Ed van der Elsken: Camera in Love

Il più importante fotografo olandese del 20° secolo e il primo vero fotografo di strada del suo paese, da Love on the Left Bank a Camera in Love

Prima della generazione adolescente e irruenta inquadrata da Larry Clark, della ballata della vita e della fotografia 'autentica e anticonvenzionale' di Nan Goldin, o della sottocultura giovanile esplorata dalle sperimentazioni di Wolfgang Tillmans, l'obiettivo, errante, grintoso e anticonformista dell'olandese Ed van der Elsken, scattando foto ad un gruppo di giovani bohémien della Parigi del dopoguerra, inquadra il moto di ribellione che si preparava a cambiare il mondo, con un racconto di finzione pronto a cambiare quello della fotografia.

Gli scatti in bianco e nero dei giovani bohémien di vari paesi che passano le loro giornate tra bar, caffetterie e locali della riva sinistra della Senna, tra Odéon e Saint-Germain-des-Prés, vengono notati da Edward Steichen, Direttore del Dipartimento di Fotografia del Museum of Modern Art di New York, a Parigi per condurre una ricerca per l'ormai celebre "The Family of Man" (1955).

Seguendo il consiglio di Steichen, Elsken usa le sue immagini documentarie per raccontare la storia di finzione dell'amore non corrisposto di un giovane messicano per la bella Ann, nelle pagine di Love on the Left Bank.

Questo primo libro che lo ha reso celebre in tutto il mondo, pubblicato la prima volta nel 1956, introvabile per anni, ma ristampato di recente dalla casa editrice britannica Dewi Lewis, con la sua struttura filmica che alterna flashback a punti di vista mutevoli, anticipa anche l'interesse che Van der Elsken avrebbe coltivato producendo film documentari a partire dal '60.

Il personaggio di fantasia della bella ed enigmatica Ann che balla, flirta e vive con la sua cerchia di amici vagabondi, è in realtà la leggendaria artista australiana bohemien Vali Myers, amica di Cocteau e Genet, destinata a diventare musa di Elsken, come lo sarà per l'adolescente Patti Smith, oltre che protagonista di film come "Death in the Port Jackson hotel", realizzato nel 1971 da van der Elsken.

Un post condiviso da Berrin Saran (@berrin_saran) in data: 6 Feb 2017 alle ore 09:23 PST

ph: Pierre Feuillette and Paulette Vielhomme kissing at café Chez Moineau, Paris, 1953, Nederlands Fotomuseum / © Ed van der Elsken / Collection Ed van der Elsken estate

Continuando a viaggiare, fotografando quello che attraversa le strade di Parigi, Amsterdam, Hong Kong e Tokyo, dal 1950 al 1980, Ed van der Elsken ha raccontanto e influenzato lo 'spirito del tempo' in continua evoluzione, affermandosi come il più importante fotografo olandese del 20° secolo e il primo vero fotografo di strada de suo paese.

Più di venti libri fotografici hanno seguito il primo, dei riti dell'Africa centrale raccolti da "Bagara" (1958), a quelli finiti nelle pagine di "Jazz"(1959), da "Sweet Life" (1966), alla sua "Amsterdam" (1979), dalla vita rurale della campagna olandese di "Edam" (1980), a quella che condensa i suoi numerosi viaggi alla scoperta del Giappone con "De ontdekking van Japan (The Discovery of Japan, 1988).

A distanza di quasi un trentennio della scomparasa del celebre fotografo e regista olandese, i suoi libri e i film diventano il punto di partenza della più grande panoramica mai realizzata su venticinque anni del suo lavoro fotografico e filmico.

La grande retrospettiva Ed van der Elsken: Camera in Love, organizzata dallo Stedelijk Museum di Amsterdam che segue il lavoro di Van der Elsken sin dal 1950, gli ha affidato commissioni importanti in passato (come attesta la mostra 'Dylaby') e ne custodisce la più grande collezione di stampe oggi, è curata da Hripsime Visser, curatore della fotografia del museo e di numerose mostre di Ed van der Elsken.

La selezione di oltre 200 fotografie, in bianco e nero e a colori, con libri, provini a contatto, schizzi, altri materiali, con frammenti di film e proiezioni di diapositive, espongono anche lo stretto rapporto esistente tra il lavoro del fotografo e del regista.

In mostra anche "Tokyo Symphony", l'installazione audiovisiva mai terminata da Van der Elsken a causa della sua morte prematura nel 1990, in mostra però al Fotomuseum di Rotterdam nel 2010 dopo il ritrovamento di altro materiale del progetto, dopo averlo terminato come se Van der Elsken fosse ancora vivo.

Una retrospettiva dei suoi film, porta in mostra ritratti schietti della vita di una giovane famiglia bohemien di Amsterdam nel 1964, come "Welkom in het leven, lieve Kleine" (Benvenuti alla Vita, Little One) realizzato per la nascita del suo secondo figlio, o il suo ultimo film, "Bye" (1990) che raccolglie la sua battaglia 'persa' contro il cancro alla prostata che lo ucciderà, chiuso con una sfida e un invito: "Show the world who you are".

La mostra affinacata dalla retrospettiva dei sui film e arricchita da incontri, seminari e laboratori, è accompagnata da un catalogo 288 pagine, con saggi che esplorano i temi centrali affrontati nella mostra, la sua fotografia, film e tutti i modi che ha usato per presentare il suo lavoro.

Il volume edito da Prestel, sarà disponibile tra il 1 marzo (UK) e il 3 aprile (USA) 2017.

Ed van der Elsken Camera in Love von David Campany

La retrospettiva di Ed van der Elsken, organizzata dal Stedelijk Museum, in collaborazione con Jeu de Paume, dopo lo Stedelijk Museum sarà esposta allo Jeu de Paume di Parigi, dal 13 giugno al 24 settembre 2017, raggiungendo la Fundación MAPFRE di Madrid, dal 23 gennaio al 20 maggio 2018.

Ed van der Elsken
Camera in Love

4 febbraio - 28 maggio 2017
Stedelijk Museum
Museumplein 10
Amsterdam

Ed van der Elsken
La vie folle

13 giugno - 24 settembre 2017
Jeu de Paume Concorde
1 place de la Concorde
Paris

Foto | Ed van der Elsken: Camera in Love, Courtesy Stedelijk Museum Amsterdam
Cover | Prestel

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