Mostre fotografiche per il weekend di gennaio

Mostre fotografiche inaugurate durante la terza settimana di gennaio 2017

Il calendario delle mostre fotografiche si arricchisce di nuove inaugurazioni, a ridosso del terzo fine settimana di gennaio 2017 con riflessi, bellezza e 'verità', almeno sei gradi di libertà, risonanze colorate e risvegli luminosi.

Lo Specchio di Diana

La BQB Gallery presenta la mostra collettiva
LO SPECCHIO DI DIANA
a cura di Rosetta Gozzini
direzione artistica KlaudiodiKarlo
le artiste in mostra
Publia Cruciani
Eliman Elgibreen
Eva Gerd
Patrizia Polese
Francesca Romana Pinzari
Alice Schivardi
Angela Vinci

dal 18/01/2017 al 15/03/2017
Vernissage mercoledì 18 ore 19,00
Baronato Quattro Bellezze Art Gallery via di Panico 23, Roma
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Ci si potrà chiedere perché sia necessario o anche opportuno postulare un’ arte al femminile. In questi anni ho avuto la fortuna di realizzare diverse mostre al femminile il cui
bisogno profondo è scaturito dalla personale esigenza di trasmettere, per mezzo dell’arte, quella conoscenza della creatività artistica femminile e del suo universo che per troppo tempo è rimasta celata.
A causa del suo essere nel mondo come e più di prima, la donna ha maturato una progressiva consapevolezza della propria specificità: sente che il suo apporto agli eventi e alle trasformazioni che sono in atto ora nel pianeta è necessario e fondamentale. La specificità di cui parlo riguarda il profilo energetico della donna. La donna è, infatti, un essere ciclico.
Nel momento in cui si mette nelle condizioni di sperimentare in modo più cosciente la propria ciclicità, riesce a sentirsi parte di movimenti circolari più vasti:
il ritorno dei giorni, delle stagioni, la rivoluzione della luna e il correlativo armonico alternarsi delle maree. Si sente così parte di un ordine naturale più ampio che la comprende.
Ella attinge a ogni ciclo determinando la manifestazione della propria consapevolezza in modo da renderla più ampia e profonda.
Pertanto la sua propria specificità è multipla, cilclica e mai lineare; ha così la capacità di entrare dentro di sé sprofondando nelle sue paure per riemergere con una nuova e più complessa sapienza di sé.
La donna sente anche la necessità e l’urgenza di cambiare la sua posizione per un nuova osservazione del maschile, ovvero di ciò che altro da sé. Questo avviene attraverso un confronto delle reciproche differenze. Come dice Marina Terragni nel libro “La scomparsa delle donne” : Forse è venuto il momento di diventare grandi. Forse è questo il prezzo da pagare,per levarci da questo pantano di infelicità: Crescere e imparare tutti, donne e uomini, a convivere con il differente, accettando che l’altro non sia solo una nostra immagine deformata, ma una possibilità di essere che è fuori di noi, che non capiremo mai del tutto e non potremo mai possedere, davanti alla quale ci toccherà a un certo punto fermarci per accettare l’estraneità che ci separa, il silenzio, il mistero, la verginità dell’uno di fronte all’altra. E non fare altro che ammirare.
Nell’arco della storia sia uomini che donne hanno compiuto ripetuti errori riguardanti l’esaltazione della differenza di genere, stabilendo delle gerarchie per cui un genere si autodefinisce superiore o inferiore all’altro.
Riscoprendo la propria sovranità la donna propone all’uomo un’interazione diversa e paritaria, che consente anche all’uomo di realizzare la sua propria sovranità. Ridando valore al principio di cui è portatrice, la donna riprende il suo giusto ruolo e si assume la propria responsabilità nel processo dell’evoluzione della collettività. In base a queste premesse, l’uguaglianza fra i generi è determinata dal comune scopo spirituale che condividono: ritornare alla reciproca sostanziale unità.
Questo è un atto di forza che permetterà di stabilire un equilibrio d’amore e di concreazione armoniosa.

Rosetta Gozzini

grafica Alessandro Gabini
foto di Mia Murgese Mastroianni

18 gennaio - 15 marzo 2017
Inaugurazione: mercoledì 18 gennaio 2017, ore 18.30-21.30
Baronato Quattro Bellezze Art Gallery
via di Panico, 23
Roma

Jacob Gils – Movements

ProjectB è felice di presentare la prima mostra in galleria del fotografo danese Jacob Gils.
In mostra sette opere, esempio d’impeccabile perizia tecnica e compositiva. Due diverse serie, Movements e Limit to Your Love, entrambe caratterizzate dal forte desiderio di rottura nei confronti di questi stessi dettami che imprigionano la fotografia, rendendola eccessivamente controllata e prevedibile.

Gils esplora il potenziale della fotografia, superando i confini teorici e stilistici della stessa, per affrontare sfide sempre nuove sia dal punto di vista creativo, che tecnico, ampliando così il vocabolario visivo dei generi fotografici.

La stratificazione di molteplici scatti della serie Movements genera interpretazioni coinvolgenti di strutture iconiche, come le cabine telefoniche londinesi e il Duomo di Milano. Si tratta di immagini frammentate, drappeggiate e distorte, che chiedono allo spettatore non solo di essere guardate, ma anche di avvicinarsi e prestare attenzione a dettagli che non si rivelano a distanza.
A prima vista le opere possono apparire sfocate e mosse, in realtà si tratta di una sovrapposizione di diverse fotografie perfettamente a fuoco dello stesso soggetto, che Gils realizza spostando quasi impercettibilmente la macchina fotografica tra uno scatto e l’altro, creando così l’illusione del movimento. La stratificazione di queste immagini dà spesso vita a una seconda forma traslucida, che si traduce in uno stile vicino ai dipinti impressionisti, ma che, a un esame più attento, rivela i dettagli della fotografia moderna, realizzando immagini in bilico tra sogno e realtà, tra astrazione e realismo.

Le prime sperimentazioni lo portarono a trasferire le Polaroid su carta acquerello, dividendo consapevolmente la fotografia in più campi. Tecnica che permette di esprimere organicità e sensualità, evidenti nei nudi della serie Limit To Your Love, che spinge lo spettatore a riflettere sulla vita e la sua rappresentazione, attraverso l’inserimento di una campitura bianca che circonda l’immagine; un elemento di disturbo volto a sottolineare la rottura con la vita quotidiana a cui siamo abituati.

19 gennaio – 24 febbraio 2017
Inaugurazione: mercoledì 18 gennaio 2017, ore 19-21.00
ProjectB
Via Pietro Maroncelli, 7
Milano

Pirelli in 100 immagini.
La bellezza, l’innovazione, la produzione

18 gennaio - 1 maggio 2017
Biblioteca Archimede
Piazza Campidoglio, 50
Settimo Torinese
Ingresso libero

Aurore Bano – Color Space Resonances

Giovedì 19 gennaio inaugura a Milano Color Space Resonances a cura di Francesca Borgonovo, la prima mostra personale italiana della fotografa parigina Aurore Bano, ospitata negli spazi della galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura.

Le immagini esposte, frutto dei viaggi e della ricerca dell'artista in Spagna, Scandinavia, Francia e Islanda nel 2016, immortalano con occhio naïf ma rigoroso un mondo fatto di geometrie e prospettive, dove la purezza della composizione è addolcita dai toni pastello.

L'architettura - del paesaggio o urbana - è protagonista: i volumi, scolpiti da netti giochi di ombre e luci, diventano personaggi multiformi delle fotografie che Aurore ha la pazienza di studiare, comporre e fissare su pellicola. I suoi partner, in questo racconto di fatto di equilibri e ironia, sono una Canon AE1 e una Rollei 35SE.

Aurore Bano è nata nel 1985 a Parigi dove tuttora vive e lavora.
Ha studiato fotografia alla Gobelins School of the Image nel 2016, dopo una formazione in storia e teoria dell'arte alla Goldsmiths, University of London e all'École du Louvre di Parigi.

Da giovedì 19 gennaio a domenica 22 gennaio 2017
Nei giorni seguenti la galleria è aperta dalle 11 alle 19.30.

19 – 22 gennaio 2017
Inaugurazione: giovedì 19 gennaio 2017, ore 18.30 - 21.30
Antonia Jannone Disegni di Architettura
Corso Garibaldi, 125
Citofonare Galleria Jannone, secondo cortile
Milano
Ingresso libero

ELECTRI-CITY di Giuseppe Di Piazza



L'esposizione ELECTRI-CITY è composta da 25 lavori di Giuseppe Di Piazza, realizzati a New York tra il 2012 e il 2015 e stampati in 3 diversi formati: 40x60, 100x60, e 200x60. A corredo della mostra il catalogo Landscapes, che raccoglie tutta la produzione dell’autore.

Dopo il successo di America America, la mostra realizzata lo scorso dicembre con le foto dell’archivio digitale della New York Public Library e patrocinata dal Consolato Generale degli Stati Uniti d'America a Milano, la galleria Expowall prosegue sul filone americano con la mostra ELECTRI-CITY di Giuseppe Di Piazza, per altro alla vigilia dell’insediamento di Donald Trump alla Presidenza USA.
Una New York sincretica quella raccontata da Di Piazza, secondo Paolo Schianchi (professore di Creatività e design della comunicazione e esperto di visual marketing, disciplina che intreccia il rapporto fra immagine e prodotto) che ha redatto il testo critico della mostra di seguito riportato.

Syncretic New York, di Paolo Schianchi

New York, New York e ancora New York, la metropoli di cui conosciamo, anche senza esserci stati, scorci, atmosfere, immaginari, persone e quant'altro. In effetti è una delle città più iconiche del Novecento ed è sempre più difficile raccontarla nella nostra epoca, quella in cui, grazie alla rete, non vediamo più nulla per la prima
volta.
A darle una ritrovata connotazione figurativa ci ha pensato Giuseppe Di Piazza con le sue immagini che mostrano il sincretismo visivo di un tale complesso agglomerato urbano.
Ma andiamo per ordine.
Oggi attraverso i new media la nostra cultura visiva, incuneandosi fra chi siamo e ciò che percepiamo del mondo, ha portato tutti ad avere un immaginario al tempo stesso individuale e condiviso di qualunque luogo, perché sempre lì pronto ad essere osservato su di uno schermo attraverso un click.
Un processo che si è sviluppato grazie alle cosiddette immagini sincretiche. Si tratta di raffigurazioni che gemmano le une sulle altre senza pregiudizi, poiché contengono talmente tante valenze da essere sempre al presente, attuali e senza tempo, libere di narrare ogni traccia presente sul territorio. Ovvero sono la fusione di elementi visivi impressi sulla superficie dell'immaginario e dalla memoria individuale, utilizzati per mostrare l'immaginario e la memoria collettiva, sincronizzando il tempo di chi
produce visioni con quello di chi le osserva. Allora la Grande Mela nella nostra contemporaneità è tutto quell'insieme visivo che conosciamo di lei, spaziando da Sex and the City alla Trilogia di New York di Paul Auster, dalle iniziative dei suoi musei alle fotografie d'autore raccolte in libri editi in tutto il mondo, dalla Factory di
Andy Warhol al capodanno a Time Square, da un racconto di viaggio al crollo delle Torri Gemelle, dalle feste di rimando etnico nei diversi quartieri a Colazione da Tiffany di Truman Capote, dalla moda nelle sue strade alle persone che corrono in Central Park e tutto quanto sia stato comunicato, letto e visto di questa città, rendendola l'immagine di se stessa. Insomma le immagini sincretiche hanno trasformato l'immaginario evocato per anni dalle parole nel suo ritrovato complementare espressivo contemporaneo: la raffigurazione.
Un cambiamento culturale che è visibile, in modo diretto e preciso, negli scatti di Giuseppe Di Piazza, il quale riesce a manifestare tutto il sincretismo annidato in ognuno di noi. A ben vedere le sue raffigurazioni di New York, sfocate e in movimento, esistono e si ricompongono nell'istante in cui le si guarda, lasciando chi osserva, ed ecco la sua grande forza espressiva e creativa, libero di ricondurle a una personale
narrazione. Ma attenzione, Giuseppe Di Piazza compie tale azione visiva guidando magistralmente l'occhio di chi guarda. La sua infatti è un'estetica talmente contemporanea da trovare la propria bellezza nell'interscambio fra autore e spettatore, in quanto utilizza una nebulosa visiva composta da sfocature e movimenti della camera in cui tutto questo avviene con semplicità, senza forzare chi osserva, ma al contempo guidandolo nel rintracciare la Grande Mela che alberga in lui. Allora le strade, i palazzi, lo skyline, la metropolitana, le persone, il Grand Central Terminal, i locali pubblici e quant'altro Giuseppe Di Piazza immortali di New York, assume un nuovo valore partecipato, diventando l'anello di congiunzione visiva fra gli immaginari di colui che fotografa e quelli di chi guarda le sue raffigurazioni. Riesce quindi a coniugare la realtà di New York con ciò che ci si immagina, ma tenendo le redini ben salde, allo scopo di palesare una visione personale e sempre nuova, quella, fuggevole e mediatica, ormai completamente immersa nella cultura visiva post-web.
Sarà balzato all'occhio che non si è utilizzato il termine fotografia, ma immagine. Una scelta consapevole, perché quanto prodotto da Giuseppe Di Piazza valica il concetto di fotografia tradizionale, traghettando questa disciplina nell'attualità: quella dove l'oggetto che consumiamo per apprendere e comunicare viene appunto chiamato immagine.

Orario:
martedì-sabato, ore 10-18:00 e su appuntamento

19 gennaio - 11 febbraio 2017
Inaugurazione: giovedì 19 gennaio, ore 18.00

Galleria Expowall
via Curtatone, 4
(Porta Romana/Crocetta)
Milano


Tomaso Clavarino. A Humble Bow

ll BDSM (Bondage, Disciplina, SadoMasochismo) è una varietà di pratiche erotiche imperniate sulla dominazione e la sottomissione, sui giochi di ruolo, sul controllo, e su altre dinamiche interpersonali. Per qualcuno il BDSM è parte della propria sensualità nella sua interezza, per alcuni è uno stile di vita, per altri un gioco. Leggiamo molto sul BDSM, ma la realtà di questo mondo “nascosto” è decisamente diversa da come ci viene presentata dai media.
Nel BDSM le dinamiche psicologiche sono spesso più importanti degli elementi legati alla sessualità. Per molti il BDSM fa parte di un percorso per scoprire nel profondo la propria sessualità, un viaggio, una strada da percorrere per andare alla ricerca del proprio IO. Dominazione e sottomissione sono fisiche, ma anche, se non principalmente, psicologiche. Nel mondo del BDSM più che il sesso c’è la sessualità, esplorata certamente in maniera non convenzionale ma non da essere relegata nella sfera della perversione. Fantasia e humor sono alla base del BDSM, e molte delle pratiche, che al di fuori di un contesto di consensualità sarebbero trattate come violenza sessuale, diventano in questo mondo, una fonte di mutua soddisfazione e stimolazione per la costruzione di più profonde relazioni interpersonali.
E sono queste relazioni interpersonali che A HUMBLE BOW (Un Umile Inchino) ha provato ad indagare, in un lavoro lungo due anni realizzato in Italia tra party privati, dungeon, incontri occasionali, appartamenti e alberghi in giro per la penisola, nel buio delle notti, nella nebbia delle campagne.

La mostra fa parte del programma del Fish and Chips International Erotic Film Festival Torino http://fishandchipsfilmfestival.com

Tomaso Clavarino, nato a Torino nel 1986. Fotografo documentarista, lavora con alcune delle maggiori testate, in Italia e all’Estero: Newsweek, Vanity Fair, Der Spiegel, etc... Comincia giovanissimo a lavorare nel mondo dei media, prima come giornalista, e poi, seguendo la sua passione, come fotografo. Si occupa di diritti umani, zone di conflitto, questioni sociali, prima di virare su progetti documentaristici di lungo respiro per provare ad indagare in profondità la società nella quale viviamo.A Humble Bow (Un Umile Inchino) è il suo primo lavoro di questo genere, un lavoro diventato anche un libro fotografico pubblicato, nel giugno 2016, dall’editore portoghese The Unknown Books.
www.tomasoclavarino.com

19 gennaio - 21 febbraio 2017
Inaugurazione: giovedì 19 gennaio 2017, ore 19.00 
PaoloToninArteContemporanea
(Palazzo Della Chiesa di Roddi)
Via San Tommaso, 6
Torino

via GIPHY

Gianni Berengo Gardin
Vera fotografia con testi d’autore

19 gennaio – 30 aprile 2017
CAOS (Centro Arti Opificio Siri)
Viale Luigi Campofregoso, 98
Terni

Jessica Backhaus - Six degrees of freedom


UNA COLLABORAZIONE TRA GALLERIE: MICAMERA E ROBERT MORAT (BERLINO)

Six Degrees of Freedom è l’ultimo lavoro di Jessica Backhaus. Il titolo è un riferimento alla libertà di movimento di un corpo nello spazio, in ogni direzione possibile.
Sei gradi di libertà è una definizione mutuata dalla scienza. Allo stesso tempo esprime perfettamente l’idea che siamo il risultato delle nostre scelte in un dato contesto.

In questo lavoro autrice ha guardato alla propria vita; nel suo complesso, questa serie di immagini esprime il desiderio della Backhaus di indagare le proprie radici.
(continua a leggere qui)

Questa è la terza mostra di Jessica Backhaus da Micamera. Inauguriamo con l’artista tedesca una nuova serie di eventi in collaborazione con quelle che, secondo noi, sono le gallerie più interessanti che si occupano di fotografia in Europa e a cui ci ispiriamo nel nostro percorso espositivo. In questo modo, Micamera compie un altro passo nel suo progetto di essere un luogo di scambio, approfondimento e incontro tra artisti, galleristi, editori, autori e appassionati di fotografia.

Inaugurazione con l’artista: venerdì 20 gennaio alle 19

Workshop 'Il colore della forma' con Jessica Backhaus: sabato 21 e domenica 22 gennaio
E' riservato a massimo 13 studenti. Ospite d'eccezione sarà Robert Morat, gallerista di Berlino.

Aperitivo con il gallerista: domenica 22 gennaio alle 19

20 gennaio – 25 febbraio 2017
Inaugurazione: venerdì 20 gennaio 2017, ore 19
Micamera
Via Medardo Rosso, 19
Milano
SONY DSC
ph: Jessica Backhaus, Like the wind, 2013, courtesy Micamera

Elio Luxardo. La voluttà ed il sogno

In occasione della prima edizione del Salone della Cultura, evento che si svolgerà il 21 e il 22 gennaio a Milano, settantasei opere di Elio Luxardo, grande protagonista della fotografia italiana degli anni ’30 e ’40, saranno esposte al Superstudio Più di via Tortona. L’esposizione “Elio Luxardo. La voluttà ed il sogno”, curata dal giornalista, critico e docente di fotografia Roberto Mutti, sarà inaugurata sabato 21 gennaio alle ore 17.00.
L’ingresso alla mostra sarà gratuito per tutti i visitatori, che potranno inoltre prendere parte alle visite guidate da Roberto Mutti, previste nel pomeriggio di sabato e nella mattina di domenica.

Elio Luxardo (1908-1969), nato in Brasile da una famiglia di origine italiana, fu dapprima atleta e autore di documentari. Trasferitosi a Roma nel 1932, tentò la carriera da regista spinto da una profonda passione per il cinema, per affermarsi infine come fotografo prediletto dei divi di Cinecittà. Tra i personaggi immortalati dal suo obiettivo non vi furono solo attori e attrici, ma anche politici, nobili e scrittori, oltre a numerosi borghesi e industriali. L’opera di Luxardo, che firmò inoltre innovativi servizi di moda e campagne pubblicitarie, è caratterizzata da un’estrema modernità nel modo di fare fotografia, con tagli delle immagini anticonvenzionali e un originale studio effettuato sull’illuminazione, volto a valorizzare al meglio i soggetti ritratti. I suoi scatti sono infatti caratterizzati da una ricerca sul rapporto plastico tra ombre e luci, tecnica perfezionata grazie alla sua approfondita conoscenza del mondo del cinema e che gli valse l’appellativo di “scultore della luce”. Luxardo è anche noto per i suoi studi di nudi femminili e maschili, dove proseguì la sua ricerca sulla definizione della luce e sulla composizione. In questi scatti, in cui il corpo appare nella sua assoluta plasticità, traspare il suo esordio giovanile come scultore, ma non mancano i sottili richiami al futurismo e all’espressionismo.

Le opere di Luxardo esposte alla mostra saranno rappresentative dei vari periodi e temi su cui ha lavorato. Alcuni suoi celeberrimi ritratti dei protagonisti del cinema italiano ritraggono Sophia Loren, Claudia Cardinale, Giorgio Albertazzi, Vittorio Gassman e Lucia Bosè; saranno esposti i famosi studi di nudo maschile e femminile, ed i suoi lavori realizzati nell’ambito della moda e della pubblicità. Tutte le opere appartengono all’ampio archivio fotografico di Fondazione 3M, di cui quest’anno ricorre il quindicesimo anniversario dalla nascita, che proviene dalla storica azienda fotografica italiana Ferrania e da una serie di successive donazioni e acquisizioni.

La cornice della mostra sarà il Salone della Cultura, un evento di portata nazionale dedicato all’editoria e al futuro della lettura, che ha l’obiettivo di offrire visibilità agli editori attraverso una classica esposizione di volumi e allo stesso tempo di coinvolgere il pubblico in un'esperienza immersiva nella realtà editoriale, ricca di eventi e attività collaterali formative e interattive

21-22 gennaio 2017
Inaugurazione: sabato 21 gennaio, ore 17.00
Salone della Cultura 2017
Superstudio Più
Via Tortona
Milano

Niccolò Vonci > Waking Light


Si apre Venerdì 20 Gennaio alle ore 19 presso Le Murate Caffè Letterario a Firenze la personale di Niccolo Vonci Waking Light. L’esposizione sarà la prima di un primo ciclo di tre mostre fotografiche a cura di Sandro Bini e Giulia Sgherri organizzate da Deaphoto in collaborazione con il Caffe Letterario.

Waking Light, è una ulteriore conferma della qualità e profondità di visione di Niccolò Vonci che, da sempre legato a temi personali e familiari, questa volta elimina la figura umana dalle sue fotografie e concentra e focalizza la sua attenzione su ambienti e dettagli domestici e quotidiani. La “luce del risveglio” è quella che, durante e al termine di un percorso personale fatto di perdita e nuova consapevolezza sul futuro, illumina cose e oggetti del proprio mondo privato. Una luce mistica se vogliamo, ma estremamente nitida, che rimanda da un lato alla cultura religiosa ebraica dell’autore (la “Hor”/ luce celeste o luce suprema) e dall’altro alla suggestione visiva di certa fotografica contemporanea (soprattutto americana), sia nelle scelta dei soggetti e dei cromatismi che, a livello compositivo, nell’astrazione visiva di molti scatti. L’obbiettivo si avvicina alle piccole cose che la luce rischiara. Misticismo simbolico e astrazione formale si incontrano. Perdita e futuro possono convivere.

Niccolò Vonci. Fiorentino, classe 1980, dal 2014 fa parte dello Staff Deaphoto e collabora alle attività didattiche e culturali dell’Associazione. Fotografa con consapevolezza dal 2010, quando ha seguito il primo Corso con Deaphoto. La sua fotografia parla dei suoi luoghi, delle persone che ama e della loro relazione intima.

lun-ven, ore 9-01
Sab e Dom, ore 11-01

21 gennaio – 3 marzo 2017
Inaugurazione: sabato 21 gennaio, ore 18
Le Murate Caffè Letterario Firenze
Piazza delle Murate
Firenze
Ingresso libero


Foto | Courtesy autori, gallerie e uffici stampa

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