Il colore della notte fotografata da Rafael Y. Herman

Rafael Y. Herman e i suoi scatti notturni in grado di svelare ciò che non si vede ad occhio nudo e la luce del buio, senza ricorrere ad ausili elettronici o manipolazioni digitali

Ad uno sguardo poetico non serve la luce per vedere il colore della notte, ma Rafael Y. Herman ha spinto la dialettica fra tenebre e luce ben oltre i limiti della visione, mettendo a punto un sistema per realizzare scatti notturni in grado di svelare ciò che non si vede ad occhio nudo, senza ricorrere ad ausili elettronici o manipolazioni digitali.

Il colore della notte, colto dal suo innovativo approccio fotografico alla realtà, generata e struttura nell’oscurità, è ben noto e apprezzato sin dal successo della mostra di Bereshit (Genesi in ebraico), presentata per la prima volta nel 2006 nella prestigiosa Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano.

Il progetto ispirato alla storia della creazione raccontata nel primo libro della Bibbia e alla terra di Israele, ha svelato allo sguardo il paesaggio monocromatico e quasi surreale della realtà, pieno di colore e privo di ombre, ottenuto fotografando di notte, alla luce della luna, gli alberi nati nel deserto del Negev, come Herman.

Rafael Y. Herman: Biografia, dal deserto israeliano a Parigi

Rafael Y. Herman (רפאל י. הרמן), nasce nel 1974 a Be’er Sheva, la biblica città fondata da Abramo, nel deserto israeliano del Negev.

Inizia a studiare musica classica all’età di sei anni e diventa percussionista. Dopo una permanenza a New York, si iscrive alla Facoltà di Economia e Management dell’Università di Tel Aviv.

Dopo la laurea si trasferisce in America latina, dove compie un lungo viaggio di ricerca in sette paesi: in Paraguay collabora con Amnesty International, studia pittura a Città del Messico e in Cile entra a far parte di una comune di artisti. In questo apprendistato della visione confluiscono tanto le esperienze metropolitane quanto l’incontro con la natura selvaggia.

Nel 2003 si trasferisce a Milano e nel 2006 espone nella prestigiosa Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale il progetto Bereshit (Genesi in ebraico), con un evento che ha attirato l'attenzione di pubblico e media, insieme al plauso dell'assessore alla cultura, Vittorio Sgarbi

"... Le sue immagini sono specchio della Creazione oltre la quale non c'è altro da dire, rivelazione che concepisce solo la dimensione contemplativa, conciliando spirito, mistero, materia. Così Herman, vince il buio."

Il progetto rappresenta uno dei quattro frammenti di un lavoro più ampio che l'artista ha dedicato a Israele, con il titolo di 'Magà', ed è realizzato applicando un metodo messo a punto da lui stesso: lo scatto notturno senza ausili elettronici e manipolazioni digitali, che svela ciò che non si vede a occhio nudo.

Il successo riscosso dalla mostra del progetto si è esteso a livello internazionale, toccando il Centre Pompidou di Parigi e una personale allo Studio Guastalla nel 2007, dove il progetto attira l'attenzione del grande storico dell'arte, scrittore e collezionista Arturo Schwarz

"... questa doppia coniugazione - la terra-donna illuminata dalla propria luce nera - è responsabile dell'intensa aura poetica di queste fotografie".

Nel 2012, il ritratto di John Chamberlain realizzato da Herman è scelto dal Guggenheim Museum di New York per la seconda di copertina del libro di Chamberlain “Choices”.

Nel 2013 è invitato alla TED Talk per parlare del suo linguaggio artistico con un talk dal titolo “Realtà alternativa”.

Sue opere sono state acquisite da importanti collezioni pubbliche e private, fra le quali di Tel Aviv Museum of Art e Salsali Private Museum di Dubai.

Attualmente vive e lavora a Parigi, dove è per la seconda volta artista residente alla Cité Internationale des Arts de Paris.

I suoi multiformi progetti fotografici spaziano dalla moda al reportage, dall'editoria e dai set cinematografici fino alla ricerca sperimentale.

Nel 2015 ha vinto il Praga Fotosfera Award.

"…Partendo da casa, nel mezzo dell’antico deserto di Beer-Sheva (Genesi 21), con l’ultima luce del giorno, avanzavo nella notte, nel silenzio che grida, seguendo una direzione certa ma senza la certezza del cammino.
Sono poche le notti in cui si può lavorare. Poche le immagini che si producono ogni notte. E la ricerca non è mai certa".

Le foto degli alberi immersi nel silenzio della notte e del deserto israeliano, metafora della vita, simbolo di sopravvivenza e incarnazione della "conoscenza del bene e del male", non prendono troppa distanza dai lavori più recenti di Herman, pervasi dall’indagine sulla luce come elemento fisico protagonista dello spazio-tempo, dalla curiosità metafisica e narrativa di ciò che si colloca 'oltre'.

Con lo scatto fotografico notturno e lo sviluppo della pellicola nell’oscurità del laboratorio, la realtà "ricreata" da Rafael Y. Herman, ispirandosi alle fonti bibliche e letterarie, offre allo spettatore paesaggi che esistono solo nelle opere stesse, presto in mostra al MACRO Testaccio di Roma con The Night Illuminates The Night.

L’esposizione si concentra su un lavoro durato cinque anni. In questo arco di tempo Rafael Y. Herman ha cercato di stabilire un dialogo con i grandi maestri della pittura che hanno rappresentato la Terra Santa, una terra che in realtà non ebbero avuto mai modo di vedere. Come loro, Herman è messo nella condizione di non poter vedere il paesaggio perché le sue opere sono state realizzate nel buio totale e dunque sono il risultato dell’idealizzazione e dell’immaginazione. Herman ha seguito la sua ricerca basandosi su alcuni quesiti: "Se non si vede, esiste davvero?" E ancora "Se esiste, in che modo? È esattamente lo stesso modo in cui vediamo le cose con la luce di ogni giorno? Qual è il ruolo della luce nell’esistenza?"

Una dimensione espositiva dove la cromia innaturale e la forma evanescente della Foresta della Galilea, dei campi dei Monti della Giudea e del Mar Mediterraneo, invitano a riflettere sulla distanza tra il reale e il percepito, tra il "non visto" e un luogo "altro".

The Night Illuminates The Night, curata da Giorgia Calò e Stefano Rabolli Pansera, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è patrocinata da Ambasciata d’Israele in Italia–Ufficio Culturale, IIFCA–Fondazione Italia-Israele per la Cultura e le Arti, AMATA–Amici del Tel Aviv Museum of Art e Cité Internationale des Arts de Paris.

In occasione della mostra verrà presentato anche il libro d’artista omonimo, edito da Mousse, con testi critici di Giorgia Calò, Stefano Rabolli Pansera, Chiara Vecchiarelli e Arturo Schwarz.

Rafael Y. Herman
The Night Illuminates The Night

25 gennaio - 26 marzo 2017
Inaugurazione: martedì 24 gennaio 2017, ore 17.30 - 19.30
MACRO Testaccio
Padiglione A
Piazza Orazio Giustiniani, 4
Roma

Foto | Rafael Y. Herman The Night Illuminates The Night, Courtesy Zètema Progetto Cultura
Foto | Rafael Y. Herman - The Night Illuminates The Night, Installation View, MACRO Testaccio Roma, 2017 © Giorgio Benni

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