Seven Japanese Rooms. Fotografia contemporanea dal Giappone

Uno sguardo al paesaggio complesso, ricco e variegato della fotografia contemporanea giapponese

Dopo aver ospitato la prima personale in Italia del fotografo armeno-siriano Hrair Sarkissian, la Fondazione Carispezia continua il viaggio nelle molteplici sfumature della fotografia contemporanea, con gli artisti più rappresentativi del panorama giapponese.

Seven Japanese Rooms. Fotografia contemporanea dal Giappone, a cura di Filippo Maggia, contribuisce ad arricchire il calendario di eventi per le celebrazioni ufficiali del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, insieme ad Omaggi ai suoi maestri della fotografia ad Ivrea, o Araki Amore alla Galleria Carla Sozzani, con un percorso espositivo volto a restituire il paesaggio della scena contemporanea giapponese, attraverso le opere di Tomoko Kikuchi, Toshiya Murakoshi, Koji Onaka, Chino Otsuka, Lieko Shiga, Risaku SuzukiChikako Yamashiro.

Un paesaggio complesso, ricco e variegato che mette a frutto l'eredità della generazione precedente rappresentata da Yasumasa Morimura e Hiroshi Sugimoto, con la valenza emotiva dei paesaggi colti dall'obiettivo errante di Koji Onaka con Short Trip Again, Matatabi-2, mentre le visioni di rinascita e speranza sbocciano con i Sakura di Risaku Suzuki

"Una fotografia mostra un momento unico nel tempo. Eppure, guardandola, si è fortemente consapevoli del flusso del tempo a cui quel momento appartiene, che non si ferma neanche mentre guardiamo un'immagine immobile. Il mio è un tentativo di esplorare il flusso del tempo nell'atto del vedere. Quando ci immergiamo nell'atto del vedere vengono a galla ricordi e pensieri incoerenti accompagnati da un crescendo di emozioni: in questo sta la ricchezza del vedere"

Risaku Suzuki

"Ciò che è visibile a occhio nudo è sorprendentemente flebile"

Leiko Shiga

La dimensione quasi ancestrale scovata da Lieko Shiga nello sperduto villaggio giapponese di Kitagama, arriva in mostra con le storie impalpabili senza "Passato, presente, futuro" di Rasen-Kaigan, insieme ad approcci più volitivi e indipendenti come quello di Chino Otsuka che lavora sul rapporto tra storia personale e memoria, ri-fotografando dettagli di vecchie fotografie nel suo recente Memoryscapes.

"Ho scelto con cura una piccola selezione di vecchie fotografie che ho ri-fotografato ingrandendo l’immagine. Fornendo una nuova cornice alle fotografie, le immagini frammentate e sfuocate di memorie distanti iniziano a raccontare le proprie storie"

Chino Otsuka

La personale ricerca sul "genere" di Tomoko Kikuchi con I and I si spinge fino in Cina, per sondare le esistenze ai margini delle drag queen, finite tra i vagabondi 'Beipiao' di Pechino per celare la loro identità di genere ai familiari.

"Era la notte di Capodanno a Pechino, nel 2005, quando mi capitò di incontrare la drag queen Meimei. Per qualche ragione ci trovammo subito in sintonia e lei mi portò in giro per vari gay bar della città, conducendomi al di là delle porte su cui stava scritto “Vietato l’accesso”, fino ai backstage dove le altre drag queen si preparavano alle performance. Tutto ebbe inizio da quel momento."

Tomoko Kikuchi

 
Muovendosi al confine tra realtà e sogno, storia e memorie, Chikako Yamashiro indaga cultura e le tradizioni della sua Okinawa, come nel video Your voice came out through my throat, che muove dal racconto dell’esperienza della Battaglia di Okinawa narrato all’artista da alcuni anziani della sua città.

"Il linguaggio usato dalle persone che avevo intervistato rispetto alle loro memorie rivelava quest’immagine nella mia mente, e così il mio corpo si era trasformato momentaneamente in una tela su cui erano proiettati i ricordi altrui. Quel che vidi allora non erano le loro memorie ma un riflesso immaginario che avevo inventato a partire dalle loro parole. La mia personale esperienza della guerra."

Chikako Yamashiro

In modo analogo ma differente, dal 2006 Toshiya Murakoshi lavora principalmente nella sua Fukushima, con fotografie in bianco e nero, custodi di una memoria segnata dal sisma e del disastro nucleare.

Sono loro i sette fotografi in mostra, dei quattordici selezionati come più rappresentativi della scena artistica giapponese contemporanea, nelle pagine del catalogo edito da Skira, curato da Filippo Maggia.

Seven Japanese Rooms
Fotografia contemporanea dal Giappone

fino al 5 marzo 2017
Fondazione Carispezia
Via D. Chiodo, 36
La Spezia

Orari:
martedì-venerdì, ore 15-19
sabato-domenica, ore 10.30-13 e 15-19

Foto | Seven Japanese Rooms. Fotografia contemporanea dal Giappone, Courtesy Fondazione Carispezia

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