Synap(see) segue il corso del Fiume

Il Fiume esplorato dal progetto Collettivo Synap(see) e dal secondo Magazine, dal Pescara all'Arno, dall'Adige al Panaro

Il fiume scorre, cambia, leviga e attraversa il nostro paese, nutrendo ogni forma di vita e contraddizione che incontra lungo il suo cammino, insieme alla nuova indagine sul territorio italiano dal collettivo Synapsee, raccolta nelle pagine del loro secondo magazine.

Un progetto comune per sguardi diversi, con obiettivi puntati sul corso d'acqua più familiare e il punto di vista più personale, dalle sponde venete del fiume Adige e del paesaggio emotivo a cui sente di appartenere Paola Fiorini, alle Terre di Mezzo emiliane lambite dal Secchia e dal Panaro nell'album di famiglia di Antonella Monzoni.

Ricorrendo ad approcci e tecniche diverse, Giovanni Presutti usa diapositive, album ricordo, biglietti, cartoline e souvenir per documentare la memoria del'Arno e dell'acqua indifferente alle ragioni umane, nel Cinquantenario della disastrosa alluvione di Firenze del 1966, mentre Andrea Buzzichelli si concentra sul ciclo vitale del piccolo corso d'acqua del Cecina livornese minacciato dalla geotermia, inquadrandone meraviglia e fragilità con tutte le sfumature del bianco e nero analogico.

Usando il pantone #1385 come un monito, Stefano Parrini fotografa le acque color ‘mattone' e metalli pesanti del fiume Merse, noto alla cronaca per i versamenti di inquinanti dei pozzi minerari della regione, mentre il Synap(see) Guest Sergio Camplone punta l'obiettivo su una delle discariche abusive più grandi d'Europa, con appunti sui rifiuti tossici smaltiti illegalmente dal polo chimico di Bussi Officina, nella Valle del fiume Pescara.

Come il precedente Parco, i progetti di Fiume, coordinati ancora una volta da Steve Bisson sono confluiti nelle pagine del secondo magazine del collettivo, da sbirciare nel video e online, soprattutto oggi, designata Giornata mondiale dell'acqua. Il magazine si può ordinare direttamente ai Sinap(see) (10 euro + spedizione, volendo anche Parco+Fiume a 15euro + spedizione. www.synapsee.it/Eventi) o seguire nel tour di eventi ai quali i fotografi del collettivo prenderanno parte.

Tra gli appuntamenti già confermati, anche quello con la seconda edizione del Funzilla - Rome Photozine Festival, dedicato alle autoproduzioni fotografiche, ospitato alla Casa della Cultura di Roma, i prossimi 19, 20 e 21 maggio.

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Fiume: approfondimento progetti

Il Fiume resta di Steve Bisson

L’acqua è indispensabile alla vita umana e per questo i fiumi sono i luoghi dove fiorirono le prime civiltà. Dall’Egitto alla Mesopotamia, dall’India alla Cina. Per millenni i corsi d’acqua hanno garantito cibo, terreni fertili, spostamenti, igiene e argilla per costruire. Un rapporto di equilibrio che tutto sommato ha retto fino al secolo precedente quando ancora era prassi fare il bagno dietro casa.

La pressione demografica e lo sviluppo industriale hanno successivamente messo in crisi la sostenibilità di questa secolare convivenza. L’uomo moderno è allora corso ai ripari per mitigare i propri impatti ambientali o meglio per contenere i danni. Tuttavia la questione resta aperta. Il Collettivo Synap(see) pertanto ha voluto dedicare la propria campagna annuale di indagine fotografica alla definizione di fiume, per offrire una pluralità di sguardi autorali su diversi territori, sulle loro sembianze e mutazioni.

L'Arno straripa a Firenze. Così canta la Nazione in prima pagina la mattina del 4 novembre del 1966. Sono passati 50 anni dal disastroso alluvione. Per misurare questo arco di tempo Giovanni Presutti colleziona diapositive, album ricordo, biglietti di auguri, cartoline d'epoca e altri souvenir. Questa bacheca amarcord dialoga quindi con una serie di fotografie di opere per la tutela del rischio idrogeologico che acquistano una dignità particolare, manifestando apertamente il fatto che la natura non è buona o cattiva, ma è piuttosto indifferente alle ragioni umane. Con essa ci dobbiamo misurare, sempre.

Sergio Camplone rispolvera la stagione poco conosciuta della chimica italiana a Bussi Officina, nella Valle del fiume Pescara. Qui è sepolta stando alle indagini del Corpo Forestale una "bomba ecologica", una discarica abusiva tra le più grandi d'Europa dove sono stati smaltiti illegalmente oltre centomila tonnellate di scarti di lavorazione chimiche ed industriali. Immagini di un’attualità quasi neutra e distaccata, al limite della finzione, si mescolano con visioni d'archivio e foto d'epoca generando corrispondenze inattese e cortocircuiti temporali. Il prima e il dopo non esistono. Tutto fa presente.

Antonella Monzoni compie il suo viaggio nell'area compresa tra gli argini del Secchia e del Panaro, in Emilia Romagna. In una "terra di mezzo" dove trova spazio una comunità che con i fiumi ha un legame ben sedimentato e che affiora sfogliando i ricordi famigliari. Non è un documentario bensì un diario quello che raccoglie la fotografa modenese bussando alle porte della memoria locale. Un corteggiamento paziente quasi come quello dei due fiumi, maschio e femmina dicono, che scorrono verso la foce senza toccarsi mai.

Stefano Parrini circoscrive la zona del fiume Merse salita alla cronaca per i versamenti di inquinanti derivati dalle scorie stoccate nei pozzi delle miniere presenti nella regione. In quel tratto il fiume si distingue per una colorazione color ‘mattone' - così definita dagli atti della direzione provinciale dell'ARPA Toscana - che sa di ferro, di metalli pesanti e di quell’insistente volontà dell’uomo di modificare l'ambiente allo scopo di migliorare o peggiorare la propria esistenza. Dipende dai punti di vista. Ecco allora che il pantone #1385 diventa un monito incontrovertibile, una parola d'ordine inequivocabile.

Il Cecina è un piccolo corso d'acqua oggi minacciato, come buona parte del suo territorio, dalla strategia del "vapore dominante", la geotermia. Prima ancora però il fiume è fonte di esistenza per molti organismi che corrono il rischio di essere dimenticati. Da qui la scelta di Andrea Buzzichelli di illustrare per immagini l'intero ciclo di vita delle rane. Con i suoi due bambini egli ne segue l’evoluzione, il meraviglioso schiudersi della vita. La graduale trasformazione da girini in minuscoli anfibi. Nei suoi scatti, nelle sue scansioni temporali, prevale lo stupore di chi ci porta a osservare la natura per ritrovare nelle nostre origini qualcosa di universale.

Paola Fiorini si muove lungo le sponde del fiume Adige dal Trentino al Veneto. Attraversando le stagioni e sfiorando la sua città, Verona. Lo fa seguendo più un criterio personale, poco razionale. Talvolta accompagnata dal marito e dalla figlia. Nel tentativo di ricongiungersi con un paesaggio a cui sente di appartenere. Un palcoscenico di emozioni. A questo danno voce le sue fotografie: allo stare al mondo, alle conseguenti necessità e ad un tempo che non smette mai di scorrere. Nemmeno quando lo stiamo a guardare.

Questi lavori fotografici ci parlano di acque, di luoghi e delle trasformazioni che in essi insistono. Se nella storia il fiume resta allora è ciò che lo circonda a cambiare. Sono gli insediamenti produttivi che ne sfruttano le risorse, le abitudini e le tradizioni della gente, i segni stratificati nel paesaggio, le condizioni di vita delle specie animali, i modi comuni di percepire e intendere lo stato dell'ambiente, fino ai bisogni più intimi di appropriarsi dello spazio. Tutto questo racconta di un noi come società. Del come siamo stati, siamo e, forse, saremo. Non c’è altra lettura.

Fiume - Fragile | Andrea Buzzichelli

Una delle più famose massime del giornalismo è :

“BAD NEWS IS A GOOD NEWS” . In altre parole è più “notiziabile” un evento con conseguenze negative , che altera la routine o offre scene cruente . Per questo sono più notiziabili singoli eventi che processi sociali costanti (Mauro Wolf, teorie delle comunicazioni di massa)

A sembrarci più straordinarie sono le notizie negative:

Lo scoppio di una guerra, un incidente o sciagura, un disastro naturale. Sono le notizie che scatenano emozioni potenti e si stampano nella nostra memoria.

Questo almeno fino ad oggi . Sono profondamente convinto che le cose dovreanno cambiare.

Da sempre l' uomo è attratto dallo “straordinario” , da ciò che è fuori dalla norma , sia nell'immagine sia nella comunicazione ma, in questi ultimi anni si è sviluppato un quadro distorto della straordinarietà che ci confonde e “stordisce”.

Il “concetto di straordinarietà” sta cambiando, o almeno ci dobbiamo rendere conto che ha bisogno di essere in qualche modo reindirizzato .

Mi spiego :

oggi sta subentrando l' assuefazione alla notizia negativa.

L'assuefazione è qualcosa di assai pericoloso che significa principalmente perdita di interesse.

Con l' avvento dei social media e la globalizzazione milioni di informazioni ci piovono addosso costantemente e ci rendono incapaci di avere una giusta reazione a un tale bombardamento se non quella di impotenza.

Una soluzione percorribile dall' arte in generale e dalla fotografia nello specifico è il cercare di spostare il concetto di straodinarietà e generare meccanismi percettivi e cognitivi virtuosi.

Estendere il criterio di straordinarietà alle persone normali, ai luoghi, alla bellezza e cercare di attivare importanti meccanismi di identificazione ed empatia.

In questi anni di collaborazione con il mio Collettivo e dal risultato miei ultimi lavori, mi è sempre più chiaro l' approccio a ciò che mi circonda e alla fotografia.

Sicuramente non sono capace di raccontare storie “negative” ma anzi mi piace

affrontare l' argomento in modo opposto , raccontare la vita e la bellezza per quanto sia difficile e addirittura immodesto da parte mia .

Cogliere la bellezza in una piccola realtà come un fiume, il Cecina, adesso minacciato da un possibile impianto geotermico . Ma lo stesso piccolo fiume Cecina rappresenta migliaia di piccoli fiumi portatori di vita che ogni giorno corrono il rischio di essere dimenticati e nella nostra ingiustificabile distrazione , devastati irrimediabilmente.

Ecco allora che diventa importante riscoprire l'assoluta straordinarietà dei luoghi e delle situazioni della vita ordinaria. Riscoprire l' infinita armonia delle piccole cose di cui si compone la nostra vita . Tutta questa bellezza è lì a portata di mano ogni giorno, ora e minuto

La riscoperta della straordinarietà dell'ordinario.

Sul Cecina sono tornato bambino . Ho raccolto delle uova di rana e, a casa, le ho fatte schiudere in una vasca come usavamo fare quando eravamo piccoli e le giornate scorrevano piene di ore spensierate e non piegati su di un apparecchio letale come uno smartphone. Con i miei bambini abbiamo seguito l' evoluzione e la meraviglia della vita fino a che non si son trasformate in piccole rane . Una volta trasformate le abbiamo riportate al loro fiume. Questo è il mio semplice racconto.

In altro modo avrei potuto raccontare dei danni che potrebbe provocare una centrale geotermica in un area così FRAGILE ma sono convinto che è diffondendo energia positiva che si possono affrontare le nuove minacce ed evitare nuovi danni al nostro territorio

Fiume - #1385 | Stefano Parrini

Stefano Parrini circoscrive la zona del fiume Merse salita alla cronaca per i versamenti di inquinanti derivati dalle scorie stoccate nei pozzi delle miniere presenti nella regione. In quel tratto il fiume si distingue per una colorazione color "mattone" così definita dagli atti della direzione provinciale dell'ARPA Toscana - che sa di ferro, di metalli pesanti e di quell'insistente volontà dell'uomo di modificare l'ambiente allo scopo di migliorare o peggiorare la propria esistenza. Dipende dai punti di vista. Ecco allora che il pantone #1385 diventa un monito incontrovertibile, una parola d'ordine inequivocabile.

Fiume - Terre di mezzo | Antonella Monzoni

Terre di Mezzo, un album di famiglia

Terre di Mezzo è il territorio “stretto” che ho individuato tra due fiumi, Secchia e Panaro, nella provincia di Modena, verso il Po.
È una regione fertile, un grembo materno, dove da sempre Panaro-fiume maschio e Secchia-fiume femmina si muovono paralleli verso la foce, non si toccano mai, ma si corteggiano continuamente, le loro acque toccano i grandi argini e attraverso le irrigazioni e i canali si riversano nei terreni garantendo una fertilità indiscutibile.
È una “zona mesopotamica” a cui è stata dedicata negli anni Trenta un monumento, una grande fontana nel centro di Modena disegnata da Giuseppe Graziosi, che mostra due figure, una femminile e una maschile, che simboleggiano rispettivamente i due fiumi i cui getti d'acqua sono orientati ognuno verso il rispettivo alveo.

Chi nasce qui convive con due fiumi, ma ne ama solo uno. Quello più vicino, quello che lo riporta ai ricordi dell’infanzia o quello che non lo ha mai tradito.
È stata questa, da subito, la chiave che ha spinto la mia ricerca del tema 2016 del Collettivo: approfondire il forte legame degli abitanti con il territorio e i fiumi, scoprire che gli argini sono contenitori pazzeschi e che dentro ci sta tutto, famiglia, lavoro, memoria, paure.
E la conclusione del lavoro si è palesata con il “mezzo” ideale a questo tipo di racconto: un album di famiglia che contenga fotografie contemporanee ma anche fotografie “donate” dalle persone che ho conosciuto, accompagnate dai loro pensieri, che parlano del loro vissuto e dei loro sentimenti nei confronti di queste terre, per niente facili, che in passato erano solo paludi, che non hanno fatto mancare gravi accadimenti come alluvioni e terremoti, ma che hanno donato gioie e sostenuto grandi passioni.

“Siamo gente di fiume” mi hanno detto “abbiano un’innata capacità per sopravvivere”.

Fiume - E' rimasto solo il marciapiedi | Giovanni Presutti

Giovanni Presutti in occasione del Cinquantenario dell’alluvione di Firenze del 1966 ha deciso di realizzare una campagna fotografica sul fiume Arno ambiziosa ed unica nel suo genere. Per cominciare egli procede documentando l’immaginario dell’epoca attraverso una raccolta di cartoline storiche, album amatoriali e diapositive originali, quasi a voler ridurre la distanza che lo separa da quei giorni maledetti. Come a volerne attualizzare il contesto, a porre delle basi solide da cui ragionare. Questo colorato immaginario del passato, ricco di echi, è quindi messo a confronto con un nuovo immaginario dell’oggi. Un discorso al presente che egli realizza appositamente fotografando le opere di tutela del rischio idrogeologico costruite perlopiù nei successivi 50 anni, nell’area del bacino dell’Arno. Questa intuizione lo porta a dialogare con i Consorzi di Bonifica competenti dai quali ottiene riferimenti e coordinate utili per muoversi nel territorio. Un lavoro che ha il pregio di rendere meno sconosciuto quel vocabolario, per tecnici ed addetti ambientali, composto da casse di espansione, invasi, sistemi di laminazione, argini, dighe e altro ancora. Presutti attraverso la fotografia evidenzia un insieme di segni nel paesaggio che manifestano apertamente quella intenzione tutta umana di ritrovare un equilibrio con la natura. Un rapporto che non è mai certo poiché la natura non è buona o cattiva, è semplicemente indifferente alle ragioni umane, e pertanto, come società, con essa ci dobbiamo misurare in continuazione. L’indagine di Presutti si conclude con uno sguardo quasi tecnologico sull’avvenire. Il modello 3D dell’innalzamento della diga di Levante o quello del potenziamento dello scolmatore dell’Arno sono una sorta di visione prometeica che ci proietta in un prossimo futuro dove ancora l’uomo è alle prese con la secolare s da della trasformazione ambientale. Il suo più che un racconto è una sorta di ricostruzione, uno spaccato evolutivo che ci invita a riflettere su una delle relazioni congenite alla civiltà: quella con il proprio fiume. Un lavoro prezioso che ci lascia con molti interrogativi sui limiti e sui doveri della pianificazione territoriale.

Fiume - Sono come il fiume che scorre | Paola Fiorini

«PANTA REI: tutto scorre… Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va…»

Adige.
Una grande ansa racchiude in un abbraccio il cuore storico della mia città, Verona, e scorre via disegnandone altre sino alla foce.
Questo lavoro fotografico è il mio tentativo di cogliere l’essenza di questo fiume, il mio fiume.

L’acqua è indispensabile per la vita umana sia da un punto di vista fisiologico (nascita) ma lo è anche da un punto di vista spirituale (rinascita).

Nel corso dei secoli è stata spesso associata a significati e simbologie opposti.

Oltre a rendere possibile o persino creare la vita, l'acqua è anche in grado di toglierla. Da tempi immemori visto come luogo di confine tra il mondo degli spiriti e quello umano il fiume attrae l’uomo che vi si avvicina per pregare e per riversare pensieri. L’acqua da sempre richiama le emozioni e chiama anche a me.

Sono partita senza una meta precisa, mi sono soffermata cercando di ritrarre le persone incontrate casualmente attratte probabilmente come me da questo elemento: l’acqua. Inevitabilmente sono riuscita solo a sfiorarle queste storie e cogliere per brevi istanti i riverberi di questo fiume che continua a cambiare; così come la vita che continua inarrestabile in un movimento eterno.

Fiume - Appunti sulla chimica italiana | Sergio Camplone (Synap(see) Guest)

Appunti sulla chimica italiana, è un lavoro che ripercorre la stagione dell’industria chimica a Bussi Officina, in Abruzzo.
 La memoria mescolata al presente crea una nostalgia disturbata che modifica leggermente il suo significato. Mescolare finzione e realtà, passato e presente, con una fotografia a tratti documentaristica, forense o di archivio, crea un nuovo tipo di storia. Una corrispondenza tra il passato e il presente.

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