante la sua carriera di fotografo, è stato onorato con premi come la menzione speciale Photo Essay “Chile Hoy” Casa delle Americhe, in Cuba; menzione d’onore categoria documentario “Visión Fotográfica, 20 años de la Historia de Chile” del Masterclub; miglior fotografo di stampa dell’anno 1992, concessa dall’Unione di Fotografi e Cameraman del Cile.

I fratelli Alvaro Hoppe (1956) e Alejandro Hoppe (1961), sono due tra i più emblematici fotografi del libro e progetto “Chile from within” diretto dall’importante fotografa dell’agenzia Magnum Susan Meiselas della fine degli anni ’80, nella grande tradizione del foto - reportage militante, estraendo in maniera irritante tutto ciò che può trovare significato nella strada, traduzione visiva di un periodo di tensione e tragico delle lotte contro la dittatura.

1 dicembre 2016 - 4 gennaio 2017
Inaugurazione: giovedì 1 dicembre, ore 18-20
Istituto Cervantes Roma
Piazza Navona, 91
Roma
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Fighters di Roberto Vignoli


L’altra storia degli Ucwalmicw, dei Sioux e dei Tainos
Chi ha lottato e vinto, chi sta lottando, chi ha lottato con orgoglio in una tragedia spaventosa.

Così gli indiani canadesi del British Columbia, gli Ucwalmicw, che hanno occupato una montagna a loro sacra per evitare che diventasse un centro commerciale e una pista da sci, hanno vinto e per sicurezza ancora la occupano.

E i Sioux del Nord e del Sud Dakota che stanno lottando ora, uniti per la prima volta dopo tanto tempo a tutte le altre tribù del Nord America per evitare che un oleodotto possa attraversare le loro terre e mettere a rischio le falde acquifere.

E i Tainos, i nativi dell’isola di Cuba, che per non far sottostare anche i loro discendenti alla crudeltà dell’esercito spagnolo si sono autoestinti.

Tutte le donne abortirono per questo, e nel Museo della Rivoluzione all’Avana si fa partire la Rivoluzione proprio dal 1512, quando Hatuey si ribellò ai colonizzatori europei.

Sono le fotografie di Roberto Vignoli degli Ucwalmicw, che si aprono sulle radici dei loro alberi maestosi, sospinte dai fiumi sulle rive del lago Lilloet, al centro della Riserva Indiana di Mount Currie, ad iniziare il viaggio tra i nostri “Fighters”. È uno sguardo sugli istanti della loro vita privata, densa di sofferenza e di problematiche sociali, nonostante questa grande recente vittoria, perché non riescono ad accettare la società occidentale, che distrugge il loro mondo inarrestabilmente.

La panoramica dei Sioux del Sud Dakota condensa nei loro volti una raccolta di storie private, molecole della grande Storia del loro popolo, ancora una volta vissuta con la fierezza e il coraggio degli antichi guerrieri. Ora più che mai.

Infine il Malecon, la foto di Cuba più lunga del mondo, così lunga proprio perché all’insegna di una ispirazione artistica che vuole solo mostrare quanto i Tainos non ci siano più, secondo la testimonianza diretta di Bartolomé de Las Casas, sacerdote al seguito dell’esercito spagnolo che occupò l’isola dopo la scoperta di Colombo ma anche secondo le ricerche antropologiche più attuali e accurate, a dispetto dei millantatori che ogni tanto spuntano dal nulla per dichiararsi eredi di quella grande cultura perduta.

Roberto Vignoli
Fotografo di arte e di architettura, ha lavorato per le più importanti agenzie fotografiche del mondo come Image Bank, Grazia Neri e Luz. Ha lavorato anche per il settimanale "L'Espresso" dal 1985 al 2012: gli ultimi 10 anni per l'ufficio fotografico, dove ha curato le pagine degli esteri e delle rubriche di cultura. Le sue foto sono state esposte in più di cento mostre in Italia, Francia, Argentina, Cuba, Stati Uniti, Turchia, Ungheria e Australia. Nonostante la fotografia sia il suo lavoro, Vignoli non ha mai smesso di coltivare la passione della letteratura: ha pubblicato due romanzi (Un lampadario nell’anello di fumo - Bastogi, 1992, Il soffio sulla spalla - Bastogi, 2006), una raccolta di racconti (Se un altro fosse me - Bastogi, 2008), una raccolta di racconti fotografici e di narrativa (5 fotoromanzi d’amore sfrenato - Calliope, 2011), un libro fotografico con le poesie di Claudio Damiani (Fondi, percorsi d’acqua - Associazione libero de Libero, 2016), una raccolta di poesie, L’inverno sono gli altri - Edizioni Ensemble 2016 e una traduzione dal francese (Histoire de l'Ethnologie di Jean Poirier - Lucarini, 1987).

Inaugurazione con Marty G. Two Bulls discendente del Capo Sioux Crazy Horse

01 Dicembre 2016 - 15 Gennaio 2017
Inaugurazione: 1 dicembre 2016, ore 17.30
Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini
Piazza Guglielmo Marconi, 14
Roma EUR

Personale di Matija Tomc

Atelier Home Gallery invita il pubblico a conoscere nella data del 1 dicembre 2016 le opere del fotografo Matija Tomc in occasione della mostra allestita dalla curatrice Matilde Tiriticco presso gli spazi del ristorante Bracerie Venete di Trieste.
La mostra porta all’attenzione del pubblico una selezione di scatti che il fotografo sloveno, in bilico tra arte e fashion, ha realizzato negli ultimi due anni. I soggetti sono giovani donne che dialogano con lo spazio e si collocano all’interno di vere e proprie storie, di situazioni narrative in cui l’osservatore può incontrare le ombre di altri gesti e altri personaggi: dalla giovane ragazza asiatica affamata di “junk food” alla nobile bellezza dei “ritratti alpini” immortalata nell’incantevole location di Bled, passando per “trashy Juliet” all’Opera e per la bellezza spavalda e ribelle di Prisha nella sua dimora di tappeti persiani.
Stampe a volte ridotte, a volte estese, per lo più accompagnate da cornici dorate antiche, che presentano la bellezza della donna nella sua semplicità, smontandone finzione e caricature proprie delle pose da copertina.
La fotografia di Matija Tomc, infatti, si avvicina nella sua sensibilità del divenire e nella sua profonda ironia a fotografi come Juergen Teller e Terry Richardson che, attraverso l’utilizzo del flash, immortalano le forme e i colori nel limite temporale di un istante.
Senza veli né strutture, la fotografia dell’artista sloveno si cala all’interno del bisogno di anticonvenzionalità che la moda degli anni 90 rappresentava nelle sfilate, portando alla dissoluzione del culto del brand e all’esaltazione di uno stile libero, composito e specchio della propria personalità.
Nelle foto esposte nella personale di Tomc, ci si imbatte nel realismo presente nel glamour, in una valorizzazione della quotidianità per cui il semplice fatto di fotografare qualcosa gli conferisce diversa dignità.
Qui il gesto fotografico diventa in grado di ristrutturare il reale, mutandone il significato e operando un intervento di rivitalizzazione estetica: immagini senza ritocco con Photoshop o interventi veramente minimali lasciano i soggetti raccontare la verità della pelle e dello stile, secondo la scuola o sensibilità dello “snapshot” che ci dà la sensazione di osservare storie intime e inesponibili.
Foto costruite ad arte per sembrare dinamice, fluide, naturali. Una finzione magica libera da costrizioni e aspettative che comunica direttamente con l’osservatore senza far pesare la presenza del medium della stampa o del fotografo stesso.

Matija Tomc (Slovenia) inizia a fotografare professionalmente nel 2013, dopo aver condotto studi in project business e aver lavorato per tredici anni come business manager nel settore edile.
Attualmente lavora come fotografo di moda per Adria Media (rivista Story & ELLE Slovenija), che copre reportage presso gli editoriali di moda. E' stato selezionato come uno degli otto miglior fotografi dal photo editor Alessia Gaviano di Vogue Italia, portando i suoi scatti ad esser pubblicati sull'omonima e prestigiosa rivista.
Negli ultimi anni Matija ha preso parte a diverse mostre di moda e d’arte slovene (come la progettazione e l’organizzazione dell’installazione d'arte visiva con effetto 3D per la Fashion Week Slovenia), fra cui ci fa piacere sottolineare la mostra personale presso la National University Library di Lubiana.

lunedì-domenica, ore 17 alle 24
chiuso: martedì

1 Dicembre 2016 - 10 Febbraio 2017
Aperitivo inaugurale: giovedì 1 dicembre 2016, ore 19
Bracerie Venete
Via Madonnina, 5
Trieste

Bruno Cattani - Carousel

Il viaggio fotografico di Cattani attraversa i luoghi che formano la nostra memoria, luoghi che da sempre conserviamo dentro di noi, strade, case, stanze, città, a volte oggetti di uso comune, vissuti secondo ogni individuale percorso di vita. Un cammino attraverso il quale registriamo emozioni che arricchiscono e nutrono la nostra anima, attribuendo a questi luoghi la storia di ognuno di noi. Questi luoghi, infatti, possiedono un’anima.
Il viaggio per immagini di Cattani, contiene elementi narrativi ed evocativi, andando oltre alla mera documentazione, riportando in vita le emozioni e la magia che appartengono alle nostre esperienze personali e collettive.
La magia continua con le immagini di Carousel ; la capacità di una giostra non è solo quella di mutare, come in un sogno, il trascorrere del tempo cadenzando i minuti al ritmo di una tenera melodia, che ricorda un’infanzia felice, un innocenza svanita anni fa, ma anche quella di riuscire a creare dei mondi irreali, fuori dal tempo che scaturiscono dal rapporto fra loro e con il luogo dove viene posta.

Attraverso una precisa scelta estetica, Cattani - che ha girato in lungo e in largo per il mondo ricercando giostre e fotografandole spesso senza figure presenti - sovraespone l'ambiente circostante e accentua i colori delle sue giostre, ponendole in questo modo fuori dal loro contesto e sottolineandone l'atmosfera sognante, come se fossero navicelle spaziali appena atterrate in un mondo magico dove il tempo e lo spazio non esistono; un luogo nel quale, almeno per la durata del giro, si può fermare il tempo e tornare indietro ai tempi d'oro dell'infanzia nel quale, e qui sto parafrasando Freud, da bambini ci si costruiva un proprio mondo, o meglio, si dava a proprio piacere un nuovo assetto alle cose del proprio mondo.

Piergiuseppina Fagandini, Psicologa e Psicoterapeuta scrive “Nel gioco i bambini riproducono simbolicamente fantasie, paure, desideri, esperienze, e nel farlo si servono dello stesso linguaggio e della stessa forma di espressione arcaica e filogeneticamente acquisita che ci è ben nota nei sogni. Il gioco del bambino si può assimilare al sogno dell'adulto. Le fantasie consce e inconsce del bambino e le sue rappresentazioni mentali trovano nel gioco la loro messa in scena, così come il sogno è la messa in scena della fantasia inconscia dell'adulto.”

Allora, seguiamo complici Bruno Cattani in un giro di giostra, mutando, come in un sogno ad occhi aperti, la realtà in uno spazio irreale fuori dal tempo e trasformiamo questo spazio, in pura fantasia dando vita per pochi minuti ad una magia.

Scheda tecnica:
Stampe ai pigmenti su Carta Canson fine Art, Dbond e cornice
cm 60 x 80 e cm 80 x 100
edizioni di 8 esemplari

Biografia
Bruno Cattani vive e lavora a Reggio Emilia. Negli anni riceve numerosi incarichi nell’ambito della ricerca fotografica per musei quali il Musée Rodin, il Musée du Louvre, l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi; l’Istituto Nazionale per la Grafica, il Pergamonmuseum di Berlino e la Soprintendenza Archeologica di Pompei. Nel 2000 è presente nell’esposizione D’après l’Antique al Musée du Louvre e, nello stesso anno, la sua mostra L’arte dei luoghi è inserita all’interno del programma del Mois de la Photo di Parigi. Figure Nel Tempo è il titolo della personale che si tiene, nel 2002, alla Galleria Civica di Modena a cura di Walter Guadagnini. Nel 2003 espone alcune sue fotografie che gli sono state commissionate dal Musée Rodin di Parigi, nella mostra curata da Sandro Parmiggiani Camille Claudel. Anatomie della vita interiore tenutasi a Palazzo Magnani di Reggio Emilia. E’ tra gli artisti invitati ad esporre nel 2011 al Padiglione Italia della 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, selezionato da Italo Zannier.
Il 2014 è l’anno della ristampa del volume Memorie, edito da Danilo Montanari Editore, nuovo capitolo della sua ricerca che prosegue con molti nuovi scatti.
Le sue fotografie sono conservate presso gli Archives Photographiques du Musée du Louvre, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, The New York Public Library for the Performing Arts, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Bibliotéque Nationale de France di Parigi, il Musée Réattu d’Arles, il Musée de la photographie di Charleroi, il Musée Nicephore Niépce Ville de Chalon sur Saône, la Maison Europeenne de la Photographie di Parigi, la Polaroid Collection e il Museo di Thessaloniki (Grecia).

marted-sabato, ore 15-19 e su appuntamento

1 dicembre 2016 - 11 febbraio 2017
Inaugurazione: giovedì 1 dicembre 2016, ore 18.30
VisionQuesT contemporary photography
Piazza Invrea, 4 r
Genova

Latododici '1'

KROMÌA è lieta di presentare “1 .”, la prima personale napoletana del duo fotografico Latododici (Chiara Arturo e Cristina Cusani).

In mostra, centoventi opere di piccolo formato incorniciate in una frame/installazione: un primo possibile punto che non chiuda, ma apra prospettive, sul primo anno del progetto di ricerca delle due giovani ma consapevoli artiste, unificato e sostanziato dalla convergenza di dimensioni (formato quadrato di dodici centimetri per lato), atmosfere estetiche ed emotive (distesi cromatismi e armonioso sentire), modalità operative (scatti essenziali da cellulare) e formalizzazione finale (curati packaging di qualità artigianale in materiali naturali).

Completano la mostra, oltre ad alcuni esempi dei diversi packaging finali delle opere, un pieghevole a fisarmonica con una serie inedita del duo su Napoli e un libro rilegato a mano con la totalità delle opere realizzate finora da Latododici.

«La sostenibile profondità dell’essere. Lieve non è necessariamente superficie. Ma, etimologicamente, è agile, rapido. Capace di saltare al di là, oltrepassare – nell’antica consapevolezza della sua radice sanscrita lagh – in un sol balzo leggero il feticismo cerebrale in cui troppo tristemente l’Occidente spesso, onanisticamente, si consola dalla sua paura di sentire. Levità, non superficialità, sono le gocce di visione di Latododici: porzioni di tempo e di mondo, angoli di percezione rubati da cellulare, da uno sguardo di tecnologia ormai così intima e quotidiana da aver dimenticato da tanto vanaglorie futuristiche, per posarsi confidenziale e tenera come bruma sul mondo, impalpabile, discreta, e lasciarlo poi un po’ più personale di come lo si era trovato. Recuperando autenticità e immediatezza, le apparizioni ottiche di Chiara Arturo e Cristina Cusani sono sintesi, appunti o, meglio, intuizioni pregne di potenzialità. Potenzialità, più che per futuri sviluppi progettuali, per aperture percettive. Non incompiuti abbozzi, ma nuclei energetici. Intuizioni bergsoniane o aristoteliche, modo di arrivare alle cose direttamente, senza passare attraverso una pedante o diacronica analisi. Partendo induttivamente dal basso di ogni giorno e ogni respiro, dalle myricae che sbocciano ogni istante negli occhi e nel cuore. […] Ogni giorno, come il primo. Il primo del presente. Ed ecco quindi 1 .: non mettere un punto_dove finisce l’ora, ma fare un punto_finora. Abbracciando, non rinchiudendo, la caleidoscopica molteplicità delle centoventi opere a oggi nate in una cornice/installazione che come frame/gestalt permetta l’autocoscienza, consenta di imbibirsi nel midollo dell’esperienza di ricerca appena fatta rivedendovisi come in uno specchio, rendendola a sua volta nuovo elemento, modulo, mattoncino costruttivo, microcosmo per nuovi macrocosmi. Del resto, di lievi, impalpabili, agili e incessantemente mobili atomi, da Democrito in poi, è composto in ogni sua profondità il mondo. Così come, da Dante in poi, “al vento nelle foglie lievi / si perdea la sentenza di sibilla”»

Dal testo critico di Diana Gianquitto, curatrice della mostra, con la direzione artistica di Donatella Saccani.

lun/merc/ven, ore 10.30-13.30 e 16.30-19.30
mar/giov/sab, ore 10.30-13.30

1 dicembre 2016 - 1 febbraio 2017
Inaugurazione: giovedì 1 dicembre, ore 19-23
Spazio Kromìa
Via Diodato Lioy, 11
(piazza Monteoliveto)
Napoli

"In un mattino nevoso corro fuori, senza cappello e senza cappotto, felice come un bambino"

Abbas Kiarostami

Saeed Kouros / Abbas Gharib

a polyphonic itinerary
crossover of iranian contemporary art and culture
vis-à-vis
Saeed Kouros
oltre la parola – beyond the word
Abbas Gharib
il silenzio racconta – the silence speaks
con la proiezione straordinaria del video: Roads di Abbas Kiarostami

In linea con il programma di proposte internazionali, C|E Contemporary Milano, in collaborazione con Tenstar Community – movimento per la nuova formazione cultura e creatività, presenta il progetto speciale Un itinerario polifonico – crossover dell’arte e della cultura contemporanea iraniana vis-à-vis Saeed Kouros Oltre la parola e Abbas Gharib Il silenzio racconta.

Inaugurazione venerdì 2 dicembre dalle ore 18.00 alle 21.00 alla presenza degli artisti, con proiezione straordinaria del video documentario Roads di Abbas Kiarostami, maestro del cinema iraniano, vincitore della Palma d’oro del Festival di Cannes nel 1997, recentemente scomparso.

La proiezione, voluta dall’architetto Abbas Gharib, vista l’amicizia che lo legava al grande cineasta, crea in mostra un dialogo con le opere fotografiche a ricreare le lunghe conversazioni che i due avevano sulla forza della natura. L’impressione è quella di avere il privilegio di assistere ad una conversazione, meditazione fra due amici sulla grandezza della natura incontaminata e sul bisogno di fuga dalla complessità della vita quotidiana.

“In un mattino nevoso corro fuori, senza cappello e senza cappotto, felice come un bambino.” Abbas Kiarostami

Disponibile in mostra il catalogo dell’opera dell’artista Saeed Kouros. La pubblicazione bilingue (italiano/inglese) edita da “InSedicesimo” con i testi di Viana Conti – critico d’arte e giornalista – raccoglie non solo le opere esposte presso C|E Contemporary, ma anche i pezzi storici del percorso artistico dell’artista iraniano.

Saeed Kouros

Oltre la parola

Beyond the word

di Viana Conti

Saeed Kouros (nato in Iran nel 1942) esponente di una pittura astratta di memoria calligrafica e carattere gestuale, si forma in un ambiente familiare dedito al collezionismo sia dell’Arte Islamica e Persiana delle ere Safavid, Zand e Ghajar che dell’Arte Contemporanea Occidentale. Sia per formazione, negli anni giovanili in Svizzera ed in Canada, che per sensibilità, l’artista matura nel tempo, accanto alla passione per il collezionismo e l’impegno nell’imprenditoria, l’intenzione di dedicarsi personalmente ad una tipologia di pittura, prevalentemente ad acrilico su tela, che coniughi un’attitudine calligrafica medio-orientale ad una gestualità pittorica di segno occidentale. La sua intensa esperienza sull’area dell’architettura e del design stimola la sua creatività sia quando dipinge che quando realizza creazioni ambientali. La sua intensità emotiva trova espressione in una scrittura del profondo, che affiora dal suo mondo interiore, da emozioni vissute durante l’infanzia e gli anni della sua formazione internazionale. La sua scrittura pittorica non è costituita da lettere alfabetiche riconoscibili, ma da impulsi gestuali che inventano nuovi alfabeti, tesi ad esprimere le pulsioni segrete dell’inconscio, i momenti emozionali del suo vissuto, l’energia creativa che l’attraversa durante l’azione pittorica. La sua cultura dell’antica scrittura, che ha tratto leggerezza ed eleganza formale dalle lettere e dalla decorazione medio-orientale, si libera dal peso del significato letterale per parlare, al di là della parola, tramite la forma, il gesto, il colore, il corpo, la poesia. La pratica quotidiana, spesso notturna, della pittura, diventa per Saeed Kouros un’azione liberatoria, una conquista di libertà interiore, scaturita da una sorta di esercizio di meditazione nel silenzio del suo atelier, che lo porta a ricercare e trovare la sua più autentica, segreta, identità. Le sue misteriose iscrizioni, provenienti da un mondo onirico e surreale, sembrano avvitate da spirali di vento. Particolarmente espressivi sono anche i suoi disegni a carboncino su carta o cartone. La sua tavolozza cromatica si fonda sui bianchi, i neri, gli azzurri, le ocre dorate. Il suo universo pittorico si suddivide in due principali correnti. Su un versante prende forma la corrente gestuale, astratta, informale, costruita sul vuoto, attraversata da segni o istantanei gesti di scrittura, emancipati dalla leggibilità, perché liberati dal vincolo di un senso, di un significato convenzionale e codificato. Su un altro versante prende forma la corrente geometrica, costruita su un piano cartesiano, su una metrica euclidea, come la mappa di uno spazio abitabile, attraversabile, ma comunque astratto, strutturato da un impianto lineare che si incrocia con tratteggi e riquadri scaturiti da un’esigenza di ordine mentale. La spirale e la curva esprimono l’energia dinamica delle Calligrafie dell’Anima di Saeed Kouros, mentre il quadrato e la linea esprimono l’ordine e l’equilibrio delle sue Dimore Mentali.

Saeed Kouros

Paesaggi naturali, alberi, la neve.

di Clelia Belgrado

La sensazione di solitudine e’ interrotta da figure come ad accompagnarci lungo un cammino in questo regno duro eppure sublime.

Gharib con estremo rispetto, semplicità e senza presunzione ci invita a seguire quasi in punta di piedi, attraverso questa sua rappresentazione minimale, quasi astratta, lo sguardo del suo grande amico e regista Iraniano Abbas Kiarostami.

Kiarostami aveva catturato nella sua Photo Collection Snow White la bellezza naturale del paesaggio iraniano in bianco e nero. Il contrasto di luci e ombre in questi paesaggi innevati, la semplice purezza delle linee, l’attenzione sugli alberi e gli schemi che i loro tronchi e rami creano attraverso le ombre sulla superficie abbagliante e irregolare della neve bagnata dal sole, sono visioni allo stesso tempo introspettive e profondamente universali; la grandezza e bellezza del mondo naturale incontaminato, stilizzate attraverso le tonalità di grigio, evocano uno stato d’animo di meditazione solitaria.

Gharib, in quello che potrebbe essere letto come una sorta di omaggio, sembra voler dar vita visiva alle sue lunghe conversazioni con Kiarostami sulla forza della natura – la neve che annulla ogni riferimento geografico, non importa se siamo a Teheran o sulle colline intorno a Verona, che lava e purifica da ogni appartenenza o attinenza politica-religiosa –, come a voler rianimare le innumerevoli domande senza risposta che emergono improvvisamente quando si osserva la natura nella sua maestosa semplicità.

L’impressione è quella di avere il privilegio di assistere ad una conversazione, meditazione fra due amici sulla grandezza della natura incontaminata e sul bisogno di fuga dalla complessità della vita quotidiana.

2 dicembre 2016 - 29 gennaio 2017
Inaugurazione: venerdì 2 dicembre 2016, ore 18-21
via gerolamo tiraboschi, 2/76
Milano

Arezzo & Fotografia
VI Biennale internazionale di arte fotografica

2-11 dicembre 2016
Arezzo

Lorenzo Pingitore - Fabbrica di Fiammiferi

La mostra è a cura di Lorenzo Balbi, curatore della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Lorenzo Pingitore (Torino, 1985) è un giovane artista di base a Torino che lavora prevalentemente con la fotografia e l’installazione. Fabbrica di Fiammiferi è il titolo del progetto, curato da Lorenzo Balbi, che presenta a Spazio7, caffetteria della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

Il ciclo di fotografie, prodotte appositamente per questa mostra, è stato realizzato in alcuni degli spazi abbandonati dell’Alpina, fabbrica di fiammiferi nelle vicinanze di Bosconero Canavese, attiva nel corso dell’Ottocento, ma in stato di abbandono da diversi decenni.

Gli spazi catturati dall’obbiettivo di Lorenzo Pingitore sembrano possedere una natura segreta. Portano con sé un non-detto, un segreto di cui vorremmo saper rintracciare il significato. L’artista ci sta comunicando un messaggio che verosimilmente riguarda la sua stessa biografia, i ricordi, la memoria, invitando l’osservatore ad entrare, a osservare e percorrere queste stanze chiare e vuote, eppure piene di tracce della vita passata. Le finestre si pongono come diaframmi fra l’interno e l’esterno, tra il buio e la luce: sono soglie che segnano il confine tra il passato imprigionato tra le antiche pareti e il presente al di fuori.

Lorenzo Pingitore non si è limitato a scattare e a fissare l’immagine sulla pellicola fotografica ma è intervenuto direttamente nel luogo stesso, attraverso il colore e l’inserimento di materiali. Le porte di metallo e le finestre – aperte, chiuse o semichiuse – graduando mano a mano l’intensità del chiarore, producono giochi di ombre cangianti. Le grandi colonne quadrate che scandiscono il ritmo di questa architettura, paiono guardiani monumentali; i vetri delle finestre ma anche frammenti di alluminio, e altri resti di lavorazione, catturano irregolari riflessi di luce e li riproiettano sul pavimento, ammantato di blu.

Nell’immagine fotografica sono scomparse tutte le tracce della fabbrica, del suo passato industriale, e della catena ordinata e precisa della produzione, cui si è sostituita una vibrante fissità, un senso di quiete e di attesa.

(Testo a cura di Lorenzo Balbi)

E’ possibile vedere la mostra durante gli orari di apertura della Caffetteria Spazio7.

Lorenzo Pingitore
Nato a Torino nel 1985, ha frequentato l’Istituto d’Arte Felice Faccio di Castellamonte (Torino), dove ha approfondito la passione per i maestri dell’arte e viene in contatto con alcuni grandi artisti come Ugo Nespolo. Una volta diplomato, ha iniziato il percorso di studi alla Facoltà di Architettura, presso il Politecnico di Torino, terminatosi con la laurea in Scienze dell’Architettura e dell’Ingegneria Edile.
Si avvicina alla fotografia come mezzo espressivo, sviluppando la sua tecnica anche grazie alle numerose partecipazioni nei backstage di noti marchi durante la settimana della moda; in occasione di questi eventi conosce e in seguito consolida collaborazioni con alcuni professionisti del settore.
Le competenze tecniche acquisite sul campo, gli danno la possibilità di usare la fotografia come mezzo per raccontare il suo lavoro creativo. Ferma immagini che gli suscitano emozioni e pensieri; non amante delle manipolazioni digitali, realizza installazioni in quei luoghi che gli hanno suscitato riflessioni ed emozioni, portandolo a sviluppare una poetica personale.

Giovedì: 20-23
ingresso libero
Venerdì - Sabato - Domenica: ore 12-19


Inaugurazione: 2 dicembre 2016, ore 18.30
Spazio 7
(area caffetteria Fondazione Sandretto Re Rebaudengo)
Via Modane, 16
Torino

Muybridge Recall
2 dicembre 2016 – 19 febbraio 2017
Galleria Credito Siciliano
Piazza Duomo, 12
Acireale

"Oltre quei monti sono altri monti, ei disse, ed altri ancora; e lontano lontan Francia; ma via non avvi; e mille son que’ monti, e tutti erti, nudi, tremendi, inabitati, se non da spirti, ed uom mortal giammai non li varcò. – Le vie di Dio son molte, più assai di quelle dei mortal, risposi; e Dio mi manda. – E Dio ti scorga, ei disse."

Alessandro Manzoni

Montagne di Francesco Fumagalli


Nella mostra verranno esposte immagini e gigantografie, realizzate da Francesco Fumagalli, inerenti paesaggi dell'arco Alpino riprese negli ultimi due anni dalle cime del Canton Ticino. Sono immagini digitali caratterizzate da una elevata definizione ottenuta mediante tecniche di ripresa ed elaborazioni software applicate per la prima volta in foto di paesaggi terrestri a lunga distanza. L'effetto ottenuto è di grande impatto visivo.

sabato e domenica, ore 15-18
Visite anche su appuntamento (tel. 079 221 56 03 o 077 413 25 26)

2 dicembre 2016 - 8 gennaio 2017
Inaugurazione: venerdì 2 dicembre, ore 18-20
Galleria La Loggia
Piazza della Chiesa
Carona (Lugano)

Con i tuoi occhi: impressioni dei sensi

sensibilità s. f. [dal lat. tardo sensibilĭtas -atis, der. di sensibĭlis «sensibile»]. Capacità, attitudine a ricevere impressioni attraverso i sensi; in fotografia - attitudine di una lastra, una pellicola e sim., a lasciarsi impressionare dalla luce.

Cosa definisce invece la nostra personale sensibilità a lasciarsi impressionare dalle immagini? Cosa definisce quella sensibilità che ci permette di vedere una fotografia nella nostra mente prima ancora che venga scattata?
Abbiamo cercato di dare risposta a queste e molte più domande attraverso un progetto di fotografia sperimentale.
Sei non vedenti e sei fotografi, selezionati e messi in coppia hanno lavorato per un mese ad un loro progetto fotografico, che hanno scelto insieme, che hanno vissuto insieme.
Il risultato è sostanzialmente un’esperienza carica di emozioni e sensazioni uniche che cercheremo di raccontare attraverso le immagini da loro realizzate, infatti ogni coppia ha prodotto sei fotografie ed abbiamo chiesto espressamente che non fosse indicato l’autore per ogni foto, per dare ancora più valore all’esperienza di complicità, complementarità e confronto che hanno vissuto.
Insieme alle loro immagini verrà proiettato il video diretto da Giuseppe Pezzulla, con le interviste a loro, i nostri dodici protagonisti.
E se ancora non bastasse verrà presentato il quaderno “Con i tuoi occhi” che racchiude i lavori, le loro brevi testimonianze, il commento dei commissari (Giuseppe Biancofiore, Benedetta Donato e Leonello Bertolucci) e l’introduzione dell’ideatrice, Valeria Potì. 
Loro, i nostri fotografi sono: Adriano Nicoletti, Gigi Mangia, Mariantonietta Luongo, Daniele Marchello, Laura Greco, Salvatore Peluso, Mimmo Villani, Massimo Cervelli, Federico Patrocinio, Tony Donno, Veronica Garra, Annamaria Potì.

3-11 dicembre 2016
Inaugurazione: sabato 3 dicembre, ore 19
Galleria Francesco Foresta
Via Federico D'Aragona, 3
Lecce


Vissuti - Fabrizio Tempesti

“Vissuti” è il titolo della monografia e della mostra che la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF) ha dedicato a Fabrizio Tempesti, nominato Autore dell’Anno 2016.

Le fotografie esposte raccontano il percorso di un fotoamatore pratese che ha iniziato ad amare la fotografia durante gli anni del Liceo Classico Cicognini ed ha ottenuto i primi successi nei concorsi nazionali dopo l'iscrizione al Fotoclub Il Bacchino, nella seconda metà degli anni '70. Si tratta di immagini inizialmente realizzate con pellicola in bianco nero e stampate nella sua camera oscura, per poi passare al colore, fino ai lavori più recenti realizzati in digitale o con il cellulare. I “Sassi acuti della Calvana” e “Il Tempo dei cento colpi”, indagini fotografiche realizzate in collaborazione con il Comune di Prato, poi ancora racconti di mondi lontani e storie di volontariato sociale saranno presentati in occasione dell’inaugurazione della mostra.

3 – 31 Dicembre 2016
Inaugurazione: sabato 3 alle, ore 17
GALLERIA ESPOSITIVA LAZZERINI
Via Puccetti, 3
Prato

Sguardi - fotografie di Marco Rilli Il 16 ottobre 2012 a Milano chiude lo storico ristora

nte Mc Donald’s in Galleria Vittorio Emanuele, ultimo baluardo della normalità in uno dei luoghi più eleganti della città. Vengono serviti gli ultimi "pasti democratici", Mc Donald’s lascia il posto a Prada, in una Galleria sempre di più meta di turisti che guardano le vetrine di negozi in cui pochi possono permettersi di entrare.
«Quando fotografo vivo una condizione ideale che potrebbe sembrare contraddittoria ma non lo è affatto, un perfetto equilibrio tra il bisogno di solitudine e la necessità di non isolarmi. In questo lavoro ho raccolto gli sguardi degli ultimi avventori. I loro pensieri sembrano materializzarsi nei riflessi delle vetrine che filtrano e separano la realtà dai sogni quotidiani, facendoli affiorare appena come su una lastra fotografica» (M.Rilli)
tutti i giorni, ore 06-24
ingresso libero

3 dicembre 2016 - 14 gennaio 2017
GALLERIA ARTEPASSANTE
mezzanino Passante Ferroviario Porta Venezia
Milano

Sidney James Frederick Hayes . Un fotografo ritrovato

Una cassa di legno e una vecchia valigia di pelle e centinaia di fotografie in bianco e nero arrivate al Museo. Un incontro casuale e la scoperta di una personalità poliedrica e dallo sguardo disincantato sulla realtà: Sidney James Frederick Hayes, un fotografo nato a Londra il 6 marzo 1913, che ha trascorso molto tempo in Italia.

E’ stato socio del Fotoclub di Padova, iscrivendosi il 10 febbraio 1976 e diventando Vicepresidente dal 1981-84. Chi lo ha conosciuto, lo ricorda come un ottimo fotografo, come un buon amico, molto riservato e di non troppe ma sagge parole, e propositivo di stimolanti idee. Lo ricordano con la sua inseparabile pipa. Muore a Padova il settembre 1987 ed è sepolto nel cimitero Maggiore della città veneta.
La mostra racconta ritratti, paesaggi, dettagli di natura e di architettura. Non diciamo oltre, venite a scoprirlo in questa mostra, la prima e unica, testimonianza di come le casualità portano alla nascita di eventi emozionanti.

Angeli dormienti - Fotografie post mortem dalla collezione di Priscilla Murli

In occasione dell’inaugurazione il prof. GABRIELE CHIESA terrà la lezione 
Tanatofobia del rito fotografico. 
Funzione sociale della fotografia nell'elaborazione del lutto individuale e collettivo

E’ il mistero più grande, quello più profondo e suggestivo, il punto di arrivo e di non ritorno, la Morte. 
Anche io la temevo non sapendo nulla di lei, lasciavo che adagiasse uno spesso velo nero sul mio inconscio, fino al momento in cui l’ho conosciuta veramente, da vicino, intimamente. Sono stata una tra i pochi ad essere tornata indietro, probabilmente non era ancora giunto il mio momento, ma da allora l’ho guardata con occhi diversi, l’ho sentita una grande forza positiva, un’amica, una compagna di viaggio giusta e imparziale. 
Ha così cominciato ad affascinarmi, a suscitare in me il desiderio di avvicinarla, di vederla, di approssimarmi a lei il più possibile senza tuttavia superare quella sottile linea di passaggio. Ho iniziato anche a cercare una forma di espressione che più mi rendesse partecipe del suo essere, un mezzo per avvicinarmi a lei, con rispetto e meraviglia, più di ogni altro e meno di quello estremo.
Le foto post mortem sono entrate così nella mia vita, quasi per caso. Oggetto di collezionismo negli stati di area anglosassone, quasi sconosciute ed evitate in Italia. Non mi sono fermata a questo, ho voluto anche scegliere il soggetto ritratto più difficile da accettare, quello che suscita più dolore, i bambini, perché volevo portare la luce là dove è buio per antonomasia, suggerire un’interpretazione diversa di ciò che nessuno di noi potrà mai evitare, invitare all’accettazione serena di un fenomeno che ci accomuna tutti.
Hanno fatto parte della Storia, hanno il diritto di essere conosciute e di essere sottratte all’oblio: senza commettere l’errore di decontestualizzarle potremo osservarle con amore e rispetto, con curiosità e anche con disappunto, perché no, ma non le potremo né dovremo più dimenticare.
La mia collezione è nata e si è sviluppata in alcuni anni, ho acquistato in tutto il mondo anche tramite internet e ho cercato di prendere soltanto le foto che mi dicevano qualcosa, che mi comunicavano altro al di là dell’immagine in esse riprodotte: le ho ascoltate e amate, mi auguro che anche coloro che decideranno di venirle a vedere riusciranno ad ascoltarle con il cuore.

Priscilla Murli è nata a Roma il 4 febbraio 1974. Dopo gli studi classici ha conseguito la laurea in Lettere moderne presso l’Università “La Sapienza” di Roma, è stata editore ed è regolarmente iscritta all’albo dei giornalisti pubblicisti. Sposata e madre di due bambini, dal 1992 vive nella provincia di Viterbo. Dal 2010 le sue opere hanno ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali il primo premio con medaglia d’oro all’Estemporanea di poesia in Sutri, il primo premio nella sezione poesia religiosa all’Estemporanea di poesia di Roma ed al concorso La freccia di Cupido e secondo premio al concorso Su tomi di sabbia a Taranto. La raccolta “Sussurrare alle onde” è stata primo premio al concorso “Ève – la vigilia della vita”. La poesia “Io clown” contenuta nel volume “Un’anima qualunque” è stata selezionata per un’antologia donata al Presidente della Repubblica.
La poesia “La cicala” è stata selezionata per una miscellanea presentata il 31 gennaio 2011 al Senato della Repubblica Italiana. La poesia “Ghiacciai” é stata selezionata per l’antologia “E’ solo poesia” della GDS edizioni. Inoltre due suoi scritti, “Mani” e “Frammenti di ghiaccio” sono stati pubblicati nella miscellanea “Diversi amori” edita da Edizioni ArcheoAres. Recentemente alcune sue poesie sono state pubblicate in due antologie: “Del leone e della rosa” Fusibilia edizioni e “Trame vellutate di poesia” edita in proprio dall’associazione Perle d’autore. Un’altra opera è presente sul sito “Poeti e poesia”. Sempre con le Edizioni Archeoares ha pubblicato i romanzi Diario di donne, Alla fine di un viaggio e il recente Con la bocca piena di terra. Le Edizioni Archeoares curano anche il catalogo della mostra Angeli Dormienti.
Mar-gio, ore 9-12
sab-dom, ore 16-19
Ingresso Libero

3 dicembre 2016 - 8 gennaio 2017
Inaugurazione: sabato 3 dicembre, ore 17-19
Museo Nazionale della Fotografia Brescia
Via San Faustino, 11D
Brescia

Omaggio a Derno Ricci - Una passeggiata fra viaggi e desideri


Dal 3 dicembre 2016 fino al 14 gennaio 2017 si terrà alla Galleria BOTTICELLI ANTICHITÀ in Via Maggio a Firenze una mostra dedicata a Derno Ricci, fotografo toscano scomparso nel 2009, un omaggio alla sua figura di viaggiatore e di sognatore. In mostra una selezione di quaranta foto tratta da alcuni dei lavori dell’artista, ispirati dai suoi numerosi viaggi e progetti, realizzati nel corso della sua carriera. Bruno e Eleonora, amici di sempre dell'artista, proporranno nella loro Galleria un percorso ragionato e sentimentale fra i soggetti fotografici di Derno (spiazzanti cavalli, mucche e cimiteri) e i loro oggetti d'arte, ricreando così nei loro spazi l'atmosfera di un eclettico collezionismo.

Bruno Casini, scrittore, giornalista e organizzatore culturale fiorentino, grande amico e compagno di molti viaggi di Derno, nella serata di inaugurazione ricorderà “Derno attraverso i viaggi e la musica, due grandi passioni, due riferimenti importanti nella sua vita. Voglio leggere alcuni pezzi del racconto di viaggio che ho fatto con lui a Zeltweeg, in Austria per assistere al concerto dei Rolling Stones. Un viaggio stralunato, un viaggio allegro, un viaggio cantato, un viaggio dove non abbiamo dormito per due notti, felici, galvanizzati”

Necropolitanie, scatti degli inizi degli anni ’80 realizzate durante molteplici viaggi in diversi luoghi monumentali in Europa; L'Isola delle Anime, un omaggio ai cimiteri monumentali “Agli Allori” e “Porta a’ Pinti”, testimonianza della presenza a Firenze di diverse culture, nel rispetto delle reciproche libertà realizzato a quattro mani con Fosco Maraini per la mostra che si tenne a Firenze a Palazzo Strozzi nel 2001. In questo lavoro Derno esplora l’erotismo nelle sculture dei cimiteri. “Io sono lo gnostico segno / d’un volo d’altissimo ingegno / stupende eresie / e simbologie / ci schiudono un mistico regno” scrive Fosco Maraini in uno dei limmerick scritti per “L’isola delle anime” poi raccolti in un catalogo edito da Polistampa; Animali, è invece la raccolta di ritratti di affascinanti animali, immortalati in studio o in esterno, durante la sua collaborazione con Linea Verde-RAI1. Derno Ricci passava interi giorni e soprattutto notti a conoscerli e a studiarli, riuscendo ad esprimere la loro bellezza interiore ed esteriore attraverso lo scatto improvviso e unico in incredibili pose.

La mostra inaugura in occasione di CONTEMPORANEAMENTE Arte design artigianato e cultura contemporanea in Via Maggio, iniziativa, giunta alla sua VII edizione, ideata e promossa dall’Associazione Via Maggio e finalizzata a dare risalto a tutte le realtà fiorentine che si muovono in questo ambito.
Derno Ricci nasce a Sansepolcro nel 1949. Per più di trent’anni Derno Ricci ha vissuto a Firenze, base per i suoi frequenti viaggi e reportage in India, Congo, Mali, Afghanistan, Giappone. E’ attratto dal mondo in genere ma soprattutto dalle persone, per questo il suo terreno preferito è il ritratto. Per due anni è stato inviato speciale per il mensile FRIGIDAIRE, per cui pubblica un’importante documentazione sui PIGMEI BABINGA della LOBAYE. Collabora con riviste e case editrici con i suoi tanti reportages dal MALI all’INDIA, dal CONGO alla SIRIA, da TOKYO a NEW YORK. E’ uno dei sei creatori della rivista WESTUFF diventata poi EMPORIO ARMANI MAGAZINE. Fotografo ufficiale di Linea Verde-RAI 1 con Sandro Vannucci e GUSTIBUS-RAI 3. Per sei anni gira per un’Italia sconosciuta e fantastica. Pubblica un lavoro a quattro mani con il celebre Fosco Maraini. La sua vita professionale si ferma a Il Cairo, dove sceglie di trasferirsi. Lavora con agenzie pubblicitarie e per il cinema e trascorre serenamente gli ultimi anni della sua breve vita.

3 dicembre 2016 – 14 gennaio 2017
Inaugurazione: sabato 3 dicembre, ore 18
CONTEMPORANEAMENTE Arte design artigianato e cultura contemporanea in Via Maggio
Galleria Botticelli Antichità
Via Maggio, 43r
Firenze
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Donne


La mostra di Giuseppe Leone, curata da Giuseppe Lo Magno e Viviana Haddad, propone un'ampia collezione di foto, realizzate in un lungo arco temporale (dal 1968 al 2015) dedicate tutte alla figura muliebre, all'erotismo, alla sensualità femminile. La mostra sarà inaugurata domenica 4 dicembre, alle 18,30. I testi del catalogo sono stati curati dallo stesso Leone e da Caterina Magliulo.

"Scatto dopo scatto ho cercato di raccontare la donna, lontano dai cliché: il mio interesse non è mai stato legato alla rappresentazione degli amori, delle ambiguità, delle contraddizioni umorali e passionali, espressioni fuorvianti tipiche del raccontare la donna nell'attuale contesto dei cambiamenti sociali.
Il mio è uno sguardo carezzevole, che ricerca la bellezza femminile nel suo vivere quotidiano; nell'incedere travolgente e nel vortice sottile dell'erotismo, ne ho colto la sensuale gestualità, le movenze che sprigionano la delicata passionalità" Giuseppe Leone

L'autore ha selezionato e propone una serie di foto realizzate in quasi 50 anni di attività:

"Intorno agli anni '60 nascono le prime fotografie e da allora fino ad oggi la mia ricerca non si è fermata. Dalla vestizione della sposa, agli scatti rubati, dalle immagini costruite seguendo l'incedere della mia fantasia, dalle lucciole, adescatrice o gioconde, alle dormienti, colte nei silenzi delle stanze mentre dormono o alla donna semplice colta in una voluttuosa danza".

"In Giuseppe Leone non esiste quella rapacità tutta mascolina nella cattura di immagini di nudo femminile propria di tanti suoi colleghi. Il suo sguardo è, invece, gentile e preveggente nel cogliere l'attimo appena precedente e rende gli spettatori complici e consapevoli. Dietro la macchina fotografica egli colleziona attimi fulminei, intuendo che sta per accadere qualcosa di piccolo e grande al tempo stesso. La magia di Giuseppe Leone sta proprio qui, fotografare qualcosa che nessuno riesce a scorgere, ci fa riconoscere qualcosa che noi altrimenti non noteremmo". Caterina Magliulo

martedì-sabato, ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00.

4 dicembre 2016 - 14 gennaio 2017
Inaugurazione: domenica 4 dicembre 2016, ore 18:30
Galleria Lo Magno
Via Risorgimento, 91-93
Modica (Sicilia)

Un viaggio in bianco e nero fra le icone della Dolce Vita

Dal 5 dicembre, e per tutto il periodo delle feste natalizie, Italo ospiterà presso la propria Lounge di Roma Termini una selezione di scatti provenienti dall’archivio di Carlo Riccardi, il paparazzo per antonomasia: Un viaggio in bianco e nero fra le icone della Dolce Vita.

Riccardi, fotografo e pittore italiano, attraverso i suoi scatti ha descritto e accompagnato divi, politici, papi, ma anche gente comune attraverso oltre mezzo secolo di storia, raccogliendo il tutto in un immenso archivio di oltre quattro milioni di fotografie certificato dal Ministero dei Beni Culturali. La sua lunga carriera, e la costante presenza in un arco di tempo fiorente di momenti importanti per il Paese, lo portò ad immortalare sulla pellicola fotografica un’esclusiva successione papale, tutti i presidenti italiani da Enrico De Nicola a Sergio Mattarella e tanti personaggi del mondo musicale italiano e straniero.    

Gli scatti in mostra non saranno quelli di sempre ma verranno esposti quelli più originali, cogliendo le star del cinema negli atteggiamenti più curiosi: dalla bellissima Ursula Andress che sale la scalinata di Piazza di Spagna con foulard e occhiali da sole, a Audrey Hepburn a passeggio per il centro della Capitale, passando per il sorridente Ugo Tognazzi sul set ed il divo Marlon Brando in tutto il suo fascino. Per rendere ancora più suggestiva l’atmosfera ci saranno delle riproduzioni a dimensioni naturali di diverse celebrità.

Il 5 dicembre si terrà il vernissage dell’evento, che si svolgerà in un clima di festa, con ospiti del mondo del cinema e della televisione, tra questi Diane Fleuri, Sandra Ceccarelli, il regista Francesco Patierno, la star di un posto al sole Miriam Candurro e i giovani  interpreti di Braccialetti Rossi e della nuova fiction La mafia uccide solo d’estate.

La Lounge Italo Club di Roma Termini sarà la prima tappa di questa esposizione, che poi dopo le feste si trasferirà nelle altre esclusive sale Italo. In questo modo Italo offre una nuova esperienza a tutti i suoi viaggiatori che hanno accesso alle Lounge, proponendo di passare il tempo di attesa del proprio treno ammirando questi magnifici scatti. 

Le Lounge, concepite per offrire il massimo del confort e dei servizi ai viaggiatori, sono gli spazi ideali per ospitare simili eventi, rendendo sempre più esclusiva l’esperienza di viaggio di chi sceglie Italo.

5 dicembre 2016 – 6 gennaio 2017
Inaugurazione: lunedì 5 dicembre 2016
Lounge Italo Club
Roma Termini

Nanda Vigo - Portraits from 1936 to 2016


L’esposizione è un omaggio all’architetto artista e designer Nanda Vigo in occasione del suo ottantesimo compleanno. La Mostra ripercorre la carriera di Nanda attraverso i ritratti che celebri fotografi le hanno scattato dagli anni ’60 ad oggi, alcuni ancora inediti ed esposti per la prima volta al pubblico. Uliano Lucas, Antonia Mulas, Fabrizio Garghetti, Ruven Afanador, Lothar Wolleh, Maria Mulas, Laura Salvati, Maurizio Marcato, Vana Caruso e Aldo Ballo, Gabriele Basilico, Erhard Wehrmann, Guido Cegani, Titti Marchese, Enrico Cattaneo sono solo alcuni degli Artisti presenti. Le immagini la ritraggono fin da bambina con il pittore Filippo De Pisis inginocchiato per abbracciare la piccola Nanda, nei momenti salienti della sua carriera in occasione di Mostre, nei luoghi delle sue creazioni od insieme ai maestri ed amici di sempre: Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani, Remo Brindisi, Massimo Vignelli, Giulio Turcato, Alik Cavaliere.
martedì-venerdì, ore 11-18
chiuso altri giorni
ingresso libero

5 dicembre 2016 - 20 gennaio 2017
SPAZIO GORANI8
via Gorani,8
Milano

"Il momento in cui una cosa si trasforma in un’altra è magico"

Vik Munitz

STORIES OF P (Chapter One)


Gli spazi dell’ex Teatro Paesana, ospitano la prima mostra personale dedicata al poliedrico artista torinese Giuseppe Verdino (detto Pepé) con una ampia selezione di opere realizzate lungo un arco temporale di oltre trent’anni nella mostra STORIES OF P (Chapter One), a cura di Enrico Debandi.

Lo scorrere della storia - intesa non in senso ampio, quanto piuttosto come raccolta delle esperienze personali che si intrecciano con quelle degli altri individui - è il comune denominatore dei lavori presenti in mostra, nonostante l’apparente incongruenza estetica causata dai diversi mezzi espressivi, tecniche e materiali impiegati. La mostra vuole indagare soltanto parzialmente il poliedrico e vastissimo repertorio di questo eclettico artista, che ha accumulato e messo in “incubazione” nel corso del tempo un’enorme quantità di immagini e oggetti che, come tante tessere di un collage, ci raccontano la sua esperienza di vita.

La serie fotografica “Damaged” è particolarmente rappresentativa della sua visione poetica: si tratta infatti, nella maggior parte dei casi, di fotografie realizzate partendo da negativi di pellicola analogica scattati a partire dagli anni Ottanta e sottoposti ad un periodo di “invecchiamento” dove il fattore temporale ha agito da incognita, determinando la casualità delle immagini finali. Il risultato di questa “stagionatura” appare sorprendente all’occhio, trasfigurando i soggetti attraverso graffi e macchie, saturazioni di colore e sgranature, abrasioni e sfocature che arricchiscono di significato le fotografie, che sembrano come “filtrate” attraverso la memoria. Altre immagini sono invece il frutto dell’usura e della consunzione del tempo, dove le lacerazioni e le cicatrici diventano testimoni silenziose dello scorrere della storia. Appartenenti in gran parte ad una sfera personalissima e risalenti ad un’epoca dove i contrasti sociali e politici riflettevano le tensioni di una Torino che si avviava sul sentiero della post-industrializzazione, queste testimonianze visive risultano essere affascinanti e al tempo stesso enigmatiche come certi ritratti dell’artista tedesco Gerard Richter, in cui sul soggetto o sulla narrazione prevalgono gli effetti pittorici, risultato di una magica metamorfosi dovuta all’instabilità dei sali d’argento o frutto delle ferite accidentalmente occorse alla pellicole attraverso il loro uso. Il loro significato e la loro bellezza emergono da una dimensione irreale e distante, dove i ricordi si sovrappongono mescolandosi in un magma cromatico e luminescente che evoca miraggi onirici e visioni del subconscio. Rispetto a oggi, dove l’immagine digitalizzata è immediatamente visibile e modificabile, queste opere si collocano concettualmente agli antipodi, poiché l’attesa e la casualità del risultato finale rendono gli scatti irripetibili, attraverso pratiche che non trovano paragone nel mondo dell’arte contemporanea. A segnare emblematicamente la conclusione cronologica di questa serie vi è un'unica immagine digitale “danneggiata” risalente al 2007, un ritratto realizzato con una macchina che prima di guastarsi in maniera definitiva ha catturato un ultimo istante di vita, mutandolo in una visione non più pittorica, come con le pellicole, ma grafica ed elettronica, segno del cambiamento dei tempi e dell’evoluzione della nostra società.

“Aka no origami” è una installazione che trae origine dalla passione adolescenziale dell’artista per questa antichissima forma d’arte giapponese, dove un foglio - solitamente di carta - viene piegato più volte fino ad assumere la forma di un oggetto, di un animale o, come in questo caso, di un fiore. La magia della trasformazione di una superficie piana in tridimensionale affascina la precoce creatività dell’artista portandolo nel 1984 a inventare, partendo da un modello classico, un tipo di origami che nella sua semplice complessità risulta innovativo ed unico. In occasione di questa mostra tale origami è stato realizzato in acetato trasparente in trecento esemplari che vanno a formare una installazione site-specific di grande impatto visivo che ricorda certe creazioni del designer belga Daniel Ost.

Innumerevoli piccole sculture, realizzate a partire dal 2004 ad oggi con materiali di scarto, formano il variegato universo di “Galactic Zoo”: esse sono il prodotto di un accumulo compulsivo e di procedure di riciclaggio comuni per molti aspetti alle correnti artistiche del Novecento, dal Dadaismo all’Arte Povera, passando attraverso l’Art Brut e i Fluxus. Caratterizzati da nomi ironici e talvolta spiazzanti, i personaggi di Galactic Zoo costituiscono l’aspetto più scanzonato ed artigianale del lavoro artistico di “Pepè” che, come una sorta di novello Dr.Frankenstein, genera da piccoli rifiuti di cancelleria e bricolage degli assemblage di piccoli mostri, insetti robotici che sembrano uscire dalle visioni dei racconti di Isaac Asimov. Nelle figurine dall’aspetto vagamente punk si riconosce chiaramente il tratto grafico dell’artista, visibile anche in un altro gruppo di lavori realizzati mediante sabbiature su vetro o specchio e esemplificati in mostra da un lavoro del 2009 intitolato Dune, scaturito dall’amicizia con l’artista pugliese Peppino Campanella.

L’opera di Giuseppe Verdino (www.giuseppeverdino.eu) non è riconducibile facilmente ad un genere preciso: la sua creatività spazia in diversi campi sconfinando in un’arte eclettica, dinamica e aperta a qualsiasi possibilità. Si può affermare quindi che il suo è un estro duttile che varia e si adatta al momento, utilizzando le risorse disponibili affidandosi all’improvvisazione e invitando lo spettatore a fare altrettanto, seguendolo nel suo mondo bizzarro come farebbe il Bianconiglio di Alice nel celebre romanzo di Lewis Carroll.

"Alice: Per quanto tempo è per sempre? - Bianconiglio: A volte, solo un secondo"

ore 15-19
lunedì chiuso
Ingresso libero

6 – 21 dicembre 2016
Inaugurazione: martedì 6 dicembre, ore 18
Teatro Paesana
Via Bligny, 2
Torino

Collettiva Sliding Eyes

Blue70 è lieta di presentare la serata dedicata agli allievi della scorsa edizione della masterclass di reportage e streetphotography tenuta da Fabio Moscatelli e Stefano Mirabella. L’incontro sarà l’occasione per visitare la mostra degli allievi e guardare una proiezione dedicata a tutti i lavori realizzati.

Con l’occasione i docenti presenteranno la seconda edizione in partenza a Gennaio prossimo.
La masterclass è un percorso formativo per esplorare due approcci fotografici diversi ma che spesso convergono. Il corso è rivolto a coloro che intendono realizzare progetti a lungo termine. Gli allievi saranno accompagnati nella scelta precisa degli obiettivi del proprio lavoro, per cercare di maturare una coscienza critica e un linguaggio personale ed autoriale.
Articolato in due diverse fasi che si svolgeranno in contemporanea, il corso approfondirà la street photography e il reportage.
La sfida è la creazione di fotografie in cui sia possibile ‘vederne’ l’autore, il tutto attraverso un percorso di conoscenza storica delle opere di Maestri del passato e contemporanei.

Autori in mostra:
Arianna Bonelli, Ciro Caputo, Francesco Filippi, Rita Montanari, Michele Mora, Francesco Tanferna, Dario Prestieri, Raffaella Sabbatini

Per informazioni: slidingeyes.masterclass@gmail.com - info@blue70.it

6-31 dicembre 2016
Inaugurazione: martedì 6 dicembre 2016
Blue70
Via dei Campani, 70b
Roma

Call for Exhibition + Screening
6 dicembre 2016 - 8 gennaio 2017
Inaugurazione: 6 dicembre 2016, ore 18.00
XV edizione di FOTOGRAFIA. Festival Internazionale di Roma
Macro
via Nizza
Roma

BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS

It's LIQUID Group, in collaborazione con World Hotel Ripa Rome & Sala da Feltre - Open ART, è lieta di annunciare l'inaugurazione della mostra BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS, It's LIQUID Art Show, che si terrà a Roma, dal 6 Dicembre, 2016 all'8 Gennaio, 2017 presso il WorldHotel Ripa Roma e la prestigiosa Sala da Feltre - Open Art.

BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS è organizzato e curato dall'Arch. Luca Curci (direttore di It's LIQUID Group).
L’inaugurazione dell’evento BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS sarà organizzato dal World Hotel Ripa Roma, e prevederà performances e musica dal vivo.
L’inaugurazione dell’evento si svolgerà martedì 06 Dicembre 2016 alle ore 18.00 presso WorldHotel Ripa Roma e Sala da Feltre - Open Art (ingresso gratuito).

BODYSPACES | HUMANS+HYBRIDS - La percezione del proprio corpo è il primo passo per l'appropriazione dell'identità. I corpi sono spazi per la sperimentazione umana, per il raggiungimento dell'umanità ed il suo superamento. I corpi della contemporaneità sono composti da elementi materiali e virtuali, influenzati dal mondo esterno ed interno, da azioni fisiche e psichiche. Il lavoro artistico sul corpo come spazio, sulla sua ibridazione, creerà un nuovo concetto di umanità, cominciando nuove vite possibili nella società multiculturale contemporanea.

Alessandro Risuleo sarà presente con tre differenti opere: la prima – presentata in tale sede in anteprima assoluta – fa parte dell’ultimo lavoro di Risuleo, Live Canvas, in cui i corpi tatuati dei protagonisti di ogni opera si incontrano e si scontrano dando vita a delle vere e proprie “tele vive” come suggerisce lo stesso titolo. La seconda – Hug (nell'immagine a seguire) – fa parte del recente “Body’s Contamination”, in cui l’autore ha scelto di raccontare la figura umana con una visione originale, concentrandosi solo su alcune parti del corpo “contaminate” dalle pennellate frastagliate e ruvide della vernice utilizzata, per evidenziare linee, sovrapposizioni di arti, volumi. L’ultima opera in mostra è Ban, che si interroga su una precisa domanda: “quando un nudo diventa arte e non deve essere censurato?”. Questa immagine invita a ripensare al concetto di censura nei social network e, allo stesso tempo, a quello dell’arte.

06 dicembre 2016 - 08 gennaio 2017
Inaugurazione: martedì 6 dicembre, ore 18
WorldHotel Ripa Roma
Via degli Orti di Trastevere, 3
Roma
06, 07, 08 Dicembre, 2016
Sala da Feltre – Open ART
via Benedetto Musolino, 7
Roma
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Eden - Anush Hamzehian & Vittorio Mortarotti

 
La mostra a cura di Stefano Riba espone le fotografie scattate ad Agarak, l'ultimo villaggio armeno prima del confine iraniano, da Anush Hamzehian & Vittorio Mortarotti, già raccolte nelle pagine di un libro.

Questo lavoro si chiama Eden, come il giardino da cui l'uomo fu cacciato. Come il paradiso perduto da cui l'arcangelo di John Milton se ne va dicendo: “Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso”. L'Eden che Anush e Vittorio raccontano si chiama Agarak e somiglia più all'inferno miltoniano che al paradiso biblico.
Agarak è l'ultimo villaggio armeno prima del confine iraniano. Per quasi tutti è un luogo di transito (di qui passano camion carichi di petrolio, droga e molibdeno, il minerale di cui è ricca la zona e che è fondamentale per l'industria bellica), ma per 4900 persone è il luogo dove trascorrere la propria esistenza. Ad Agarak vivono minatori (del molibdeno di cui prima), soldati russi (che controllano il vicino confine con l'Azerbaigian), prostitute e venditori di alcolici (per i soldati, i camionisti e gli iraniani in cerca di leggi meno severe), anziani ultranazionalisti che hanno vissuto nella costante oppressione di una terra stretta tra nemici (i turchi da una parte, gli azeri dall'altra) e giovani che sognano una vita altrove. 
Qui Anush e Vittorio hanno ambientato la serie di lavori (dieci fotografie di grande formato, un video e una videoinstallazione a tre canali) di cui si compone Eden. La scelta del luogo non è stata casuale, Anush è figlio di un rifugiato iraniano ed è stato concepito a Tabriz nel 1979, l’anno della Rivoluzione Islamica, durante l’ultimo viaggio dei suoi genitori in Iran. Nel marzo del 2014, insieme, Anush e Vittorio hanno deciso di andare il più possibile vicino al paese da cui tutto è cominciato, ma dove lui ancora oggi non può andare per le passate attività politiche del padre. Sono rimasti un mese alla frontiera armeno-iraniana. Qui, per la prima volta, tutti e due, vedevano l’Iran, le sue montagne, il fiume Aras e una strada che dopo qualche chilometro di curve arriva proprio a Tabriz. Ne è nato un lavoro che parte da un episodio autobiografico per diventare riflessione universale sui confini, la loro difesa, il senso di patria e la libertà di circolazione o, al contrario, la sua negazione.
Tre sono le domande che gli artisti si sono posti e che hanno posto alle persone che hanno conosciuto: Perché ci si muove? Perché si resta? Come ci si immagina il paradiso? Le risposte, filmate e riproposte nella video installazione che accompagna e completa la serie fotografica, sono segnate dal vivere circondati da nazioni ostili, un accerchiamento che genera isolamento e claustrofobia, ma anche dalla voglia di libertà e di andare oltre le barriere imposte dalla politica, la religione, la storia. 
In questo contesto il giardino per antonomasia, l'Eden, torna ad assumere il significato antico che deriva dalla radice indogermanica da cui la parola deriva, quel garten che significa recinzione. Si spiega così l'ossimoro generato dal titolo del lavoro che sembra far riferimento a un mondo bucolico e immacolato, ma che invece, al contrario, affronta il tema di un'esistenza trascorsa in un giardino circondato da sbarre.
Stefano Riba

La galleria resterà chiusa dal 23 dicembre 2016 al 6 gennaio 2017

7 dicembre 2016 – 21 gennaio 2017
Inaugurazione: martedì 6 dicembre 2016, ore 19
foto-forum
Südtiroler Gesellschaft für Fotografie
via Weggenstein-Straße 3f
Bozen/Bolzano
eden-anush-hamzehian-vittorio-mortarotti.jpg


World Press Photo 2016

7 dicembre 2016 - 8 gennaio 2017
Forte di Bard
Valle d'Aosta

#worldpressphoto2016 #canon #visit #exhibition #fortedibard #photography #event

Una foto pubblicata da Forte di Bard (@forte_di_bard) in data: 6 Dic 2016 alle ore 14:13 PST

Le Piccole Fotografie da Collezione

Le Piccole Fotografie da Collezione sbarcano a Cremona, nel bellissimo borgo di Soresina. Vengono ospitate all'interno di un complesso di inizi '800, uno spazio unico, di arte diffusa: la Filanda Pregiata è un luogo meraviglioso al cui interno si trova la sede di Fuori Catalogo, Circolo Anche Culturale, che ospiterà l'evento.

Nei quattro giorni di esposizione, la Filanda si animerà aprendo tutti gli studi d' artista ed i laboratori, con un programma che vi farà venire voglia di passare a trovarci.

9-10-11 dicembre 2016, ore 11-13 e 16-20
Per l'occasione abbiamo deciso di lanciare una OPEN CALL per inserire nel progetto delle Piccole Fotografie da Collezione, altre nuove 15 opere. Gli autori hanno tempo fino al 15 Novembre 2016 per inviare le proprie immagini insieme al modulo compilato all'indirizzo info@labottegalab.com. Verranno selezionate 15 opere che entreranno a far parte di questa mostra itinerante!

Per ricevere il modulo scrivere a info@labottegalab.com .

Ognuna racconta qualcosa di diverso, racconta dell'autore stesso, racconta del mondo, del tempo e dell'intimità. Racconta dell'essere umano. Questa è la principale caratteristica della Fotografia: raccontare e coinvolgere.
Ed una volta raggiunto questo scopo, l'osservatore non può far altro che immergersi, riflettere e rispecchiarsi.
Queste piccole Fotografie sono messaggi da dedicarsi o da recapitare.
Gli autori sono svariati, più o meno conosciuti. Ma tutti hanno lo stesso spessore, perché quello che conta è l'immagine stessa.
Sono pezzi unici stampati su preziosa carta cotone.
Le abbiamo appositamente unite in una mostra itinerante, perché si possa divulgare lo scopo primario di un immagine: diffondersi e raccontare.

Scegliete la vostra nel nostro shop on-line:
www.labottegalab.com/lepiccolefotografiedacollezione
per info: infolabottegalab.com

8-11 dicembre 2016
Inaugurazione: 8 dicembre, ore 18.00
c/o Pregiata Filanda - Fuori Catalogo
Via Zucchi Falcina, 18
Soresina (Cremona)

MAPPING A collective view on identity / society / territory

SYNAP(SEE) Parco
GEORGS AVETISJANS Homeland
HANA SACKLER The Edges of Us
a cura di SEDICI

SEDICI è stato promotore e organizzatore di Slideluck Prato, una open call a livello nazionale e internazionale di progetti fotografici montati all'interno di uno slideshow continuo, a formare un multimedia proiettabile sul tema MAPPING, declinato in tre ambiti di ricerca: documentazione del territorio, fenomeni sociali e identità personale.

Gli autori Georgs Avetisjans, Hana Sackler e SYNAP(SEE) sono stati scelti, in collaborazione con Luca Gambacorti di spazio LATO, tra i 20 autori selezionati dal team curatoriale di Slideluck Prato, per realizzare una visione collettiva sul tema.

Tre autori, tra i quali un collettivo, apparentemente molto lontani tra loro: tre diverse esperienze proposte con l'intento di tracciare un percorso attraverso il territorio, la società, l'identità. Rappresentare fenomeni per poterli comprendere – questo, del resto, è proprio lo scopo della mappa. Allora, le tre selezioni fotografiche presentate sono solidi tentativi di illustrazione di fenomeni – mappature, appunto – dalle vastità geografiche di un territorio che cambia, alla complessità sociale di un luogo, fino alle suggestioni familiari più intime.
I sei autori del collettivo SYNAP(SEE) ci mettono di fronte alla stratificata geografia di alcuni parchi italiani: Parco è una sguardo articolato su di un territorio in continua evoluzione.
Poi, il multiforme lavoro del lettone Georgs Avetisjans e il suo Homeland: indagine nostalgica di un villaggio della Lettonia e dei suoi cambiamenti sociali, politici, economici. Un'opera su più livelli che rivela il complesso rapporto tra abitanti e territorio.
Infine, Hana Sackler, con The edges of us e la sua dinamica emozionale del nucleo familiare: una mappa intima e a tratti perturbante delle relazioni personali.
Tre mappe diverse accomunate dalla volontà di rappresentare ciò che invece potrebbe fuggire per sempre e unite dal fil rouge di una particolare condizione: il silenzio.
I tre lavori delicatamente ci guidano e ci invitano a riflettere, non solo ricordandoci come questi tre livelli di lettura dei fenomeni umani siano sempre e in fondo legati tra di loro, ma anche dimostrandoci come l'uomo abbia l'impellente necessità di rappresentarli e meticolosamente mapparli.

L’evento rientra nel calendario di .con | Contemporaneo Condiviso, un network di spazi no-profit per il contemporaneo a Prato. Durante l'opening saranno presenti gli autori.

lunedì – venerdì, ore 9.00-13-00 | 15.00-19.00

Informazioni:
SEDICI
info.sedici@gmail.com
www.sedici.org

8 dicembre 2016 - 8 gennaio 2017
Inaugurazione: giovedì 8 dicembre, ore 18:30-21:00
Lato Prato
Piazza San Marco, 13
Prato

OBIETTIVO SUL FRONTE Carlo Balelli fotografo nella Grande Guerra

IN 240 SCATTI RIVIVONO I VOLTI, I GESTI, I LUOGHI STRAORDINARI DI UN CONFLITTO
CHE HA FATTO LA STORIA DEL 900 E NEL QUALE I REPORTER, GRAZIE ALL’EVOLUZIONE DELLE TECNICHE FOTOGRAFICHE, HANNO AVUTO UN RUOLO FONDAMENTALE.

La Prima Guerra Mondiale fu, per la fotografia, un momento storico fondamentale: segnò la nascita del fotogiornalismo, e ben 600 reporter del Servizio Fotografico del Regio Esercito furono inviati, con circa 290 macchine fotografiche a disposizione, sui campi di battaglia per documentare l’evolversi del conflitto. Una documentazione che serviva sia per scopi militari e strategici sia per motivi di propaganda.

Fra questi fotografi c’era anche il giovane maceratese Carlo Balelli, appena ventenne: a lui, al suo straordinario lavoro e a quello delle squadre fotografiche militari - che salivano in quota trascinando attrezzature pesantissime – e alla dignità con cui il popolo italiano affrontò quel terribile conflitto, intende rendere omaggio la Mostra Obiettivo sul fronte ospitata in Accademia Militare dal 8 dicembre al 31 gennaio.

“Molte volte si stava notti intere nelle stazioni fotografiche che avevamo allestito, aspettando che gli Austriaci sparassero con i loro cannoni. Quando iniziavano, allora era il momento buono per noi, si cercava di cogliere il punto esatto degli scoppi per capire dove erano dislocate le loro postazioni. Non abbiamo fatto altro che fotografare, e fotografare, per notti intere, mentre tutto intorno a noi piovevano bombe. E così fu per lo scoppio della mina sul Col di Lana, sul monte San Michele e sul Valderoa...” Così scriveva Carlo Balelli dal fronte, e in quelle parole – che accompagnano il visitatore lungo il percorso della Mostra – c’è tutta l’umanità di una generazione che pagò un prezzo altissimo in quel conflitto.

Dal 1914 al 1919, nel percorso cronologico ricostruito dalla Mostra ideata e curata da Emanuela Balelli, Nicola di Monte, Ivano Palmucci e Giuseppe Trivellini, si rivive la durissima quotidianità nelle trincee, si percepisce la solidarietà umana che nasce dalla condivisione di esperienze così terribili, si prova la stessa emozione che vivevano i soldati di fronte alla bellezza di paesaggi unici come solo le Dolomiti offrono, e si coglie il rispetto della persona che guidava Balelli nei suoi scatti…anche quando ritraevano i caduti, o i prigionieri austriaci.

Contemporaneamente le 240 foto - selezionate tra oltre 20 mila esemplari conservati presso i Fondi della Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti di Macerata, della Biblioteca Statale di Macerata e della famiglia Balelli – mostrano in modo evidente l'evoluzione delle tecniche fotografiche utilizzate dai reporter al fronte.

I promotori: Accademia Militare di Modena e ANMIG Modena
Nella prefazione al catalogo della Mostra il Comandante dell’Accademia Militare di Modena, Generale di Divisione Salvatore Camporeale, scrive: “La forza del Soldato italiano emerge nitida da queste immagini, dove il coraggio è rappresentato anche dal vivere per anni in baracche arrampicate su dirupi, dall’utilizzo di aeroplani e aerostati in condizioni proibitive, così come dall’attenzione quasi ingenua dei soggetti di farsi fotografare con atteggiamenti sereni, talvolta sfrontati, altri baldanzosi; sempre fieri. Una conferma dei valori che la generazione dei nostri nonni ci ha tramandato e che sono vivificati quotidianamente in Accademia Militare.” In queste parole si condensa la straordinarietà della Mostra e il perché della decisione dell’Accademia Militare di promuoverla e ospitarla, aprendo nuovamente il Palazzo Ducale al pubblico nel periodo natalizio e fino a fine gennaio e rendendo visitabile, oltre alla Mostra, la Sala della Grande Guerra del Museo Storico dell'Accademia Militare. Inoltre, all’interno delle sale mostra sarà possibile ammirare degli apparecchi fotografici, originali dell’epoca, messi a disposizione dal Museo del Cinema “A.Marmi” di Vignola.

Una scelta che nasce anche dalla condivisione con il Centro Studi Carlo Balelli per la Storia della Fotografia e con l’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra di Modena, co-promotrice della Mostra, dell’importanza di tenere viva la memoria su ciò che è stato quel conflitto, sui 15 milioni di morti che ha causato, e stimolare la riflessione su un momento così cruciale della storia italiana e mondiale del Novecento. “Nel centenario della Grande Guerra, e anche della nostra fondazione (1917) – spiega Adriano Zavatti, Presidente ANMIG Modena – stiamo promuovendo un mosaico di iniziative, fra cui questa Mostra, per portare avanti il compito che ci hanno lasciato i nostri soci “storici”: mantenere vivo il ricordo di quelle tragedie, affinché le giovani generazioni, alle quali l’Europa unita ha garantito 70 anni di pace e di benessere, non dimentichino. Ci auguriamo che anche questa Mostra contribuisca a consolidare la memoria del passato, a monito della follia della guerra.”

Il Patrocinio del Comune di Modena
Sviluppo di una memoria condivisa e di un forte senso di unità sono le leve che hanno portato il Comune di Modena a dare il Patrocinio a Obiettivo sul fronte: “La Grande Guerra è stata una prima, drammatica, esperienza di unità nazionale, che ha unito gli Italiani del Nord e del Sud, classe dirigente e popolo tutto, dimostrando già da allora la capacità ed il coraggio delle nostre Forze Armate – dice il Sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli - Le testimonianze su quel periodo ci ammoniscono e richiamano sul valore ed impegno per la pace, le sofferenze delle guerre, e l’importanza di un’Europa unita. Invito tutte e tutti a visitare questa Mostra per prendere coscienza della forza e della passione del nostro Paese.”

I sostenitori
Un particolare ringraziamento va a Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Maserati, Bper Banca, DSV e Grandinetti che, con il loro sostegno, hanno reso possibile la realizzazione della Mostra.

Il Catalogo della Mostra: i ricavi delle vendite a AUT AUT Modena onlus
Collegato alla Mostra è il catalogo che sarà messo in vendita al prezzo simbolico di 10 euro: l’intero ricavato delle vendite sarà donato all’Associazione Aut Aut Modena onlus, che sostiene le famiglie con persone autistiche nella provincia di Modena.

Visite guidate riservate alle scuole
É previsto un calendario di visite guidate riservate agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo e secondo livello.
La visita ripercorre, attraverso le fotografie proposte, non solo i momenti storicamente decisivi del conflitto, ma anche lo sviluppo delle tecniche fotografiche utilizzate in tempo di guerra sia a fine documentaristico che tattico strategico. Le visite sono completamente gratuite.
Per info e prenotazioni: www.obiettivosulfronte.it

Orari:
Lunedì / venerdì 10.00 - 12.00 e 17.00 – 19.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 12.00 e 15.00 – 19.00
Sabato 24 - sabato 31 dicembre 10.00 - 12.00
Chiuso 25 dicembre - 1 gennaio.
Ingresso libero.

In occasione della Mostra sarà possibile accedere alla sala della Grande Guerra del Museo Storico dell'Accademia Militare.

8 dicembre 2016 - 31 gennaio 2017
Palazzo Ducale di Modena sede dell'Accademia Militare
Piazza Roma, 15
Modena

"ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone"

Italo Calvino

Utopicity di Alberto Raffaeli


Inaugurazione della mostra di fotografie realizzate a Doha (Qatar) da Alberto Raffaeli. Con l'occasione l'autore presenterà due brevi audiovisivi e sarà a disposizione per le domande del pubblico.

Doha é la reclame di se stessa; una moderna città ideale di cui gli uomini sembrano non aver ancora preso possesso. É come se il suo immaginario creatore avesse piazzato solo qualche pedina animata per rendere realistico il plastico a grandezza naturale del progetto urbano. Ho voluto registrare l’immagine che i ricchi arabi ci vogliono dare della loro società: un mondo fatto di bellezza, ordine e pulizia, di moderni grattacieli e di immensi giardini e prati rigogliosi irrigati da preziosissima acqua, il tutto sorto dove prima non c’era che sabbia.”

9-23 dicembre 2016
Inaugurazione: venerdì 9 dicembre 2016, ore 18,30
CircolOff
via barilatti, 38
Ancona

Gus Powell - The Lonely Ones

Mutty apre alla fotografia e non poteva che farlo con The Lonely Ones del fotografo americano Gus Powell (New York). Il libro, edito da J&L Books, è stato selezionato tra i migliori libri di fotografia del 2015.
Il lavoro di street photography si ispira al libro dall'omonimo titolo del 1942 di William Steig, famoso vignettista e illustratore, conosciuto anche per aver creato il personaggio di Shrek. Steig iniziò a lavorare fin da subito come disegnatore sul The New Yorker.

L'idea di esporre anche da Mutty le fotografie del progetto nasce grazie ad una collaborazione con la libreria e galleria Micamera - lens based arts di Milano.

Giulia Zorzi (Micamera) parla così di The Lonely Ones:
"Ispirato al celebre disegnatore, vignettista e autore di libri per bambini William Steig e al suo grande classico del 1942, The Lonely Ones (in cui i disegni sono associati a brevissimi testi), il fotografo Gus Powell ha realizzato i propri ‘lonely ones’ (letteralmente: ‘persone sole’) – evocative immagini a colori di interni e paesaggi popolati da persone, animali ed esseri inanimati.
Gli stati emotivi e psicologici descritti da Steig (influenzati a loro volta dalle letture di Freud e Reich) hanno ispirato le immagini aperte di Gus Powell: farfalle che hanno perso la strada, una giovane donna vicino a un cavallo, bottiglie vuote e uomini distratti sono accostati, in un perfetto equilibrio, a frasi scritte dallo stesso Powell, del tipo: ‘Da che parte per il convegno?’ ‘Non roviniamo tutto parlando’ ‘Sono stati fatti degli sbagli’ ‘Questo potrebbe far male’.
Nel muoversi con estrema grazia tra bellezza, umorismo e pathos, queste immagini e i loro brevi testi creano un’intensa esperienza visiva ed emotiva."

Per l'occasione sarà allestita in mostra anche una sezione dedicata ai titoli che la casa editrice americana J&L Books, fondata e diretta da Jason Fulford e Leanne Shapton, ha dedicato all'illustrazione.
Leanne Shapton è illustratrice e, tra le altre cose, è stata art director di The New York Times. In libreria saranno disponibili alcuni dei suoi meravigliosi libri.

Gus Powell sarà da Mutty in occasione del finissage, previsto per domenica 5 febbraio. Durante le giornate del 4 e 5 febbraio invece si terrà il suo WORKSHOP di fotografia, aperto a fotografi e appassionati che desiderano mettersi alla prova ed incontrare uno dei più riconosciuti autori di street photography.

>>> Aperte le PRE-ISCRIZIONI al workshop.
Costo: 250 € + IVA (sconto studenti e Early birds)
A breve maggiori dettagli!

INFO E ISCRIZIONI A:
info@mutty.it / 0376.639921

BIOGRAFIA

Gus Powell è nato a New York nel 1974 ed ha frequentato l’Oberlin College, dove si è diplomato in storia comparata delle religioni. Nel 2003 è stato selezionato per il numero di PDN (Photo District News) dedicato agli under 30 e ha pubblicato la sua prima monografia, The Company of Strangers (J&L Books). Anche per questo lavoro (come farà in seguito per The Lonely Ones) Powell ha tratto ispirazione da un altro libro, i Lunch Poems di Frank O’ Hara. Il lavoro di Powell è stato esposto in diversi paesi. Il Museo della Città di New York (The Museum of The City of New York) gli ha dedicato una mostra personale e le sue opere sono state incluse in diverse collettive ospitate in prestigiosi contesti, quali presso l’Art Institute di Chicago, il Museum of Fine Arts di Houston, il FOAM di Amsterdam. Le sue fotografie sono state pubblicate da Aperture, Harpers, Vogue, M le mag – Le Monde, Wired, Fortune e W, e per oltre dieci anni ha collaborato regolarmente con la rivista The New Yorker. E’ un membro del collettivo di street photography In-Public e insegna regolarmente presso il master del dipartimento di Photography, Video and Related Media della scuola di arti visive di New York (School of Visual Arts). Il suo lavoro è pubblicato nei libri: Bystander: A World History of Street Photography e Street Photography Now.

Gus Powell - www.guspowell.com

9 dicembre – 5 febbraio 2017
Inaugurazione: venerdì 9 dicembre, ore 19
Mutty
Viale Maifreni, 54
Castiglione Delle Stiviere
(Mantova)

Riccardo Varini, foto-grafie dal 1979

Chiarore diffuso, lunghi silenzi, profondissima quiete. I Chiostri di San Domenico ospitano, dal 10 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, la mostra fotografica di Riccardo Varini, a cura di Arturo Carlo Quintavalle. Realizzata in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, l’esposizione sarà inaugurata sabato 10 dicembre alle ore 17.

In mostra, oltre 170 fotografie stampate su carta cotone. Immagini che documentano il percorso di Riccardo Varini dal 1979 ad oggi, attraverso le serie fotografiche – “Bianchi”, “Chiari”, “Stanze”, “Notturni”, “Persone in pausa”, “Paesaggio urbano” – che corrono parallele all’interno della sua ampia produzione. Il percorso espositivo si arricchisce, inoltre, con una selezione di immagini inedite, anteprima di due nuovi cicli, “Wabisabi” e “Still life”, in fase di realizzazione.

Raggiunta una certa maturità artistica, dopo l’archiviazione al CSAC di Parma, la monografia Skira e le tante mostre in Italia e in Europa, l’autore ha sentito l’esigenza di selezionare le immagini che meglio rappresentano la sua poetica (lontana dall’essere meramente descrittiva, come potrebbe sembrare da alcune fotografie “eclatanti”, volutamente escluse) e di presentarle, attraverso un progetto organico, alla città che ha accompagnato il suo percorso, dall’amore per la natura condiviso con il padre Luigi agli esordi fotografici legati alla scuola di Stanislao Farri, dall’interesse per i pittori chiaristi (Guidi, Morandi e il reggiano Gandini) all’incontro nel 1984 con Luigi Ghirri, che ha contribuito alla sua formazione e che ancora oggi considera il suo maestro, nonostante si sia progressivamente distaccato da una lingua comune per portare avanti una ricerca personale.

Se i “Bianchi” portano l’osservatore, attraverso distese di neve, dal visibile reale all’invisibile astratto, i “Chiari” (“Silenzi” e “Marine”) rendono il tempo lungo della fotografia, dove ogni intento descrittivo lascia campo all’introspezione, mentre le “Stanze”, attraverso tagli di luce e prospettive di interni, parlano di attese e abbandoni, così come i “Notturni” di matrice hopperiana, che rivendicano il valore della solitudine, e le “Persone in pausa”, in attesa della prima battuta, tra teatro e memoria.
Infine la geometria, presente nel “Paesaggio urbano” con contrappunti taglienti di luce. Tra le anticipazioni, alcune fotografie della serie “Wabisabi” che, guardando all’imperfezione come valore, registra piccole lacerazioni e fratture, ed alcuni “Still life”, tra colori, riflessi e trasparenze.

«Riccardo Varini ha uno sguardo lento – scrive il curatore – uno sguardo obliquo, che scopre i dettagli, che mette insieme spazi, personaggi, luci ma anche ombre. Le sue foto sono in apparenza immagini immediate del vero, ma in realtà sono fotografie a lungo studiate, composte, costruite attraverso lunghe attese, anche quando sono scattate rapidamente cogliendo magari una tempesta di neve in riva al mare, dunque qualcosa di diverso, di affascinante, di nuovo».
La personale sarà visitabile di martedì, venerdì, sabato, domenica e festivi con orario 10.00-13.00 e 16.30-19.30 (apertura a richiesta per le scuole).

Riccardo Varini nasce nel 1957 a Reggio Emilia. Fondamentali nel suo percorso sono Luigi Ghirri (1984) e il “chiarismo” della scuola di Guidi e Morandi. Nel 2006 fonda a Reggio Emilia una galleria dedicata esclusivamente alla fotografia, luogo d’incontro e formazione, dove tiene corsi di composizione e comunicazione. Nel 2007 le sue opere sono archiviate da Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, fra i grandi nomi della fotografia italiana. Nel 2009 espone nell’ambito di “Fotografia Europea” (Galleria Parmeggiani, Reggio Emilia, prefazione di Arturo Carlo Quintavalle) e le sue opere sono archiviate dalla Fototeca della Biblioteca Panizzi. Espone successivamente in diverse città italiane, partecipando al “MIA Fair” (Milano, 2012, 2013, 2014), con immagine su “Le Monde”, e a “Photissima” (Torino, 2013). Le sue opere sono raccolte nei libri “Silenzi” (Meridiana, 2008, prefazione di Arturo Carlo Quintavalle), “Luoghi Comuni” (AbaoAQu, 2013, testi di Pierluigi Tedeschi ed Emanuele Ferrari), “Da Mare a Mare” (NFC Edizioni, Rimini, 2013, testi di Alessandra Bigi Iotti e Giulio Zavatta). Nel 2013 partecipa al simposio su Luigi Ghirri organizzato dalla British School di Roma. Nel 2014 esce la sua monografia, curata da Arturo Carlo Quintavalle per Skira. Dalla collaborazione con diverse gallerie, nascono mostre internazionali a Berlino, Monaco, Montecarlo, Parigi e Tokio. Nel 2016 si dedica maggiormente ai suoi seminari, tenendo mostre alla Reggia di Colorno (PR) e ai Chiostri di San Domenico a Reggio Emilia.
www.riccardovarini.it

10 dicembre 2016 - 8 gennaio 2017
Inaugurazione: sabato 10 dicembre, ore 18.00
Chiostri di S. Domenico
via Dante Alighieri, 11
Reggio Emilia

Guido Salvini - BACTERIA

A cura di Barbara Fragogna

La Fusion Art Gallery presenta BACTERIA, mostra personale di Guido Salvini. L’artista torinese che con la sua attuale pratica artistica, utilizza il video, la fotografia, l’installazione e la performance è anche co-curatore insieme a Manuela Macco del progetto tpa/torinoPERFORMANCEART. In occasione della sua mostra personale l’artista presenterà per la prima volta al pubblico il suo nuovo lavoro BACTERIA. La mostra rientra nel circuito di NEsxT Independent Art Network e fa parte di COLLA la nuova piattaforma delle gallerie torinesi.

IL CONTRARIO
di Barbara Fragogna

D'altro lato, è l'emisfero destro che è preposto alla cruciale funzione del riconoscimento della realtà, capacità che ogni creatura umana deve avere per sopravvivere. – Oliver Sacks

Il contrario di Guido Salvini è Guido Salvini. Bacteria è il contrario. E’ proibito esibire, esporre, interpretare, dire troppo. Si può solo scrivere per negazioni dichiarando ciò che questa mostra o meglio, il lavoro presentato in mostra, non è (ceci n’est pas): un magrittismo auto-contraddittorio.

Questo non è un lavoro scientifico: non è un esperimento arbitrario di cui si è voluto in alcun modo avere il controllo, è un incidente biologico e un atto antecedente, forse automatico, ne ha pre-impiantato la base.

Questa non è fotografia: non c’è rapporto con la luce, il processo si è sviluppato al buio, l’opera brulica (e continua a farlo) sottopelle, dentro il guscio di una cotenna di cartone abusata dal caso, eseguita da inconsapevoli non-artisti microbici intenzionalmente poi fissandone, ancorandola a un momento qualsiasi, la motilità.

Questa non è un’immagine: non è rappresentazione apparente, i soggetti sfaldati, le forme sfrangiate, i solidi evaporati non delimitano contorni certi, non conservano memoria della realtà, la realtà è corrotta, decomposta, è reinterpretata, l’immagine è ricalcolata su di un angolo/occhio/stato lisergico, la visione senza filtri, un’idea impossibile ma concreta, una visione insana che rimpiazza l’organizzazione semplificata dal cervello sano per non farci impazzire, o deprimere.

Questo non è un “Salvini”. Se Salvini è bianco e nero, è poco loquace e schivo, è dietro, è lontano e di spalle, è assente, è un concetto, è i minimi termini di ciò che è necessario dire o far notare, allora Bacteria di Guido Salvini è il contrario, una scoperta, un imprevisto, un’opportunità, un recupero, un’azione performativa, un fatto?

Questo non è niente.

Escludendo e negando ogni forma d’intellettualismo tanto-per-parlare, Guido Salvini si scrolla dalle spalle il peso del giudizio, si distacca e se ne frega, prende una posizione al margine anche nei confronti del teatrino dell’arte che, nella sua trasposizione sociale (francamente ma espresso con gentilezza), lo nausea.

In ragione di anarchia nella sua ricerca professionale esplora, come artista, i limiti delle libertà individuali, la sua intelligenza esistenziale si arrovella pacatamente sui meccanismi coercitivi cause d’ingiustizie stereotipate. Per mezzo dell’arte si sarà in grado di creare una rivoluzione (astrofisica) del pensiero? E’ così che la sua installazione allucinogena e senza parametri ci sprona, ci costringe a interpretare, a vedere cose con gli occhi di un emisfero destro un po’ ebbro. Dovremo fare uno sforzo ma sarà uno sforzo lieve, alla fine proveremo piacere o panico. Dovremo partecipare, agire, capire, la nostra testa ospiterà il vulcano. Capiremo tutto e sapremo “di più”. Andremo dall’artista per suggerirgli un quid e stupirlo con le nostre supposizioni. Lo specchio collettivo non è mai stato così personale. Avremo voglia di ridere, qualcuno strozzerà un sorriso isterico, un pianto e una poesia, uno scrollerà le spalle e si sentirà leggero e un altro avrà bisogno di sedersi perché cederanno le gambe, sarà strano perché a quello era da un po’ che non ci avevi pensato e perché questa cosa qui piccolina che s’intravede nell’angolo ti parrà di averla già vista ma non ti ricorderai dove, ti verrà una parola sulla punta della lingua e un suono che hai sentito tanti anni fa. Sarà magico. Magico come se uno sciamano t’inebriasse con le spore dei suoi funghi o come se uno Jodorowsky ti raccontasse come esorcizzare quell’oggetto che tieni in tasca. O come preferisci perché l’immagine/foto/specchio/finestra è tua.

Ma è proibito dire. E sarà magico, scientifico, poetico, compulsivo, semplice, esotico, caotico ed elegante. Sarà il contrario di ogni cosa che non si può dire, il traboccante riflusso di ogni memoria.

un APPROFONDIMENTO
di Guido Salvini

Ho abbandonato in una cantina, per dieci anni circa, un’ingente quantità di materiale fotografico proveniente dalla mia dimensione professionale precedente: fotografie di scena (teatrale e cinematografica), ritratti realizzati in studio, documentazione varia e prove tecniche.

L’azione dei batteri, favorita dal buio e dall’umidità, ha agito sull’emulsione fotografica restituendo nuove immagini che, liberate dal peso dello scatto e della tecnica, hanno potuto assumere nuovi, ulteriori, significati.

Ho deciso di catalogare e presentare parte del materiale trasformato dall’azione dei batteri. Oltre alle diapositive che sono state scansionate e poi stampate, senza alcun ulteriore intervento, ho selezionato alcune stampe di provini a colori. Trattandosi di materiale tuttora in fase di mutazione per la presenza di batteri, le stampe dei provini si presentano in una forma e in una condizione che sarà costantemente in divenire per tutta la durata della mostra.

In questa occasione, la fotografia, da strumento per la rappresentazione fedele della realtà, diventa materiale base per la creazione spontanea d’immagini dal carattere psichedelico.
Tale azione performativa di "recupero" è profondamente connessa a una riflessione che sto sviluppando da diversi anni e che tende a mettere in discussione la natura stessa della fotografia.

Guido Salvini, vive e lavora a Torino.
Lavora come fotografo dai primi anni ‘80 realizzando ritratti, foto pubblicitarie, ricerca personale e parallelamente occupandosi di fotografia di scena in teatro. Successivamente, grazie all'esperienza acquisita in teatro e al forte interesse per il cinema, inizia a lavorare sul set di numerosi film. Il suo percorso nel cinema come fotografo di scena dura più di un decennio e lo vede vincitore di premi e riconoscimenti. Dal 2000 lavora anche con il video e realizza numerosi back stage sia per il cinema che per la televisione. Il video e l'installazione diventano, a partire dallo stesso periodo, i medium privilegiati della sua ricerca artistica. In questa fase si interessa inoltre di performance art indagando, in un primo momento, soprattutto i temi e le problematiche inerenti la documentazione. Dal 2013 è co-curatore del torinoPERFORMANCEART. Con la sua attuale pratica artistica, che utilizza il video, la fotografia, l’installazione e la performance, investiga i rapporti tra arte-artista e società, e i temi collegati alla libertà personale e agli stereotipi dell’esistenza.

In collaborazione con Fusion Project, Edizioni Inaudite, COLLA/To contemporary art network e NEsxT / Independent Art Network

MEDIAPARTNER: THE Art POST blog

Ingresso libero

Orari di apertura: dal giovedì al sabato, dalle 16 alle 19.30 e su appuntamento, per gli orari delle feste natalizie consultare il sito.

Info:+39 3493644287 | www.fusionartgallery.net | info.fusionartgallery@gmail.com | www.guidosalvini.com

10 dicembre 2016 – 14 gennaio 2017
Inaugurazione: sabato 10 dicembre, ore 19-22
Fusion Art Gallery
Piazza A. Peyron, 9g
Torino

Davide Calimani e Michele Crameri per Mediterraneo: fotografie tra terre e mare


Davide Calimani menzione speciale per il reportage a memoria dei 500 anni de "Il Ghetto di Venezia" simbolo di evoluzione e emblema di bellezza della città lagunare. Michele Crameri, vincitore del Premio Mediterraneo II edizione, per il reportage "Istanbul, tra Oriente e Occidente", la città crocevia di culture e religioni, che immortala gli antichi mestieri in via di sparizione. I due reporter espongono per "Mediterraneo: fotografie tra terre e mare" a Napoli dal 10 dicembre 2016 al 24 gennaio 2017.

Davide Calimani è fotografo e giornalista. Ha pubblicato reportages su: “Il Messaggero”, “La Gazzetta dello Sport”, “Il Gazzettino”, per la rivista “ Italy Italy” e per l’americana di moda “ W ”, “Panorama”.
E alcuni libri tra cui: Venezia ebraica. Il restauro dell’antico cimitero del Lido, Electa; Del Veneto, dell’Armenia e degli Armeni, Canova, B. Sivazliyan; Storia del Ghetto di Venezia, Mondatori, R. Calimani; Canal Grande, Electa, A.V.Sullam; Ospiti Silenziosi. I Curdi in Italia, Terra Ferma, Baykar Sivazliyan. 

Michele Crameri è laureato in Graphic Design con un master in Marketing. Dopo una passione che nasce dall'infanzia per le macchine fotografiche della madre, dal 2006 inizia a collaborare con un giornale locale e nel 2008 apre il suo studio fotografico, per moda e matrimoni. E' sempre stato attratto dal foto giornalismo e dal reportage. Comincia a viaggiare e realizza i primi reportage. Oggi è sta lavorando ad un progetto in Honduras sui sicari. A breve uscirà il primo libro che documenta la vita e le attività di 2 ONG in Ecuador. 

"Mediterraneo: fotografie tra terre e mare", è una rassegna annuale di fotografie dedicata al Mediterraneo che realizza tra maggio e luglio svariate esposizioni. La selezione dei progetti fotografici, è a cura della giuria a conclusione dei bandi pubblicati di solito a metà dicembre sul sito www.mediterraneofotografia.eu L'esposizione di Davide Calimani e Michele Crameri conclude l'edizione 2016. 

La rassegna racconta il Mediterraneo come territorio di mediazione. Un mare che “ci riguarda”, un mare che ha realizzato fin dall'antichità un laboratorio di intrecci culturali ed artistici, che ha prodotto e suggerito linee di sviluppo singolari tanto quanto motivi di attrito elevando quest'area a "sperimentale" luogo di relazioni dove le culture e le arti si confrontano, evolvono contaminandosi, producono arte. 

"Mediterraneo: fotografie tra terre e mare", si occupa da qualche anno della fotografia al femminile. Il Laboratorio di Fotografia per Donne Straniere si realizza proprio a Napoli. L'inaugurazione al Mangiafoglia sarà l'occasione per presentare il calendario ed il programma dell'edizione 2017 del Laboratorio. 

“Lo Cunto” Associazione di Promozione Sociale, no profit, organizza e promuove la rassegna nazionale “Mediterraneo: fotografie tra terre e mare”. “Lo Cunto” favorisce la comprensione tra le culture e le generazioni attraverso l’interscambio di esperienze e risorse di differenti nazionalità, in particolare negli ambiti della fotografia e dell’arte. 

Mangiafoglia è un ristorante che si ispira alla tradizione napoletana e mediterranea. Infatti qui si mangia solo cibo a base di verdure e pesce. Il nome “Mangiafoglia” viene dal nomignolo con cui veniva individuato il popolo napoletano fino al '700 in relazione a ciò di cui si cibava. Una cucina di terra, dunque, che si arricchisce di sughi, ortaggi e salse, e del pescato della tradizione “luciana” (come venivano chiamati i pescatori del borgo di Santa Lucia). Il tutto rivisitato per coniugare gusto e benessere. Il Mangiafoglia si ispira dunque ad una filosofia che coniuga lo stare bene e la sostenibilità ambientale. Favorisce azioni di contrasto alla fame e progetti ad impatto zero come jammefood, la giovane start up napoletana che a forza di gambe, utilizza biciclette a pedalata assistita, e con materiali esclusivamente ecologici, consegna cibi a domicilio.

10 dicembre 2016 - 24 gennaio 2017
Inaugurazione: venerdì 9 dicembre 2016, ore 18
Mangiafoglia
via Carducci, 32
Napoli

Gloria Pasotti 40 day Dream


Per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di San Gimignano, dal 10 dicembre 2016 al 26 Marzo 2017, sarà aperta al pubblico, presso la Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”, la mostra 40 DAY DREAM, personale di Gloria Pasotti, a cura di Elio Grazioli, che fa parte di un progetto più ampio, Fenice Contemporanea, realizzato nell’ambito di TOSCANA INCONTEMPORANEA 2016 e vede il Comune di Poggibonsi capofila in collaborazione con il Comune di San Gimignano oltre a numerosi partner.

L’apertura ufficiale avrà luogo sabato 10 dicembre alle ore 18 alla presenza del Sindaco Giacomo Bassi, dell’Assessore alla Cultura Carolina Taddei e del curatore della mostra Elio Grazioli. Sarà inoltre presente Valerio Bartoloni, dirigente del settore Servizi alla Cultura del Comune di San Gimignano.

La Galleria, negli ultimi anni, come ricordano il Sindaco e l’Assessore alla Cultura, si è aperta alla fotografia ospitando mostre di grandi maestri, quali Elliot Erwitt, Franco Fontana e Robert Capa. “Vogliamo, con Sguardo Italiano, proseguire il connubio fra San Gimignano, questo spazio e la fotografia ospitando personali di giovani artisti che usino appunto la fotografia come linguaggio principale”.

La giovane fotografa e artista multimediale nelle sue foto e installazioni rivela una forte propensione all'organizzazione di nuove forme e ambienti: colleziona, associa e altera oggetti della sua vita quotidiana e riassembla ogni tipo di incontro avuto luogo durante la sue perlustrazioni reali e virtuali con l'obbiettivo di creare immaginari inattesi e ordini di forme sconosciuti. Il suo lavoro è stato esposto in Italia, Francia e Svizzera.

Questi sono i tratti distintivi delle foto esposte in mostra da Gloria Pasotti, che rimandano immediatamente ed in modo inequivocabile al suo inconfondibile linguaggio visivo.

Come rivela la stessa artista, "40 Day Dream è un viaggio fotografico attorno alla mia casa”, un viaggio, piuttosto che un ricordo, uno spostarsi in varie direzioni all’interno di un ambiente scelto, quello, appunto, dello spazio intorno alla sua casa. Gloria Pasotti parla di rianimare, attraverso la fotografia, scorci, elementi, gesti, oggetti, altrimenti resi invisibili dall’abitudine, ingabbiati in un senso prestabilito. Questo fa la fotografia per lei: ridà vita, non la congela, anzi rimette in movimento. Il viaggio è “fotografico” perché è quello della fotografia.

10 dicembre – 28 febbraio, ore 11.00 – 17.30;
1 – 26 marzo, ore 10.00–17.30
25 dicembre chiuso
1 gennaio 12:30-17:30

Ingresso:
€ 7,50 Intero;
€ 6,50 ridotto: minori dai 6 ai 17 anni, ultrasessantacinquenni, gruppi di almeno 20 persone (fino a due accompagnatori con ingresso gratuito), gruppi di alunni di scuole pubbliche in visita didattica (fino a due accompagnatori con ingresso gratuito). Gratuito: minori di 6 anni, residenti a San Gimignano, soggetti diversamente abili che necessitino di accompagnamento e relativi accompagnatori, guide turistiche, titolari tessere I.C.O.M.

10 dicembre 2016 – 26 marzo 2017
Galleria di Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele De Grada”
via Folgore, 11
San Gimignano

"Per mostrare le emozioni per prima cosa devi dare loro una forma"

Urs Luethi

Urs Lüthi - Art is the better life


“Io sono il filo rosso che attraversa la fragilità del reale”: questa è l’immagine che Urs Luethi, in un’intervista rilasciata a Christoph Lichtin, sceglie per rappresentare il rapporto tra la sua arte e la propria vita. Successivamente Luethi dice: “Per mostrare le emozioni per prima cosa devi dare loro una forma” (Urs Luethi).

La personale alla OTTO Gallery è la prima mostra in una galleria privata in Italia in cui l’artista svizzero porta in scena il suo percorso impostato sulla continuità e sulla rottura dopo un anno in cui la mostra itinerante Art is the better life ha toccato diverse istituzioni museali quali il Kunstmuseum di Lucerna, il Kunst Meran di Merano, il CRAA di Villa Giulia a Verbania e in cui il MACRO a Roma ha inaugurato Just another story about leaving.

In Nothing to hide, dalla incerta solidità data dalla smaterializzazione corporea delle sculture in bronzo, si passa alle due sculture in vetro in cui lo spessore del corpo diviene fragile trasparenza e l’artista sfugge anche l’ultimo residuo di precaria stabilità per farsi filiforme reliquia, mentre l’immagine si converte in un enigmatico riflesso. Le due sculture in vetro presentate in questa mostra, grazie all’allestimento dialogano con le altre e differenti opere: fotografie di grandi dimensioni, tra cui Autoritratto a mani vuote (2009) che fa parte del ciclo presentato al MACRO a Roma, in cui l’artista si interroga sul senso del passare del tempo e della memoria che ne rimane indelebile grazie alle tracce del passato. Così viene esplicitato il cambiamento sempre costante della ricerca artistica di Lüthi, un contrasto di continuità e rottura sempre reso evidente e trasparente.

Nel caleidoscopico susseguirsi di esperienze vissute, percezioni e riflessioni che si traducono quasi inevitabilmente in forme plastiche, in dominanti cromatiche, in differenti mezzi espressivi, il “filo rosso” è l’intima esigenza di articolare e trasporre se stesso nella creazione artistica, scoprendovi il piacere di un’espressione radicalmente autonoma ed infinitamente plasmabile. Il cosiddetto fil rouge è la linea di continuità che lascia intravedere nelle opere di Luethi il percorso artistico intrapreso, il sentiero di un’esistenza unica ed irripetibile, fondata sulla ricerca artistica mai fine a se stessa, ma atta ad un miglioramento della vita e non solo.

L’ironia di Luethi lo preserva da stucchevoli lirismi e da ogni egocentrismo; la sua arte non è mai necessitata dalla vita, ma rimane possibilità aperta, mentre la sua identità non si staglia tronfia di sé nelle opere, ma si cerca essa stessa: davanti all’obiettivo sorride della propria irriducibile ambiguità e del vano tentativo del pubblico di scioglierla e ridurla ad oggetto.

Luethi sfida l’eterna definizione della scultura e la solidità del bronzo, destrutturando la sua figura in blocchi che, pur in tutta la loro precarietà, mantengono un inesplicabile equilibrio. Dalla destrutturazione dell’immagine, il cammino continua senza interrompersi rincorrendo la creatività dell’artista tenendosi alla larga da ogni fissità stereotipata. Così il volto di Luethi rimane sempre sulla scena portando la propria irresolutezza in magmatiche colate bronzee o liquefacendosi nel candore della cera, piuttosto che nell’impalpabilità del vetro.

Per questo non v’è davvero più “Nothing to hide”, niente da nascondere.

martedì–sabato, ore 10:30/13:00-16:00/20:00
dom/lun su appuntamento

10 dicembre 2016 - 13 marzo 2017
Inaugurazione: 10 dicembre 2016, ore 19.00
Otto Gallery Arte Contemporanea
Via D'Azeglio, 55
Bologna
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Gianfranco Fortuna. Life is Beautiful


Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere. 
Robert Doisneau
Cos’è l’ Amore? Difficile rispondere senza cadere in luoghi comuni. Difficile rispondere e basta. Ma Gianfranco Fortuna, curioso Fotografo e Video Maker abruzzese, ci prova e ci prende per mano in un percorso fatto di istanti catturati di nascosto. Così, in città come New York, Parigi, Roma, immortala momenti preziosi della vita di coppia con occhio attento, ma sempre discreto. Il talento di Fortuna sta nel saper osservare con garbo e pazienza, facendo emergere il tratto distintivo di ogni persona, luogo, evento che incontra il suo obiettivo. Ciò che contraddistingue tutte le fotografie esposte, infatti, è la spontaneità dei soggetti, la naturalezza dei gesti che mostrano passione, affetto, stanchezza, distanza: elementi che compongono la quotidianità di ogni coppia.
Fortuna ritrae quindi la realtà dell’amore, ma ha una predilezione per i momenti felici e – da inguaribile ottimista – crede nel lieto fine. E noi vogliamo crederci con lui.
Marta Morelli

Gianfranco Fortuna nasce ad Avezzano nel 1982. Dopo studi di cinema e arte si approccia alla video documentazione nel campo dell’arte, collabora ormai da 10 anni con varie realtà artistiche romane. Parallelamente coltiva il suo interesse per la fotografia, partecipando a mostre collettive e personali. Negli ultimi anni dopo un esperienza Americana porta avanti il suo progetto “Life is beatiful”

Lunedì-venerdì, ore 10-20
sabato e domenica, ore 10-21
Ingresso Gratuito

13  dicembre  2016 / 10  gennaio  2017
Spazio Caffetteria / Chiostro del Bramante
Loggiato superiore
Roma

FAB INDIA! Carlo Bevilacqua + Toni Meneguzzo

Il progetto espositivo "Fab India!", vede l’accostamento delle opere fotografiche di Carlo Bevilacqua a quelle di Toni Meneguzzo allo scopo valorizzare i due lavori nelle reciproche differenze. Mentre nel lavoro di Bevilacqua il soggetto è il lato umano preponderante dell’India, in quello di Meneguzzo protagoniste sono le abitazioni comuni con le loro fastose decorazioni pubblicitarie ed i Mandala. 
Due approcci fotografici opposti: l’uno con l’utilizzo del bianco e nero con una forte coerenza grafica data dalla traccia della Polaroid e l’altro con il colore che diventa linguaggio; l’uno profondamente legato alla realtà e l’altro a tratti realistico, a tratti immaginifico e simbolico. Due metodologie complementari e tali da restituirci l’immagine di un’India che va al di là di ogni stereotipo visivo.

13 dicembre 2016 - 15 gennaio 2017
Glenda Cinquegrana Art Consulting 
via Sant'Antonio Maria Zaccaria,4
Milano


L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità ...
Lucio Dalla - L'anno che verrà

L'anno che verrà. Visioni di arte futura

“L'anno che verrà” è una mostra collettiva composta dalle opere di 15 autori italiani e internazionali. Quasi 40 opere di pittori e fotografi e tre video raccontano 15 interpretazioni dell'anno nuovo che ci aspetta e di come lo affronteranno artisticamente.
Dal titolo della famosa canzone di Lucio Dalla, trae ispirazione la tematica di questa esposizione, che accomuna generi e ricerche stilistiche profondamente diversi.

L'anno che verrà può essere la speranza di una natura più selvaggia e meno mortificata dall'uomo: un paesaggio notturno, il letto di un fiume all'alba, erbe che crescono spontanee, rompendo la rigidità urbana o ancora farfalle che fuoriescono da una tela “ferita”. Una natura ammirata attraverso una finestra oppure esplorata di persona, alla ricerca del proprio limite.

L'anno che verrà diventa a volte un sogno: il sogno di un volto o di una figura umana eterea e idealizzata, sognante e pacificata, riflessiva ma anche capace di essere un po' “magica” e di “fondersi” con alcuni oggetti. Perfino lo skyline di una metropoli riesce a trasformarsi in surreale e fiabesco, se illuminato da una romantica luna.
Ma l'anno che verrà può anche spingerci a un ragionamento sulle attuali metropoli e alle terribili condizioni di esistenza di alcuni che le abitano. Ragionamento che dovremmo fare tutti.

L'anno che verrà, infine, può significare un'evoluzione nel modo di approcciarsi all'arte e tradursi quindi nell'inserimento di nuovi elementi nelle opere, mai utilizzati prima, sempre rimanendo coerenti rispetto alla propria ricerca personale. Oppure, al contrario, può esplicitarsi in una semplificazione progressiva, fino ad arrivare al minimalismo estetico. Un po' come mettere un punto (rosso) su un muro bianco e da lì “andare a capo” e vedere cosa succede nell'anno che verrà.

In mostra le opere di: Meral Agar, Giulia Bacchetta, Valeria Buzilan, Jean Claude Caluri, Iraceia De Oliveira, Bruna Ginammi, Jane Gottlieb, Rachy Kang, Ludovica Lanci, Angela Legrenzi, Gianni Mazzesi, Trayana Panayotova, Marco Randazzo, Morris Spagnol, Tobia Zambotti

Curatela: Anna Mola critica, curatrice e insegnante di storia della fotografia indipendente, ha organizzato diversi progetti legati ad arte e fotografia. Ha curato oltre 20 mostre, collaborando con gallerie, spazi espositivi e riviste di fotografia. annamola.wordpress.com

Location: Galleria Spazio Porpora, localizzata in un zona centrale di Milano e posta direttamente su strada, la galleria possiede tre grandi vetrine. Nell'arco di pochi anni ha organizzato molto esposizioni personali e collettive, corsi, presentazioni e premi artistici, collaborando anche con altri spazi espositivi.

Giorni e orari di apertura: 14-21 dicembre dal lunedì al venerdì dalle 15:30 alle 18:30 (sabato su appuntamento)

14-21 dicembre 2016
Inaugurazione: 14 dicembre 2016, ore 18.30
Galleria Spazio Porpora
via Porpora, 16
Milano

Io non esiste
14-18 dicembre 2016
Inaugurazione: mercoledì 14 dicembre, ore 18.00
Scalo Milano
Piazza dell’Arte - unità 115
via Milano, 5
Locate di Triulzi (MI)

Verso il Mediterraneo
Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria

15 dicembre 2016 - 14 febbraio 2017
Inaugurazione: mercoledì 14 dicembre 2016, ore 18.00
Palazzo Poli
Istituto centrale per la grafica
via Poli, 54 (Fontana di Trevi)
Roma

Positiva
mostra fotografica e asta benefica
Inaugurazione: 15 dicembre, ore 19
Conviviale 2016
Via Saragat snc
L'Aquila

Distance
15-20 dicembre 2016
evento collaterale della 4 edizione della Biennale Addis Foto Fest
15 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017
Fondaco Sant’Angelo
Venezia

13th Venice Movie Stars Photography Award 
15 dicembre 2016 - 17 gennaio 2017
Casa del Cinema 
Largo Marcello Mastroianni, 1 
Ingresso da Piazzale del Brasile, Parcheggio di Villa Borghes 
Roma

Copacabana Palace
Peter Bauza

15 dicembre 2016 - 17 febbraio 2017
Inaugurazione: giovedì 15 dicembre 2016, ore 19.00
Officine Fotografiche Milano
via Friuli, 60
(ingresso da via Privata Rezia)
Milano

Lucienne Bloch: dentro la vita di Frida Kahlo
15 dicembre 2016 - 26 febbraio 2017
Inaugurazione: giovedì 15 dicembre, ore 18,30
ONO arte contemporanea
via santa margherita, 10
Bologna

Paolo Monti. Fotografie 1935-1982


Curata da Pierangelo Cavanna e Silvia Paoli, l'esposizione presenta 200 fotografie originali datate dal 1935 al 1982, oltre a riviste, libri e documenti anche inediti. Saranno proiettati alcuni filmati poco conosciuti relativi al primo incontro nazionale di fotografia a Verbania nel 1969, al lavoro di Paolo Monti a Ferrara nel 1974 e un'intervista concessa dal fotografo a Carla Cerati nel 1981.
Tra i più importanti fotografi del Novecento, Paolo Monti (1908-1982) si avvicina alla pratica fotografica fin dagli anni Venti del Novecento, ma sono gli anni trascorsi a Venezia, città in cui si era trasferito nel dopoguerra, e l'incontro con il gruppo di fotografi con i quali avrebbe fondato il Circolo fotografico  "La gondola", a segnare una svolta nella sua attività. 
A Milano dal 1953, Monti diviene uno degli autori più affermati, anche a livello internazionale. Lavora per le Triennali, per i maggiori studi di architettura, per i musei del Castello Sforzesco, per la Storia della Letteratura Italiana della Garzanti. Affianca sempre alla sua attività professionale una significativa produzione sperimentale e artistica, misurandosi con fotogrammi, chimigrammi, in un intenso dialogo con la produzione artistica contemporanea.

martedì-domenica, ore  9-17.30
Apertura straordinaria lunedì 26 dicembre, ore 9-17.30; domenica 1 gennaio, ore 14.30-19.30
Ingresso libero

16 dicembre 2016 - 12 marzo 2017
Inaugurazione: giovedì 15 dicembre 2016, ore 18
Castello Sforzesco
Cortile delle Armi, Sale dell'Antico Ospedale Spagnolo
Milano

ARBOREA. I monumenti vegetali di Federica Galli e Beth Moon

La doppia personale che nasce da un progetto della Fondazione Federica Galli di Milano – istituzione nata per volere testamentario dell’artista cremonese, esponente di spicco dell’arte incisoria italiana che ha fatto del segno e della natura i suoi tratti distintivi – vede dialogare i monumentali alberi incisi ad acquaforte dalla Galli con i colossi naturali fotografati dalla Moon, che li eterna attraverso la particolare tecnica della stampa al platino palladio. Tempo, memoria e natura sono i temi centrali delle loro opere, un poetico filo conduttore che unisce tutti i più importanti “monumenti verdi” esistenti al mondo testimoniandone l’incredibile ricchezza naturale. Chiome scheletriche o rigogliose, rami lunghissimi e tentacolari, fusti esili o possenti, cortecce lisce o rugose catturano lo sguardo di grandi e piccini per raccontare, silenziosamente, aneddoti, folklori e storie secolari. A guidare il visitatore nell’affascinante e labirintico allestimento realizzato dell’architetto Michele Piva un percorso obbligato all’interno di una sorta di bosco che, come una madre, lo avvolge e lo abbraccia ricordandogli il proprio posto nell’universo. Suggellano l’esposizione un ritratto di Federica Galli realizzato dal grande maestro Gianni Berengo Gardin e un testo critico di Tiziano Fratus, poeta e scrittore bergamasco, inventore dell’”alberografia”, un processo di mappatura ideale delle specie arboree che lo ha portato a pubblicare una serie di opere legate alla natura, all’identità e agli alberi monumentali. Nel suo excursus narrativo, Fratus ci conduce alla scoperta dei grandi polmoni verdi dell’arco alpino, ripercorrendo, regione per regione, le foreste “scolpite dal gelo, segnate e incise dal dio dei fulmini”, e identificando l’albero con “la macchina che Madre Natura ha progettato per superare i secoli e i limiti che mammiferi, rettili e altri abitanti mobili e migranti del pianeta non possono varcare”. Allestimento a cura dell’architetto Michele Piva Con la collaborazione della Galleria PH Neutro di Pietrasanta e il coordinamento della dott.ssa Giulia Grassi Brochure con testo di Tiziano Fratus.

martedì-venerdì, ore 10-18
sabato, domenica e festivi, ore 10-19
Ingresso (compreso nel costo del biglietto)
intero € 10,00, ridotto € 8,00

16 dicembre 2016 - 12 febbraio 2017
Inaugurazione: venerdì 16 dicembre alle 17.30
MUSE Museo delle Scienze di Trento
Corso del Lavoro e della Scienza, 3
Trento
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Sabrina Ingrassia - Ponti sull’Arno: prospettive verticali

Si apre Venerdì 16 Dicembre alle ore 18 presso il Saloncino dei Barnabiti (Via S. Agostino, 16 p.t. a Firenze nel cuore di Santo Spirito) la personale di Sabrina Ingrassia Ponti sull’Arno: prospettive verticali. Il progetto nato in occasione dei cinquant’anni dall’Alluvione del 1966 presenta una serie di dodici fotografie aree a colori che documentano ciascuna uno degli undici ponti cittadini sul fiume Arno, più una visione panoramica di insieme che apre la sequenza. Dalle prime riprese aree di Parigi realizzate da Nadar nel 1858 a bordo di una Mongolfiera, alle fotografie aree ad uso geografico e militare, fino all’odierno utilizzo dei droni dotati di fotocamera, tanti sono gli utilizzi e le utilità della visione aerea, con innegabili fascinazioni anche di tipo estetico (basti pensare ai fortunatissimi e popolarissimi volumi e mostre fotografiche di Yann Arthus-Bertrand). La ripresa fotografica dall’alto soddisfa infatti la funzione di mostrare in “prospettiva verticale” la conformazione globale del territorio e lo sviluppo delle aree urbane, agricole e industriali, il dipanarsi delle reti di comunicazione, fenomeni geologici, naturali e tanto altro. Ma gli scatti dall’alto dei ponti di Firenze realizzati da Sabrina Ingrassia per questo suo lavoro costituiscono, al di là del loro valore documentario, soprattutto un omaggio alla città di Firenze e al suo fiume a cinquant’anni dal tragico evento del ‘66 e, più simbolicamente, a quel necessario legame (ponte = link) che con la sua architettura reale o virtuale avvicina e accomuna gli abitanti di differenti sponde e di differenti epoche, permettendo la comunicazione e il passaggio, mettendoci in connessione e in contatto sia nel presente che attraverso il tempo e la memoria.

Sabrina Ingrassia lavora e vive a Firenze. Fotografa fin dall’infanzia e, coltivando l’amore  per i viaggi, la curiosità per le persone, l’interesse per l’architettura, ha ottenuto attraverso lo scatto la fusione fra se stessa e le migliaia d’immagini che fanno da ponte con la realtà quotidiana. La sua ricerca personale è incentrata sulla documentazione del territorio urbano sia da un punto di vista socio-ambientale e antropologico (attraverso il linguaggio della street photography) che urbanistico (tramite la fotografia di architettura e paesaggio urbano). Membro del Deaphoto Staff, collabora alle attività didattiche, documentarie, espositive e di ricerca dell’Associazione. Fa parte della Redazione di Clic.hè Webmagazine di Fotografia e realtà visuale edito da Deaphoto..

Sabato 17 e Domenica 18 dicembre, ore 11:00 – 13:00 - 14:00 – 18:0


16 -17- 18 Dicembre 2016
Inaugurazione Venerdì 16 Dicembre ore 18
Saloncino dei Barnabiti
Via S. Agostino, 19
Firenze

Past-Euphoria. Post-Europa

La Galleria X3 e il Goethe-Institut Palermo presentano PAST-EUPHORIA. POST-EUROPA, mostra fotografica di Fabio Sgroi, a cura di Salvatore Davì, presso gli spazi della Galleria X3.
Il progetto di Fabio Sgroi è concentrato sull’instabilità identitaria dell’Europa Centro-Orientale di fronte alle conseguenze dovute allo smembramento dei regimi e all’avvento della democrazia, tutto sotto lo sguardo dei media che oggi narrano le azioni di un’Europa che si rifugia in se stessa. Il fotografo presenta una selezione di scatti tratti dal progetto Past-Euphoria, che raccontano la quotidianità di una società ancora alla ricerca di un’identità; emergono luoghi e sguardi che portano con sé la memoria di un’Europa profonda, che ha subito i violenti effetti delle dinamiche geopolitiche, dalla caduta del Muro di Berlino fino alla costituzione dell’Unione Europea. Si tratta di volti abrasi e luoghi corrosi dalla memoria, ma anche dalla modernità, che portano i segni dell’euforia moderna, nonostante precipitino nella malinconia di un passato irrequieto.
L’epicentro del lavoro di Fabio Sgroi è la Germania, una nazione che continua a portare i segni di un atroce passato. Il progetto, nato negli anni Novanta e sviluppato fino ai giorni nostri, attraversa anche quei territori che hanno vissuto una forte tensione identitaria, paesi come l’Albania, l’Austria, la Bulgaria, la Macedonia, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Romania, la Slovacchia e l’Ungheria.
 
IL FOTOGRAFO
Fabio Sgroi si è interessato alla fotografia nel 1985, quando da autodidatta ha cominciato a fotografare i ragazzi della sua generazione, giovani vicini al punk e all’underground; dal 1986 ha lavorato per un paio di anni per il quotidiano “L’Ora” di Palermo. Fin dall’inizio ha dedicato il suo lavoro alla sua terra, la Sicilia, concentrandosi sulle ricorrenze annuali e le cerimonie religiose, fino alla vita quotidiana. Ha viaggiato e lavorato attraverso l’Europa e in varie parti del mondo. Nel 2000 si è concentrato sul formato panoramico dedicandosi al paesaggio urbano e all’archeologia industriale. Ha preso parte a mostre collettive ed
ha esposto in mostre personali in Italia e all’estero: Festival off Arles, Artget Gallery e Museo Etnografico Belgrado, Leica Gallery Sölms, Photo Biennale Mosca, Biennale Photographique Bonifacio, Centre Mediterraneeen de la Photographie Bastia (Corsica), Saba Gallery New York, Diaframma-Kodak – Milano. La sua carriera include anche la partecipazione ad alcuni progetti internazionali e residenze svolte in Francia, Germania e Repubblica Ceca.

lunedì-sabato, ore 16-19
chiuso domenica e festivi

17 dicembre 2016 - 20 gennaio 2017
Inaugurazione: 16 dicembre 2016, ore 18.30
Galleria X3 – Palermo
via Catania, 35
Palermo

Seven Japanese Rooms. Fotografia Contemporanea dal Giappone

L’esposizione a cura di Filippo Maggia, presenta le opere di Tomoko Kikuchi, Toshiya Murakoshi, Koji Onaka, Chino Otsuka, Lieko Shiga, Risaku Suzuki, e Chikako Yamashiro, sette tra gli artisti più rappresentativi del panorama giapponese oggi più che mai eterogeneo per metodi espressivi, tematiche e media utilizzati. La ricerca di questi fotografi è caratterizzata da approcci differenti, ma accomunata dalla vicinanza a temi strettamente legati alla realtà, dove l’esperienza diretta – intesa come coinvolgimento dell’artista nel vissuto quotidiano – rappresenta l’elemento fondante e comune a opere fra loro tanto diverse.
Koji Onaka e Risaku Suzuki giocano, all’interno di questa selezione, il delicato ruolo di collegamento con la generazione di artisti precedente, nella quale spiccano i nomi di Yasumasa Morimura e Hiroshi Sugimoto. Koji Onaka cattura il paesaggio giapponese in immagini a colori raccolte nel corso dei suoi numerosi viaggi attraverso il Paese. I suoi scatti – in mostra viene presentata una selezione di fotografie dalla serie Short Trip Again, Matatabi-2 – sono percorsi da un sentimento di nostalgia e di incertezza; lo scopo non è quello di documentare i luoghi quanto piuttosto quello di restituirne la valenza emotiva. Risaku Suzuki riflette, invece, sulla percezione dello sguardo verso soggetti semplici – la neve o i fiori di ciliegio, come nelle opere della serie Sakurapresenti in mostra – che puntualmente ritornano nel suo lavoro incentrato sulla consapevolezza che nulla è eterno, ma che, allo stesso tempo, tutto può essere messo in relazione con una nuova vita.
Tomoko Kikuchi, Chino Otsuka e Lieko Shiga appartengono a quella schiera di artiste volitive e indipendenti capaci, nell’ultimo decennio, di intraprendere strade anche difficili pur di affermare la propria ricerca. Tomoko Kikuchi si è trasferita in Cina per indagare temi “scomodi” e tenuti celati all’opinione pubblica, come quello dei transgender. Nella serie I and I – realizzata tra il 2006 e il 2011 – Kikuchi ritrae le esistenze delle drag queencinesi, dai giorni bui durante i quali trascorrevano esistenze sotterranee, fino all’epoca in cui iniziarono a intravvedere uno spiraglio di luce. Chino Otsuka, che risiede da anni in Inghilterra, approfondisce nelle proprie opere il rapporto tra storia personale e memoria: nel suo lavoro più recente Memoryscapes, presente in mostra, l’artista ha ri-fotografato alcuni dettagli di vecchie fotografie ingrandendo l’immagine che frammentata e sfuocata, inizia a raccontare la propria storia. Ancora diversa è l’avventura intrapresa da Lieko Shiga che si è trasferita nello sperduto villaggio di Kitagama – nel nord-est del Giappone sull’Oceano Pacifico – dove ha lavorato per quattro anni come fotografa ufficiale della città, documentando le festività, le cerimonie e ogni attività del villaggio ma anche raccogliendo le narrazioni orali sulla storia dell’insediamento. Le opere che compongono la serie Rasen-Kaigan sono il risultato della collaborazione dell’artista con gli abitanti del luogo e i soggetti dei lavori sono i loro corpi che rappresentano storie troppo delicate e invisibili per essere trascritte come cronache e alle quali si aggiungono le esperienze dell’artista stessa che ha partecipato allo scatto. 
Chikako Yamashiro indaga la cultura e le tradizioni del luogo in cui è nata e vive, Okinawa, in un puzzle dove realtà e sogno s’intersecano e sovrappongono, come accade nel video Your voice came out through my throat– esposto a La Spezia – che muove dal racconto dell’esperienza della Battaglia di Okinawa narrato all’artista da alcuni anziani della sua città. La regione natale è il tema esplorato – seppure in maniera completamente differente – anche da Toshiya Murakoshi che dal 2006 lavora principalmente nella sua città di provenienza, Fukushima, realizzando fotografie in bianco e nero, serene e potenti, di paesaggi che sembrano ripercorrere i suoi ricordi. Le immagini della campagna attorno a Fukushima, apparentemente identica a tante altre zone presenti in Giappone, sono, però, inevitabilmente accompagnate dal legame sottinteso al sisma e al disastro nucleare: la fotografia diviene un modo per pensare ed elaborare il disastro e le immagini, silenziose ed evocative, le custodi della memoria.
Il catalogo curato da Filippo Maggia ed edito da Skira che verrà realizzato in occasione della mostra raccoglierà, oltre alle opere e agli artisti presenti, i lavori di altri sette fotografi della scena artistica giapponese contemporanea.
Inoltre, venerdì 16 dicembre, in occasione dell’inaugurazione dell’esposizione sarà presente Michiko Kasahara,Chief Curator del Tokyo Museum of Photography, che sabato 17 dicembre alle ore 16, sempre negli spazi di Fondazione Carispezia, terrà una lecture dedicata alla fotografia giapponese (Ingresso libero con prenotazione obbligatoria: feis@fondazionecarispezia.it / 0187 258617).
La mostra Seven Japanese Rooms. Fotografia Contemporanea dal Giappone è inserita nelle celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia.
Con questa nuova esposizione Fondazione Carispezia prosegue il percorso dedicato alla fotografia contemporanea, inaugurato nel 2015 con la prima mostra personale in Italia del fotografo armeno-siriano Hrair Sarkissian e pensato per valorizzare questo particolare aspetto del linguaggio artistico contemporaneo, anche quale strumento per la comprensione di alcune di quelle contraddizioni e complessità che caratterizzano oggi molteplici aspetti della società e della cultura contemporanee.
 
orari di apertura
martedì-venerdì 15-19
sabato-domenica 10.30-13 e 15-19
chiuso lunedì, 25 e 26 dicembre 2016, 1 gennaio 2017

17 dicembre 2016 - 5 marzo 2017
Inaugurazione: venerdì 16 dicembre 2016
Fondazione Carispezia
Via D. Chiodo, 36
La Spezia
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ph: Tomoko Kikuchi, Guimei at the mirror, Chongqing, 2011, serie I and I

"fuori era estate" di Luigi Cecconi
17 dicembre 2016 – 14 gennaio 2017
Inaugurazioane: sabato 17 dicembre, ore 19.30
Fonderia 20.9
Via XX settembre, 67
Verona

Robert Doisneau. Icônes
17 dicembre 2016 - 1° maggio 2017
Forte di Bard
Valle d'Aosta

Dietro l’obiettivo. Gli scatti delle donne nell’Archivio fotografico Sestini

Il Novecento è il secolo delle immagini, che si fanno portavoce di una società di massa, dello sviluppo dei mezzi di comunicazione e dell’evoluzione tecnica; nello stesso tempo, è il secolo delle proteste femminili per l’emancipazione. Il mondo della fotografia unisce entrambi gli ambiti, divenendo osservatorio privilegiato dei cambiamenti che sempre più rapidamente si susseguono. Nel territorio bergamasco, in questo periodo, vediamo nuovi studi fotografici nascere e diffondersi, facendo emergere anche il ruolo attivo della donna: partendo dal retro bottega del piccolo negozio a conduzione familiare, la sua sensibilità tecnica ed artistica la porta ad acquisire proprie capacità peculiari nell’arte dello sviluppo, della stampa e del fotoritocco, arrivando ad emanciparsi donandoci una propria visione del mondo, attraverso i suoi scatti.
Fondazione Bergamo nella storia, in collaborazione con il Consiglio delle Donne del Comune di Bergamo e Fondazione Sestini, ha approfondito e indagato sei delle figure femminili che attraverso i loro scatti e le loro biografie personali ci hanno donato un’importante testimonianza del ruolo per nulla marginale, ma poco conosciuto delle donne nella Bergamo del secondo Novecento. Sei donne unite dalla grande passione per la fotografia: Angelica Pesenti, Andreina Mauri, Liliana Dolci, Scilla Zanon, Maria Pesenti e Itala Bianzini.

Un racconto attraverso immagini e dispositivi fotografici, un viaggio tra tecnica e passione, tra storia e rappresentazione, in un percorso, a ingresso libero.

18 dicembre 2016 - 12 febbraio 2017
Inaugurazione: sabato 17 dicembre 2016 alle ore 17.00
Convento di San Francesco
Piazza Mercato del Fieno, 6/a
(Città alta –Bergamo)
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Lugi Comencini - Italia 1945-1948

Da gennaio a dicembre 2017 si svolgerà Cineteca70, l’evento celebrativo per i primi 70 anni di Fondazione Cineteca Italiana (1947 – 2017), la prima Cineteca d’Italia, fondata da Luigi Comencini e Alberto Lattuada nel 1947.
L’iniziativa è organizzata da Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con MIBACT – Direzione Generale Cinema e Comune di Milano, con il Patrocinio di Regione Lombardia e sostenuta da SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.
La Cineteca desidera condividere con i milanesi, e non solo, un compleanno lungo un anno, punteggiando tutto il 2017 di una nutrita serie di iniziative, scandite dal riferimento al numero 7 e 70, attraverso rassegne filmiche, mostre e percorsi museali, iniziative editoriali, campus a tema cinematografico, convegni ed eventi che celebreranno con modalità innovative e creative i primi 70 anni dell’istituzione.
Dal 15 dicembre 2016 al 15 febbraio 2017 le più belle foto realizzate da Luigi Comencini, saranno esposte nel foyer di Spazio Oberdan in occasione del centenario della sua nascita (1916) e come evento inaugurale di Cineteca 70.
Una mostra itinerante che vede protagonista il fondatore della Cineteca di Milano Luigi Comencini, che dopo aver toccato Roma (Festa del Cinema), Salò (Palazzo del Municipio) e Lugano (Cinema Lux), sarà finalmente esposte anche a Milano.
Domenica 18 dicembre 2016, dopo la proiezione (ore 16, ingresso libero) del film Comencini Amore e Fantasia – Gli invisibili grandi attori che hanno dato voce al cinema di Luigi Comencini, una divertente cavalcata antologica attraverso le voci dei film del grande regista, realizzata da Franco Longobardi, la curatrice della mostra Giovanna Calvenzi sarà presente nel foyer di Spazio Oberdan per un’introduzione al percorso espositivo.
Forse non tutti sanno che, prima di dedicarsi professionalmente al cinema, dopo la laurea in architettura Comencini è stato fotoreporter e critico di cinema di notevole statura, per Domus, Casabella, Corrente, Tempo Illustrato, l’Avanti.
Il suo talento di fotografo è passato in sordina, oscurato da quello successivo per l’immagine in movimento. Ci è parso giusto quindi dargli il meritato risalto, presentando anche a Milano, nel centennale della nascita, i 52 scatti in b/n recuperati grazie alla donazione di 2 album originali da un erede di Ferdinando Ballo, che fu tra i soci fondatori della Cineteca.
Scattate prevalentemente nella campagna lombarda e collocabili tra il 1945 e il 1948 e ristampate in alta definizione, queste immagini dal sapore neorealista raccontano senza retorica, con discrezione e rispetto verso i soggetti ripresi, un mondo scomparso, una geografia dei luoghi del quotidiano e dei mestieri, ed esprimono l’empatia del futuro regista verso i personaggi, specialmente quelli più semplici e indifesi e i prediletti bambini, che ritroveremo più tardi nel suo cinema.
Stralciamo da alcuni interventi contenuti nel catalogo pubblicato da Humboldt Books in occasione dell’esposizione delle foto all’Auditorium Parco della Musica di Roma: “….Luigi cerca sempre l’attimo di distrazione, l’incanto dell’inconsapevolezza. I bambini per questo sono soggetti privilegiati, più facilmente degli adulti si perdono in fantasie. Ci sono fotografi che dilatano con lo scatto la realtà e altri che fermano l’attimo fuggente. Mi sembra che mio padre fotografo appartenga a quest’ultima specie. Non vuole mai calcare la mano, scoprire lati nascosti, sviscerare fondi oscuri, cerca la sintesi di un piccolo gesto fermato per sempre che ci rivela l’umano. E in questa scelta è già il regista che diventerà” (Cristina Comencini)
“…Spesso si dimentica qual è la radice dell’uomo che verrà ricordato come ‘il regista dei bambini’, il maestro della commedia all’italiana, lo sperimentatore dei generi e delle forme del racconto. Ma Luigi Comencini è prima di tutto un lombardo degli anni Dieci, un erede della morale calvinista, un uomo di principi che, accostandosi alla realtà, cerca di intercettarne i valori oltre l’immediatezza visibile” (Giorgio Gosetti)
Scrive Antonio Monda, Direttore Artistico della Festa del Cinema di Roma: “Ciò che colpisce non è solo il gusto raffinato e a volte sorprendentemente rarefatto dell’inquadratura, ma l’approccio sobrio e delicato nei confronti dei personaggi ritratti: Comencini ama gli uomini e le donne che immortala, e riesce a intuirne la storia”.
Il catalogo della mostra di fotografie di Luigi Comencini, disponibile presso la biglietteria di Spazio Oberdan, è stato editato da Humboldt Books e contiene testi di Antonio Monda, Cristina Comencini, Giorgio Gosetti, Mario Sesti, Giovanna Calvenzi, Matteo Pavesi.

18 dicembre 2016 – 31 dicembre 2017
Inaugurazione: 18 dicembre 2016
Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto, 2
Milano

LOOK AT ME! Da Nadar a Gursky: il ritratto fotografico nella Collezione d’Arte UniCredit

LOOK AT ME! Da Nadar a Gursky: il ritratto fotografico nella Collezione d’Arte UniCredit è la nuova grande mostra curata da Walter Guadagnini per UniCredit Pavilion.

A partire dal 2009 UniCredit ha presentato in più occasioni le opere della propria ricchissima Collezione d’Arte, in mostre dedicate a diversi temi e composte da opere pittoriche, scultoree, fotografiche e talvolta anche da grandi installazioni. Da Vienna a Istanbul, da Herford a Mosca a Torun, alcuni dei musei e degli spazi espositivi più prestigiosi d’Europa hanno ospitato queste rassegne, intese sempre come momenti di confronto e di stimolo a riflessioni anche sull’attualità, attraverso il linguaggio artistico sia del presente che del passato.
In Italia, la collezione è stata esposta al Palazzo della Ragione di Verona nel 2010 e al MAMbo di Bologna nel 2013, mentre proprio UniCredit Pavilion è stato inaugurato due anni fa come luogo espositivo con l’originale esperimento di “Lo Sguardo di”, mostra costruita sulle scelte dei dipendenti del gruppo.

Questa esposzione si colloca pertanto all’interno di un recente ma già riconosciuto filone artistico, rispetto al quale presenta una novità di assoluto rilievo: per la prima volta in Italia viene proposta una selezione esclusivamente concentrata sulla fotografia.

“Look at Me! Da Nadar a Gursky: i ritratti fotograficinella Collezione d’Arte UniCredit” ha inoltre due elementi salienti che la caratterizzano: si concentra su un unico tema, il ritratto, declinandolo in profondità, e lo fa comprendendo opere che vanno dalle origini della fotografia fino ai giorni nostri.
L’individuazione del tema del ritratto come filo conduttore della mostra risponde a una ragione che non è solo di carattere storico e artistico, ma vuole essere ancora una volta un’occasione per riflettere sul nostro rapporto con le immagini, con il loro significato e con il loro uso del presente e del passato.

Concepita come una panoramica da fine 800 ai giorni nostri, la rassegna è composta da 170 opere ed è articolata sui tre livelli di UniCredit Pavilion, proponendo una narrazione in sei sezioni tematiche:

–    A piano terra, le sezioni “Il volto della società” e “L’individuo e la massa” prendono in esame il rapporto tra la figura e l’ambiente circostante, considerato nelle sue differenti forme di apparizione e di influenza sul singolo. Qui sono esposte, tra le altre, opere di Cartier-Bresson, Weegee e Ghirri.
–    Sulla Passerella dell’Arte, “L’artista come modello” e “Hall of fame” mostrano una galleria di ritratti di artisti del XX secolo, di politici, intellettuali e affrontano il tema della rappresentazione della celebrità e delle retoriche a essa collegate. Tra questi si possono ammirare lavori di Nadar, Man Ray, Catalano e Marclay.
–    In Green House, “Il ritratto del corpo” e “La messa in scena” presentano ritratti in studio e in posa che raccontano una società, spesso la medesima dei ritratti rubati in strada, che  mira a inventare o reinventare il volto, la persona o il mondo che la circonda. In questa sezione sono esposte le opere di Bellocq, Richter, Arbus e Probst.

NOVITA’ :  regala un ingresso alla mostra con Gift Ticket, il biglietto speciale che offre la possibilità di accedere e visitare l’esposizione nel giorno e in un orario a scelta, fino al 29 gennaio.

Orari Mostra:
10.00 – 19.00 – chiuso il lunedì

Aperture straordinarie:
24 dicembre: 10.00 – 13.00
26 dicembre e  1° gennaio: 14.00 – 19.00
6 gennaio: 10.00 – 19.00

20 dicembre 2016 – 29 gennaio 2017
UniCredit Pavilion
Piazza Gae Aulenti, 10
Milano

Give Me Yesterday
21 dicembre 2016 - 12 marzo 2017
<a href="https://www.fondazioneprada.org/project/give-me-yesterday">Milano Osservatorio
Galleria Vittorio Emanuele II
Milano

Studio Medina incontra gli Artisti - Raffaele Vispi
23 dicembre 2016 - 12 gennaio 2017
Studio Medina
via Guicciardini, 3
Roma

‘Al di là dell'acqua’ Fotografie di Massimiliano Camellini

La prima tappa del progetto, ancora inedito, ‘Al di là dell'acqua’, vede il fotografo frequentare gli spazi interni delle navi cargo: città stato galleggianti, dove è necessario ritrovare la nuova stabilità quotidiana; i luoghi del lavoro e i luoghi del riposo, gli spazi comuni e le stanze in cui custodire oggetti, totem e simulacri, tutti elementi capaci di ingannare la distanza dalla terra ferma, capaci di dissimulare quel moto continuo, quel nomadismo da ‘viaggiatori cronici’ contemporanei.
Camellini sceglie navi dalle provenienze geografiche differenti, in modo da intercettare abitudini distanti tra loro: quei residui accumulati nei corridoi, nelle camere, sui comodini, sui davanzali. E sono proprio quegli oggetti, quelle tracce a ricordare la presenza dell'uomo che, nelle fotografie di Camellini, scompare dalla scena. È un gioco di rimandi, di allusioni. Il lavoro è presente, ma sono gli strumenti a riportarlo alla luce: bussole, carte, passaporti. Come schermi di smartphone lasciati nelle proprie stanze a ricordare una relazione a miglia di distanza, un volto di donna, di ragazza. Oggetti simbolici che alludono ad una stabilità necessaria. Perché Camellini racconta un ossimoro, la ricerca di una prassi quotidiana all'interno di uno spazio mobile, in continuo moto verso una meta lontana nel tempo. E tutto succede all'interno della città/nave. Non ci è dato sapere dove si trova il mezzo, gli oblò lasciano trasparire solo paesaggi confusi, ovattati. Forse un porto, forse l'oceano mare, forse altro. Lo spazio si fa claustrofobico, le vie di fuga censurate, ma è proprio questo meccanismo che consente al racconto di farsi studio antropologico, ricerca sul viaggio, sulle abitudini scandite ora per ora. Le immagini ricostruiscono una successione temporale che delimita un'intera giornata: il sonno, il risveglio, il lavoro, i pasti, nuovamente il lavoro, lo svago, il gioco. Non ci sono distrazioni esterne che confondono la narrazione, solo il necessario, nemmeno il colore. Il bianco e nero consente una sintesi maggiore, forse estrema, e la possibilità di distanziare tutto quello che non interessa, tutto quello che rimane fuori da una città-stato, da un oblò che protegge dagli eventi esterni. ‘Al di là dell’acqua’ è un progetto fotografico itinerante di mostre e conferenze; a partire dal 2017 nella città di Genova. Nel’estate 2018 due appuntamenti londinesi. La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Greta Edizioni.

16.00 – 21.00
giovedì domenica (anche su appuntamento)

24 dicembre 2016 – 5 febbraio 2017
Inaugurazione: venerdì 23 dicembre, ore 18.00
BAG Gallery
Borgo Ronchini, 3
Parma

Foto | Tutte le foto sono state concesse dai rispettivi autori e/o stampa

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