Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64, la recensione dell'ottica nuova ma vecchia

Ho messo alla prova il Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64, una riedizione dell'ottica progettata nel 1839 da Chevalier per la fotocamera di Daguerre

Vi piacciono gli oggetti d'antiquariato? Vi fanno impazzire le fotocamere d'epoca? Ma magari non vi va di spendere uno sproposito così come non vi va di avere un'oggetto magari inutilizzabile data l'età? Allora siete probabilmente uno dei sostenitori delle raccolte fondi di Lomography, che negli ultimi anni ha ridato nuova vita a prodotti del passato.

L'ultimo redivivo è il Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64, sostenuto su kickstarter da ben 2,036 backers, raccogliendo 927,576 Dollari. Un sostegno che ha consentito l'immediata messa in produzione. Quindi chi vuole per Natale può regalarsi quest'ottica appena uscita di fabbrica, ma che si basa su un progetto del 1839.

Il Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64 è infatti la riedizione dell'ottica progettata da Charles Chevalier e utilizzata da Louis Daguerre nella sua fotocamera per la dagherrotipia. Una riedizione che permette di giocare poi con i tipici piattelli di apertura di diaframma intercambiabili, che ho avuto modo di provare anche con il Lomography Petzval 58 Bokeh Control.

Ma procediamo con ordine, iniziando con le prime impressioni sul Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64.

Prime impressioni

Ci sono ottiche che in dotazione non ti danno neppure il paraluce. Quando apri la confezione di un prodotto Lomography invece è impossibile lamentarsi. Nella bellissima confezione del Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64 troviamo paraluce in metallo, tappo anteriore in metallo, panno per la pulizia, custodia in vera pelle, due libricini di istruzioni e una dotazione di ben 12 piattelli per variare l'apertura di diaframma.

Questi piattelli in metallo sono uno strumento creativo tanto banale quanto efficace: trasformano in modo evidente lo sfuocato, passando da evanescente a definito, da pittorico a astratto. Se non bastassero si possono acquistare kit aggiuntivi, sia sullo shop di Lomography che da produttori esterni. Peccato che non sia fornito in dotazione un banale moschettone per tenere insieme i piattelli, come ho fatto io e come potete vedere nel mio live su Facebook.

Passando all'utilizzo, serve ovviamente parecchia sperimentazione per capire quale piattello sia maggiormente adatto allo scopo. La sperimentazione risulta inoltre indispensabile vista la difficoltà nella messa a fuoco. Non perché la ghiera sia problematica. Anzi, risulta precisa e facile da usare. Il problema è che in condizioni di scarsa illuminazione e specialmente se si usano i piattelli artistici, ovvero quelli con i forellini oppure i tagli a stella, diventa difficile percepire quando si raggiunge la corretta messa a fuoco.

Inoltre la ridotta distanza minima di messa a fuoco, pari a soli 50cm, invoglia a realizzare primi piani stretti, avvicinandosi al soggetto. Se ci si avvicina, lo sappiano tutti, si riduce la profondità di campo e basta uno starnuto, del fotografo oppure del soggetto, per perdere la messa a fuoco magari appena raggiunta a fatica.

Serve pazienza, magari un live view con focus peaking, magari anche un cavalletto e un soggetto perfettamente immobile. Un soggetto che comunque ci guarderà incuriosito da quello strano tubo dorato con cui armeggiamo insieme alla nostra reflex digitale. Una finitura quindi possibilmente da trattare con cura: risulta infatti facile creare dei graffi vistosi sull'ottone.

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Qualità immagine

Siete dei maniaci della nitidezza? Passate ore a guardare i grafici di Photozone? Allora lasciate perdere, il Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64 non fa decisamente per voi. Avete invece fatto almeno una foto infilando un collant sull'ottica? Avete ritagliato un cuore su un cartoncino nero incastrato sul paraluce?

Allora non sarà per voi un problema la scarsa nitidezza che restituisce quest'ottica, anche al centro e con un messa a fuoco certosina. Ovviamente se vogliamo immagini nitide la soluzione è semplice: basta utilizzare un diaframma circolare di valore f/5.6 o maggiore. Ma in questo caso il Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64 si comporterà come un comune 64mm.

Se vogliamo creare atmosfere surreali e suggestivi, si ottengono soddisfazioni magari fotografando senza neppure un piattello, ottenendo un effetto flou. Oppure scegliendo i già citati piattelli artistici, che creano magie con lo sfuocato.

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Conclusioni

La Lomography ha fatto centro ancora una volta. Personalmente mi sono innamorato del Petzval. Questo Lomography Daguerreotype Achromat 2.9/64 non mi ha strappato il cuore, ma mi ci sono comunque divertito parecchio. Non mi ha stregato perché la sua resa ricorda quella ottenibile con toy camera o toy lens come le famose Holga.

Certamente le Holga non hanno i piattelli del diaframma intercambiabili, preziosi per cambiare in modo netto la resa dell'ottica. Così come non hanno un'estetica così originale e accattivante. Sono sicuro che molti acquistano i prodotti Lomography anche solo per il piacere di vederli nella vetrinetta delle fotocamere. Ma la vera ragione per acquistare queste ottiche, come ho già detto poco sopra, è la passione per la sperimentazione.

Un'ottica vietata ai pixel peepers. Un'ottica vivamente consigliata a chi odia fare anche solo due foto uguali.

Piace:
- estetica
- ricca dotazione
- piattelli di apertura di diaframma intercambiabili
- ridotta distanza di messa a fuoco che consente primi piani stretti

Non piace:
- struttura soggetta a graffi
- manca un banale moschettone per tenere insieme i piattelli

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