Le contraddizioni del mondo fotografate da Pieter Hugo

La fotografia di Pieter Hugo al confine tra messa in scena della realtà e della finzione, dell’identità e dell’alterità, i limiti del mezzo fotografico e le contraddizioni del mondo

I limiti del nostro tessuto sociale e del mezzo fotografico, sono da sempre oggetto e soggetto di ogni progetto fotografico di Pieter Hugo, nato a Johannesburg nel 1976 e cresciuto a Cape Town, nel Sud Africa post-coloniale che ha assistito alla fine ufficiale dell'apartheid (nel 1994) e riporta le cicatrici visibili e invisibili di dissonanze sociali insanabili.

Attratto dall’ambivalenza delle differenti classi sociali, quanto da quella tra fotografia documentaria e artistica, Hugo, si muove al confine ambiguo tra messa in scena della realtà e della finzione, dell’identità e dell’alterità, iniziando a lavorare nell'industria cinematografica di Cape Town, prima di trascorrere due anni in Italia a Fabrica e viaggiare dal Ruanda alla Nigeria, dal Ghana alla Cina.

Le sue immagini, iperrealistiche e monumentali mettono a fuoco il perturbante, inquadrando l'insolito e il diverso di "Looking aside", scattato tra il 2003 e il 2006 a non vedenti, albini, anziani, ma anche se stesso e la sua famiglia, allo scopo di spingere lo sguardo a “guardare oltre” i nostri stessi pregiudizi.

La natura di un conflitto personale e collettivo, ulteriormente protagonista del più intimo e introspettivo "Kin" e l’indagine antropologica e psicologica sulla diversità che include il suo autoritratto, immagini della moglie incinta, di sua figlia appena nata, della sua famiglia e di amici, insieme a quella di vagabondi, domestici e individui che popolano le strade e le case sudafricane, segnate dalle cicatrici lasciate dal colonialismo e dall’apartheid, violenza e dalle ingiustizie e un crescente disparità fra ricchi e poveri.

Una foto pubblicata da Caoilfhionn Walsh (@juniorwalshie) in data:


Dall'immagine vista in un blog nasce "The Hyena & Other Men", con i ritratti degli artisti girovaghi nigeriani che si accompagnano a iene, babbuini e serpenti, in una stretta relazione identitaria che ha radici profonde nell'Africa occidentale.

"The Hyena Men Series II", premiato con il Word Press Award nel 2006, si concentra invece sulla speciale tradizione esoterica che da centinaia di anni, lega gli uomini alle iene in Nigeria, tramandando di padre in figlio i segreti per addomesticare animali selvatici, esibirsi in pubblico e vendere amuleti, viaggiando di villaggio in villaggio.

Una foto pubblicata da Viktor Herak (@viktorherak) in data:


Tra uomini che si aggirano tra i falò di rottami informatici e vacche che pascolano terreni tossici, "Permanent Error" inquadra l'atmosfera infernale della baraccopoli di Agbogbloshie, una delle discariche hi-tech più grandi del mondo, sorta alla periferia di Accra, nel Ghana che brucia computer, monitor e schede madri per ricavare rame, ottone, alluminio e zinco, producendo residui tossici che contaminano l’aria, l’acqua, la terra e le persone.

"There’s A Place in Hell For Me and My Friends" mette in risalto le contraddizioni razziali che permangono sul colore della pelle e radicati canoni di bellezza, inquadrando se stesso e i suoi amici, con una processo digitale di conversione in bianco e nero che accentua macchie e imperfezioni causati dai raggi solari.

Dalle sue esperienze nell'industria cinematografica nasce invece "Nollywood" e le immagini che grondano sangue, miti e stereotipi della terza più grande industria cinematografica del mondo.

Immagini di progetti con un'estetica tanto potente ed originale da rendere resto Pieter Hugo uno dei fotografi contemporanei più stimati, premiati, quotati e contesi dalle collezioni di importanti musei di arte moderna e contemporanea, dal MoMA al Foam.

Dopo numerose collettive e personali, ospitate dal Musée de l'Elysée di Losanna alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi, sarà il Kunstmuseum di Wolfsburg, il primo museo tedesco a presentare una panoramica completa della sue serie più note e premiate, insieme a quelle più recenti, dai ritratti dei bambini nati dopo il "1994" (tra poco anche libreria), alle conseguenze lasciate dal genocidio ruandese di "Rwanda 2004: Vestiges of a Genocide", fino a "Californian Wildflowers".

Una foto pubblicata da SIMPLYGorgeous (@simplyg_hair) in data:


La selezione di immagini in mostra con Pieter Hugo. Between the Devil and the Deep Blue Sea, invita lo sguardo a riflettere su quello che separa e unisce le persone di tutti i colori, anche noi.

Dal prossimo 27 Febbraio 2017, ad accompagnare la mostra e la riflessione, saranno anche le 304 pagine del catalogo edito da Prestel Verlag, corredato di 160 immagini, la prefazione di Ralf Beil, un saggio di Uta Ruhkamp e i testi di Pieter Hugo. (49.95€ in libreria, 32.00€ allo Shop del museo).

Pieter Hugo Between the Devil and the Deep Blue Sea dt von Pieter Hugo

Pieter Hugo. Between the Devil and the Deep Blue Sea
19 febbraio - 23 luglio 2017
Opening: sabato 18 febbraio 2017, ore 19
Kunstmuseum Wolfsburg 
Hollerplatz, 1 
Wolfsburg 
Germania

"Here, in Africa and elsewhere, I want to photograph evidence of the fragility and vulnerability of the inhabitant"

Pieter Hugo (über Flat Noodle Soup Talk, 2016)

Parallelamente, la Galerie Priska Pasquer di Colonia, con "Peripheral Dispatches" torna ad ospitare per la terza volta (dopo "Corporeality" e "Kin") le contraddizioni del mondo fotografate da Pieter Hugo, spaziando dall'Africa di "1994" e il distretto di San Francisco inquadrato con "California Wildflowers", alla Pechino di "Flat Noodle Soup Talk".

Pieter Hugo
Peripheral Dispatches

11 febbraio - 15 aprile 2017
Vernissage: 10 febbraio 2017, ore 18
Galerie Priska Pasquer
Albertusstrasse 18
Colonia


Foto | Pieter Hugo. Between the Devil and the Deep Blue Sea
Cover Book | Randomhouse

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