La fotografia anarchica di Mario Cresci

Il moto di anarchia e libertà che muove le sperimentazioni e innovazioni fotografiche di Mario Cresci anima la prima antologica alla GAMeC e 4 mostre omaggio in Basilicata

A qualche giorno dal suo settantacinquesimo compleanno, Mario Cresci si prepara ad inaugurare la prima grande antologica dedicata al suo complesso e poliedrico approccio al linguaggio fotografico, capace di spingersi oltre la veridicità del reale e i meccanismi della memoria, coniugando le potenzialità della fotografia con la dinamiche della ricerca artistica, la cultura del progetto alle sperimentazioni sui linguaggi visivi.

Una visione della fotografia animata da moti di anarchia e libertà, pari a quelli infusi a 'Il Cinema del no' dal libro di Goffredo Fofi, tanto da suggerire Mario Cresci La fotografia del no come titolo per questa prima grande mostra antologica, a cura di M. Cristina Rodeschini e dello stesso Cresci, ospitata alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, da oggi al prossimo 17 aprile.

Un lungo viaggio articolato in sezioni, complesse sperimentazioni e sorprendenti intuizioni, frutto di un talento maturato, passando dagli studi di Industrial Design a Venezia, alle 'misurazioni' di carattere antropologico della complesssità esistenziali in Basilicata, dal 'Viaggio in Italia' destinato a cambiare il corso della fotografia 'non solo' italiana, alla prima installazione fotografica mai realizzata in Europa, senza mai smettere di integrare il lavoro con l'insegnamento, la fotografia con la sperimentazione/contaminazione di pratiche artistiche e scientifiche.

Mario Cresci. La fotografia del no: sezioni in mostra

Ipsa ruina docet
1996 - 2016

Mettendo in scena ex-novo il rapporto tra classico e moderno, sollecitando una riflessione sul significato dei modelli nella cultura umanistica, Cresci rilegge l’affascinante armamentario didattico rappresentato dai modelli ottocenteschi dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara, già protagonisti nel 1996 di un’emozionante installazione al Teatro Sociale di Bergamo (Opus Gypsicum, dalla serie In scena).

Geometrie
1964 - 2011

La vocazione di Cresci alla sperimentazione e all’uso antinaturalistico del linguaggio fotografico si esplica in numerose variazioni sul tema, attraverso l’uso di forme geometriche quali cerchi, quadrati, croci, che dal Suprematismo al Minimalismo l’artista smitizza attraverso distorsioni e deformazioni. Serie come Geometria non euclidea (1964) e Accademia Carrara (1994) e opere qualiRotazione tra cielo e terra (1971) e Geometria Naturalis (1975 - 2011) danno luogo a immagini fortemente stranianti, che inducono l’osservatore a focalizzare la propria attenzione sulla modalità di rappresentazione piuttosto che sul contenuto.

Cultura materiale
1966 - 2016

L’uso progettuale della fotografia offre una lettura non stereotipata della realtà contadina del Sud Italia, facendo emergere i segni e i significati che legano il singolo episodio (il manufatto, il volto, l’interno domestico, la strada, gli animali) al territorio che lo comprende. Cresci sviluppa la ricerca sulla produzione artigianale locale e sul design di matrice popolare attraverso metodologie originali che non trascurano l’aspetto creativo e sperimentale – come nei celebri Interni mossi (1966-1978) e nei Ritratti reali (1972) – e talvolta ludico (come nei Rayogrammi e nelle sue rivisitazioni di Scanprint e Coesistenze, 2016).

Trisorio site-specific
1979

In occasione di una sua personale presso lo Studio Trisorio a Napoli nel 1979, Cresci elabora l’opera Campo riflesso e trasparente, che conferma la capacità dell’artista di costituire una grammatica per l’osservazione e per la ricerca sul mezzo fotografico. 

Roma
‘68

È dedicata all’esperienza dei movimenti studenteschi del ’68 romano esemplificati dai cicli e dalle performance che hanno come oggetto la critica del militarismo e del potere politico.

Time out
1969 - 2016

Protagoniste di questa grande installazione collettiva, formata da 1000 cilindri trasparenti, sono le immagini pubblicate su Instagram raccolte grazie alla “call” che l’artista ha lanciato nell’autunno 2016. Un’idea che riprende un lavoro del 1969, Environnement, presentato alla Galleria Il Diaframma di Milano diretta da Lanfranco Colombo in cui l'artista racchiuse in altrettanti cilindri 1000 immagini che rappresentavano il consumismo dell'epoca.

Attraverso l’arte
1994 - 2015

Un’indagine sull’importanza del rapporto tra la fotografia e l’arte, nodale nella ricerca di Cresci sin dai suoi esordi. La sezione accoglie, tra gli altri, le serie Vedere attraverso (1994 - 2010) e Fuori tempo (2008), che vede protagonisti alcuni dei più famosi ritratti dell’Accademia Carrara di Bergamo.

Baudelaire
2013

Cresci rielabora nel 2013 il ritratto che Étienne Carjat fece a Charles Baudelaire nel 1862, in un’opera (I Rivolti) composta da quarantasei copie del volto del poeta, una per ciascuno dei suoi anni di vita. Stampate su carta cotone piegata a mano in modo differente da copia a copia, le fotografie offrono allo spettatore un’immagine sempre diversa del volto di Baudelaire, in una visione d’insieme che mette in evidenza la relazione tra le geometrie involontarie causate dalle piegature dei fogli e l’interfacciarsi della superficie pulita del retro con quella stampata del fronte.

Transizioni
1967 - 2016

Attraverso un processo psicologico molto prossimo a forme di identificazione si palesa un coinvolgimento personale che mette l’artista a contatto con il senso dell’abitare e con gli oggetti di appartenenza (La casa di Annita, 2003), con l’abbandono e le transizioni esistenziali (Via Garibaldi 19, 2015 e Le cose disposte, 2014 - 2016). Questo percorso ha inizio da lontano, con la serie sugli Interni di Barbarano Romano (1978-1979), dove autoritratti evanescenti, sullo sfondo di preziose tappezzerie, pesanti e ricche di luci e ombre irreali, talvolta proiettate su schermi televisivi, diventano pretesto per visualizzare le connessioni temporali, i rapporti causa-effetto, di affinità e di differenza.

D'après di d'après
1985

Il disegno si avvicina alla fotografia in questa serie – che dà il titolo alla sezione – in cui Cresci realizza “copie di copie” partendo da immagini di autori che sono parte della memoria storica della fotografia. Il concetto di copia diviene per Cresci “un pretesto inventivo di nuovi percorsi segnici, vere e proprie “mappe” di un viaggio immaginario che ne consente la nascita di altre e poi di altre ancora, senza mai finire”.

Metafore
2013 - 2016

La ricerca di Cresci conosce un ulteriore passaggio aprendosi al dramma della migrazione di persone, spinta dalle guerre, dalla violenza, dalla fame (Icona, 2016). Nelle immagini delle figure avvolte nelle coperte termiche, utilizzate nel salvataggio dei migranti, l’artista ricostruisce la plasticità della scultura per avviare un trasferimento di senso, al di là del momento della rappresentazione. Passaggio ulteriormente presente in grandi opere come Elementa e Incandescenze (2016), su tematiche apparentemente distanti ma fortemente metaforiche.

Video
2010 - 2016

A corredo del percorso espositivo sono presentate alcune video-opere che completano le variabili delle espressioni formali e di contenuto della vasta ricerca artistica di Mario Cresci. Dal video Segni nei segni di segni (2010) alla rivisitazione della Pietà Rondaninidi Michelangelo In aliam figuram mutare (2016).

L'allestimento della mostra e del relativo catalogo, edito dalla GAMeC Books e arricchito con il contributo di critici, curatori e storici dell’arte, lasciano aperta la lettura di un contributo tanto all'avanguardia da cavalcare le tendenze artistiche contemporanee.

Mario Cresci La fotografia del no, 1964-2016
10 febbraio - 17 aprile 2017
Inaugurazione: giovedì 9 febbraio 2017, ore 19.00
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53
Bergamo

«Ogni installazione site specific è una proposta estetica, che, seppure visibile in forma di fotografia, non si ferma solo all’aspetto retinico dello sguardo ma tende a liberare le immagini e i pensieri che appartengono alla soggettività più profonda di ognuno»

Mario Cresci

Mario Cresci: una biografia e fotografia eclettica


    Mario Cresci nasce a Chiavari (Genova) il 26 febbraio 1942.

    Nel 1960 si diploma al liceo artistico di Genova.

    La sua complessa opera affonda le proprie radici in studi multidisciplinari a partire dal 1964, quando diventa allievo di Italo Zannier al Corso Superiore di Industrial Design di Venezia, concluso nel 66.

    In questo anno realizza il suo primo reportage in Basilicata, dove si trasferisce nel 1967.

    Nel 1967 riceve il Premio Niepce Italiano per la fotografia

    Nel 1968 si trasferisce a Roma dove entra in contatto con Pascali, Mattiacci e Kounellis. Fotografa Boetti e il gruppo dell’arte povera torinese durante l’allestimento della mostra Il percorso, a cura di Mara Coccia presso lo Studio Arco d’Alibert. Con due nastri fotografici dai contenuti di contestazione politico-sociale, realizza una serie di performances urbane.

    Nel 1969, presso la Galleria Il Diaframma di Milano, progetta e realizza il primo Environnement fotografico in Europa, con un migliaio di cilindri trasparenti contenenti fotografie trasparenti anche loro, simboli di consumismo, nel nome del dualismo tra ricchezza e povertà.

    Cresci prende parte a diverse edizioni della Biennale di Venezia, nel 1970, 1978, 1993, 1995. Singolare nel 1993, l'edizione diretta da Achille Bonito Oliva, in cui espone i Muri di carta, fotografia e paesaggio dopo le avanguardie a cura di Arturo Carlo Quintavalle.

    A partire dagli anni Settanta ibrida lo studio del linguaggio fotografico e la cultura del progetto con l’interesse per l’antropologia culturale, realizzando in Basilicata progetti centrali per lo sviluppo della fotografia in Italia.

    Lavorando a Tricarico con un gruppo di urbanisti, sociologi e antropologi, Cresci entra nelle case, scatta la foto alla famiglia e poi ritrae la stessa famiglia con le foto degli avi o dei figli in mano (la serie Ritratti Reali del 1970-72).

    Tra le sue immagini più famose resta quella delle campagne di Melfi, dove alcuni anni dopo sarebbe sorto lo stabilimento Fiat, pubblicata nella monografia della regione del Touring Club.

    Nel 1974 si trasferisce a Matera, dove apre uno studio di grafica e pubblica il libro “Matera, immagini e documenti”

    A partire dal 1974, alcune sue fotografie, insieme a quelle di Luigi Ghirri, entrano a far parte della collezione del MoMA di New York.

    Nel 1975 inizia ad esporre le sue fotografie presso alcune gallerie italiane ed europee.

    Nel 1977 Riceve il Premio Bolaffi per la fotografia

    Nel 1979 il libro “Misurazioni”, conclude il progetto sperimentale del laboratorio-scuola di formazione artistica tra arte, multimedia e design, ideato per la Regione Basilicata.

    Questa esperienza lo avvicina sempre più all’insegnamento che, a partire dalla fine degli anni Settanta diviene parte integrante del suo lavoro dʼautore.

    Nel 1982 riceve il Premio Scanno per il libro Martina Franca immaginaria e il Premio Basilicata per il libro La terra inquieta.

    La rifondazione del senso del paesaggio e della costruzione dell’immagine fotografica lo portano a essere uno degli autori cardine della mostra Viaggio in Italia che Luigi Ghirri organizza alla Pinacoteca Provinciale di Bari nel 1984.

    Il progetto sperimentale del laboratorio-scuola di formazione artistica tra arte, multimedia e design, ideato per la Regione Basilicata, lo avvicina sempre più all’insegnamento che, dalla fine degli anni Settanta in poi, diviene parte integrante del suo lavoro d’autore.

    Ha diretto l’Accademia di Belle Arti G. Carrara dal 1991 al 2000, inserendo nella sua programmazione interdisciplinare numerose attività culturali dedicate ai giovani artisti, come “Arte & Impresa”, “Clorofilla” e “Accademie in Europa”, in collaborazione con la GAMeC di Bergamo.

    Dal 1999 al 2001 partecipa al progetto “A regola d’arte”, monumenti futuri a cura di Enzo Biffi Gentili, in mostra a Venezia, prima al Salone dei Beni Culturali e successivamente nel 2000 alla Triennale di Milano, ancora a Venezia alla Biennale di Architettura nel 2000 e infine nel 2001 a Barcellona.

    Ha insegnato al Politecnico di Milano, all’Università degli Studi di Napoli – L’Orientale, alla Facoltà di Lettere di Parma, allo IED e alla NABA di Milano.

    Dal 2004 al 2011 nel biennio di specializzazione in Fotografia allʼAccademia di Brera di Milano, poi docente all’ISIA di Urbino e alla Fondazione Fotografia di Modena. Per diversi anni è stato anche visiting professor all’École d’Arts Appliqués di Vevey (Svizzera)

    Nel 2004 si tiene alla Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Torino la sua prima mostra antologica, Le case della Fotografia, 1966-2003 a cura di Piergiovanni Castagnoli.

    Nel 2009 ha curato per il Sole 24 Ore Cultura, il volume “Future Images” un’ampia ricerca sui giovani artisti che a livello internazionale operano con la fotografia

    Nel 2009 espone Sottotraccia. Bergamo. Immagini della città e del suo territorio presso Elleni Gallerie d’arte

    Tra 2010 e 2012 il progetto itinerante di Forse Fotografia tocca la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma e il Palazzo Lanfranchi di Matera

    Nel 2014 la mostra Ex-post. Orizzonti momentanei viene esposta al Museo d’Arte di Gallarate

    Nel 2016 In aliam figuram mutare è in mostra al Castello Sforzesco di Milano; Mario Cresci. Ri-Creazioni presso Camera a Torino.

    Dal 14 maggio 2016, il piano nobile del palazzo Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga di Brescia ospita il museo Ma.Co.f. - Centro della Fotografia Italiana. Creato per volontà dei fotografi Gianni Berengo Gardin e Uliano Lucas, in collaborazione con l'architetto Renato Corsini, il museo espone una collezione permanente di circa 240 fotografie originali di 42 tra i più importanti e rappresentativi fotografi italiani del XX secolo, tra i quali Mario Cresci.

Contemporaneamente alla retrospettiva ospitata dalla GAMeC, il circuito ACAMM (Aliano, Castronuovo Sant' Andrea, Moliterno e Montemurro), offre il proprio Omaggio ad una delle voci più interessanti della ricerca fotografica italiana, ospitando un gruppo di opere provenienti dalle indagini portate avanti negli ultimi 50 anni, in quattro presidi culturali di altrettanto paesi della Basilicata.

Omaggio a Mario Cresci in mostra in 4 paesi della Basilicata

Quattro mostre, in occasione della mostra antologica alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, per ricordare i lunghi anni spesi in Basilicata.

A partire da venerdì 10 febbraio 2017, il circuito ACAMM (Aliano, Castronuovo Sant' Andrea, Moliterno e Montemurro) rende omaggio a Mario Cresci, una delle voci più interessanti della ricerca fotografica italiana, esponendo, in contemporanea, nei presidi culturali dei quattro paesi, un gruppo di opere provenienti dalle indagini portate avanti negli ultimi 50 anni, non ultimi quelli spesi in Basilicata tra il 1964 e il 1988, lavorando sui concetti di territorio, memoria e archivio mai disgiunti dai problemi dei vari linguaggi espressivi e della visione.

L'occasione viene offerta dalla mostra “Mario Cresci La fotografia del no, 1964 – 2016”, che la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo gli dedica, dal 10 febbraio al 17 aprile 2017, attraverso una interessante esposizione, curata da M. Cristina Rodeschinie dallo stesso Cresci, in grado di offrire una panoramica completa della poetica dell’artista, dalle origini del suo lavoro fino ad oggi, evidenziandone l’attualità nel contesto delle tendenze artistiche contemporanee.

Gli scatti selezionati per le quattro mostre targate ACAMM, ripercorrono la carriera artistica di Cresci a partire dagli anni Sessanta. Ad Aliano, in Palazzo Caporale, verrà esposto un gruppo di fotografie tratte dai Ritratti mossi e Ritratti reali, realizzati in Basilicata, tra il borgo di Tricarico e Matera, dove il fotografo approdò in più occasioni ripercorrendo le narrazioni di Carlo Levie le ricerche antropologiche di Ernesto De Martino.

Al MIG Museo Internazionale della Grafica di Castronuovo Sant'Andrea, sarà il manifesto del progetto Vedere attraverso, 1994 -2010 ad aprire la mostra, seguito da un autoritratto dinamico dell'artista e da un gruppo di scatti realizzati nell'ambito dell'indagine Attraverso l'arte.

Le riflessioni di Cresci sul tema dell'arte, saranno apponfondite al MAM – Musei Aiello di Moliterno, attraverso un nucleo di fotografie che hanno per soggetto alcune delle opere più interessanti delle collezioni dell'Accademia di Belle Arti e della Pinacoteca di Bologna.

Presso la Fondazione Sinisgalli - Casa delle Muse di Montemurro, infine, una serie di scatti dal titolo Tarlatana, ispirati dal motivo linguistico della traccia, affrontato e indagato nei suoi legami con la pratica del disegno, dell'incisione e della stampa congiunta all'attività di ricerca sul segno e sull'immagine derivata da matrice (incisa o fotografica), insieme ai ritratti di due noti esponenti del movimento dell'Arte Povera, Alighiero Boetti e Gilberto Zorio, tratti dal progetto fotografico Percorsi.

9 febbraio – 17 aprile 2017
Inaugurazione: giovedì 9 febbraio 2017 (su invito)
Palazzo Caporale
via Collina
Aliano

MIG - MUSEO INTERNAZIONALE DELLA GRAFICA
Piazza Guglielmo Marconi 3,
Castronuovo Sant’Andrea

MAM – Musei Aiello
Moliterno

Fondazione Sinisgalli - Casa delle Muse
Corso Leonardo Sinisgalli, 44
Montemurro

Foto | Mario Cresci La fotografia del no, Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

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