Kodak: alias la decadenza di un impero


Il fallimento è stato annunciato, il futuro segnato in nero a partire da giugno dell'anno prossimo e l'addio sembra quasi cosa fatta, eppure c'è qualcosa che non torna nel seno dell'intera vicenda Kodak. Sembra più che lecito domandarsi insomma, come abbia fatto un gigante di tale statura e prestanza, ad inabissarsi sui suoi stessi piedi d'argilla, e le risposte sono sicuramente innumerevoli, se si cerca di prendere in considerazioni i numerosi fattori che hanno inciso su una situazione di crisi economica generalizzata.

Per fare un po' di chiarezza siamo andati alla ricerca di fonti estere, in modo da capire come fosse percepita la cosa oltralpe, e siamo cascati dritti su un post dedicato alle dichiarazioni di Nicolas Touchard, responsabile di diversi progetti divers R&D presso l'azienda, fino all'inizio del 2000. L'ex-dipendente ci consegna qualche spezzone di una lucida analisi sull'accaduto, puntando il dito su alcune "motivazioni strutturali", come dimostra l'estratto che vi riportiamo in traduzione:

Alla fine del secolo scorso Kodak era una società che vendeva i suoi prodotti con dei margini enormi, beneficiando di una posizione dominante con pochi concorrenti e confrontandosi con un mercato ad acceesso protetto da forti barriere, brevetti quasi insuperabili, investimenti più che importanti...Questa posizione inespugnabile ha creato delle cattive abitudini! Quando i manager si preoccupavano di trovare nuovi settori di crescita, ci domandavano esplicitamente di riprodurre lo stesso schema: posizione dominante, incatenata con forti margini.

Nell'immagine il Kodak world HQ in Rochester, N.Y. da flickr.com

Via | photographier.fr

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